Vista complessiva
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
Si intende il progetto contemporaneo come un complesso e dinamico equilibrio di questioni urbane e architettoniche, funzionali e formali, politiche e sociali, economiche e normative, quantitative e qualitative. Tutti questi elementi costituiscono gli interlocutori attivi del progetto e, in questi, confluiscono. La proposta progettuale struttura e restituisce in forma questo tipo di equilibrio, e al contempo si prefigura come elemento catalizzatore delle spinte di rinnovamento e di aspirazione alla modernità dell’area. L’equilibrio tra i rapporti di densità necessari per poter dar senso economico e sociale all’intervento, unito alla volontà di definirne oltre i manufatti architettonici anche i vuoti determinati dalle loro relazioni, caratterizza la proposta progettuale, che tiene dentro astrazioni teoriche, acquisizioni empiriche e aritmetiche quantitative tipiche della complessa disciplina dell’architettura. L’innesto di questo sistema architettonico, differenziale per forma, funzioni e carattere, nell’area oggetto del concorso può e deve dar l’avvio al processo di riqualificazione urbana che alcuni parti della città contemporanea, e nel caso specifico quest’area di Oristano, richiedono. L’occasione offerta da un “vuoto” urbano come quello proposto da questo concorso di idee, voluto attraverso una sottrazione di edificato e non uno spazio di risulta, è di quelle che richiedono all’architettura e all’architetto non solo soluzioni formali (sempre necessariamente presenti) ma risposte articolate e dense di significati. In tal senso si è ritenuto stimolante il confronto continuo tra lo sviluppo del progetto e l’esplorazione urbana che è di seguito descritta.
Vista complessiva
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
1. L’area del concorso principi insediativi e regole urbane L’area di studio, più ampia di quella di progetto, è stata strumentalmente individuata in quella racchiusa tra il perimetro sud del centro antico murato e l’espansione sudovest fino all’asse viario Gialeto-Tempio. Oltre questi confini variano molte delle regole morfologiche, tipologiche e insediative, descritte in questo paragrafo. Facente parte del sistema di espansione extra moenia della città, l’area si caratterizza per la netta definizione degli isolati. Queste vere e proprie insulae di borgata sono costituite da una membrana edilizia quasi impermeabile di edifici ad uno o due livelli lungo il perimetro e da un nucleo interno recintato di spazi aperti privati.
Vista complessiva notturna
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
Il rapporto fra l’edificato e la strada è caratterizzato dalla totale sovrapposizione dei loro tracciati, i quali costituiscono uno il bordo dell’altro. Il sistema di strade è il complementare vuoto dell’edificato. La suddivisione in particelle dell’isolato produce lotti di tipo gotico, costituiti da due muri ciechi ortogonali alla strada, dal fronte principale (che di solito costituisce il lato corto) con accesso diretto alla quota del marciapiede e dal fronte interno che si apre su un spazio aperto privato. Il rapporto pubblico/privato è semplice e duale: la strada è lo spazio pubblico e le abitazioni sono la parte privata. Nell’area non si riscontrano altri spazi pubblici in quanto i sistemi di piazze, slarghi e simili, si localizzano solo in prossimità del centro antico.
Tavola 1
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
La strada ha una sezione definita dai piani orizzontali dei marciapiedi e della carreggiata, di solito non molto larga, e dai piani verticali dei fronti bassi. L’unico elemento con caratteristiche differenti è l’asse viario Aristana-Arborea, il quale presenta una sezione più ampia di due carreggiate separate da un marciapiede e un filare di alberi al centro; questi due caratteri ne fanno uno spazio definibile come potenziale (seppur ancora parzialmente inespresso) viale urbano. Non è casuale che, proprio per queste caratteristiche fisiche, la strada subisca una trasformazione d’uso, diventando strada mercato per segmenti temporali delimitati. Questo è l’unico elemento che in forme estemporanee sembra alludere all’atto di abitare lo spazio pubblico piuttosto che di attraversarlo come quotidianamente accade alle strade e ai marciapiedi.
Tavola 2
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
Le strade si caratterizzano, inoltre, come un elenco edilizio di soluzioni individuali che hanno nella loro densità, sia orizzontale che verticale, e nella loro tipizzazione a schiera, gli unici elementi unificanti. La residenza, oltre ad essere sempre stata presente perché rappresenta proprio l’essenza stessa dell’abitare dell’uomo, è sempre anche stata, almeno per quantità, l’elemento principale di strutturazione della città e ne ha da sempre determinato la forma e il carattere. Forma e carattere prevalenti che nella loro relazione con i manufatti speciali della città (palazzi pubblici, chiese, ma anche vuoti speciali come piazze e giardini) ne determinavano i tratti distintivi. Nell’area studio gli edifici sono quasi esclusivamente residenziali anche nei piani terra; questo fa sì che ci siano poche attività differenti dall’abitare sia su strada che negli edifici; quest’assenza di una certa mixitè funzionale riporta all’esperienza, oramai sedimentata dalla ricerca contemporanea, che riconosce la difficoltà delle aree (o quartieri) a destinazione monofunzionale (tra cui la residenza, appunto), nel riuscire a creare luoghi, intendendo questi come spazi dinamici di relazione, di incontro, d’identità. L’assenza di spazi pubblici prossimi, di luoghi privilegiati per le relazioni, e di edifici pubblici e rappresentativi, amplifica la difficoltà ad avere una visione identitaria e di appartenenza dei cittadini a queste parti di città. Gli abitanti sono obbligati a frequentare altrove questi spazi alla ricerca di centralità e di relazioni che a quel punto non sono più di prossimità.
Tavola 3
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
Rintracciate, seppur sinteticamente, le permanenze e le reiterazioni che individuano alcune regole e caratteri dell’area studio, si sono registrate anche alcune variazioni. La città contemporanea ha iniziato a distribuire nel suo territorio tipi edilizi, differenti per densità, e a costruire rapporti nuovi con le strade. La città da sempre si evolve e si espande costruendosi su sé stessa, in una sovrapposizione di segni e tracciati che manifestano a volte continuità a volte rotture. Tutto ciò è evidente nell’isolato di progetto.
Tavola 4
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
Interpretando alcune strade interne come segni più temporanei che permanenti, o quanto meno ancora in piena evoluzione, è sembrato coerente individuare come confini dell’isolato di progetto, che include il lotto di concorso, le vie Torbeno Falliti, Palmas, Iglesias e Nuoro. L’evoluzione urbana di questo isolato è attualmente in corso ed è evidente che la scelta fatta per l’area delle ex case minime è di quelle che possono condurre un’intera area urbana in una direzione piuttosto che in un’altra. In sintesi, l’isolato è stato aperto e attraversato da alcune strade interne che hanno convertito in spazio esterno quello che prima era lo spazio interno. L’insediarsi di alcuni caseggiati in linea da tre o più livelli, ha imploso la diffusione di case individuali sostituendole con case collettive.
Tavola 5
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
Queste costituiscono un rapporto diverso con la strada attraverso arretramenti, distacchi, spazi aperti tra gli stessi, più tipici dell’edilizia libera contemporanea. Inoltre, il “rito” dell’accostamento tra le case è cancellato dal posizionamento di questi edifici isolati collettivi. Oltre a questi, sono soprattutto gli spazi al suolo che hanno subito un radicale cambiamento. Ci sono casi in cui il permanere di alcuni usi privati ha portato alla chiusura con muri degli spazi aperti degli edifici, come se fossero i patii prima descritti ma di natura collettiva/condominiale; altri in cui la recinzione leggera isola l’uso della proprietà ma non ne esclude il rapporto spaziale con la strada; altri ancora in cui lo spazio fra tre edifici vuole affermarsi come spazio pubblico dalla forma determinata, seppur gli usi ne contraddicono la natura (parcheggi per auto).
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
In sintesi, l’isolato presenta: la permanenza del sistema di case tra muri in accostamento con giardini sul retro tipici dell’area studio sulle vie Torbeno Falliti e Palmas. E’ da annotare come sul retro la demolizione di alcune case per realizzare gli edifici in linea ha portato fuori lo spazio interno dell’isolato, anche se di natura indefinita e frammentata; un sistema di case in linea allineate sul lato lungo con la strada sulle vie Nuoro e Iglesias che ha il carattere eterotopo di varie periferie italiane del periodo del secondo dopoguerra; un sistema frammentato e misto nelle parti interne fatto di recinti, abitazioni in linea e a C, spazi aperti incluso il vuoto del lotto oggetto del concorso.
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
Queste condizioni, questa stratigrafia di permanenze e variazioni, questo carattere di indefinitezza individuano il lotto di progetto come fulcro tra sistemi, principi e regole differenti. A partire da questa natura differenziale si è elaborata la proposta progettuale.
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
2. Il progetto spazi e luoghi Il progetto propone di strutturare questo sistema delle diversità, attraverso un organismo complesso di regole e relazioni. Un primo obbiettivo è quello di ridare forma all’isolato precedentemente individuato. Per far ciò si vuole restituire la continuità di costruzione del bordo, adesso interrotta dalla demolizione delle case minime, sulle vie Palmas e Iglesias. La modalità di costruzione di questo fronte/bordo reinventa il sistema di accostamento tipico dell’area, in forme e principi nuovi. Il nuovo edificio delle residenze (E2), collocato a sudovest nell’area individuata dal PUC come Br, si attesta al muro di spina della costruzione adiacente con un sistema di quattro partizioni che richiamano concettualmente il tema delle case di borgata applicato ad un edificio collettivo in linea. L’articolazione del fronte dovuta ai rientri della facciata, alla loggia, al corpo scala, allo sfalsamento dei solai, permette di costruire un fronte lungo circa 23 mt che completi e concluda il fronte attuale tranciato dalla demolizione. La distanza di 5 mt imposta per l’edificio che si trova nell’area adiacente S2 diventa l’occasione per creare un accesso urbano al nucleo del lotto e a dar vita a un primo spazio pubblico che si trova tra le due testate degli edifici. Un primo spazio pubblico, una piccola piazza sulla strada che ne è priva. Questo permette di trattare il fronte laterale delle residenze, che nel senso comune è il prospetto secondario, come un fronte rappresentativo che diventa anche il terminale dell’intero sistema di case di borgata della via Palmas. Il fronte su via Iglesias è il prospetto di uno dei lati del nuovo edificio a C (E1) con destinazione commerciale e di terziario. L’idea alla base del disegno di questo fronte è, da un lato quello di continuare la costruzione del bordo dell’isolato in allineamento con la strada, dall’altro quello di frammentarne l’unitarietà che, vista la dimensione di 62 mt, lo caratterizzerebbe come elemento fuori scala rispetto al contesto. Si è proposto un fronte che manifesta la sua eccezionalità dimensionale e di funzioni rispetto a quanto presente nell’area, ma che possa riproporre le regole insediative in forme contemporanee. Quindi, i segni della permanenza reinterpretati, sono il principio dell’accostamento attuato attraverso arretramenti, slittamenti, partizione della facciata e la differenza delle aperture; invece il segno di innovazione e di unitarietà è il basamento commerciale vetrato da cui è possibile vedere la piazza interna, contenuto da una pensilina che corre su tutto il fronte sud ombreggiando il marciapiede e proteggendolo dalla pioggia. Lungo questo fronte è presente anche un passaggio urbano in cui si trovano le scale e l’ascensore per accedere all’edificio o per entrare nella corte/spazio pubblico. Gli altri due lati dell’edificio a C (E1), invece sono aperti e sospesi su pilotis, in modo da lasciare gli spazi permeabili tra la corte interna e gli spazi esterni. La distanza prescritta tra le costruzioni nel lotto S2 e l’edificio IACP contiguo, diventa l’occasione per fondare una strada che permetta un flusso veicolare trasversale e che dia vita a un nuovo fronte urbano verso la corte interna dell’edificio di alloggi popolari. La facciata si configura in tutta la sua unitarietà e importanza dimensionale per confrontarsi con il sistema dimensionale del caseggiato popolare. L’ultimo fabbricato di progetto (E3) si configura come l’elemento di chiusura del bordo della via Caprera e con questa è allineato. Questo è costituito da un sistema di recinti murari e residenze che è una rarefazione del sistema di borgata precedentemente descritto. La continuità con la via Caprera è garantita dall’aggetto dell’edificio dei servizi, che segna un percorso coperto verso la corte interna; sull’altro fronte dello stesso si delimita uno spazio aperto più defilato con l’edificio delle residenze. L’obbligo di distanziarsi dal muro di cinta del lotto adiacente, diventa l’occasione per posizionare l’accesso carrabile ai parcheggi interrati. Lo spazio interno del lotto ha un livello di permeabilità pedonale molto alta, così si riesce a dar vita a una piazza urbana a tutti gli effetti, luogo di ritrovo e di relazione per gli abitanti del lotto, della zona, per coloro che vi lavorano e per coloro che vengono ad acquistare. Uno spazio ricco di possibilità ma anche ricco di segni. I fronti interni dell’edificio a C sono carichi di tensione e dinamismo in rottura alle giaciture regolari del perimetro attraverso rotazioni di piani, aggetti, profondità dei ballatoi e movimento delle falde di copertura. Queste, nell’edificio a C e in quello dei servizi, sono inclinate ad una falda e rispettano l’altezza massima di gronda prevista dal PUC nei fronti perimetrali, mentre all’interno le altezze variano in funzione delle larghezze dei corpi e degli aggetti. Ciò, da vita a un movimento dei fronti interni che non è solo una rotazione planimetrica ma anche nel senso delle altezze. Lo spazio aperto è quindi piazza, ma anche corte, quindi fatto interno e fatto esterno alla costruzione, ma è anche lo spazio collettivo di questo shopping mall decostruito e atipico, e in alcuni giorni della settimana è un mercato, in cui arrivano persone che provengono da tutta la città. Una nuova centralità in quest’area, una sorta di agorà contemporanea che ha del suo vuoto pieno di significato e di relazioni il suo punto di forza.
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
2.1 L’edificio commerciale e per il terziario (E1) e Lo spazio mercato (S) Come già descritto, la ragione insediativa del progetto è confermare gli allineamenti del macro isolato delimitato dalle vie Iglesias, Palmas, Torbeno Falliti e Nuoro, ricucendone i bordi e mantenendo all’interno la frammentarietà tipica degli spazi aperti privati dei lotti contigui. In questa ottica l’edificio E1 si colloca nella parte est dell’area di progetto, tra via Iglesias, via Sant’Antioco e l’edificio residenziale dell’IACP; la sua posizione e giacitura tengono conto dell’ipotesi fondativa, del differente carattere delle strade Iglesias e Sant’Antioco e della presenza dello stesso edificio dell’IACP. Quest’ultimo detta le regole di allineamento su via Iglesias e su via Sant’Antioco e rispetto ad esso il progetto prevede, come da regolamento edilizio vigente, un distacco maggiore o uguale alla metà dell’altezza dell’edificio stesso. Tale distacco genera una nuova strada e dà forma alla circolazione interna del macro isolato sopra descritto. La via Iglesias ha una portata maggiore rispetto alla secondaria via Sant’Antioco; se la prima si configura come un potenziale viale urbano, tale da ospitare durante la settimana il mercato rionale, la seconda è una strada di distribuzione residenziale. E’ per quanto affermato finora che l’edificio definisce un fronte compatto su via Iglesias, trasparente al livello del suolo per la presenza delle vetrate delle attività commerciali che qui trovano opportuna collocazione, attraversabile in un solo punto che si configura come attraversamento urbano, passaggio tra lo spazio della strada e la piazza interna definita dal nuovo complesso. Il prospetto su via Iglesias riecheggia formalmente le differenze tra i prospetti dell’edilizia esistente, diversi in altezza, larghezza, distribuzione delle aperture, e mette in atto una rivisitazione degli elementi spontanei del contesto urbano per ritrovare regole compositive più rigorose. Il fronte che si sviluppa lungo via Sant’Antioco, di contro, al livello del suolo è totalmente permeabile, ha un rapporto con il suolo puntuale che garantisce trasparenza e attraversabilità indifferenziata. Lo stesso carattere contraddistingue il fronte est, nuovo fondale della piazza interna; fondale che non chiude il sistema verso l’edificio dell’edilizia residenziale IACP ma che con questo entra in rapporto di continuità attraverso il potenziamento del passaggio già esistente mediante la realizzazione di un raccordo di quote sufficiente a superare il dislivello del basamento. Al livello del suolo (primo livello) dunque l’edificio ospita locali commerciali sul lato sud accessibili dalla via Iglesias e dalla nuova piazza di progetto, e garantisce la fluidità della circolazione nei lati est e nord. I locali commerciali si raddoppiano nuovamente a sud al piano superiore e qui trovano collocazione, sugli altri due lati, i locali destinati al settore terziario. Il carattere generale degli spazi interni ammette flessibilità e fluidità, la pianta libera consente un’organizzazione degli spazi rispondente alle esigenze dei locatari. Il secondo livello, raggiungibile da tre punti dell’edificio si struttura su un impianto a ballatoio che serve l’intero edificio; tale percorso ammette una serie di terrazze e affacci sul giardino della piazza e consente, mediante vetrate apribili stagionalmente, la continuità con l’esterno. A questo livello sono presenti degli spazi speciali inclusi nei grandi volumi sospesi sulla corte, tali spazi sono attualmente separati e legati ai piani di riferimento, ma potrebbero avere collegamenti verticali e funzionare come parti speciali a cavallo dei due piani. Il terzo livello è interamente destinato al settore terziario e nella parte terminale delle falde contiene i locali tecnici degli impianti. L’impianto tipologico dell’edificio è a ballatoio e si struttura mediante l’elemento di distribuzione orizzontale e l’inserimento, in corrispondenza di ogni campata strutturale, di un blocco tecnico che contiene servizi (servizi igienici per i locali commerciali, per il terziario e per il pubblico, ascensori) e un cavedio per le reti (idrica, elettrica, acque reflue) che attraversa in altezza l’edificio. La nuova piazza di progetto diventa un giardino di quartiere in cui passeggiare, sostare, giocare, e settimanalmente ospitare il mercato rionale che oggi si svolge lungo la via Arborea. Per questo motivo il giardino, prevalentemente coltivato a prato erboso stabilizzato, si disegna attraverso ricorsi di pavimentazione che individuano gli stalli per il commercio temporaneo; due lunghe panche in pietra servono da sedute per la lettura e il riposo, e diventano punti di appoggio e di servizio agli ambulanti durante le ore del mercato. L’area del mercato si estende fin sotto i portici nord ed est dell’edificio E1, dove gli ambulanti che effettuano la vendita direttamente dal proprio furgone (salumeria, macelleria) possono parcheggiare accostati al marciapiede e occupare il proprio spazio di vendita. Gli altri stalli, quelli che occupano la parte centrale della piazza, possono essere allestiti tenendo conto delle esigenze di ciascun ambulante, infatti si prevede anche la possibilità che le auto si addentrino nella piazza per consentire lo scarico e il carico delle bancarelle e della merce. Durante la giornata destinata al mercato rionale, nella piazza interna e in corrispondenza di ciascun stallo di vendita, vengono impiantate delle vele di copertura che ombreggiano alcuni percorsi e sostituiscono alcuni ombrelloni utilizzati abitualmente dagli stessi ambulanti.
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
2.2 Il sistema residenze (E2), servizi collettivi (E3) e parcheggi (P) Il sistema è costituito dai due edifici che fanno da testata ai lotti delle case di borgata presenti sulla via Palmas e Caprera, dallo spazio aperto tra i due e dall’accesso dei parcheggi sotterranei. Il posizionamento dei due edifici dà vita ad uno spazio aperto più domestico di quello della corte centrale. Questo spazio è caratterizzato da una varietà di materie ed elementi quali gli accessi ai corpi scala dei due edifici, gli accessi con i giardini delle residenze a piano terra, il sistema di panche/lucernario dei parcheggi sotterranei, gli alberi, la scala di accesso a un giardino pensile di uno degli alloggi, il recinto dello spazio aperto protetto della ludoteca e i due fronti. Inoltre l’edificio dei servizi con i suoi aggetti fornisce degli spazi aperti e coperti per la caffetteria e il mercato. L’accesso ai parcheggi costituito da una rampa di collegamento è coperta da un solaio con uguale pendenza e permette di realizzare nel suo estradosso uno spazio articolato ad uso della ludoteca che può essere utilizzato come piccola arena oltre che spazio gioco. L’edificio per le residenze (E3) consta di tre livelli fuori terra per una parte e di due livelli fuori terra per l’altra, sfalsati tra loro in corrispondenza del vano scala. Ciò permette di mantenere le prime due campate a quota strada con uno stacco tecnico minimo per i vespai aerati, mentre la campata di testa è staccata dal suolo dell’altezza di una rampa, in modo da avere la quota delle finestre più alta sul primo spazio urbano e mantenere così un’aliquota di privacy. Lo sfalsamento di questa campata inoltre permette di tenere un locale tecnico seminterrato in cui oltre agli impianti possono essere realizzate delle cantinette per le residenze. Con questa regola si introduce un movimento dei prospetti che riprende la variabilità dei fronti limitrofi. Un ulteriore elemento di caratterizzazione dei prospetti è dettato dall’uso di persiane scorrevoli su un sistema di aperture con lievi disallineamenti; questo fornisce un prospetto cangiante nell’arco della giornata. Il sistema degli otto alloggi fa sua l’attitudine dell’area a fornire abitazioni provviste di uno spazio aperto privato; l’articolazione dei volumi, infatti, permette a tutti gli alloggi di dimensione variabile tra i 40 e i 75 mq di avere un proprio patio, un giardino pensile, una loggia o un terrazzo di dimensioni variabili tra i 16 e i 44 mq. Inoltre tutti gli appartamenti possono godere di un tetto giardino comune di 60 mq che si affaccia sulla città, sul passaggio urbano e sulla corte interna. L’edificio dei servizi (E2) è costituito da tre spazi articolati con destinazioni differenti. La caffetteria è uno spazio a doppia altezza che utilizza l’aggetto sul lato sudest per potere usufruire della parte esterna come prolungamento dell’interno. E’ provvista di blocco dei servizi, un ambiente per la preparazione dei pasti freddi e un deposito. Una scala collega i due livelli, quello superiore è lo spazio dei tavoli e della sosta e gode della vista del parco interno. La ludoteca è uno spazio a piano terra con accesso dal lato che fronteggia le residenze. E’ costituito da uno spazio di reception, il blocco dei servizi e un unico grande spazio flessibile che potrebbe essere suddiviso a seconda delle esigenze. Molto importante è lo spazio esterno per le attività all’aperto dei bimbi costituito da una parte in piano recintata e da una con piano inclinato dovuta al tetto dell’accesso al parcheggio sotterraneo. Il terzo spazio è quello polivalente ed è costituito da uno spazio complesso di due livelli, il secondo e il terzo, con accesso dal piano terra. Un sistema di scale e ascensore permette a tutti di usufruire degli ambienti. L’interno è caratterizzato da uno spazio a doppia altezza con soppalco e falda inclinata, e uno spazio nel terzo livello, sotto la falda inclinata, con terrazzo che si affaccia verso gli alloggi e la piazza interna, inoltre sono presenti i servizi ai due livelli. Uno spazio flessibile e articolato che molto bene si presterebbe al coworking, potendo destinare parecchi spazi a postazioni singole e di gruppo in ambienti collettivi e ambienti per riunioni private. La riflessione sulla natura dello spazio aperto ha portato a tenerne fuori le automobili, ma è stata garantita una sufficiente disponibilità di parcheggi. Questi sono stati ottenuti attraverso una struttura interrata di 1000 mq che garantisce circa 50 posti auto. E’ illuminato e aerato naturalmente grazie ai lucernari/panca del parco e la bocca d’accesso ed è collegato al corpo scala/ascensore delle residenze, all’edificio dei servizi tramite l’ascensore, alla piazza in asse con la via Caprera e in prossimità del passaggio urbano del lato sud del corpo a C.
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
2.3 Sostenibilità energetica La questione dell’efficienza energetica è parte costitutiva e integrante del progetto di architettura. Viene affrontata, pertanto, unitamente a tutti gli altri temi che definiscono il ragionamento progettuale ai quali è necessariamente legata, (relazioni con il contesto urbano, rapporti tra spazi aperti e spazi costruiti, fra spazi pubblici e privati, forme e funzioni, articolazione dei tipi, etc…). (sviluppare) La sostenibilità energetica viene perseguita attraverso la razionalizzazione dei consumi energetici e l’integrazione dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabili. La razionalizzazione dei consumi (nel suo duplice aspetto di guadagno e di risparmio energetico) è ricercata mediante il controllo sui microclimi degli spazi interni agli edifici e dello spazio della corte interna. Vengono quindi considerati i sistemi cosiddetti “passivi”, utili a regolare gli apporti energetici solari diretti e indiretti, la ventilazione naturale, l’organizzazione di elementi vegetali all’interno e all’esterno degli edifici. Quali fattori che contribuiscono al risparmio di energia primaria da fonti non rinnovabili sono stati considerati l’adozione dell’isolamento termico dell’involucro, sia nelle superfici opache che in quelle trasparenti, e l’utilizzo di impianti ad alto rendimento per la climatizzazione invernale ed estiva e per l’illuminazione e per la ventilazione artificiale. Il consumo di acqua viene ridotto attraverso un sistema di contabilizzazione, di accumulo e riutilizzo delle acque meteoriche. La risorsa rinnovabile utilizzata nel progetto è l’energia solare. Nella valutazione delle forme disponibili nella fase di progetto di massima si è ritenuto opportuno non contemplare l’impiego dell’energia geotermica in quanto una valutazione non approfondita del suo rendimento, così fortemente legato alle condizioni specifiche del sottosuolo (natura del terreno, presenza di falde, etc…), può inficiare l’analisi costi-benefici in modo determinante. Innanzitutto è stata posta attenzione all’involucro degli edifici, prima interfaccia tra i climi interni e il clima esterno, sia in relazione all’orientamento, sia alla sua qualità costruttiva. L’edificio commerciale / terziario è articolato secondo tre diversi orientamenti: verso l’esterno, a sud prospetta su via Iglesias, a nord su via S. Antioco, a est è parallelo alle residenze IACP. All’interno prospetta sulla grande corte centrale.Il prospetto sud su via Iglesias presenta uno sdoppiamento dell’involucro. Lo strato esterno, in corrispondenza del secondo livello, è costituito da una facciata indipendente distanziata di 30cm dal filo interno, nella quale sono praticate aperture variamente disposte che selezionano la radiazione solare entrante negli spazi interni delimitati da superfici vetrate. La dimensione dell’intercapedine ventilata sommata allo spessore della facciata consente la protezione dell’interno dalla radiazione solare incidente diretta nei mesi estivi, consentendone invece l’ingresso nei mesi invernali. In corrispondenza del solaio tra piano terra e secondo livello, la facciata piega in orizzontale a formare una pensilina aggettante che serve a ombreggiare i locali commerciali al livello stradale. Il prospetto est presenta un’unica finestra a nastro collocata in alto al secondo livello, mentre a nord il ballatoio di distribuzione, aperto ma coperto, funge da filtro per gli spazi del terziario delimitati all’esterno da una parete priva di finestre. Verso la corte, i prospetti dei tre corpi sono costituiti quasi del tutto da superfici vetrate arretrate rispetto al filo della costruzione. Fanno eccezione le facciate rivolte a nord dei volumi aggettanti, assolutamente prive di aperture. Per contenere le dispersioni termiche si è adottata, quale componente trasparente del sistema degli infissi a bassa trasmittanza, una vetrata doppia con una lastra a trattamento superficiale e riempita con gas Xenon. I prospetti dell’edificio residenziale presentano sistemi di persiane scorrevoli e, nella campata sul passaggio urbano, una profonda loggia per ombreggiare d’estate la zona giorno dell’abitazione. Questa parte è isolata da un tetto giardino comune. Tutte le murature sono del tipo a cassa vuota con basso valore di trasmittanza. In tutti gli spazi del complesso si è posta cura nella collocazione delle aperture verso l’esterno per garantire un’adeguata ventilazione naturale degli ambienti. Le coperture del braccio meridionale dell’edificio commerciale / terziario, del centro polivalente e delle prime tre campate dell’edificio residenziale sono integrate a sistemi di pannelli solari termici e fotovoltaici. I primi (240m2 per l’edificio commerciale/terziario, 40m2 per le residenze, 100m2 per il centro polivalente) forniscono energia termica per la produzione di acqua calda sanitaria (il 50% del fabbisogno) e per alimentare i circuiti degli impianti di riscaldamento a bassa temperatura a pavimenti radianti. I secondi forniscono un contributo “gratuito” ai consumi di energia elettrica (c. 45400 kWh annui netti per l’edificio commerciale / terziario, c. 7580 kWh per le residenze, c. 18900 kWh per l’edificio polivalente). I collettori solari sono integrati nelle falde di copertura. I serbatoi di accumulo e gli altri componenti tecnici sono collocati all’interno dell’intercapedine tra la falda inclinata e il solaio del terzo livello.
© Antonio Provenzani . Pubblicata il 07 Febbraio 2012.
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