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Cabras (OR), Italia

Polo museale di Cabras

Ampliamento del museo civico Giovanni Marongiu
niccolò cau, carlotta montefoschi, tommaso arcangioli, gianni porcu, nelda tripicchio

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vista dalla piazza

Il progetto di ampliamento del Museo Civico della città di Cabras si inserisce nella serie di realizzazioni e di esperienze progettuali, tra cui il progetto “Riberas”, volte alla definizione della fascia di territorio compresa tra il fitto tessuto urbano e lo stagno. L’obbiettivo a scala territoriale del progetto quello contribuire al consolidamento del sistema costiero esistente:un sistema costiero fatto di percorsi, attracchi, e grandi terrazze che da un lato permette alla città di affacciarsi sull’acqua, dall’altro struttura una sorta di parco lineare che unisce i luoghi d’interesse dell’intero stagno. l’edificio per la nuova ala del Museo e l’ampia area circostante dovranno costituire un’ulteriore occasione di relazione tra la città e lo stagno. IL MUSEO Il museo è un monolite. E’ un elemento posto nel paesaggio nel limite dove ha luogo lo stridente dialogo tra urbanizzazione e natura. Il museo è un prisma, che risveglia i sensi nella percezione del sito e ne restituisce l’immagine ricomponendola per frammenti. Il paesaggio è il protagonista di questa architettura sensibile. Ne invade gli spazi secondo parametri dettati dal tempo e con intensità sempre variabili scandite dalle ore del giorno e dalle stagioni. I dispositivi spaziali pongono tanto le statue di Monte Prama quanto i visitatori come spettatori di questo magnifico scenario. Coni visivi riportano all’interno della grande aula centrale gli elementi forti del paesaggio circostante, inquadrandoli in tagli prospettici differenti tra di essi, in un’alternanza di scorci compressi o estesi, vicini o lontani: una grande apertura verso lo stagno, un quadro sulla città, le chiome degli alberi, il giardino del museo. La risposta al programma museale appare netta: ribaltare in modo diametrale l’impostazione dell’edificio esistente. L’impianto architettonico dell’attuale museo si può schematizzare come una serie di volumi indipendenti riuniti da un tessuto connettivo attorno ad un patio. L’esposizione si svolge secondo un percorso anulare che attraversa ognuno di questi ambienti illuminati dall’alto in una condizione di totale isolamento rispetto al contesto. Nel progetto di ampliamento,pur seguendo la dialettica tra pieni e vuoti, lo spazio centrale “vuoto” diventa il cuore della nuova ala espositiva, mentre i “pieni” perimetrali sono ora destinati agli spazi accessori e di servizio; un’aula didattica (frazionabile in due sotto unità attraverso pareti mobili), una sala con teche per reperti di piccole dimensioni, il bookshop, i vari servizi ed una scala che porta sulla terrazza panoramica. Quest’ultima vuole essere un piano astratto che permette di contemplare il paesaggio senza limiti visivi. Questa particolare condizione è ottenuta adottando “distanziatori” in luogo di balaustre: degli specchi d’acqua per riflettere le vicine chiome degli alberi e delle fosse gradonate che fungono anche come sedute. Sulla terrazza trova posto la caffetteria che, così come il bookshop, grazie ad un articolato dispositivo distributivo riesce a funzionare anche al di fuori degli orari del museo. Il suo volume è “appoggiato” sul grande parallelepipedo come fosse un corpo estraneo e appartenente ad un altro mondo costruttivo: insieme al ponte di collegamento con il vecchio edificio sono gli elementi leggeri del progetto che punteggiano con “pause” e “legature” lo spartito architettonico. IL PARCO L’area intorno al complesso museale è stata organizzata in tre fasce che, nella loro successione, descrivono e accompagnano il passaggio dal contesto urbano al contesto naturale della riva dello stagno. La prima fascia è uno spazio destinato ad attività collaterali a quella museale, una piattaforma su cui si alternano allestimenti temporanei. Viene, per questo, allargata e articolata la superficie dell’attuale marciapiede individuando un piccolo teatrino all’aperto e una piazzetta ombreggiata; un grande piano inclinato dà respiro all’ingresso all’area; le preesistenze da episodi residuali vengono chiamate a partecipare a questo piccolo brano di città. La seconda fascia è il giardino del museo. I visitatori passeggiano su una spianata in terra stabilizzata punteggiata da una maglia regolare di sculture vegetali: grandi vasi a forma di cratere dai quali esplodono fuochi di fichi d’india. Questo paesaggio metafisico fa da sfondo o da base allo scenario del Museo e del suo ampliamento, dando risalto alle sue volumetrie iconiche. L’ultima fascia è ormai giardino naturale: la particolare vegetazione delle rive dello stagno, viene lasciata libera di arrivare a lambire, come un vero mare,le costruzioni del Museo. Trasversalmente e liberamente da quest’ordine per fasce si muovono altri elementi del progetto mischiando natura e artificio: una passerella in legno serpeggia tra le erbe naturali e una “pioggia” di vasche con giardini acquatici.

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planimetria

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pianta e prospetto

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schemi

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sezione prospettica

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vista interna 1

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vista interna 2

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vista terrazza e caffetteria

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piante

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sezioni

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il paesaggio

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