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Padova (PD), Italia

Restauro Dell' Orto Botanico Patavino

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UN NUOVO PROGETTO PER LO SVILUPPO DELL’ORTO BOTANICO

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(Lorenzo Fellin Prorettore per l’edilizia e per il settore patrimoniale ed economale)

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Premessa

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L’Orto Botanico patavino è sorto nel 1545 come “Horto medicinale” con finalità applicative mediche distinte da quelle agrarie (per le quali venne infatti fondato, nel 1776; un apposito Orto a supporto della cattedra “ad rem agrariam”).
Nel corso dei secoli, l’Orto Patavino è stato testimone dell’evoluzione della  botanica da scienza applicata alla medicina a scienza pura, mantenendo però uno stretto legame con l’originaria attenzione alle piante medicinali. Esso ha svolto una funzione centrale nello  sviluppo  delle discipline botaniche, connotandosi quale centro di ricerca scientifica e quale utile strumento didattico. A ciò si aggiunga la straordinaria importanza dell’Orto sotto il profilo dell’architettura e della storia dell’architettura,grazie alle sue incomparabili forme di “giardino costruito” all’interno di precise marcature geometriche evidenziate dall’uso sapiente della pietra [ 1-2 ].
Sono queste le ragioni che hanno portato al riconoscimento dell’Orto quale bene culturale di valore eccezionale e universale convincendo l’UNESCO a inserirlo, nel 1997,  tra i siti “Patrimonio mondiale dell’umanità”.
Assieme alla sua grandezza, a quasi cinque secoli dalla sua nascita, l’Orto patavino  rivela però anche tutta la sua fragilità.  Sono da un lato evidenti i segni del tempo sui materiali lapidei e ferrosi, connaturati ormai alla stessa fisionomia dell’Orto, mentre dall’altro la morsa impietosa del tessuto urbano sempre più antropizzato rischia di compromettere il futuro biologico dell’Orto.

Un increscioso incidente dovuto alla leggerezza di una delle proprietà confinanti con l’Orto Botanico, ha avuto tuttavia il merito di attrarre su di esso l’attenzione del legislatore: grazie all’art.9 di una legge speciale (L. 370/99) si sono così potuti ottenere finanziamenti per interventi di salvaguardia dell’Orto patavino. Essi prevedono da un lato “l’acquisizione di un’area cuscinetto intorno all’Orto Botanico”, che l’Università di Padova ha prontamente acquistato (parte dell’area del complesso ex “Tre Pini”) e dall’altra misure per “alimentare sviluppi educativi e scientifici”. Per questo secondo aspetto, l’Università ha deciso di lanciare un concorso internazionale di progettazione in modo da raccogliere una vasta messe di proposte tra le quali individuare quella che meglio si addice alla “funzione-guida” che l’Orto patavino dovrà svolgere in campo mondiale, potenziando la sua immagine.

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Un nuovo progetto per l’Orto Patavino

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La Commissione per la salvaguardia dell’Orto Botanico, dopo quasi un anno di lavoro, ha  prodotto un’importante documento [3] che individua  le linee guida per la futura progettazione. Il bando di concorso , diffuso via Internet, ha raccolto 29 domande di partecipazione di gruppi di progettazione multidisciplinari, provenienti da tutto il mondo. Una speciale commissione di esperti internazionali ha quindi selezionato i 15 gruppi ammessi alla redazione di un progetto preliminare che dovrà essere presentato entro il 6 maggio 2005. La stessa commissione sceglierà quindi il gruppo vincitore al quale affidare  la progettazione definitiva.
Ma qual’é il contenuto delle “linee guida” che dovranno essere rispettate dai gruppi concorrenti? In sostanza il progetto dovrà prevedere due distinte attività, che dovranno peraltro coordinarsi attorno ad un’unica idea centrale: l’organicità dell’insieme costituito dall’Orto antico e dal suo ampliamento moderno.

La prima attività riguarda l’Orto antico per il quale è richiesta una completa opera di restauro architettonico e funzionale, unita ad una riqualificazione delle collezioni per le quali vengono indicate quelle insostituibili (essenzialmente contenute all’interno del muro circolare); quelle da mantenere e migliorare (situate all’esterno del muro circolare), salvo la collezione di piante arboree e arbustive, risalente all’800, oggi eccessivamente addensate in poco spazio, vecchie, in precarie condizioni e di limitato interesse culturale.

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Rientra nella prima attività anche la completa riqualificazione delle serre ottocentesche, che dovranno essere inserite in un progetto didattico culturale che consente di valorizzare questi spazi per un’attività qualificante e in linea con le attività istituzionali dell’Orto. Le tematiche culturali da affrontare nel progetto “serre didattiche” si possono così sintetizzare:

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le piante carnivore

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l’acqua e la vita (le piante acquatiche);

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i benefici e le insidie del mondo vegetale (le piante medicinali e quelle “velenose”);

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la conservazione delle biodiversità (le piante divenute rare, specie nel Veneto);

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il polline.

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Del sistema serre farà parte, solo per contiguità funzionale, un’area destinata a coltivazione di piante oggetto di sperimentazione, ad uso esclusivo dei ricercatori.

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La seconda attività dovrà svilupparsi soprattutto nell’area di nuova acquisizione e si dovrà articolare su due livelli:

un livello strutturale e organizzativo, inteso a dare unità e funzionalità “sistemica” al complesso dell’Orto tramite lo studio degli ingressi, del Centro visitatori e servizi , del centro multimediale, dei percorsi di visita e di ogni altra esigenza a ciò correlata, prevedendo aule, laboratori (scientifici, didattici e di autoapprendimento), spazi museali e di vendita, ristorazione, spazi per attività culturali, serre e parcheggi;

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un livello contenutistico, inteso a focalizzare un “filo conduttore” attorno al quale si dovrà snodare tutta l’impostazione della nuova area recentemente acquisita. La Commissione ha individuato, per quest’ultimo aspetto, due percorsi:

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a) un percorso culturale- didattico: “Le piante e l’uomo”; inteso a dimostrare l’importanza delle piante per la vita quotidiana e per uno sviluppo sostenibile dell’umanità;

b) un percorso: “Le piante e l’ambiente” inteso ad educare all’importanza delle biodiversità, sui meccanismi di selezione naturale, quali l’effetto dei fattori limitanti, la capacità di adattamento e simili.

I due percorsi dovranno convergere in un struttura dimostrativa dal titolo: “Piante nello spazio e sui pianeti” atta a mostrare le possibilità di vita del sistema piante/uomo in ambienti ritenuti “non vivibili” (per l’appunto  i pianeti o le navicelle spaziali).
Le ”linee guida” indicano, per  il tema “Le piante e l’uomo”, una superficie di almeno 1330 mq in cui le varie tappe della storia dell’uomo verranno correlate  alla  presenza e alla tipologia delle piante: il Paleolitico e il Neolitico, l’Età antica, il Medio Evo e, infine, i giorni nostri, per ciascun periodo toccando i vari ruoli  che la  pianta può assumere  nell’alimentazione, nella cura delle  malattie, nell’abbigliamento, nella cosmesi, nel ristoro, nella fitodepurazione, nei combustibili e carburanti, nella risorsa “legno”.

Le indicazioni relative al tema: “La pianta e l’Ambiente” prevedono invece tipologie, scenografie e spazi atti a ricreare essenzialmente tre ambienti:

- quello tropicale

- quello subartico

- quello arido (deserto).

Gli spazi museali riservati ai due temi confluiranno quindi nello spazio, di circa 1000mq, riservato al tema : “Le piante nello spazio e sui pianeti”.
L’idea nasce dalla constatazione che i lunghi viaggi spaziali (ad esempio su Marte: andata e ritorno in non meno di tre anni) potranno svolgersi solo se navicelle e pianeti saranno in grado di sviluppare autonomamente un sistema in grado di sostenere la vita dell’equipaggio attraverso la sua continua rigenerazione (riciclo rifiuti).
In sostanza si tratta di creare un sistema chiuso, con il solo apporto esterno di energia (di fonte essenzialmente solare), che faccia toccare con mano al visitatore l’esperienza della vita in una navicella o su un pianeta privo d’acqua.

Wewerg

Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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