© ateliermob . Pubblicata il 30 Dicembre 2011.
Nel corso della storia, le città si sono sviluppate attraverso la stratificazione delle varie civilizzazioni. Non sono rari gli esempi in cui la cultura dominante dell’epoca si è generata dalla distruzione della precedente, alterandola o edificandovi sopra. Tuttavia con l’influenza delle scienze sociali che studiano il passato, cominciò a svilupparsi il culto dell’antico, valorizzando la memoria, la storia e il suo patrimonio.
© ateliermob . Pubblicata il 30 Dicembre 2011.
Roma ne è un esempio paradigmatico. Così come si possono trovare esempi simbolici di scontro tra le culture, tali da provocare l’annientamento e la distruzione della civiltà nemica, vi sono quelli di museificazione della città; questa attitudine ha visto nella storia episodi plateali, come quando durante la seconda guerra mondiale, il patrimonio storico fu risparmiato dalla distruzione come atto umanista, benché per le strade la violenza si esercitasse sulla popolazione. Tuttavia l’idea di un patrimonio da salvaguardare ha portato conseguenze non irrilevanti e discutibili nello sviluppo della città. L’impossibilità del sistema di trasporti metropolitano di arrivare fino al centro storico ha incentivato l’uso di altri mezzi con elevati consumi energetici, dall’auto all’autobus. L’estendersi del concetto di patrimonio agli edifici costruiti ha provocato la difficile adattabilità degli stessi alle esigenze contemporanee, tendendo a privilegiare l’immagine dell’antico all’insegna della non “decaratterizzazione” della città. Infine, la cultura della città storica ha provocato l’allontanamento degli strati sociali più deboli dal centro storico, poiché i costi degli alloggi e/o della manutenzione delle abitazioni divennero sempre più insostenibili. Se è vero che Roma, soprattutto a partire dagli anni novanta, sentì il bisogno di andare oltre l’idea di città storica, a partire da diversi interventi di natura contemporanea di noti architetti internazionali fuori dal centro storico [ABITARE (no. 408-2001), DOMUS (no. 832/2000)], è altrettanto vero che la problematica di relazione tra città storica e stile di vita contemporaneo è stata posticipata.
© ateliermob . Pubblicata il 30 Dicembre 2011.
L’area dell’Esquilino ne è un esempio. Come conseguenza di una decisione amministrativa fu escluso dal “centro storico” e solo S.ta Maria Maggiore e San Giovanni sono oggi legati ai principali circuiti turistici. Proprio quando l’Esquilino perse importanza politica per l’esclusione dal centro storico, nonostante la presenza di numerosi spazi di rilevanza, gli venne attribuito un ruolo chiave per il disegno delle infrastrutture nella città, con un nodo di trasporti che collega treni, metro e autobus. L’Esquilino si trasformò in uno spazio interstiziale, tra una delle infrastrutture di collegamento più importanti in Italia e la città storica, punto di approdo di immigrati, spacciatori e prostitute. Nel film “Verso Sud” (1992), Pasquale Pozzessere presenta il ritratto del degrado sociale del Rione. I dati ufficiali (7.000 immigrati su 22.000 abitanti) non rappresentano la realistica condizione del Rione. La proposta che presentiamo vuole mettere in discussione alcune idee affermate nella progettazione della città contemporanea e che sono per di più evidenti a Roma. In primo luogo si propone l’idea di un nuovo layer della città sopra quello attuale, che lo sviluppo tecnologico permetterà di realizzare senza soffocare quello storico. Nell’ambito di questo concorso, la forma presentata è l’aspetto meno importante. Partendo da una immagine di “Orient Sector” (1959) [ANDREOTTI, Libero e COSTA, Xavier (1996) , “situacionistas – arte, política, urbanismo”, MACBA e ACTAR, Barcelona, pp. 153] di Constant, si disegna una megastruttura, indefinita e mutabile, sopra i binari. Questo nuovo pezzo di città è più che un nuovo edificio. É un catalizzatore di dinamiche urbane che si libera dai muri di segregazione, nel concetto di Lefebvre. Oltre ad assorbire l’ingombro delle infrastrutture viarie principali (strade e parcheggi), la struttura è un palco per la deriva urbanistica, che permetterà di ricucire la cicatrice provocata dai binari ferroviari. L’Esquilino si libera di ciò che l’ha escluso dal centro storico e apre un ponte verso San Lorenzo.
© ateliermob . Pubblicata il 30 Dicembre 2011.
L’architettura non si definisce per la sua forma, ma per lo spazio che la genera e che la stessa contiene. Costruire una nuova città implica sovrapporsi al territorio dominante scoprendo cammini, passaggi e sentieri. A partire da questa proposta, risulta di poco interesse la scelta di uno dei tre luoghi suggeriti per un intervento specifico. Ciò che interessa di questi spazi è pensarli come conseguenza del nuovo polo catalizzatore – poiché si eliminano i parcheggi, si diminuisce il traffico e aumenta la canalizzazione dei flussi, si attua un’azione urbana liberatoria. Per ogni luogo si propone di eliminare i muri che impediscono l’accesso totale ai monumenti e giardini. Si ridisegnano le pavimentazioni, trasformando la città in uno spazio di libertà, fruizione e deriva. Sous les pavés, la plage.
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