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Samugheo (OR), Italia

Nuovo polo dell’agroalimentare. Samugheo

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Un edificio a corte che obbedisce alle regole insediative del contesto, un’aula sospesa che usa il linguaggio del contrasto per manifestare l’identità collettiva.

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DAL PAESAGGIO…ALLA CITTÀ,ALLA CORTE: UN’ISOLA PERMEABILE La posizione particolarmente favorevole del lotto di intervento, in contatto diretto con la dolce collina urbanizzata del paese a nord-est e con l’orizzonte agreste completamente libero a sud, impone un’attenta lettura delle relazioni tra spazio aperto e costruito. Il rapporto di questi due sistemi come principio compositivo conduce all’interpretazione del paesaggio rurale non come un limite-cesura in opposizione all’ambito urbano ma come un volume verde, un tessuto connettivo, un elemento di collegamento strutturale e funzionale. Lo spazio verde è pensato come protezione del nuovo Borgo Culturale e luogo delle relazioni sociali.

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Il frequentato chiosco bar e il campo di calcetto dei giardini pubblici esistenti rappresentano già un luogo di ritrovo dei giovani di Samugheo così come le feste di San Basilio e Costantino offrono occasione di aggregazione sociale. Il nuovo intervento si pone come completamento e potenziamento dello spazio pubblico esistente: via S.Croce , i giardini pubblici esistenti e il parco degli ulivi vivono assieme al nuovo polo alimentandosi reciprocamente in un ridisegno dello spazio pubblico coerente ed integrato. Con l’obiettivo di annullare completamente il limite tra interno, inteso come spazio inaccessibile, ed esterno, inteso come vuoto urbano, si è reso permeabile il piano terra della sala polivalente. La piazza coperta generata diventa un filtro di connessione dinamico, che permette una continuità dello spazio pubblico fondendo in un unico sistema l’esistente con il Polo di progetto.

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IL RECINTO, LA CORTE, L’AULA L’impianto planimetrico segue il principio della corretta esposizione, in continuità con l’esistente. Il nuovo Polo è generato dalla forte relazione che si instaura tra il recupero-ampliamento dell’ex caseificio e la nuova costruzione della Sala Polivalente. A nord, l’edificio esistente destinato alle tipicità agroalimentari, reinterpreta la tipologia insediativa a corte dell’edilizia locale, e si connota per la caratteristica nuova forma a “C” che abbraccia il paesaggio e lega a sé la nuova Sala Polivalente. In questo modo lo spazio esterno trova una sua definizione e si distingue in: una corte interna, ulteriormente delimitata dalla nuova Sala Polivalente e dall’estensione del parco degli ulivi in direzione sud-est; e uno spazio di servizio accessibile da via Matteotti a nord-ovest. La Piazza dell’Agroalimentare e il Cortile Urbano rappresentano il contenitore ideale per ospitare attività culturali, di festa e partecipazione collettiva. L’ottima accessibilità di cui già l’area dispone, il collegamento diretto al centro attraverso via V. Emanuele e la vicinanza del principale asse di ingresso e uscita dal paese di via Kennedy, suggerisce di attribuire a via Matteotti il senso unico di percorrenza, per facilitare l’approvvigionamento del Polo Agroalimentare, mantenendo ben distinti i flussi a servizio delle attività produttive, il traffico ordinario veicolare e l’afflusso di pubblico. Si progetta un parcheggio a servizio delle attività produttive collocato a ovest, accessibile da via Matteotti ed uno a disposizione dei visitatori collocato a sud, mimetizzato e avvolto dall’uliveto esistente. Un ulteriore potenziamento dei servizi di parcheggio è dato dall’inserimento di nuovi stalli posizionati lungo via S. Croce che in occasione del mercato diventano sede degli stand. Il progetto di suolo ridisegna il limite dei giardini pubblici e il carattere di via S. Croce trasformandola da luogo dell’attraversamento veloce in un nuovo spazio per la socialità e del mercato: una passeggiata, un’ invito al nuovo polo, uno spazio per la socialità, pedonalizzabile in occasione di eventi pubblici.

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UN INTERNO CHE ACCOGLIE, UN ESTERNO CHE INTERAGISCE I caratteri dei due edifici sono espressione della funzione che ospitano. Si sceglie un linguaggio discreto per il nuovo Edificio dell’Agroalimentare che si mimetizza nel contesto edilizio esistente; si adotta invece il linguaggio del contrasto per la Nuova Sala Polivalente, protagonista della scena urbana. L’intervento di recupero dell’edificio agroalimentare restituisce uno spazio a misura d’uomo, discreto e protettivo; il nuovo polo culturale è quinta urbana della “nuova piazza S. Croce”, è il fronte pubblico, manifesto dell’intero intervento.

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DALLA TRAMA DI UN TESSUTO RICAMATO AL RICAMO DELL’IDENTITA’ COLLETTIVA Immergendosi nell’artigianato artistico e nella tradizione tessile samughese, si incontrano storie e racconti di una comunità che si è presa cura della propria identità. Forme e colori, elementi floreali e figure geometriche si susseguono tra le trame del tessuto per manifestare l’identità e il senso di appartenenza della comunità di Samugheo. Il volto del nuovo edificio Polivalente rappresenta il senso di appartenenza: l’albero della cultura e della vita di cui si nutre la pavoncella simboleggia il forte legame che unisce gli abitanti di Samugheo al loro territorio, e come questo legame sia rafforzato e alimentato dalla cultura e dalla tradizione sarda.

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IL POLO AGROALIMENTARE: UN SISTEMA DI INTERAZIONI Il progetto prevede la conservazione di buona parte dell’edificio esistente. Il blocco posto lungo l’asse nord viene mantenuto rispettando la sua struttura di contenitore di locali di produzione in batteria e viene ampliato in direzione sud ospitando l’area di accoglienza visitatori e il laboratorio della lavorazione del latte che è posto a diretto contatto con la zona di carico scarico di servizio accessibile da via Matteotti. Il recupero dell’esistente consiste anche nel mantenere il locale interrato dell’attuale deposito formaggi, e trasformarlo in uno spazio di ampio respiro in doppia altezza dedicato a laboratori-ricerca, aula didattica-corsi formativi, che rappresentano un invito alla collettività a scoprire e conoscere le proprie radici e partecipare in modo attivo alla loro alimentazione e valorizzazione. La luce proveniente dalla grande vetrata verso la corte illumina lo spazio in doppia altezza e giunge filtrata dal sistema di brise-soleil verticali ai locali della degustazione, che sono ulteriormente caratterizzati da un taglio di luce che dilava la parete est enfatizzando il carattere meditativo dell’assaggio. Naturale conclusione del percorso visita è il punto vendita, accessibile anche dall’esterno da un ingresso segnalato da uno scavo nel volume dell’edificio che invita ad entrare. Nel disegno del Polo Agroalimentare si è voluto creare un edificio introverso che si svela alla corte attraverso giochi di pieni e vuoti. E’ proprio verso la corte che sono rivolti gli spazi per il visitatore: lo spazio di accoglienza, il percorso visita, i laboratori didattici, la sala degustazione e il punto vendita; i luoghi della produzione invece, collocati a nord, in comunicazione visiva con il percorso visita, sono distribuiti in modo funzionale secondo vie di accessibilità e di comunicazione logistiche con l’esterno. Con l’obiettivo di creare un ponte tra tradizione ed innovazione, i materiali scelti sono tipici del luogo, facilmente reperibili e dismissibili: intonaco rustico dalle tinte calde su cappotto in cannicciato per i rivestimenti delle murature esterne, che mantengono una superficie granulosa anche all’interno; manto in coppi in laterizio per la copertura aerata a falde inclinate.

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LA SALA POLIVALENTE: UNO SCRIGNO INTROVERSO

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La purezza stereometrica della Sala Polivalente ha il pregio di rendere immediati i percorsi del visitatore e logistica la comunicazione tra gli spazi per il personale. L’accoglienza e il controllo degli ingressi è posto al piano terra in diretta comunicazione con l’esterno, con la piazza coperta anch’essa caratterizzata dall’essere polivalente: una sala ipostila, un foro romano, un mercato coperto, la fiera dell’artigianato, la festa del paese. Questo ambiente di filtro è impreziosito dalla cascata di luce che lava la parete verticale fondale della reception e contiene gli accessi ai collegamenti verticali. Integrato nel volume distributivo, in diretta comunicazione con la strada è posto un terzo vano ascensore- declinato a montacarichi di servizio ad uso esclusivo del teatro e della sala espositiva. Al piano superiore e celati all’esterno, si trovano la sala conferenze, il teatro da 121 posti con camerini adiacenti al palcoscenico, l’area espositiva e i servizi igienici. L’esposizione delle opere della tradizione artigianale samughese si articola su due livelli e si conclude a sorpresa in uno spazio in doppia altezza; l’illuminazione naturale entra dall’alto attraverso dei lucernari e viene diffusa in tutti gli ambienti da una trama velata che modula la quantità di luce creando un’atmosfera di calma e concentrazione.

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UN PONTE TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE Il contenimento del fabbisogno energetico dell’intero edificio polivalente è reso possibile dalla caratteristica del volume compatto e da un involucro completamente opaco e ventilato che portano ad una limitazione delle dispersioni. Per il rivestimento si è adottato un sistema di facciata ventilata di tessere di trachite montate su pannelli montati a secco su dei profili orizzontali fissati su tubolari verticali. In estate il moto ascensionale dell’aria riduce, all’interno dell’edificio, l’ingresso dell’energia radiante solare; in inverno il moto dell’aria sommandosi alla funzione di smorzamento offerta dalla intercapedine cava, amplifica l’effetto di scarsa dispersione termica interno-esterno dovuta all’assenza di ponti termici. Ad ulteriore protezione del microclima interno si pone uno strato di isolante in pannelli di sughero da 50mm a cui si somma la buona capacità termica dei blocchi in terra cruda costituenti la struttura di tamponamento.

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La qualità del comfort dei laboratori di produzione agroalimentare è assicurata dalla presenza di un doppio involucro posto a nord che durante la stagione invernale protegge il microclima interno e, durante la stagione estiva, intercetta la corrente dei venti prevalenti alimentando un ricambio d’aria che garantisce una ventilazione naturale all’interno degli ambienti di lavoro. Questi sono illuminati naturalmente attraverso aperture poste sulle pareti nord che sfruttano il rapporto tra la copertura ribassata del percorso di servizio e il soffitto degli ambienti stessi come delle superfici di riflessione, che diffondono uniformemente la luce nello spazio. Un secondo ingresso di luce naturale è assicurato dal fronte sud; dove è determinante il ruolo svolto dal percorso visita e dai box informativi: costituiscono infatti un corridoio profondo che durante l’estate ostacola l’irraggiamento diretto delle vetrate interne proteggendole dal surriscaldamento, mentre durante l’inverno permette l’ingresso della luce all’interno dei locali apportando un guadagno solare passivo.

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