L’orografia del suolo in forte pendenza ha suggerito l’idea del progetto che prende forma attraverso il principio dello scavo e della sottrazione.
La sottrazione sostituisce all’idea del costruire quella del sostituire, del lavorare sul già costruito, scomponendo parti, calibrando i pesi, selezionando le gerarchie, riprogettando gli spazi residuali. Il progetto propone la riqualificazione di piazza Umberto I° attraverso il ridisegno delle quote altimetriche presenti nell’area. La definizione di un grande invaso recupera nella parte centrale della piazza una zona pedonale delimitata e protetta. Un recinto aperto e in leggera depressione rispetto al livello stradale che restituisce la visione delle quinte edificate nascondendo alla vista e al rumore la presenza, per quanto limitata, dei mezzi veicolari.
Questo luogo si connota come uno spazio di transito e di sosta: la gradinata ridisegna l’altimetria esistente determinando un’ampia area livellata nella quale trovano posto due sotto-spazi funzionali, due vere e proprie “stanze all’aperto” di forma rettangolare adibite alle attività ricreative e di svago: la prima, innestandosi dal fronte dell’edificio isolato del circolo degli anziani conforma una pedana lastricata rialzata che ospita i tavoli all’aperto e l’ombra del grande platano esistente; la seconda, dal fronte sud della piazza, si presenta come una vasca in terra battuta o ghiaietto per il gioco dei bambini, leggermente infossata rispetto al piano di calpestio in maniera tale che i cordoli in pietra che la delimitano possano funzionare da sedute naturali. Lo scavo che dà vita al disegno della nuova piazza pedonale coinvolge in questo modo gli elementi architettonici esistenti riconfigurandone il ruolo e valorizzandone la presenza. La grande fontana in marmo diventa l’elemento forte di testata a nord da cui si innesta la scalinata mentre l’edificio per anziani funziona da innesto e da perno per il raccordo con l’asse viario che si connette con piazza Poerio. Sul lato rivolto ad ovest, un secondo scavo di minore entità ma sotteso allo stesso principio insediativo riconnota il fronte della chiesa trasformando l’attuale recinzione in uno spazio pubblico che vuole rimandare al secolare ruolo del Sagrato.
La gradinata non rappresenta solo un sistema facilitato e razionalizzato di risalita; per sua natura è anche il primo luogo di aggregazione. Più in generale, a una scala più ampia, il sistema dei gradoni che connota l’intero progetto diventa la memoria storica del luogo; rintracciando una continuità con la rocca del castello ne diventa una sua ideale propagine e intende ricucire il dialogo ininterrotto tra natura e insediamento.
La piazza si conforma come uno spazio aperto ad anfiteatro in grado di ospitare differenziate attività culturali e commerciali, dalle rappresentazioni sceniche alle proiezioni visive, ma anche diventare spazio per accogliere mercatini occasionali e piccole fiere.
Nell’insieme, il disegno degli scavi si configura come un sistema di forti impronte sul terreno che individuano un andamento del progetto a raggiera in grado di evidenziare la rete di triangolazioni visive e fisiche che intrattengono le tre piazze in esame.
Una differente e speculare strategia progettuale informa il disegno delle due piazze a valle, Piazza C. Poerio e piazza Vittorio Veneto, esterne e limitrofe al centro storico.
In entrambi i casi, la connotazione anonima e priva di qualità architettonica dello spazio e degli edifici che lo conformano ha reso urgente il ripensamento dell’immagine degli spazi aperti attraverso un diffuso utilizzo di piantumazioni arbustive e arboree che connotano il progetto delle due rispettive isole pedonali. All’interno di un progetto di calibrate rimodellazioni del terreno giocate sul ricorso in eccesso di cordoli, muretti di varie altezze e zone a verde, trovano posto una serie di oggetti di arredo – panche, lampioni, chioschi, ombracoli – che si dispongono non come elementi aggiuntivi funzionali e decontestualizzati ma, al contrario, come un vero e proprio sistema compostivo integrato al progetto degli spazi aperti, un sistema che determina un plusvalore progettuale laddove ne esalta le direzioni e le gerarchie distributive, ne evidenzia le aree di sosta da quelle di transito.
L’immagine concitata, volutamente frammentaria che ne deriva cerca in questo modo di restituire una identità all’anonimato, di riportare l’attenzione sui luoghi di un passaggio altrimenti veloce e distratto creando una sosta e restituendo alle due piazze una vocazione allusiva di “porte urbane della città storica.