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Marceddì (OR), Italia

COSTERAS CONCORSO DI IDEE PER LA RIQUALIFICAZONE DI 8 BORGATE MARINE IN SARDEGNA

Borgata n. 8 – Marceddì (Comune di Terralba)
Pierpaolo Perra, Maria Franca Perra, Silvia Oppo, Maura Falchi, Alberto A. Loche, Giuseppe Loche, AMC associati, Susanna Nobili, Giorgio Rosenthal, Studio Associato Arch. G. Lai & G. Sequi

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Marceddì è una realtà produttiva importante per la comunità locale: la pesca è, insieme all’agricoltura, uno dei comparti principali dell’economia terralbese, che da’ sostentamento a almeno trecento famiglie (o duecento secondo le stime ufficiali). I lavoratori sono organizzati in cooperative che gestiscono l’area degli stagni. Il pescato è di eccellente qualità e gode di una fama ben meritata a livello regionale. La stabulazione dei frutti di mare destina buona parte della produzione all’esportazione. Il villaggio è nato per dare alloggio ai pescatori, lontani dalle loro abitazioni terralbesi, e alle loro famiglie nella stagione estiva. In estate diventa un luogo di accoglienza, di svago e di feste. L’insediamento urbano è insieme alla laguna un sistema produttivo integrato: gli spazi dell’abitato, pubblici e privati, sono concepiti per assolvere a una funzione produttiva. Il lungomare è una sorta di cantiere di rimessaggio a cielo aperto, destinato anche alle lavorazioni effettuate dai pescatori sulle attrezzature di lavoro (riparare le reti, o le nasse), talvolta fatte in comune. Le case sono nate per dare una ospitalità semplice vicina al posto di lavoro, per il riposo notturno: le stanze principali danno sul fronte strada, sui retrostanti cortile affacciano i locali di servizio, le cucine e i bagni. La chiesa, dedicata alla Madonna di Bonaria, accoglie la devozione dei pescatori e i suoi riti, la processione delle barche ad agosto, che legano la comunità dei pescatori al loro paese d’origine. Il paese di Terralba in qualche modo si trasferisce nella sua borgata ad agosto, Marceddì e i suoi pescatori dichiarano orgogliosamente la loro importanza per l’economia locale e per l’intera comunità. Gli estranei, quelli che a Marceddì non ci vanno a pescare, sono accolti in un clima di festa, sono ospiti graditi. Marceddì non ha alcuna attrattiva di tipo balneare: ci si vorrebbe fare il bagno, ma le acque sono limacciose, basse, adatte alla pesca ma non al nuoto, ma se si passa il “ponte” della chiusa si arriva facilmente in pochi minuti alla “Costa Verde”, alle sue scogliere e le sue dune. Criticità C’è un intreccio efficace di paesaggio e lavoro, di natura e opera dell’uomo che l’aspetto dimesso dei luoghi e delle sue architetture forse nascondono a una lettura superficiale. Pur nelle continue modifiche e nei reciproci adattamenti il sistema mantiene ancora un precario equilibrio fra le sue componenti. Alcune criticità si sono manifestate più nettamente con l’intensificarsi delle esigenze produttive legate non solo alla pesca, ma anche all’allevamento bovino, all’agricoltura e al turismo della Costa Verde. Il paesaggio naturale presenta alcuni segni di degrado sia dei biotopi originali delle aree umide, sia di quelli introdotti con le bonifiche, le pinete litoranee. Allarmanti fenomeni di inquinamento delle acque si sono verificati negli anni più recenti a causa dell’uso incontrollato di fertilizzanti e fitofarmaci e dei reflui degli allevamenti bovini della piana di Arborea. I segni recenti degli impianti e delle infrastrutture creati per assolvere a esigenze produttive, pur rispondendo a necessità funzionali oggettive, sono frutto di scarsa riflessione progettuale e non mostrano alcuna attenzione al paesaggio naturale o a quello antropizzato consolidato. Sono inoltre inefficaci, o parzialmente efficaci, dal punto di vista funzionale. Le forme di organizzazione spontanea degli spazi che accolgono le attività collettive necessitano di maggiore dignità. Mancano efficaci opere di urbanizzazione primaria e secondaria. L’edificazione spontanea dell’abitato mostra tentativi di affrancamento dall’aspetto umile delle origini, che non sanano alcuni reali e urgenti problemi di inquinamento ambientale derivanti dalla presenza diffusa di coperture in lamiera di eternit, ormai degradate e decisamente nocive alla salute. Il progetto accoglie la necessità di integrare ambiti diversi e spesso in conflitto, esigenze di produzione e esigenze di conservazione. Marceddì si presta facilmente a divenire un laboratorio per costituire un efficace sistema ambientale in cui la natura, le preesistenze storico archeologiche, il comparto produttivo ittico, la residenza, la ricettività turistica, possano svilupparsi e derivare mutue energie, tali da configurarsi come sistema autonomo e autosufficiente, anche in termini energetici. Si vuole rimarcare la necessità di evitare l’edificazione di nuovi comparti, per promuovere la riconversione dell’edilizia esistente e delle attrezzature e infrastrutture destinate alla pesca all’uso di tipo ricettivo alberghiero anche secondo le modalità dell’ albergo diffuso. Tale riconversione potrà alleviare dal carico insediativo la vicina Costa Verde, evitando il protrarsi dell’aggressione edilizia che ha praticamente distrutto le dune delle Spiagge d’oro in prossimità di Torre dei Corsari. Alla scala territoriale appare necessario realizzare una riconnessione reciproca dei sistemi insediativi lagunari del golfo di Oristano: la laguna di Marceddi, le zone umide degli stagni di San Giovanni e Santa Maria, gli scavi archeologici di Neapolis, le sue peschiere e il comparto produttivo, la ricettività turistica diffusa del territorio di Terralba- Arbora- Costa Verde, lo stagno di Sassu, Santa Giusta, Othoca e le realtà produttive legate a agricoltura e pesca e il Sinis , con le sue oasi naturali, Tharros e le peschiere di Cabras

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