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Venezia (VE), Italia

Nuovo Palazzo Del Cinema Di Venezia E Aree Limitrofe

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viste dal lungomare del Lido e dal canale

(dalla relazione di progetto)

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planivolumetrico e pianta delle sistemazioni esterne

Una struttura bassa, robusta, seriale, ruvida, razionale, utilitaria, stesa secondo una serrata

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pianta - livello del giardino; accesso al foyer e alla platea della sala 2400 posti

sequenza a protezione di spazi caldi, levigati, agevoli, delicati, luminosi, preziosi: questo è, in estrema sintesi, il progetto di un edificio che si presenta nel contesto urbano con la solidità di una struttura per la produzione ed il lavoro (riprendendo un carattere dominante dell’edilizia e dell’immagine veneziana, quello dei monumenti industriali, degli ‘squeri’, dell’arsenale, della dogana, dei cantieri navali, dei mulini Stucky, ecc.) e che però nasconde ambienti e funzioni sofisticate e nobili (fragili, effimere anche, come ancora a Venezia).

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pianta - livello di accesso alla galleria della sala grande (foyer alto) e di distribuzione delle sale minori e del centro congressi

Il progetto è organizzato attorno a due direzioni, fra loro ortogonali: nella prima, lungo il mare, si susseguono la ‘piazza del cinema’, l’atrio, il foyer e la sala da 2400 posti, riprendendo ed integrando la tradizionale e rituale sequenza Excelsior, palazzo del Cinema, Casinò.

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pianta - livello superiore

Nella seconda direzione, quella dalla laguna al mare, si sviluppano, organizzati su livelli diversi, il ‘mercato del cinema’ (ovvero la spina centrale della struttura congressuale del complesso) ed un nuovo percorso pubblico che collega il canale (leggermente ampliato per favorire la manovra e l’attracco dei natanti) alla spiaggia ed al lungomare. Il modello di riferimento generale è urbano, dimesso e del tutto privo di monumentalità (già fin troppo presente in alcuni degli edifici dell’area): si tratta soprattutto di un tessuto connettivo, fatto di portici, sottoportici,gallerie, giardini, piazze. Le costruzioni previste sono poi molto basse, articolate e quasi frammentarie (seppure riunificate esteticamente dalle strutture di copertura), comprendendo ampie zone pubbliche protette, che completano ed arricchiscono il sistema di spazi esistente.

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il sistema costruttivo

Coerentemente si è scelto di non demolire nulla, nemmeno la discussa ed incompleta addizione di Quagliata al vecchio palazzo del cinema; questo non tanto per preconcetto rispetto dell’esistente (che è qui tutto di discutibilissima qualità ed utilità), quanto per rispetto della storia stessa dei luoghi del cinema e per coerenza con la loro natura urbana, costituita (come in tante parti anche della Venezia storica) da una pur significativa stratificazione di incompiute precarietà.

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il sistema costruttivo

D’altra parte la sopravvivenza di una struttura urbana fatta di parti, meglio connesse fra loro di quanto siano ora ed integrate da una struttura aggiornata ed efficiente, ma anche isolabili e rese fungibili in autonomia, appare assai adeguata alla variabilità e duttilità delle funzioni congressuali, almeno a quelle credibilmente sostenibili dalla realtà economica e sociale del Lido.

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La struttura primaria dell’edificio è semplice e robusta: una serie di basse strutture cementizie

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sezione sulla sala grande (2400 posti)

cave, allineate su due file parallele (simili a due spessi muri, molto frammentari però) poggia su una solida e lineare struttura ipogea,particolarmente adatta per la sua stereometria a raccogliere e concentrare le principali e più impegnative palificazioni di fondazione. Da questi muri si diparte la struttura orizzontale, che è d’acciaio ed utilizza esplicitamente tecnologie da carpenteria navale: le travi (mai cave, né complesse, né sofisticate) sono tagliate ruvidamente da spesse lamiere, sono rinforzate esternamente, sono riunite in strutture reticolari a maglia ortogonale, irrigidite da campi ancora in lamiera, e sono di regola disposte in estradosso alle strutture di copertura. Riferendosi ai modelli strutturali riportati nelle tavole, si può osservare

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come i sistemi a sbalzo (che pure caratterizzano esteticamente la struttura in tutto il suo

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perimetro esterno) siano in realtà utilizzati solo per le piccole luci, prevedendo sistemi di

appoggio multiplo per le grandi luci. Poi tutto un insieme di accorgimenti (la rastremazione

delle travi, l’utilizzo di pilastri-pendolo tubolari di diverso diametro, la loro disposizione disallineata) contribuisce alla leggerezza della struttura al suo perimetro: tanto apparentemente sottile, scarnificato e discontinuo, quanto robusta e solida è la sua spina dorsale. Le strutture secondarie, che ancora ricordano la tecnologia e la carpenteria navale, sono, in quasi tutti i casi, appese (con tiranti metallici protetti dal fuoco) oppure appaiono tali (come accade per le sale minori e per il cinema da 320 posti, i cui fianchi sono travi parete), liberando lo spazio a terra e rendendolo percorribile e continuo. Un caso del tutto particolare di struttura è infine quello della galleria, che è quasi sospesa sulla cavea: si tratta di una struttura scatolare metallica fortemente compartimentata (ancora un riferimento navale per un oggetto dalle dimensioni effettivamente quasi navali) che permette di concentrare i vincoli in pochissimi

punti.

La struttura ipogea e le sue emergenze (i muri di spina) ospitano la parte dura dell’impiantistica (le centrali, le Uta, i condotti principali, le dorsali di rete), quasi tutti i sistemi di salita (ascensori,

scale e scale di sicurezza) ed in basso i magazzini, i depositi, il garage, i parcheggi dei mezzi pesanti, ecc. Tutti gli impianti e le reti, assottigliandosi progressivamente, si diramano poi nelle ampie cavità lasciate disponibili dalla struttura metallica.

Questa energica impalcatura è completata da finiture assai semplici ma esplicitamente

preziose: da ampie superfici vetrate, tecnologicamente aggiornate, protette dove necessario da sequenze di sottili e fitte lamelle parasole; da partizioni ed epidermidi interne riflettenti e luminose, adeguate alle varie funzioni specifiche (protezione delle coibentazioni termiche,integrazione con i provvedimenti acustici, ecc.) e da pavimenti punteggiati da luci. I colori dominanti, tratti dalla tradizione bizantina della città, sono nero, oro e verde ossido, disposti luministicamente secondo il contrasto fra la scabra scorza strutturale e la delicata finitura degli interni. Questi restano però assolutamente sobri, essenziali, spogli, perché in realtà il palazzo del cinema (come ogni altra struttura congressuale) deve essere uno spazio disponibile alla continua variazione, all’allestimento, alle esposizioni, alle istallazioni, alle trasformazioni ed al lavoro.

Per descrivere brevemente la natura distributiva del complesso conviene separare la sala da

2400 posti ed il suo sistema di accessi dal mercato del cinema, anche se questa separazione,

che deve essere facilmente realizzabile deve essere altrettanto facilmente rimossa: un

funzionamento autonomo, o quasi autonomo, della sala è infatti necessario per lo svolgimento

di alcune funzioni tipiche del festival del cinema (proiezione dei film in concorso, premiazione ecc.), mentre per le attività congressuali serve una completa integrazione degli spazi, che nel nostro caso è ottenuta da un’opportuna gestione di divisori vetrati (vedi gli schemi funzionali).

Il foyer e l’atrio della sala grande sono complanari con la quota del giardino esistente (che è la stessa della fondamenta del canale); questo permette un facile accesso sia dallo stesso giardino o dall’imbarcadero, che dalla zona antistante il Casinò, attraverso una piazza coperta ed un sistema di scale; la cavea invece, seguendo la pendenza dettata dalla visibilità è

leggermente interrata (questa disposizione altimetrica contribuisce, tra l’altro, alla riduzione dell’altezza e dell’ingombro visivo del volume della sala e conseguentemente di tutto l’edificio).

Sullo spazio della cavea, in sé piuttosto semplice, galleggia, apparentemente staccata da tutte le pareti, il volume della galleria, che ospita al suo interno la cabina di proiezione ed i suoi accessori (le traduzioni), poi vari percorsi di accesso, di sicurezza, i guardaroba e che infine ospita sul suo dorso quasi 1000 posti. La sala è coperta da un soffitto lineare, la cui articolazione ritmica è allo stesso tempo decorativa e funzionale rispetto alle esigenze

acustiche e tecniche, ed è chiusa da doppie pareti vetrate (parzialmente apribili nelle riunioni congressuali, ovvero protette da pesanti ed efficaci tendaggi opachi ed assorbenti durante le proiezioni). L’inusuale configurazione degli spazi caratterizza la sala come il vero clou architettonico del complesso (l’oggetto galleria è di fatto l’unico volume pieno e tridimensionale, in un sistema peraltro completamente costruito da superfici piane, ortogonali e discontinue) e contribuisce all’ottenimento di buone prestazioni acustiche. Alla galleria è associato uno specifico foyer, direttamente collegato ad un’amplissima terrazza coperta esterna.

Osservando le piante, si può osservare come il sistema degli accessi permetta, durante lo

svolgimento del festival, sia la più rigorosa separazione dei flussi in entrata ed in uscita, sia un percorso separato per le personalità (e per i portatori di handicap) che permette di effettuare una sorta di defilè fra il pubblico plaudente (dall’alto e dal basso); peraltro, quando prevale la funzione congressuale, il foyer della galleria diventa parte essenziale della sua vita interna.

Il mercato del cinema (ovvero il centro congressi, il che è la stessa cosa) si sviluppa infatti attorno ad un largo percorso sopraelevato disposto fra il canale ed il mare: un percorso che è alternativamente passi perduti, spazio mostre o foyer, che è servito da propri accessi (sulla terrazza coperta e verso il canale), che è punteggiato da caffetterie, servizi e accessori, che è connesso al Casinò e che collega (con l’ausilio di percorsi aternativi pensili) gli spazi mostre, i

soggiorni, gli uffici di staff, quelli della giuria e tutte le sale di proiezione minori.

Gli spazi esterni principali sono due, il sistema dei giardini e del verde e la piazza del cinema;anch’essi descrivibili separatamente, ma in realtà strettamente integrati. Rimandando per i dettagli del giardino alla loro descrizione specifica, va solo qui detto che la struttura a pettine del complesso e la sua natura prevalentemente pensile, risponde allo scopo di creare un sistema di spazi verdi interconnesso e continuo, il che è la condizione indispensabile per la sua vitalità biologica ed insieme una garanzia per la sua effettiva utilità e pacevolezza pubblica.

La piazza del cinema invece è soprattutto uno spazio artificiale, composto su tre livelli (la quota stradale esistente, gli spazi appena ribassati del foyer e della piazza antistante, gli spazi sopraelevati della terrazza), un sistema complesso ed accogliente, rivolto verso il vecchio palazzo del cinema e l’Excelsior, ombreggiato da un’amplissima copertura che schermerà la luce del sole estivo e diventerà una grande e luminosa sala pubblica nelle serate del festival (o dei congressi).

Ere

Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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