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Bologna (BO), Italia

Museo della Storia di Bologna

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The new Museum will occupy the first three floors and the courtyard of an important building of Bologna, the Palazzo Pepoli Vecchio, dating back to the XIV century. The original building has been extended, modified and richly decorated mainly in the XVIII and XIX centuries. Some columns and arches in the main entrance and the external facades belong to the original building. The project deals with the historical parts, which will be refurbished, with the courtyard, which will be covered and transformed into the museum’s hall, and with the museum exhibition design itself. The new construction inside the courtyard, in glass and steel, will also add new staircases to ease the visit of the museum, and will house temporary exhibitions.

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Mario Bellini trasforma Palazzo Pepoli nel Museo della Storia di Bologna.
Decenni di improprie destinazioni avevano reso Palazzo Pepoli Vecchio praticamente irriconoscibile, occultando e in parte compromettendo – con pavimentazioni sovrapposte, divisori, controsoffitti e pannellature – gli splendidi partiti decorativi della sua ultima stagione barocca e ne avevano sfigurato irrimediabilmente l’originaria corte centrale. Nel 2003, Mario Bellini si aggiudica il concorso di progettazione a inviti per la trasformazione del palazzo nel Museo della Storia di Bologna bandito dalla Fondazione Cassa di Risparmio della stessa città. Il progetto inizia prendendo in considerazione il grave stato di degrado del palazzo che presenta ancora le tracce delle sue origini gotiche. L’operazione si preannuncia subito complessa e delicata. Si rende necessario un importante consolidamento strutturale che interessa gli archi gotici del piano terra, la totalità dei soffitti a volta portante, la messa in sicurezza della grande sala delle feste al piano nobile – in precario equilibrio statico – e le coperture esterne. A seguire comincia il recupero di tutte le sale del palazzo, liberandole dalle superfetazioni incongrue, integrando e restaurando i decori plastici e pittorici che si erano, anche se talvolta in piccola parte, fortunatamente tutti conservati.

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Da ultimo un deciso intervento architettonico: “una torre-ombrello di vetro e acciaio recupera e reinventa la corte che così riacquista dignità e funzione. Come una lanterna magica inondata dall’alto di bianca luce naturale che via via scende e smaterializza in pura trasparenza. Quasi un’epifania che fa riflettere sull’imprevedibile scorrere del tempo. Ma anche una scelta strategica che rende possibile e fluido l’intero percorso di visita, di cui proprio la torre e la corte diventano l’epicentro”. Questo felice restauro, assieme a una meditata scelta di materiali innovativi (per esempio il pavimento in resina nera con inclusioni metalliche argentee e dorate) ha svelato un palazzo della cui “bolognese” bellezza e dignità si erano perse le tracce. “Il destino dei Palazzi, a volte, è come quello degli uomini. Rischiano di essere dimenticati e di precipitare in un degrado irreversibile. Palazzo Pepoli Vecchio, che rischiava questa sorte, oggi torna invece a mostrarsi e mostrare (la grande storia di Bologna, di cui esso stesso è ora ridiventato parte cospicua) in modo del tutto nuovo e sorprendente. Un museo della città e per la città allestito – come in tutti i miei lavori di messa in scena – rispettando (e separando) contenitore e contenuto per esaltarne, in complice autonomia, significato e bellezza.

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Protagonisti dell’allestimento sono dei grandi contenitori – che appare riduttivo definire vetrine ma che hanno, piuttosto, il sapore di metafisici oggetti fuori scala di memoria dechirichiana – collocati nelle sale secondo ritmi propri e geometrie altre rispetto a quelle delle sale stesse e della loro sequenza”. All’interno di questi grandi volumi trasparenti, le opere esposte sono inquadrate da gabbie tridimensionali che individuano per ciascuna di esse uno spazio proprio, permettendone inoltre l’ottimale illuminazione, con tecnologia LED miniaturizzata. Grandi pannelli retro-illuminati con immagini e testi, impaginati dalla grafica inconfondibile di Italo Lupi e posti anch’essi all’interno delle vetrine, trasformano la comunicazione grafica in uno spettacolo per gli occhi e la mente. Gli spazi amministrativi ed i laboratori didattici occupano il piano mezzanino. Il piano terra del palazzo è in parte dedicato agli spazi per l’accoglienza che connettono, attraverso lo snodo della corte coperta, la sequenza espositiva delle isole tematiche dal piano terra al piano nobile. Da un’intervista a Mario Bellini.

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