- Progetto pubblicato da Antonino Aprea il 21 Dicembre 2004. Copertina © Antonino Aprea
Klee !
Montesarchio costituisce una frazione minima delle varietà urbana sotto cui si presenta oggi lItalia.
La varietà delle componenti, la ricchezza dei temi, aspetti, problemi da cui Montesarchio deriva la sua fisionomia sorprende losservatore e non sorprende invece che il tema di concorso, proposto dallamministrazione comunale ponga, con decisione, la riqualificazione nei suoi termini più attuali:
A Montesarchio il rapporto della città con il territorio circostante è proposto con una scala di parametri che vanno dalla simbiosi con la natura fisica del luogo geografico, allinterdipendenza con le coltivazioni agricole.
Il rapporto territoriale si evidenzia nel materiale costruttivo: la pietra delle montagne circostanti e del piano di posa coincidente con la morfologia degradante e irregolare del centro storico. A sua volta il materiale edilizio si riflette nelle tecniche dei muri di sostegno, numerosissimi intorno alla collina del Castello, man mano più ampi e distanti verso la piana.
Osservando attentamente le cartografie del luogo emerge quanto i muri di sostegno coincidano con la struttura del centro storico determinandone tipologie e volumi, percorsi e sorprendenti soluzioni spaziali.
Figurativamente il sistema dei muri ha una sua autonomia di immagine tanto da poterlo paragonare ai quadri astratti di Paul Klee. Tale osservazione ha costituito un antecedente importante per la progettazione derivandone un impianto unitario e sintetico basato su pochi grandi segni:
- Il muro luce- seduta in piazza Umberto I.
- La scalinata del museo antistante piazza Poerio.
- La scalinata- belvedere verso la valle Caudina in piazza Vittorio Veneto.
Si propongono due tipi di corpi illuminanti da inserire sui nuovi e vecchi muri dell intera area di progetto (v. esempio a tav. 3)
Nella valle Caudina, nella direzione indicata dalla via Appia, come se questa fosse una stecca di trascinamento, il verde agricolo penetra nel centro storico, invade la zona archeologica, si ammanta di vitigni e filari e si trasforma in giardini e luoghi di sosta con un intervento che esprime laspirazione a divenire città. Come una infrastruttura, il sistema di zone pavimentate con sedili e giardini, controlla lo scambio dei percorsi che attraversano larea di via Amendola.
Lenfatizzazione dellidentità paesistica del luogo, restituisce a questa zona di margine della città storica, larticolazione funzionale indispensabile per innescare relazioni e reazioni tra le diverse componenti del territorio.
La vera e propria infrastruttura è, in realtà, un elemento nuovo di progetto: una lunghissima scalinata impostata sullalto muro della scuola trasformata in museo. Questo segno urbano, estensione della strada allinnesto con linversione di asse della piazza Carlo Poerio e della via Appia, intercetta i flussi vitali della città e consente un rapido passaggio di stato ovvero un cambio di velocità, dimensioni e percezioni.
Il segno tridimensionale della scalinata scopre la natura permeabile e attraversabile della frontiera tra ambiente naturale – agricolo e artificiale città.
Non può certo sembrare fuori scala la soluzione se, percorrendo il quartiere seicentesco alle sue spalle, si trova, di fronte al palazzo Alterisio, una scala lunghissima che immette in piazza Umberto I. Questultima è uninvaso rigonfio ed è il luogo deputato per lincontro di visitatori e cittadini.
Come trattare la pavimentazione di suddetta cavità, ulteriore passaggio di stato, dopo aver percorso stretti vicoli? La risposta progettuale è: nello stesso modo; con giunti tra lastra e lastra di pietra a formare lievi sconnessioni di piani per sentire la curvatura e la salita, per trovarsi in un luogo che, come nella piazza del Campo a Siena, ma allinverso, coinvolge e raggruppa la comunità e dove l intervento minimale ma deciso di un unica seduta non inficia l ampiezza, non frantuma la sua gia connotata spazialità.
Le tre piazze non brillano però di luce propria anche se pavimentate in chiarissima pietra, né di per sé soltanto si mettono in relazione con il contesto ma lo spazio è protagonista quando esiste scambio fra progettazione e fruizione :
Allora nel quartiere Latonuovo, il P.R.G., con attento esame ha già individuato una zona in cui i locali disabitati possono accogliere particolari funzioni commerciali che attirino la curiosità dei visitatori per rivitalizzare il quartiere.
Latonuovo conserva integro il valore della sua struttura avvolgente: il restauro dei suoi palazzi e delle sue chiese, palazzo DAvalos-Zincone, palazzo Viscione, palazzo Nazzaro, palazzo Ferraris, la chiesa della Pietà oltre la chiesa di S. Leone, può rendere invitante il percorso dalla piazza Umberto I° al versante ovest del centro storico, trovandovi attività commerciali e artigianali, come la lavorazione dei marmi locali, del legno, del ferro e delle maioliche.
Gli abitanti della zona per ospitalità offrono buon vino e qualche frutto e, non lontano è previsto un parcheggio.
Una riqualificazione urbana con il ripristino delle coloriture, lintegrazione della pavimentazione in pietra e delle interessanti soluzioni architettoniche dei muri di impianto, deve completare il riordino funzionale e sociale di scambio del quartiere.
Analogamente la produzione di laterizi e la tabacchicoltura di varietà pregiate ed altre attività artigianali, possono incrementarsi istituendo un centro di formazione e specializzazione di attività legate ai materiali locali.
Al di sopra del parco cittadino, accanto al complesso di S. Francesco ove ha sede il comune, vi è un edificio interessante architettonicamente e solo parzialmente restaurato e abitato, in cui si propone di localizzare la scuola di ebanisti, vasai (vecchia tradizione abbandonata), litografi, tessitori e ricamatrici.
I sistemi si intersecano, si localizzano in più zone della città, i percorsi si moltiplicano e i prodotti, come per i famosi vini del Taburno (coda di volpe, scacciadebiti, rosso aglianico) prendono la denominazione doc..
Ad est della collina del castello, da via Roma e dallassetto viario che dalla piana raggiunge la Torre, si arriva al quartiere Latovetere.
La proposta progettuale riguarda la cura e lincentivo per una risorsa già esistente di Montesarchio: il turismo.
Questa attualissima tendenza risolubile con linteressamento congiunto pubblico-privato, con accordi tra amministrazione comunale, proprietari e imprenditori, consiste nellacquisire vecchie case nei centri storici, restaurare e trattare in maniera omogenea in un unico sistema ricettivo; un albergo di piccoli spazi autonomi collegati ad un corpo di fabbrica più ampio che funzioni da ricezione, ristoro e soggiorno.
Latovetere ha una configurazione architettonica adatta a tale destinazione duso. Loperazione richiede il restauro delle facciate, delle coperture, degli spazi interni e della percorribilità dei collegamenti, senza ristrutturare, ma adeguando mediante i servizi e gli impianti, alla nuova funzione. Anche sulle curve di livello dellantico nucleo si arrampicano vitigni e giardini, a mimare ad una quota alta la struttura agricola.
Gli ospiti del particolare albergo hanno, a parte la comodità di due parcheggi, la vivibilità e il valore aggiunto di un contesto architettonico non alterato nelle semplici ma auliche linee.
Con facilità, anche a piedi si raggiunge il punto più elevato del centro storico ove, tra il Castello e la Torre, si propone un quadrato pavimentato di grande dimensione, una terrazza panoramica con vista a 360° sul Taburno e la valle Caudina.
Qui propriamente è lingresso al parco le cui molteplici attività ricreative e di visita promosse dallEnte preposto alla gestione, ne fanno uno dei luoghi più interessanti della regione.
Si propone un museo negli ampi gli spazi delledificio attualmente destinato a scuola come sede per attività culturali e spazi espositivi all interno e nella corte.
Progettazione
- Gabriella Colucci, Capogruppo
- Antonino Aprea, Progettista
Collaborazioni
- Salvatore Addario, Antonio Femia, Collaboratori
- Antonino Aprea, Gruppo di progettazione
Consulenze
- Giovanna Tarasco, Altri consulenti

