Planivolumetrico
© Letizia Nieri . Pubblicata il 10 Febbraio 2012.
TRACCE E ASSENZE
© Letizia Nieri . Pubblicata il 10 Febbraio 2012.
Il viaggio nell’analisi archeologica attraverso le tracce siano esse antiche o recenti può giovare allo sviluppo critico di un’architettura capace di mantenere chiarezza sul suo statuto mai autoreferenziale ma sempre in continuità con la storia recente o passata.
© Letizia Nieri . Pubblicata il 10 Febbraio 2012.
Analogamente a quanto avviene nell’arte, la sparizione delle tracce, in quanto eroica espressione dell’acquisizione di modernità durante il percorso della conoscenza, costituiscono il discrimine tra architettura e simulacro. L’Architetto deve parlare attraverso un linguaggio e delle immagini che tutti riconoscono, e che tutti non hanno ancora riconosciuto. Il suo lavoro è sempre intorno ad un corpo, un vuoto,una ferita.
© Letizia Nieri . Pubblicata il 10 Febbraio 2012.
Freud riferisce nei suoi scritti dei suoi sogni riferiti al desiderio di visitare Roma. Il grande psicanalista legge più di archeologia che di psicanalisi perché tra l’archeologia e la mecidina esistono vari parallelismi:il ricercatore attraverso le rovine,i frammenti di colonne, di tavole con segno grafici sfocati e illeggibili riesce a intuire limitattamente a ciò che è visibile, poi informandosi presso gli indigeni e chiedendo loro ciò che la tradizione ha loro tramandato a proposito della storia e dell’importanza di quei resti monumentali.Il lavoro dell’archeologo piano piano parla da sé; i resti racconteranno la loro storia passata, permetteranno di ricostruire il tempo, palesaranno un alfabeto e una lingua, che decifrate permettaranno di ricostruire la storia passata arrivando a conlcusioni impreviste.
© Letizia Nieri . Pubblicata il 10 Febbraio 2012.
Il Mediterraneo è vissuto come “un immenso archivio e un profondo sepolcro” dove in ogni momento oltre questo sfondo c’è un continuo emergere di tracce e di misure che provengono da altri tempi e da altri luoghi che infine dialogano con un nuovo tempo e una nuova misura che continuerà a mutare e ad adeguarsi ad altre situazioni.
© Letizia Nieri . Pubblicata il 10 Febbraio 2012.
Il Modello museale a cui ci riferiamo è a “grande sala” ossia un unico spazio espositivo aperto, che mantiene una sostanziale semplicità di forme e di spazi. La superficie totale della grande sala espositiva è di 1.125 metri quadri. Fondamentale la geometria essenziale su cui si fonda l’idea, attraverso la quale si sviluppa la griglia elementare basata su moduli di 11,00×11,00 metri che ripetuti vanno a formare il grande cubo di 40×40 metri che definisce l’architettura dell’ampliamento che avrà quindi una superficie totale di 1600mq.
Il nuraghe le “tombe antiche”, le necropoli sono tutte strutture archetipiche antiche di questo territorio e che affondano le loro origini nel periodo tra l’VIII e il IV secolo a.C. e a distanza di millenni il progetto trae ispirazione da queste forme antiche, dall’idea del reperto affiorante dalla terra, sezionato longitudinalmente da percorsi inclinati, come se venissero scavati nella roccia,come se si infilassero nella profondità dell’internità cava. L’idea del progetto tende all’archètipo, ossia ad un modello originario elementare da cui partire per definire il luogo simbolico del museo, inteso come spazio della conoscenza antica. Quindi da qui la forma pura del cubo, che si spezza tramite i percorsi che si inseriscono all’interno;
il cubo pitagorico si divide generando otto frammenti che divengono contenitori aperti, spazi liberi delimitati solo dal perimetro murario e dalla corte interna. La linea del tetto segue un’inclinazione verso l’alto, a sottolineare la rottura del cubo e la sua decostruzione. La copertura è il cielo, è il tetto della capanna, dell’antro della grotta, ed ha anch’esso una geometria elementare che segue quella in pianta: una scansione in cubi di lato 1,00×1,00mt, che scendono dall’alto, abbassandosi ad altezze differenti illuminando gli oggetti sui basamenti. Questi elementi diffusori di luce diventano elementi spaziali. La luce infatti penetra attraverso delle piccole bucature disposte in ordine sparso sulla copertura e attraverso i lucernari costituiti da membrane tese in Barrisol, diffondono luce dentro la grande sala. All’interno dei lucernari si troveranno dei dispositivi per illuminare in modo indiretto le statue, alternando dei vuoti che diventano lucernari filtranti luce indiretta, diffusa. I percorsi interni sono indicati attraverso una linea di luce “a led” che delimita gli otto spazi che contengono le basi di 1,00×1,00 mt utilizzate per l’appoggio delle statue.
Le “sale” sono quindi in continuità e lo spazio è unico, con altezza dei solai comisurata all’altezza delle statue. Secondo il documento allegato alla documentazione del concorso le statue dei guerrieri, arcieri e pugili possono arrivare ad un’altezza di 2,50metri, e il basamento deve essere alto 1,00metro, così le statue raggiungono da terra un’altezza pari a 3,50 metri. Questa misura ci ha indotto a disporre le statue ad una distanza non inferiore a 7,00metri l’una dall’altra, così da permettere una visione completa a 360°. All’interno della grande sala espositiva saranno esposti anche alcuni dei modelli ricostruiti di nuraghe ritrovati con le statue a tutto tondo tra gli otton modelli complessi e tredici singoli o monotorre E’ prevista una corte aperta solo in alto, racchiusa tra pareti di acciaio corten. All’interno di questa corte di 97 metriquadri, saranno esposti altri reperti come ad esempio i Betìli del tipo Oragiana potranno essere collocati nello spazio esterno che nel progetto diviene uno spazio museale in continuità con l’interno. Il parco che si sviluppa in quest’area di m 4.351, è stato pensato come l’estensione dell’ampliamento del museo, dove la griglia di 11,00metri x 11,00metri, si ritrova a segnare il territorio secondo la geometria della composizione. All’intersezione di ciascun asse che nasce dal prolungamento dei percorsi interni al museo, si trova un punto di “osservazione” del paesaggio verso lo specchio d’acqua dello stagno che diventano punti di sosta per l’osservazione dei reperti e anche del luogo naturale. I punti della sosta sono “segnati” al centro di questa piazzola, dalla presenza di “copie” dei betìli, che sono la rappresentazione aniconica della divinità nuragica. Interpretati come “occhi” di una divinità protettrice guardiana presso le tombe dei giganti, i betìli diventano punti da cui guardare la natura e gli orizzonti della zona umida. I percorsi ortogonali che partono dagli assi della composizione del museo, si divideranno in percorsi “pavimentati” e percorsi “naturali” ossia con un fondo in stabilizzato neutro. La rete di questi percorsi si raccorderà con qualche percorso esistente e con esso potrebbe essere creato un percorso pedociclabile lungo l’intero sistema dello Stagno di Cabras. All’interno dei singoli riquadri definiti dalla griglia geometrica, l’area del parco viene arricchita da essenze tipiche della zona: lo scirpeto denominato dallo Scirpo, piuttosto diffuso nelle fasce dove l’acqua oscilla stagionalmente. Il Fragmineto o Canneto costituita spesso dalla sola canna di palude, la Phragmites communis diffusa lungo le rive dove l’acqua ristagna per lungo tempo. Il giuncheto, abbastanza diffuso soprattutto ai bordi dei “pauis” dove forma popolamenti chiusi dominati da Juncus maritimus e poche altre specie come il Giunco, la Salicornia e la Cressa. Inoltre saranno previste alcune specie arboree che fanno parte della vegetazione storica locale: Quercus Ilex e Quercus Suber. L’annessione dell’ala nuova del museo archeologico, avviene attraverso un corridoio totalmente rivestito in acciaio corten, che collegherà il grande spazio espositivo con una delle sale del museo esistente. La distribuzione delle nuove sale sarà la seguente, partendo dall’ingresso dell’edificio esistente: -Grande sala espositiva mq 1.020 -Sale espositiva con teche mq 115 -Caffetteria-bar mq 97 -Bookshop e Deposito mq 69,50 -Magazzino mq 33 nell’ala esistente si sono sostituite due sale espositive con l’aula didattica e la sala wi-fi: -Aula didattica mq 78 -Sala Wifi mq 38,00 -Sala conferenze mq 74,00 -Sala espositive esistenti mq 161,20 Il totale della superficie museale dopo l’ampliamento –escluso la zona uffici- è quindi di mq 2.285.
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