© Daniele rivano . Pubblicata il 12 Gennaio 2012.
Esistono città rappresentate da uno o più segni antropici che essi siano edifici, sistemi di edifici, o in alcuni casi da sistemi di spazi verdi risulta di segni antropici stessi. Certe volte tali segni, appartenenti a periodi particolarmente importanti per i luoghi in cui sono stati lasciati, si trasformano in veri e propri simboli urbani che raccontano ed evocano appunto tali periodi storici. Prendiamo New York e i suoi grattacieli, ma anche Central Park e il ponte di Brooklyn; prendiamo Parigi con la sua Tour Eiffel o Bruxelles con l’Atomium. Oggetti facenti parte di periodi storici passati rappresentanti queste città. Poi esiste il processo inverso. Creare un simbolo attrattore, un oggetto capace di catalizzare l’attenzione delle persone nell’epoca della cultura del turismo di massa, e questo è il caso di città come Bilbao, Valenzia e tante altre. Meno visibili come interventi ma non per questo meno importanti sono quegli arredi urbani che più o meno firmati per un motivo o per un altro sono diventati dei veri e propri simboli urbani. Esempio lampante di questo è il caso Londinese. La città di Londra infatti oltre ai vari edifici di diverse epoche possiede anche simboli di più modeste dimensioni ed appartenenti a categorie differenti da quelle sopraccitate. La cabina telefonica rossa è un autentica icona Londinese affiancata dal celebrissimo Double (autobus a due piani rosso). Realizzare un simbolo urbano dedicato al container reinterpretandolo e studiando un possibile riutilizzo funzionale alla celebrazione di quest’ultimo e al ruolo che ha avuto nell’economia della città di Genova.
© Daniele rivano . Pubblicata il 12 Gennaio 2012.
Questo era il principale obiettivo che inevitabilmente è finito per sovrapporsi con un’altra questione non trascurabile: riuso, risparmio energetico,emergenza ambientale. Si stima che nel mondo circolino circa 20’000’000 di containers e quasi la medesima quantità di essi giaccia nei porti in attesa di essere smaltiti. Talvolta per le compagnie risulta più dispendioso riportarli nel luogo di origine che riacquistarne dei nuovi. Da sempre città portuale, in questi ultimi decenni Genova ha iniziato una fase di transizione dall’economia industriale ad una più moderna basata sul turismo, il terziario avanzato e il commercio. L’epicentro di questo cambiamento è stato, ed lo è tuttora, il water-front, protagonista di numerosi restauri, riconversioni di intere aree nonché nuove realizzazioni, che a partire dagli anni ’80 ha visto il trasferimento a ponente del porto commerciale e delle attività ad esso connesse con, come risultato, la dismissione del vecchio bacino.
© Daniele rivano . Pubblicata il 12 Gennaio 2012.
Questa lunga fase di trasformazione ha reso la cittadinanza padrona dei propri luoghi restituendole spazi per il tempo libero e per il lavoro portando qualità nell’ambiente urbano attraverso diversi importanti interventi che sono stati tasselli fondamentali del puzzle programmatico che ci ha condotto alla nuova configurazione del volto di Zena. Ed è proprio verso il volto di quest’ultima che si è rivolta la nostra attenzione: il water-front. Quale potrebbe essere il luogo più adatto ad accogliere un simbolo urbano dedicato al container in una città portuale se non il fronte mare?
Crocevia dei principali flussi e area fortemente infrastrutturale, il porto di Genova, tra nuove e vecchie realizzazioni, può apparire talvolta in via di saturazione, e la sua compattezza nel caso del nostro approccio progettuale è stato un continuo suggerimento ad un intervento diffuso piuttosto che puntuale che sfrutta i luoghi del trasporto come luoghi di visibilità generando una sequenza di frame che riconducono all’oggetto base di riferimento: il contenitore. La proposta di progetto,consegna l’intervento e la ridefinizione dello spazio pubblico di Genova alla rivalutazione dei tracciati viari del fronte mare assumendo l’intero sistema strada e le relazioni che tra esso e lo spazio pubblico intercorrono come elementi chiave della trasformazione urbana. Tutto ciò si traduce in architettura tramite la messa in scena della portualità nei luoghi del trasporto di persone per mezzo del container che da contenitore in movimento, attraverso il riutilizzo si trasforma in contenitore di movimento nella sua nuova funzione di info-pensilina per le discese degli autobus del water-front.
Lievemente modificato nella sua veste, da una parte avrà il ruolo di riparo dagli agenti atmosferici per gli utenti degli autobus, dall’altro costituirà un piccolo contributo a quel processo ormai avviato di riordino, generatore di qualità. Un oggetto di design, un arredo urbano, un sistema informativo (grazie ad una livrea che vede la sequenza di tappe trasformarsi in decorazione grafica), ma soprattutto un intervento sostenibile senza grandi pretese se non il continuo richiamo a quella che fondamentalmente è l’essenza del porto di Genova. Il progetto si può riassumere in due fasi che sostanzialmente sono il censimento delle principali fermate autobus del fronte mare, e l’adattamento del container a queste ultime. Delle due più comuni dimensioni abbiamo utilizzato quello da 20’, ossia lungo circa 6 m, largo circa 2,40 m e alto circa 2,6 m. Combinando i 2 tagli effettuati sugli assi di simmetria del container con la posizione di posa abbiamo ottenuto 3 tipologie di pensiline. La prima per le fermate principali e di grandi dimensioni deriva da ½ container con taglio effettuato sull’asse di simmetria principale; la seconda tipologia combina il primo taglio con un secondo taglio sull’asse minore, o meglio ¼ di container; ed infine abbiamo la terza tipologia, metà esatta della seconda,ossia 1/8 di container. In entrambe i casi viene effettuato un taglio nella pavimentazione parallelo ai tamponamenti verticali distante da questi 20 cm in modo da poter conservare un sostegno robusto per la posa della struttura, la giunzione al marciapiede e al tempo stesso per poter montare le sedute realizzate in acciaio corten. La casuale textures generata dai colori delle pile di container ci ha suggerito le aperture ricavate sulla pensilina,praticando dei tagli che diventano punti luce filtrati da dei pannelli di plexiglass colorato che va’ appunto ad evocare quella causalità cromatica ottenuta nelle montagne di contenitori nelle aree portuali. La pensilina sarà dotata di whi-fi, di sistema di pernottamento taxi e di illuminazione il cui fabbisogno energetico sarà soddisfatto da dei pannelli fotovoltaici posti sulla sommità della struttura stessa.
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