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Lastra a Signa (FI), Italia

Aeroporto Galileo Galilei di Pisa

Progetto di ampliamento del terminal passeggeri e del nuovo City Gate

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CONCETTO ARCHITETTONICO GENERALE L’idea alla base del progetto per l’involucro del nuovo aeroporto di Pisa si ispira formalmente alla percezione del paesaggio toscano, l’immagine della pineta, delle morbide colline, del mare con le sue splendide insenature, fino ad arrivare alle onde che segnano quello spazio interstiziale tra la terra e le profondità marine. Pisa la città toscana che storicamente lega le fertili colline al mare, Pisa che si pone come caposaldo del grande corso d’acqua che unisce le due maggiori città dalle quali si sviluppa nel corso dei secoli il patrimonio culturale di una terra rinomata a livello globale. L’idea della porta di una terra verso il mondo intero si allaccia in questo caso indissolubilmente all’unione tra la terra, il fiume e il mare cioè la foce ad estuario dell’Arno. Una terra che si apre al mondo alla fine del suo fiume maggiore, un porto, una porta che si apre dove la linea sinuosa diventa estuario.

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Questa è l’immagine mentale che ha segnato la volontà progettuale nella sua percezione globale. L’immagine percepita dal viaggiatore che entra nella terra di toscana nel momento in cui si avvicina sporgendosi dall’oblò dell’aereo suggerisce l’imbuto, l’estuario, qualcosa che si apre, che accoglie, che filtra e incanala i flussi. L’aeroporto si pone come una cerniera, un nodo tra la viabilità di terra e quella del cielo, diviene la rappresentazione di un mondo che si apre, un salto di livello, una congiunzione continua, un concentrarsi di flussi che poi di nuovo si allontanano. Ma l’omaggio più grande che il progetto propone è quello al monumento famoso nel mondo intero, la Torre pendente e al complesso monumentale di Piazza dei Miracoli e questo è segnato dal candido colore bianco dell’oggetto architettonico che si staglia davanti al verde del prato. Perchè della bellissima città di Pisa il ricordo più forte che si imprime nella mente oltre alla bellezza dei monumenti è la loro fortissima e splendida cromia.

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CITY GATE Sono i flussi che spesso generano le forme, come i flussi d’acqua scavano gli alvei dei fiumi, i flussi delle auto disegnano gli svincoli delle autostrade e i flussi umani forgiano le città. Lo spazio dove sorgerà la struttura denominata City Gate è in questo caso il recettore centrale di tutti o quasi i flussi umani che convergono sia dalla viabilità su rotaie che dalla viabilità su ruote e che si immettono nello spazio aeroportuale mescolandosi a quelli di rientro sia da l’una che dall’altra direzione.

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Sono questi flussi che generano le basi morfologiche sulle quali si innesta il progetto ed è anzi proprio l’intento di riorganizzazione e ridistribuzione dello spazio connettore a muovere le linee generatrici. Il problema riscontrato nell’attuale progetto è quello di favorire un addensarsi confuso che sviluppa uno spazio caotico, spazio che può anche ricordare l’idea di piazza pubblica ma che male si adatta all’intento di logica e funzionale distribuzione. Lo spazio vuoto e il successivo caos di flussi che si viene a creare oltre ad ostacolare un efficente deflusso può anche influire negativamente a livello psicologico nell’utente. Utente che perdendo anche soltanto temporaneamente la piena percezione dei percorsi tende a sviluppare uno stato di ansia, stato che oltre a creare forte disagio certamente limita la naturale euforica propensione all’acquisto commerciale derivante dall’aspettativa del viaggio. Ed è su queste basi sia di natura funzionalista e commerciale oltre che emotiva ed emozionale che viene proposta una riorganizzazione chiara dei flussi. Ma il citygate deve proporre e lascire un segno nella mente del viaggiatore, deve imprimere il primo e l’ultimo ricordo della Toscana. L’omaggio al candido marmo bianco di Carrara oltre che alla bellissima Piazza dei Miracoli non può che avvenire nel proporre uno spazio “bianco”. Spazio dove i diversi materiali: la membrana, le strutture, i rivestimenti, i dettagli e in ultimo il pavimento con le loro diverse superfici producono coralmente lo scaturire di quel sentimento umano che fa definire “Arte” il costruire ripari.

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PEOPLE MOVER, PERCORSO IN QUOTA E CHIOSCHI Il people mover o elemento di aggancio intermodale consente all’edificio la stretta connessione con la città, l’edificio proposto nel pre-progetto pur essendo molto bello sia tecnologicamente che esteticamente si pone come un’ulteriore elemento estraneo in un panorama già eterogeneo di volumi, scatole e scatolotti che compongono l’intero complesso aeroportuale. L’intervento progettuale proposto si prefigge di ovviare a questa dissonanza con un unico forte elemento unificante che pur non toccando l’esistente lo avvolge con una cortina di rivestimento che si trasforma in copertura dello spazio connettivo fino ad arrivare a costituire tutto il rivestimento del peple mover, questo creando una fluida continuità spaziale e percettiva. Il progetto attuale dell’arrivo ferroviario non muta se non nel suo involucro che viene totalmente sostituito dalla nuova pelle.

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L’attento studio della intermodalità porta alla necessità della separazione dei percorsi tra quello a livello terreno derivante dalla viabiltà su ruote a quello derivante dalla viabilità su rotaie che viene proposto ad un livello superiore. Il flusso generato dagli utenti in arrivo dal people mover cioè dal traffico su rotaia viene dirottato in quota all’interno del grande spazio connettivo. Le scale mobili che congiungo il people mover con il city gate prevedono infatti la risalita da entrambe le quote ma la discesa soltanto alla viabilità più alta per garantire un costante afflusso all’aerea commerciale superiore oltre che per motivi strettamente emozionali. Il percorso si incanala fino a giungere ad un nuovo ingresso all’aerostazione dove è prevista progettualmente la nuova apertura a livello del primo piano. Questo ingresso rimette in gioco tutti gli spazi commerciali land side di questo livello che attualmente e nel nuovo progetto si trovano in un cul-de-sac che ne limita fortemente la potenzialità commerciale. Il percorso guidato in quota prevede anche la realizzazione di due tapis roulant di circa 70 metri di lunghezza che oltre ad agevolare e favorire lo scorrimento veloce nello spazio propongono alla vista anche dei piccoli ambienti climatizzati dedicati ai servizi informativi e aggregativi per i gruppi oltre che dei piccoli spazi espositivi e commerciali che si sviluppano sia al primo livello che a quello della piazza sottostante denominata city gate.

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Questi piccoli oggetti posti marginamente al percorso sono planimetricamente pensati per limitare percettivamente l’edificio retrostante ma anche per favorire l’utilizzo di tutto lo spazio del piano terreno come una grande piazza con dei piccoli chioschi. I chioschi sono elementi pensati principalmente come spazi di servizio alle grandi esposizioni commerciali che la piazza può ospitare, questo anche per evitare il proliferare di ambienti climatizzati temporanei realizzati con strutture scadenti, lasciando però sempre spazio alle strutture temporanee di qualità con le quali essi potranno certamente dialogare percettivamente. Questi oltre che assolvere alla funzione di locali climatizzati ne hanno una di natura strutturale in quanto comprendono al loro interno la struttura portante del percorso in quota, percorso che pertanto si svincola strutturalmente da ogni legame con la grande copertura e si libera nello spazio. Questa grande copertura, la grande “vela” che è strutturalmente indipendente si appoggia sui “rami” degli alti “alberi” tecnologici proiettando concettualmente la sensazione di una fresca ma luminosa passeggiata sotto la splendida pineta mediterranea di San Rossore oltre che sicuramente evocare il rapporto che l’uomo crea con il cielo e il mare costruendo le navi e gli aerei. Omaggio allo splendore della natura che non viene banalmente e riduttivamente riproposto racchiuso in qualche afosa teca più o meno traslucida ma come musa ispiratrice che stimola l’essere umano a realizzare le splendide opere d’arte che vengono definite Architetture.

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LA CORTINA “L’ONDA E LA VELA La grande copertura del “people mover” e del “city gate” nasce concettualmente oltre che dalla volontà di ricreare la pineta tecnologica anche dai tensori innescati dalla velocità impressa al territorio dalla viabilità su rotaia della navetta di collegamento che unisce l’aerostazione alla stazione centrale, ai parcheggi scambiatori e al centro cittadino. La macro lettura dell’oggetto architettonico che copre e fascia l’aerostazione è duplice, mentre se da una parte vediamo il fluire dell’acqua che si apre all’oceano globale del mondo esterno nel senso di “dal territorio al resto del mondo”, dall’altra vediamo l’oggetto che si apre ad accogliere per poi indirizzare, lanciare con potenza dinamica il viaggiatore verso il territorio “dal mondo al territorio”. L’enorme freccia che concettualmente indica l’ingresso alla Toscana si legge dall’alto e di nuovo si legge all’uscita dell’aerostazione in direzione della fermata ferroviaria. Sono le strutture portanti primarie della cortina alta che disegnano lo spazio, che segnano i percorsi, che indirizzano e guidano. La membrana plastica in PVC (tessuto in poliestere spalmato) porta immediatamente l’immaginario all’idea della vela, la vela che solca le acque e che sfrutta i venti, la vela che si staglia nel cielo portata dalle correnti ascensionali, la vela che protegge e ripara.

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Questo elemento che si addatta alla cortina e avvolge l’edificio esistente scaturisce progettualmente dalla necessità di una copertura impermeabile, leggera e non coibentata in quanto rivestiamo soltanto strutture esistenti già finite e termicamente isolate. Inoltre e non in ultimo, importantissimo è l’aspetto economico e gestionale di un materiale che forse dovrà essere soltanto un supporto sul quale esprimere le creatività dei pubblicitari. Le vele infatti si prestano già sul nascere proprio a quella “particolare” abitudine delle strutture aeroportuali di ricoprirsi di messaggi commerciali tanto da pensare proprio al materiale che ne è abituale supporto. Il disegno stesso dell’involucro si predispone a questo, tutte le vele potranno colorarsi, potranno avere linee, loghi ed immagini stampate, potranno supportare immense domination pubblicitarie di centinaia di metri di lunghezza. La struttura permette anche che il materiale possa essere sostituito da tessuti in fibra di vetro spalmato, rete tessile o altri più o meno traslucidi, trasparenti e di qualità per avere retroilluminazioni o effetti spettacolari. Comunque anche soltanto il materiale comune e più economico, il tessuto poliestere spalmato o comunemente detto PVC crea una bellissima luce diffusa anche negli ambienti totalmente coperti in quanto scherma dai raggi solari ma lascia filtrare una morbida luce.

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Nella progettazione gli elementi in PVC sono stati considerati prevalenti nell’esposizione a sud dove sono sicuramente preferibile alla soluzione vetrata in quanto costiuiscono una schermatura solare. E’ in queste zone che si riesce ad ottenere ottimi risultati di bioclimatica passiva nel proteggere l’edificio dalla radiazione solare estiva. Una sola prescrizione sarà auspicabilmente da adottare ed è quella di un direttore artistico preposto alla supervisione degli allestimenti totali dei fronti. L’intera aerostazione potrà mutare, cambiarsi l’abito e divenire sempre più bella se saranno gestite le creatività che la fasceranno, anzi potranno nascere proprio dei concorsi tra artisti per rinnovare a scadenze temporali il “vestito” del rivestimento, tutto questo sponsorizzato dall’azienda che così potrà fregiasi di marcare con il proprio logo l’intera architettura divenuta opera d’arte globale. Vi è però una parte della cortina dell’involucro che dovrà rimanere libera, l’onda di vetro. Una porzione minore della fascia esterna e principalmente esposta al lato nord sarà composta da vetrate con modulo parametrico adattivo che saranno sorrette perimetralmente dalla struttura portante delle fasce in PVC. Il disegno romboidale di tale elemento si presta perfettamente a colmare le differenze di modulo generate dalla superficie complessa a doppia curvatura costruita su spline tridimensionali. La costruzione geometrica si basa su una modellazione NURBS “Non Uniform Rational B-Splines”, traducibile in “B-Splines razionali non uniformi”, una tecnologia digitale che genera curve spaziali perfettamente ed univocamente identificabili in ogni suo punto a differenza delle Mesh poligonali che non permettono di ricavare disegni esecutivi tridimensionali. La modellazione NURBS delle fasce vetrate permette di ricavare files esecutivi perfetti per la prefabbricazione dell’oggetto da montare poi in opera. La discretizzazione delle superfici è stata realizzata con un software che permette di generare algoritmi adattivi modificabili parametricamente, anche questi in curve NURBS native. Questo per indicare la perfetta e immediata trasformabilità del disegno apparentemente complesso in elementi tecnologici ed esecutivi tecnici.

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La tipologia costruttiva si basa sul concetto della reticolare spaziale, reticolare generata dalla struttura portante del vetro distanziata da puntoni in acciaio e legata da tiranti costituiti da cavi sempre in acciao passanti ad una distanza di circa un metro. Tecnologia che arriva a supportare luci estremamente elevate con costi ridotti, i costi delle onde in vetro sono ridotti anche dal fatto che la membrana non necessita di coibentazione oltre che anche dalla possibilità di adottare materiali leggeri in sostituzione del vetro come ad esempio il polimetilmetacrilato (in forma abbreviata PMMA) comunemente detto metacrilato.

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Le onde di vetro si snodano intorno all’edificio fino ad adattarsi alle superfici che richiedono trasparenza e coibentazione, in queste fasce la percezione del disegno dall’esterno non muterà ma la mebrana reticolare sostituirà le vetrate divenendo parete strutturale coibentata. In queste zone l’infisso sarà infatti applicato tradizionalmente e con vetri camera stratificati e basso emissivi. Nel lato airside la sinuosità delle onde di vetro si sviluppa esclusivamente in verticale per poi raccordarsi alle fasce orizzontali di copertura del city gate con un movimento fluido e continuo che percettivamente si può associare a quello delle onde marine.

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IL SISTEMA PROGETTUALE PROMETTE UNA SERIE DI VANTAGGI:
  • Crea una uniforme percezione dell’edificio dell’aerostazione caratterizzando fortemente il margine urbano. Risultato ottenuto oltre che con l’adozione della membrana tessile anche con l’utilizzazione dello stesso modello di elemento sia per le vetrate di copertura che per le perimetrali coibentate, sistema che crea specialmente in air side una forte sensazione di continuità tra i diversi corpi del fabbricato.
  • Riduce l’irraggiamento sulle pareti esposte a sud con un elemento leggero ed economico.
  • Consente la riduzione al minimo delle strutture portanti della cortina di rivestimento dando contemporaneamente la sensazione di trasparenza e luminosità all’edificio.
  • Offre la possibilità di sostituire gli schermi in PVC con vele pubblicitarie oltre che permetere di ottenere un sistema di schermatura dal sole variabile e stagionale, inoltre prevede la possibilità strutturale di posizionamento di elementi per un eventuale futuro utilizzo di pannelli fotovoltaici.
  • Offre una possibilità inequivocabile di orientamento, data la conformazione dell’involucro, rispetto alle diverse parti dell’edificio (arrivi, partenze, stazione autobus, stazione taxi) e rispetto al carattere extraurbano dell’intorno.
  • Limita fortemente gli interventi all’edificio attuale e alle previsioni di progetto. Gli interventi sull’esistente, non considerando quelli già previsti, sono composti soltanto dall’apertura di un nuovo ingresso al primo piano, sopra quello attuale, sulla zona del city gate con la trasformazione di alcuni uffici adiacenti in spazi commerciali. E’ inoltre prevista la sostituzione in air side di una piccolissima porzione di vetrata esistente con quella proposta nella cortina. Sempre in airside si prevede l’utilizzo della vetrata continua dell’onda con la conformazione senza distanziatori e tensionatori ma con vetri camera stratificati ed infisso coibentato sull’ampliamento dei gates dove è progettualmente pianificato anche un piccolo spostamento del posizionamento delle scale dell’attuale pre-progetto.
  • Permette una elevata flessibilità ed adattabilità a nuove future configurazioni o ampliamenti dell’aerostazione.
  • Non ostacola nella sua realizzazione se non minimamante il normale funzionamento dell’aerostazione.

IL CONCETTO DI “AEROTROPOLI” COME CITTADEL FUTURO

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In un mondo in cui il concetto di “distanza” perde progressivamente senso, e in cui l’ultima frontiera del turismo è il “tour spaziale”, l’aeroporto, dice qualcuno, ha assunto il ruolo che i porti ebbero nel 700, le ferrovie nell’800 e le autostrade nel 900: anche a livello regionale è l’aeroporto nel ventunesimo secolo a dettare la geografia economica di una città o regione, il centro vitale che orienta lo sviluppo economico ed urbano. Che interpretazione dobbiamo dare alla nascita di queste nuove citt , per cui è stato coniato il termine di aerotropoli? Un concetto di città completamente diverso e forse opposto rispetto a quello “tradizionale”: la città per noi la sedimentazione di una cultura, la forma che prende una società e l’attività che essa compie. Ed invece il multiculturalismo, che caratterizza i nostri giorni che ha in un certo senso messo in crisi il nostro concetto di città, o quantomeno rivoluzionato i suoi spazi che sperimentano forme diverse di integrazione e di “allargamento” culturale.

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La città aeroporto consente forse di superare questo punto problematico, che riguarda l’assimilazione o la convivenza tra culture in uno stesso luogo, modificando la prospettiva: non parliamo di un luogo statico, come il tradizionale centro urbano, che ha preso forma intorno ad una comunità di persone che in quel luogo sono nate e che solo con difficoltà si adatta ad una nuova e diversa distribuzione della popolazione mondiale, ma di un luogo “non luogo”, che nasce proprio dall’assenza di “indigeni” e che è privo di nazionalità, inevitabile il riferimento al film “The Terminal” di Spielberg, il quale forse ha intuito la portata del significato simbolico, e sempre più concreto, racchiuso da questo luogo-non-luogo. Le nuove aerotropoli sembrano quindi voler diventare molto più di un punto di passaggio, di arrivi e partenze, ma la vera destinazione: chi si sposta per ragioni professionali molto presto non dovrà nemmeno uscirne per soddisfare le esigenze del proprio viaggio. Città in tutto e per tutto, quindi, che prendono la forma della società in cui nascono e si adattano alle sue esigenze. La net-society non , oggi, una realtà solo “virtuale”, ma sempre di più un vero e proprio modello sociale del mondo: sempre meno contano le origini, mentre a dettare le azioni, l’appartenenza, l’identità degli individui sono sempre di più le intenzioni, gli interessi, gli scopi. La nascita dell’aerotropoli ce lo conferma, ed essa si candida così ad essere la città del futuro, in cui il criterio che attribuisce il diritto di cittadinanza non è l’origine comune, ma la comune destinazione.

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ESIGENZE COMMERCIALI DELL’AEROTROPOLI: “L’ONDA DEL DESIDERIO Ecco il significato dell’idea progettuale del “people mover”: si arriva e ci si proietta in uno spazio, si segue il flusso, l”onda” del desiderio, l’acquisto d’impulso l’”eye catching” product, ciò di cui non avrei bisogno ma a cui non resisto. Il percorso da seguire è in un certo senso “obbligato”, alla stregua dell’esempio delle stazioni di servizio sulle autostrade, si cammina si vede si acquista, gli spazi commerciali sono sul flusso obbligato dei customers, che non sono solo passeggeri ma veri clienti dell’aerotropoli. Quindi vado all’aeroporto non solo perchè parto ma perchè là posso trovare tutto ciò di cui ho bisogno dal capo di lusso al sushi bar e perchè no anche l’ufficio postale. Perchè l’aeroporto in quanto aerotropoli raccoglie e offre tutto ciò che un cliente richiede quindi dai servizi veri e propri: la banca, il servizio cambio, la palestra o la scuola di danza…perchè all’aeroporto ci si va sempre e comunque perchè siamo certi che 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno sarà possibile andare dal parrucchiere e perchè no anche 2 ore prima della festa di capodanno. Ma quale attività commerciale prediligere in un aeroporto? Sicuramente la ristorazione differenziata secondo una scala di scontrino medio come capacità di spesa/passeggero-cliente: in un mondo eterogeneo e variegato come l’aeroporto non potrà mancare la steak house ma neanche il ristorante free flow e nemmeno il caffè con cappuccino, il sushi bar o il wine bar… in questo caso non avremo mai “cannibalizzazione” delle stesse attività commerciali ma saranno possibilità diverse per un pubblico diverso e sempre più esigente. Inoltre anche le attività commerciali vere e proprie troveranno il loro spazio: declinare le merceologie e offrire un qualcosa di più possibile legato al territorio questo sempre ma sopratutto nel caso di una aeroporto regionale quale quello di Pisa. I negozi saranno quasi totalmente landside ed è per questo che il progetto prevede l’ampliamento di questa zona commerciale così come i servizi, siano questi legati ai bisogni quotidiani: caff , giornale e sigarette, siano questi dettati dall’impulso irrefrenabile a comprare ciò che attrae perchè bello e che magari la volta dopo penso di non trovare, l’occassione del giorno l’unica e irripetibile. In airside il Duty Free con merceologia eno gastronomica toscana e la profumeria con i più rinomati brands internazionali…ma sopratutto ciò che conta è la connotazione regionale dei prodotti, la toscanità del prodotto dell’Aeroporto di Toscana. Ecco il concept alla base della presente proposta progettuale: l’essere trasportati dalle onde del mare, essere trascinati dal gate way del people mover all’interno dell’aerotropoli pisana, un walk through, un ondeggiare sul tapis roulant fino a giungere alla piazza commerciale con veri e propri negozi ma anche punti di ristoro delle più svariate tipicità e per tutte le tasche.

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Non mancherà l’area espositiva dove si svolgeranno attività promozionali sempre e comuque lungo il flusso di marcia dei clienti che in ogni caso non potranno ignorare….Il flusso poi trasporterà facilmente all’area accettazione dove una volta ottenuta la carta d’imbarco, carta che tra l’altro con l’avvento dell’”home check in” sempre più “clienti” avranno già, senza più il bisogno di recarsi nella sala dedicata, si potrà proseguire con l’avventura dello shopping prima di imbarcarsi per la destinazione di viaggio. Ma l’aeroporto deve attirare anche senza viaggi in vista, soltanto per mangiare il sushi a mezzanotte, per acquistare lo sciroppo per la tosse del bambino nel pieno della notte o soltanto per passeggiare nello splendido scenario del fantastico city gate. Un tempo erano semplici luoghi di passaggio, di arrivi e partenze: oggi, invece, gli aeroporti sono sempre più simili a vere e proprie città o “aerotropoli”, templi dello shopping e dei servizi in grado di attrarre anche chi non è in procinto di prendere un aereo. La causa di questa metamorfosi? Di pari passo con la progressiva diminuzione dei ricavi generati dalle attività aeronautiche (servizi a terra, gestione dei voli) gli scali hanno cominciato a puntare sempre di più sul cosiddetto comparto “non aviation”: boutique, ristoranti, bar, parcheggi, ma anche operazioni di real estate, come l’affitto di uffici e sale riunioni. Una serie di attività che, ormai, si avviano a rappresentare l’autentico “core business” delle aerostazioni, o comunque la chiave per crescere e mantenere i bilanci in attivo.

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Ma qual è la ricetta per dare impulso al retail nelle aerostazioni? La maggior parte degli aeroporti italiani sono stati pensati e costruiti per valorizzare le attività aeronautiche, non quelle commerciali ecco perchè andrebbero riprogettati in maniera diversa: ecco il perchè di questo nuovo progetto architettonico ecco il perchè del simbolo dell’onda che arriva, travolge, pulisce e rinnova e non ultimo “attira”. Ecco perchè il percorso “walk-trough”: il percorso che guida i passeggeri verso le aree di shopping. Questi interventi, spesso sono sentiti come estremamente impegnativi e richiedono una visione di lungo periodo e purtroppo in molti casi il sistema aeroportuale italiano tende a vivere “alla giornata”». Ci auguriamo che questo non sarà il caso del “gate” di accesso alla Toscana, l’Aeroporto di Pisa che sicuramente saprà come rinnovarsi guardando al futuro.

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Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

Ordine Architetti: Agrigento, Alessandria, Ancona, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Avellino, Bari, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Brindisi, Caserta, Catania, Catanzaro, Como, Cremona, Cuneo, Fermo, Ferrara, Foggia, Forlì - Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Imperia, La Spezia, Lecce, Lecco, Livorno, Lodi, Macerata, Mantova, Massa Carrara, Matera, Messina, Milano, Monza, Napoli, Novara, Nuoro, Oristano, Palermo, Pavia, Perugia, Pescara, Piacenza, Pisa, Pistoia, Pordenone, Potenza, Ragusa, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Sassari, Siena, Siracusa, Sondrio, Taranto, Teramo, Terni, Torino, Trapani, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vibo Valentia, Vicenza

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