Photo by Rodolfo Migliari. © Luciano Cupelloni Architettura. Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
Gli spazi espositivi del MACRO al Mattatoio recuperano due dei quattro macelli monumentali che rappresentano il cuore del complesso di Gioacchino Ersoch.
Photo by Rodolfo Migliari. © Luciano Cupelloni Architettura. Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
I padiglioni sono costituiti da una scatola muraria che definisce un unico grande ambiente di circa mille metri quadrati, coperto da capriate polonceau. Lo spazio interno è ordinato da imponenti colonne in ghisa, travi in ferro e argani che strutturavano le celle di mattazione. A questa struttura originaria, caratterizzata da un disegno raffinato che interpreta innovative ragioni funzionali, si “sovrappone” nel 1925 una trama orizzontale di guidovie, paranchi e ganci per la movimentazione delle carni dall’interno dei vari macelli al grande edificio “frigorifero”, realizzato in muratura e cemento armato, nel 1911 dalla Ferrobeton.
© Luciano Cupelloni Architettura . Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
Il progetto privilegia il rapporto originario tra i padiglioni e quello che Ersoch chiama il “rettangolo centrale”: un grande spazio marcato trasversalmente dalla simmetria dei macelli e, longitudinalmente, da una lunga spina muraria che separava le rispettive rimesse in ferro e ghisa.
Ante Operam
© Luciano Cupelloni Architettura . Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
La ritrovata “trasversalità” dei padiglioni articola la fruizione dello spazio interno consentendo l’organizzazione delle attività museali in più ambiti: uno centrale, che ripropone filologicamente i caratteri originari dell’architettura ersochiana, tramite la rimozione delle guidovie del ’25; due di testata che organizzano sulla “seconda quota” delle guidovie una serie di plateau – geometrie galleggianti nello spazio – che moltiplicano le prospettive e le possibilità fruitive, riproponendo in termini contemporanei la serialità sistemica del complesso.
Progetto
© Luciano Cupelloni Architettura . Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
I materiali sono quelli d’origine: asfalto colato per le pavimentazioni interne; travertino, laterizi, stucchi e tinte a calce per le facciate; bardiglio, ghisa e ferro all’interno ma anche acciaio e vetro per i nuovi plateau.
Photo by Rodolfo Migliari. © Luciano Cupelloni Architettura. Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
I nuovi elementi strutturali scompaiono dietro piani neutri, le ingombranti canalizzazioni impiantistiche sfruttano prevalentemente il sottosuolo.
Photo by Rodolfo Migliari. © Luciano Cupelloni Architettura. Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
Una attenzione particolare è rivolta all’illuminazione d’ambiente che sottolinea discretamente l’intradosso della copertura e le vecchie canaline del piano di calpestio. Tra queste due quote, si snoda uno spazio atmosferico, nettamente segnato ma anche vuoto e flessibile. Disponibile alle modalità e alle espressioni artistiche più diverse.
Photo by Giulia Cupelloni. © Luciano Cupelloni Architettura. Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
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Photo by Giulia Cupelloni. © Luciano Cupelloni Architettura. Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
Photo by Rodolfo Migliari. © Luciano Cupelloni Architettura. Pubblicata il 12 Dicembre 2011.
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