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Samugheo (OR), Italia

Nuovo polo dell’agroalimentare.

Samugheo

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Vista

Il progetto, partendo dalle esigenze del bando, cerca di arrivare ad una sintesi, amalgamandole in un percorso (qualcuno oserebbe chiamarla “promenadè architecturale”) che si snoda dalla struttura esistente, una volta eliminate tutte le superfetazioni, passando attraverso la fruizione/esposizione delle diverse attività inserite e la contemplazione del paesaggio esterno, fino ad uno spazio, che potremmo definire un interno/esterno simbolo del progetto: la grande sala conferenze e il relativo cinema all’aperto.

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Inquadramento

Sintesi è stato per noi concetto guida nel processo di genesi/sviluppo/conclusione del progetto. Sintesi di forme in relazione col paesaggio. Sintesi tra una costruzione che si mostra apertamente e un bisogno di “riservatezza” proprio dei processi artigianali. Sintesi tra ricerca estetica e temi propri della sostenibilità. Sintesi tra ciò che è interno e ciò che è esterno. O meglio, queste sono le intenzioni.

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Il nuovo edificio (frutto di unione di vecchio e nuovo) visibile dalla strada sottostante, simbolo di rinnovamento e di orgoglio manifesto. L’ingresso principale esistente viene mantenuto, rivisitandolo. Simmetricamente sul lato Ovest del lotto ne viene aperto uno nuovo, essenzialmente pedonale, ma il cui accesso alle auto non è precluso in caso di necessità. Entrando dal “vecchio ingresso” le opzioni sono molteplici: l’ingresso principale all’edificio, seguendo una morbida rampa tra i due corpi di fabbrica esistenti, sotto un pergolato ombreggiato; l’ingresso all’ampliamento nel’area informativa, degustazione, vendita e l’accesso alla terrazza panoramica del piano superiore; l’ampio spazio aperto per manifestazioni, incontri, fiere, presentazioni, ritrovi lungo piani inclinati dalla docile pendenza e terrazze erbose lievemente digradanti verso l’uliveto. Internamente la scelta viene fatta appena superata la rampa che conduce all’ingresso: o a destra verso l’area produttiva/esplicativa o a sinistra verso gli spazi espositivi, gli uffici (che hanno anche ingresso indipendente per i dipendenti) le piccole dimostrazioni/esposizioni produttive (pane, olio, miele …) fino al bar, alla sala conferenze e al suo foyer (sulle tracce dell’orai agognata promenade architecturale). Arrivati in fondo posso scegliere se tornare sui miei passi e ripercorrere gli spazi interni o uscire all’aperto nel grande spazio pubblico creato come cuore del progetto, sostare, chiacchierare, parlare, riflettere o semplicemente ammirare il paesaggio.

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Schema superfici

La progettazione delle sistemazioni esterne, ha seguito le diverse esigenze funzionali, estetiche e di fruizione che hanno gli spazi presenti nel complesso. L’area ricavata dallo sviluppo dell’ampliamento ha delle caratteristiche tali da poter essere assimilato al tipico spazio pubblico, flessibile e rispondente di volta in volta alle diverse esigenze della collettività. Unsterno/interno dove esiste la calma e l’ombra, ma anche il passaggio e il movimento. Si è cercato di ricreare e sottolineare l’eleganza e la sobrietà dei prospetti che lo definiscono, uno spazio quasi metafisico scandito da pochi alberi ma forti e decisi, un poco di prato e dei salti di quota che assecondano il terreno esistente. Pochi elementi chiari, un astratto disegno che diventa paesaggio.

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Schemi attività

L’intervento si articola in due volumi distinti, entrambi dati dall’unione di parte dell’edificio esistente e relativo ampliamento. Il primo dei due volumi, il più piccolo, che si articola su due piani, è composto da una sala conferenze (70 posti), un centro informazione (mq 55) e la rivendita di prodotti alimentari locali (mq 60) (per la maggior parte prodotti o promossi dal centro stesso) e si affaccia sull’uliveto esistente prospettante lungo via Kennedy. Nel corpo principale, che si sviluppa su un unico piano, (ad eccezione di un’area soppalcata) si articolano l’area casearia produttiva, che riprende il caseificio pre-esistente, mantenendo il magazzino interrato (circa mq 125), la nuova area espositiva (mq 540), gli uffici (mq 120), una sala conferenze (145 posti) e un piccolo bar (mq 45).

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Vista

Una lunga rampa accoglie chi entra dall’ingresso principale e dal locale degustazione e lo “accompagna” fino all’ingresso, che conduce poi all’area produttiva o alle sale espositive. La parte del caseificio ripristinata e rivisitata testimonia, con la sua vivida presenza, la storia di questo fabbricato. Le ampie bucature, incorniciate in lamiera corten, ritagliano ampie visuali sul paesaggio e portano all’interno la luce necessaria e all’esterno sguardi curiosi. Tutto l’ambiente è giocato e pensato sull’impiego di due materiali principali, la solidità dei muri intonacati e l’acciaio corten dei serramenti; e di un colore dominante, il bianco/grigio, utilizzato nelle pareti e nelle resine dei pavimenti interni in diverse tonalità e finiture, che ne modificano la percezione al variare della luce.

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Pianta Piano Terra

La copertura produce pieghe che si ripetono costanti ma sempre diverse in tutti gli ambienti: in ogni parte assume differenti significati e differenti misure. Così, nella sala conferenze si alza per accogliere, all’esterno uno schermo per la proiezione di film, per la creazione di un estemporaneo e temporaneo cinema all’aperto, nell’area espositiva si alza ad abbracciare un soppalco per integrare differenti funzioni, in altre parti restituisce il carattere domestico delle residenze temporanee per diventare la forma tradizionale degli shed dei laboratori. I soffitti inclinati del nuovo intervento accentuano la terza dimensione e creano movimento nello spazio interno, dominato da un bianco quasi impalpabile, alternato ed evidenziato da porzioni di pavimentazione in resina di tonalità di grigio chiaro/scuro differenti.

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Sezioni

L’edificio, bianco, materico e compatto, si estende quindi come prolungamento del caseificio esistente, quasi lo abbraccia, lo cinge con affetto, proteggendolo, ridandogli sicurezza e solidità. Si erge come icona nel contesto samughese, si mostra, vuol farsi notare. E’ al tempo stesso un volume rigido, nel disegno geometrico delle forme spigolose e nel colore assoluto che lo distingue dal contesto, e mutevole nella percezione visiva, grazie alla permeabilità del bianco che la riveste della luce del giorno e nelle diverse stagioni. Il forte aspetto materico è, però, volutamente smorzato dalle grandi aperture nei prospetti verso il grande spazio centrale.

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Dettaglio

Il clima dell’entroterra sardo necessita di un approccio bioclimatico che riduca al minimo il soleggiamento diretto nei mesi caldi e le dispersioni di calore. Con adeguate strategie passive si possono ottenere elevate condizioni di comfort interno, ricorrendo solo saltuariamente a sistemi di climatizzazione energivori. L’approccio del progetto tende proprio in queste direzioni: la volontà primaria è stata quella di puntare all’abbandono di un sistema di condizionamento attivo, proponendo sistemi passivi che godono di enormi vantaggi quali: abbattimento dei costi di esercizio, gestione e manutenzione; riduzione delle emissioni dei gas serra; uso migliore delle risorse.

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Schemi

Nello specifico abbiamo voluto proteggerci dai raggi solari diretti, minimizzando le superfici vetrate (soluzione vantaggiosa anche in inverno dato che le vetrature sono i principali punti di dispersione del calore di un edificio) e prevedendo un pacchetto murario dallo spessore adeguato per assorbire e trattenere calore. Questa soluzioni permettono di ottenere le medesimi condizioni ambientali che si verificano, ad esempio, nelle chiese, dove se anche la temperatura esterna è molto alta, quella interna si mantiene accettabile perché il calore viene trattenuto della spesse murature in pietra.

Pavilion

Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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