© Sabrina Scalas . Pubblicata il 12 Gennaio 2012.
La progettazione si è sviluppata intorno ai tre obiettivi espressi dal disciplinare di gara del concorso, cercando di far interagire senza soluzione di continuità la scala urbana con quella architettonica. Si è in particolare cercato di immaginare, non tanto una forma architettonica, quanto un modello di funzionamento che cercasse di soddisfare le esigenze delle diverse persone che questa porzione di città deve accogliere.
Tavola 1
© Sabrina Scalas . Pubblicata il 12 Gennaio 2012.
Integrare il nuovo intervento con lo spazio pubblico esistente, attraverso un disegno complessivo dei giardini pubblici e degli spazi di socialità, prevedendo la possibilità di aree fieristiche e mercatali.
Tavola 2
© Sabrina Scalas . Pubblicata il 09 Gennaio 2012.
Il progetto non ha meramente cercato di raccordare attraverso un segno grafico le aree a verde pubblico S3 indicate dal Piano Regolatore, ma attraverso una lettura del contesto urbano, individuare le trame per tessere il nuovo testo architettonico. L’area di progetto si trova sul margine urbano appena fuori dal centro storico e lungo il Viale Kennedy che delimita con nettezza la forma urbis a meridione. Questo posizionamento la rende potenzialmente una porta del paese che può intercettare due possibili flussi: uno in entrata dall’esterno (“turistico”), e uno in uscita, di abitanti del paese, che si spostano verso la periferia alla ricerca dei servizi al tempo libero, che questa area offre. Il progetto punta su questa interpretazione del luogo come polo attrattore di questi due flussi, interno ed esterno, che qui possono trovare sia spazi dedicati per tipologia di utenza, sia spazi di scambio destinati a tutti come il mercato. In questa ottica è stato allargato il varco della via S. Croce, in modo da marcarne il valore di ingresso al paese. Inoltre è stata riconosciuta architettonicamente la dignità di piazza al piccolo slargo, che già in realtà ne ha la vocazione funzionale quando ad esempio vi viene allestito il palco per le feste. Questo nuovo sistema di piazza mercatale riorganizza funzionalmente e gerarchicamente i diversi luoghi di questo margine urbano: i giardini pubblici, il chiosco, il cimitero, gli orti urbani e il nuovo polo agroalimentare ed espositivo, che costituisce il cuore del progetto.
Tavola 3
© Sabrina Scalas . Pubblicata il 09 Gennaio 2012.
La funzione mercatale settimanale collocata linearmente nella via S. Croce, per poi espandersi nella nuova piazza S. Croce, è l’esempio di quella attività osmotica di scambio tra l’interno e l’esterno del paese, che il progetto intende favorire ed organizzare. Il disegno architettonico, una volta ridefiniti i margini di queste aree funzionali, mutua dall’oliveto l’orditura, che viene poi estesa a tutti gli spazi a verde del progetto d’insieme. All’interno di questo scambio, tra extra moenia ed intra moenia, il lacerto di campagna residuo all’interno del tessuto urbano, costituito dall’oliveto, forza la mano e cerca di ripenetrare nel paese. Una parte delle zone S3 vengono infatti destinate ad orti urbani a disposizione dei cittadini ottenendo un duplice obbiettivo salvaguardare la tradizione e il valore sociale dell’orto familiare e poter visualizzare anche a fini didattici un piccolo scorcio produttivo agroalimentare. L’area bassa limitrofa al cimitero è stata rinaturalizzata con alberi di Ulivi e Mandorli, oltre all’ubicazione di una sacca di parcheggi per auto e pullman. Completare la dotazione di servizi pubblici attraverso la proposta di una nuova Sala Polivalente, dando vita ad un polo in cui si possa riconoscere e consolidare l’identità collettiva.
Planivolumetrico
© Sabrina Scalas . Pubblicata il 09 Gennaio 2012.
Testimoniare architettonicamente un’identità collettiva ed allo stesso tempo distillare in un episodio costruttivo un chiaro messaggio di marketing urbano è un esercizio con cui l’architettura si misura da sempre. Il risultato migliore che forse ha prodotto la tradizione urbana dell’occidente, Sardegna compresa, è la torre. Sia che si tratti di grattacielo, che di campanile o di menhir, la concentrazione verticale assolve da sempre a quella funzione di marcare con una grande densità costruttiva, un luogo a cui viene dato un’altrettanta densità di significato sociale. A Samugheo come in quasi tutti i paesi della Sardegna la torre campanaria della parrocchiale assolve questo ruolo di rappresentare ad una scala territoriale un’identità collettiva.
Sezioni
© Sabrina Scalas . Pubblicata il 09 Gennaio 2012.
Spesso questo landmark viene affiancato nella storia di un insediamento da altre polarità che testimoniano la nascita di nuove centralità legate al lavoro, alla cultura, all’amministrazione pubblica. Per questa ragione si è scelto, per rendere testimonianza di questo nuovo polo, di progettare una torre, che in segno di rispetto rimanga più bassa del campanile della chiesa, ma che pure, coraggiosamente, si prenda la responsabilità di sancire la nascita di una centralità civica complementare a quella religiosa e che sia riconoscibile per il cittadino e per il visitatore. La torre si affaccia come tradizione sulla piazza mercatale ed è in realtà l’esito di una conformazione plastica lineare complessa che al suo interno ospita la sala polivalente per la Mostra dell’Artigianato del centro Sardegna, un piccolo teatro-auditorium e altri spazi. Il nuovo edificio è costituito da una sezione architettonica alta 5 metri e larga 11 che viene estrusa longitudinalmente e piegata in pianta ed in alzato come una sorta di serpente la cui testa è la torre civica e la coda irta è la torre scenica. Su questo basamento pesantemente materico in trachite faccia vista, si poggiano 3 volumi lanterna in materiale diafano che come delle campane visive, illuminandosi, comunicano all’esterno l’attività di questo polo civico. La prima lanterna poggiata sulla coda marca e comunica l’attività del teatro-auditorium e ne costituisce la torre scenica. La seconda lanterna, la più grande, prospiciente il viale Kennedy ospita la grande sala polifunzionale espositiva, che è pensata internamente come un grande ballatoio in quota, affacciato sul basamento in pietra. L’expò continua sul tetto terrazzo al piano primo consentendo anche allestimenti all’aperto, da qui, oltre che dal piano terra si può giungere alla torre belvedere. Questa grande volume in u-glass opalino costituisce la facciata del polo civico che sovrastando l’uliveto e rivolgendosi all’esterno del paese può essere utilizzato come un grande schermo-manifesto con cui veicolare informazioni all’esterno. Nell’ottica di un efficace marketing urbano infatti è fondamentale che questo luogo comunichi con chiarezza all’esterno la sua posizione e la sua esistenza senza equivoci di riconoscibilità per chi viene da fuori. La terza lanterna che rimarca la torre civica ne è anche il belvedere da cui osservare dall’alto il paese e questo scorcio del Mandrolisai. Il tema architettonico che organizza in pianta il progetto è la Corte, ovvero la ricerca di uno spazio urbano più intimo, tipico della tradizione sarda, che sia luogo d’incontro tra il blocco agroalimentare e il blocco polifunzionale ed allo stesso tempo filtri la relazione con la piazza urbana. L’elaborazione compositiva nasce dalla riqualificazione dell’ex caseificio riportato al suo volume architettonico primordiale. Infatti il volume aggiunto, adibito alla conservazione del pecorino romano, viene staccato e integrato con il nuovo volume. Il nuovo volume del centro polifunzionale ripropone in pianta specularmente la forma a C del caseificio definendo un nuovo interno urbano: la corte. Un leggero scarto planimetrico del volume ex-novo attribuisce al Sistema Corte una apertura preferenziale verso la piazza mercatale, che connette il centro storico e l’asse di circonvallazione. Questo sistema gerarchico-sequenziale di spazi pubblici consente di evitare lo spaesamento e, contemporaneamente, di soddisfare sia le esigenze della vita quotidiana, come portare i figli a giocare, sia quelle organizzative dei grandi eventi.
Pianta Piano Terra
© Sabrina Scalas . Pubblicata il 09 Gennaio 2012.
Recuperare gli immobili del caseificio della Cooperativa Latteria Sociale di Samugheo per creare un centro d’eccellenza produttiva, insistendo sulla vocazione agroalimentare del territorio come fonte di ricchezza e di lavoro.
Pianta Piano Primo
© Sabrina Scalas . Pubblicata il 09 Gennaio 2012.
Il caseificio viene spogliato dell’intonaco e proposto con la sua tessitura in pietra. La copertura inoltre viene convertita nella tipologia industriale a shed fotovoltaici orientati a sud sud-est. La produzione fotovoltaica di questa copertura è stimata in circa 60 KWp in grado di rendere quasi autonomo energeticamente l’intero complesso. Il polo agroalimentare è diviso in parte produttiva interamente visitabile e una parte commerciale in cui acquistare e assaggiare i prodotti della tradizione gastronomica. Nell’area produttiva sono presenti: il laboratorio del miele, del pane tipico e della produzione casearia (ricotta e pecorino). L’area è progettata per consentire percorsi didattico turistici aperti alle scuole, corsi di formazione o visitatori che, non intralciando il lavoro, possono osservare attraverso un corridoio vetrato le attività operative di produzione. Culmine dell’attività produttiva e del percorso di visita e lo spazio vendita e degustazione dei prodotti che, attraverso un doppio volume, si affaccia nell’enoteca-cantina ricavata nei locali interrati. Lo spazio è attrezzato per poter fornire tranquillamente agli avventori un servizio di ristorazione e vendita con 60 posti a sedere al chiuso. Il servizio destinato ai frequentatori del mercato settimanale, agli abitanti del paese, come ai visitatori esterni della mostra dell’artigianato o di un grande evento. La parte occidentale del lotto con ingresso dalla via Matteotti è destinata a parcheggio riservato all’attività produttiva e logistica. La sua pavimentazione carrabile, in contrappunto con la piazza lapidea, è prevista in ‘prato carrabile’ altamente drenante e resistente ai carichi dinamici di servizio.
Vista da Via Santa Croce
© Sabrina Scalas . Pubblicata il 09 Gennaio 2012.
Superfici coperte La superficie coperta del vecchio caseificio è ridotta dai 1100 mq a mq 880, parte della superficie del caseificio destinata a uffici ed aule viene riallocata e si somma a quella di 800 mq destinata allo spazio polivalente per un totale di 990 mq di nuova edificazione. L’intervento prevede di occupare una superficie coperta complessiva di 1870 mq entro i 1900 mq previsti dal bando.
Vista Notturna da Via Kennedy
© Sabrina Scalas . Pubblicata il 09 Gennaio 2012.
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