© Adolfo Zanetti . Pubblicata il 21 Gennaio 2012.
L’area di progetto presenta differenti emergenze: tessuto urbano tradizionale, edilizia aperta e grandi complessi urbani con forti connotazioni funzionali. L’elemento più rilevante è sicuramente la Cascina Torrette di Trenno, È da una riflessione intorno al ruolo della Cascina che il progetto muove i primi passi nella convinzione che la presenza di luoghi con forte valenza storica sociale o ambientale possano diventare l’occasione per superare l’indeterminatezza della città anonima. L’edificio storico con la sua corte rivolta verso lo spazio verde viene ripreso dal corpo di fabbrica principale che si presenta con un impianto planimetrico definito da due braccia aperte rivolte verso la Cascina, a sud-est un fabbricato minore si appoggia al perimetro degli orti esistenti precisandone il limite. L’insieme articolato dei volumi consente di mantenere un rapporto privilegiato tra l’aia della Cascina e lo spazio aperto verso sud. Anche nel profilo si può leggere il principio insediativo che trova la sua origine dal rapporto con la Cascina, infatti i corpi di fabbrica si riducono avvicinandosi alla preesistenza in una sorta di rispetto che consente altresì la costruzione di una serie di relazioni a diversa scala. Dai due o tre piani degli edifici in prossimità della Cascina, i corpi di fabbrica aumentano raggiungendo prima i sei piani, e poi solo nella torre i venti piani. In questo modo il progetto innesca da un lato delle relazioni con l’immediato intorno, le aree di socializzazione dove si collocano la maggior parte delle funzioni pubbliche a scala del pedone, e dall’altro attraverso un segnale a scala urbana, il landmark della torre, che diventa elemento di riconoscibilità dell’area, segnale a scala paesaggistica chiaramente percepibile sia da via Novara, sia da oltre l’ex Campo di Marte, entrando a far parte dello skyline milanese. Il progetto definisce così delle relazioni tra pieni e vuoti e una gerarchia degli spazi aperti, ciascuno con una precisa identità. La morfologia dell’intervento conferma i principi insediativi con un’unica tipologia edilizia che si articola sulla torre e costruisce la regola dell’intero intervento. Un corpo di fabbrica a profondità costante, formato da ballatoio, alloggio e loggia, si piega in pianta deformandosi fino a spezzarsi, definendo i diversi ambiti e si muove in sezione costruendo al piano terra, spazi porticati e funzioni pubbliche, e ai piani superiori configurando le diverse altezze dell’edificio. La soluzione tipologica assume e risponde nello stesso tempo alle diverse esigenze del progetto di social housing: relazioni sociali, flessibilità e gestione energetica organizzando tutto l’intervento. La scelta di proporre l’edificio a ballatoio nasce dalla convinzione che solo un’appropriata soluzione tipologica possa garantire una corretta risposta al tema della residenza, riportando il progetto ad una riflessione interna alla disciplina, che affonda le sue radici sul tipo “storico” della casa di ringhiera dei cortili milanesi. È a questi spazi di relazione che il progetto fa riferimento, riallacciando ancora il filo con la storia del luogo e in particolare con la tradizione dell’abitare sociale.
© Adolfo Zanetti . Pubblicata il 21 Gennaio 2012.
© Adolfo Zanetti . Pubblicata il 21 Gennaio 2012.
© Adolfo Zanetti . Pubblicata il 21 Gennaio 2012.
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