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Tivoli (RM), Italia

Valorizzazione area sacra settentrionale del Santuario di Ercole vincitore a Tivoli

Sandro Ranellucci, Filippo De Dominicis, Maria Carla Lini

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Il recinto del Santuario Repubblicano di Ercole Vincitore, antica meta di pellegrinaggio lungo la via Tiburtina; le opere idrauliche di metà ottocento attribuite a Raffaele Canevari, in grado di garantire energia elettrica all’intera città di Roma; l’insediamento industriale della Cartiera Segrè all’interno dell’area sacra, testimonianza di un’attività manifatturiera caratterizzante Tivoli e il suo nucleo urbano: la compresenza dei tre temi, la richiesta da parte del bando di restituire l’area alla città, e la contestuale necessità di rendere leggibile un insieme di parti a oggi difficilmente riconoscibili, hanno suggerito un’ipotesi che si allontanasse dalla pura esigenza conservativa e che fosse capace di attribuire nuovi significati e nuovi usi alle preesistenze e agli spazi oggetto di studio e di intervento.

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Valorizzare l’area sacra del Santuario di Ercole Vincitore significa anzitutto considerare il triportico repubblicano come limite della proposta, limite fisico e ancor prima concettuale con cui misurarsi criticamente; significa, allo stesso tempo, valutare le relazioni che la preesistenza architettonica stabilisce con la dimensione paesaggistica e territoriale; significa, infine, costruire una proposta che, accogliendo le diverse stratificazioni, si configuri come presenza necessaria per una nuova definizione formale dell’insieme. La prima operazione consiste quindi nell’isolamento del manufatto industriale, attualmente saldato alle arcate del primo ordine e al basamento del tempio (già utilizzato da Canevari come dislivello utile per il primo “salto” d’acqua), e nella sua trasformazione morfologica attraverso una serie di demolizioni-tagli trasversali calibrati sulle campate strutturali. La seconda operazione, complementare alla prima, individua nelle sezioni di cartiera sopravvissute ai tagli le teche, e nelle porzioni rimaste libere dalle sottrazioni trasversali (eccezion fatta per quelle contigue al triportico e al basamento del tempio) le gallerie: queste ultime sono unite da una manica lunga, immaginata in sostituzione dell’ultimo padiglione della Cartiera (totalmente demolito), vetrata, aperta sulla Campagna Romana e collegata alla quota del triportico attraverso una rampa parallela al canale Canevari, sopra cui si imposta una passeggiata belvedere interna; nell’estremità opposta alla manica, le gallerie si affacciano sull’area archeologica prospiciente il lato lungo del triportico. La terza operazione conclusiva garantisce unità formale all’ipotesi attraverso una grande copertura piana realizzata in cor-ten e posata al di sopra delle gallerie ad una quota comunque sempre inferiore ai solai della Cartiera Segrè. Lo scarto ricavato fra le due coperture consente di immaginare le teche come vere e proprie lanterne necessarie all’illuminazione indiretta delle gallerie.

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L’insieme così riconfigurato fa dell’area sacra un percorso museale articolato, tra preesistente e nuovo, sulla continua modulazione di uso, spazio e luce; in cui l’acqua continua a vivere come elemento caratterizzante: il basamento del tempio, foderato in cor-ten, di nuovo solcato dai salti d’acqua progettati da Canevari; lo stesso canale, ricostruito nel suo tratto iniziale, recupera, oltre alla memoria della sua funzione originaria, un ruolo centrale nella composizione, sostenendo la passerella-belvedere trasparente interna alla manica di ingresso.

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