© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
Le centinaia di migliaia di passeggeri previsti daranno sicuramente vitalità ai vari servizi previsti “fruendo” delle attività culturali e ludiche. Da tempo ormai chi viaggia ha perso gli esclusivi tratti di chi “transita” da un luogo e di quel luogo “consuma” solo in rapporto a bisogni primari. Si diffonde un modo di trasferirsi che acquista sempre più i tratti di un viaggiatore (taxidis) che, come in un celebre verso di Kavafis, tiene conto anche dell’andare oltre che della meta. In questo andare, heritage tourism, si cercano esperienze che sono legate alla identità del luogo di temporanea permanenza cercando, e lasciandosi prendere, dal dialogo con il patrimonio, la produzione materiale e immateriale di cultura. Gli stessi servizi, le proposte culturali, le manifestazioni programmabili in così ampi spazi interni, esterni e delle banchine attigue, saranno di forte richiamo per il territorio e, in ragione delle “proposte” che saranno “lanciate” dal Capannone, potrà e dovrà favorire l’allargamento del “bacino” di interesse a scala quantomeno extra provinciale. Si può ipotizzare che si chiuda per il Capannone il ciclo virtuoso auspicato da ogni istituzione e dai regolamenti dei “beni culturali” italiani che, superata la necessaria fase della tutela e conservazione, affronti con un praticabile progetto le fasi della rifunzionalizzazione, della valorizzazione e della tanta auspicata gestione e fruizione (codice dei beni culturali). Il dibattito in merito nel nostro Paese di frequente si attarda ancora a considerare come difficile il poter coniugare i termini dei due modelli che si contrappongono: quello orientato alla conservazione e quello orientato alla produzione di cultura (l’indice di redditività e creatività culturale dell’Italia mostra, negli ultimi due decenni, un prevalente orientamento alla conservazione rispetto alla produzione). Nel caso del Capannone siamo in presenza di una volontà già manifesta di voler superare questa astratta contrapposizione per provare a sperimentare progetti e pratiche che rimuovano anche apparati cognitivi e operativi, spesso burocratizzati e che impediscono di fatto l’acquisizione di nuovi paradigmi teorico-pratici. Produrre dunque cultura unendo il “ciclo dei beni culturali” a quello della produzione, creando nuove espressioni e forme delle arti e delle discipline (architettonica come in questo caso, ma non solo) facendo avanzare le frontiere della conoscenza innovando gli strumenti, la tecnologia, l’organizzazione, le forme della governance, l’approccio individuale e collettivo. In una parola coltivando cultura producendo cultura a mezzo di cultura. La rifunzionalizzazione del Capannone ad uso dei viaggiatori e della Città diviene la nuova frontiera ideale in movimento verso scenari inesplorati (e che possa capitare come a Colombo che cercando una nuova via per le Indie…scoprì un nuovo continente) mobilitando la creatività anche delle nuove generazioni.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
Il Capannone e la Città: il nuovo luogo urbano. La costante diffusa memoria, come riportato in premessa, costituisce già buona parte del sicuro interesse della città alla trasformazione ipotizzata per il Capannone. Sicuramente essa è meno presente nelle nuove generazione che però mostrano nei comportamenti grande sensibilità verso ogni proposta che va nella direzione di innovare linguaggi (come è certamente il linguaggio della architettura contemporanea) e attenzione per eventi e luoghi. La proposta di rifunzionalizzare il Capannone per la fruizione culturale e sociale si colloca nel processo (anche questo già sperimentato positivamente in molte città europee) di nuovo luogo urbano carico di significati ed esperienze possibili. Nel processo/pratica sociale che va sotto il nome di everyday urbanism ( trasformazione continua e quotidiana della dimensione urbana sotto il segno fisico, produttivo, simbolico, comportamentale) si diffondono nuovi luoghi della socialità che costituiscono e trasformano “reti” di una economia fondata sulla valorizzazione di risorse territoriali, che dialogano con elementi sovra locali (fenomeni di globalizzazione), in cui si “condensano” due fenomeni ad un tempo culturali ed economici: - i luoghi diventano sempre più caratterizzati dai “flussi” piuttosto che dagli “spazi”; - conta meno il “consumo” di beni e servizi rispetto alla “esperienza”, anche emotiva, che si può vivere. Da ciò la forte valenza che assumono questi nuovi luoghi che non solo sostituiscono i tradizionali luoghi/spazi urbani delle relazioni (piazze, stadi, chiese…) ma favoriscono la messa in “valore” della cultura e della identità rinnovata.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
La città, la sua macchina urbana e sociale, deve quotidianamente rispondere a domande molto differenziate e individualizzate che esplicitano i segni della comunicazione di ogni soggetto, singolo o collettivo, per le pratiche della rappresentazione sociale. Ne viene fuori (ciò è molto evidente nelle cosiddette tribù del consumo, soprattutto giovanili) la necessità che la stessa città si rappresenti, e sia percepita, come ville a la carte che, anche nella concorrenza con gli altri luoghi urbani, non solo vicini, deve saper presentare un menù articolato, di qualità e sempre interessante. Per questo l’offerta è divenuta in molte città culture based empowerment (conferire poteri alla cultura) spostando significativamente l’attenzione dal valore intrinseco dei beni culturali al valore e opportunità sociali, economiche e relazionali che favoriscono l’inserimento, nell’epoca della complessità e della flessibilità, nelle filiere di valorizzazione, anche dell’economia a distanza. Del resto i processi diffusi in molte città di banalizzazione dei luoghi con la perdita di valore relazionale e attrattivo, come nel caso di molti centri urbani anche di quelli che hanno solo percorso superficiali interventi di restyling, testimonia della differenza che si produce nel tempo quando lo stesso intervento soggiace a logiche estemporanee e d’occasione rispetto alla acquisizione diffusa di apparati cognitivi e paradigmi sintetici che comprendono il particolare nel generale, la sperimentazione e la verifica costante dei termini degli obiettivi. Ciò presuppone che allo stesso intervento sul Capannone sia, nella condivisione territoriale, praticabile la programmazione certa e duratura di quanto potrà accadere, in relazione alla città e alla cultura, nel “dentro e nell’intorno”.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
L’idea di proporre che si istituisca un Museo della Navigazione (come meglio evocato nella successiva pagina 4) vuole far incontrare il sistema urbano con l’originale manufatto ligneo perché, anche in relazione al complesso Programma di rigenerazione urbana e di Città d’acqua avviato dall’Amministrazione comunale, possa divenire (prima tappa?) parte dell’ipotizzato sistema museale territoriale. Il Capannone può essere senz’altro l’avvio di un processo che, portando arte e organizzazione innovative, ripristini il rapporto, spesso sacrificato, della esperienza della comunità con la bellezza.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
IL PROGETTO DI ADEGUAMENTO FUNZIONALE Il rispetto e la valorizzazione dei caratteri peculiari della grande struttura lignea stanno alla base dei principi ispiratori della soluzione progettuale per l’adeguamento funzionale del Capannone ex Montecatini. Lo spazio coperto è caratterizzato da due elementi principali: - l’evidente predominanza dell’asse longitudinale sia nella fruizione che nella percezione stessa dello spazio interno che appare a chi lo percorre come una grande navata; - l’asimmetria della copertura che, sul lato rivolto verso la città, solleva un segmento più ampio della falda come per orientare in quella direzione lo sguardo di chi si trova all’interno. Il rispetto di tali caratteri ha orientato le scelte di progetto che prevedono: - la distribuzione delle varie aree funzionali lungo l’asse longitudinale che ha origine nella testata Nord del capannone, dalla quale si accede alla struttura; - l’organizzazione asimmetrica delle soluzioni distributive dello spazio interno che è caratterizzato da una gradonata rivolta verso il lato Est che guarda la città; - il contenimento e l’allineamento delle nuove volumetrie al disotto di una quota massima di 5 metri allo scopo di non alterare la percezione della navata; - l’uso di strutture leggere e prevalentemente lignee, completamente autonome rispetto agli elementi strutturali esistenti Area Servizi Passeggeri In quest’area, posta in corrispondenza dell’accesso principale alla struttura e in prossimità delle grandi aree di parcheggio, sono distribuiti gli spazi destinati ai passeggeri in attesa di imbarco, gli esercizi commerciali, le biglietterie, i desk per le compagnie di navigazione, i bagni, i locali e le strutture per i controlli doganali, gli uffici per le forze di polizia di frontiera. Le attrezzature per il controllo di sicurezza dei bagagli e delle persone, preventivo all’imbarco sulle navi, potranno essere in parte dislocate in quest’area, in parte nel varco che separa il parcheggio pubblico dal piazzale di imbarco. Bar Ristorante In continuità con gli spazi dell’Area Servizi Passeggeri il Bar Ristorante separa, al piano terra, la zona dedicata al funzioni specifiche per i viaggiatori da quella del Museo. Dal Bar si accede al piano superiore dedicato esclusivamente al ristorante che si articola in uno spazio ellittico, chiuso e climatizzato, e uno spazio esterno che si affaccia, da una parte, sul grande spazio espositivo del museo, dall’altra verso l’area degli imbarchi.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
Il Museo della Navigazione è articolato in due aree principali: una coperta e climatizzata posta sotto la gradonata che corre lungo il lato Ovest della navata, una aperta ma comunque dotata di sistemi di controllo e mitigazione naturale del microclima. Ingresso al Museo Un piccolo foyer, dotato di un accesso autonomo di servizio sul lato Ovest, separa lo spazio del Bar Ristorante dal Museo e ospita gli spazi per la biglietteria e guardaroba. La gradonata è un suggestivo richiamo alla scalinata delle Colonne, immagine emblematica del Porto (peraltro spesso utilizzata negli anni in cui gli imbarchi avvenivano nella zona della Stazione Marittima come luogo di attesa e relax prima dell’imbarco). Disposta lungo il lato Ovest della struttura e rivolta verso la città, oltre a enfatizzare lo spazio della grande navata, svolge molteplici funzioni. Rivolta verso il grande spazio espositivo, oltre ad essere un luogo di sosta e relax per i viaggiatori che aspettano di imbarcarsi (lasciando i bambini liberi di giocare), offre ai visitatori la possibilità di percorrere la grande navata a quote diverse, di avvicinarsi alle strutture lignee della copertura – esse stesse motivo di una visita -, di osservare gli allestimenti museali da diversi punti e con diverse prospettive. Sotto la gradonata un ampio percorso coperto ospita le installazioni multimediali del museo che comprendono: pannelli, schermi, postazioni interattive, piccoli box attrezzati per funzionare come piccoli ambienti destinati alla fruizione, da parte del visitatore, di “camere virtuali” che simulano gli ambienti descritti nelle varie sezioni del museo. Lungo gli spazi dell’intradosso corrono le dorsali dei sistemi impiantistici.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
Il grande spazio espositivo, dimensionato alla scala dell’intera altezza della navata, si sviluppa sia sulla gradonata – che accoglie modelli di imbarcazioni, pannelli e monitors, ricostruzioni di prue di imbarcazioni, postazioni interattive – sia nella zona antistante che ospita una successione di vasche nelle quali sono collocati modelli a varie scale di vascelli, velieri e motonavi. Tutti gli allestimenti sono flessibili e caratterizzati dalla variabilità delle configurazioni e della distribuzione nello spazio. Una serie di pannelli in vetro separano lo spazio coperto dallo spazio esterno contribuendo alla regolazione naturale del microclima sotto la copertura. La flessibilità di questo spazio consentirà di ospitare manifestazioni fieristiche ed espositive, dedicate in particolare al settore della nautica. I diaframmi in vetro che separano lo spazio museale dall’esterno possono essere aperti creando un grande spazio, in parte coperto, cha dalla gradonata si estende fino alla banchina e oltre con pontili galleggianti ai quali ormeggiare le imbarcazioni in mostra.
pianta livello 0
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
L’Arena Sulla testata Est, la scala in acciaio che attualmente ostruisce, in modo assolutamente dissonante, il secondo lato aperto della navata, lascia spazio allo slancio di una rampa a sbalzo che si proietta in parte fuori dalla copertura e delimita, insieme all’ultimo tratto della Gradonata un’Arena dedicata a spettacoli, conferenze, proiezioni. Durante l’estate, grazie all’accesso autonomo sulla testata Sud, l’Arena può ospitare rassegne di Cinema all’Aperto. L’accesso alla chiostrina a tetto sul colmo verrà garantito da una o più scale di servizio integrate con gli elementi strutturali dell’intradosso della copertura.
pianta livello +1
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
Le Pedane Nell’area pedonale antistante all’ingresso e al lato Est del capannone, alcune grandi pedane in legno consentono di dotare la nuova struttura di spazi esterni funzionalmente integrati con i servizi e le attività previste all’interno. La pedana adiacente all’Area Servizi Passeggeri potrà ospitare i tavoli del bar-ristorante. Le altre pedane – una delle quali si estende fino a diventare il pontile di attracco del servizio di motobarche che collegheranno la struttura con il centro urbano e con il Casale – potranno diventare l’estensione all’aperto dello spazio museale per manifestazioni fieristiche ed espositive.
sezione trasversale
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
IL MUSEO DELLA NAVIGAZIONE “Azzurre e leggere…le onde dell’Adriatico erano corse incontro alla squadra imperiale (veleggiante) verso il porto di Brindisi…”. Scorre su un monitor l’incipit di La morte di Virgilio di Hermann Broch e volendo, manovrando opportunamente il mouse, si può rallentare, rileggere, proiettare su una parete. Altri testi, in varie lingue, si possono selezionare e, con un cent, stampare su carta riciclata. I bambini nel frattempo sono corsi via, ma non preoccupa il loro essersi infilati chissà dove; questo è un luogo sicuro nel quale l’unica paura da non avere e verso la scoperta, la conoscenza e le emozioni possibili. Il museo, se così si vuole forse riduttivamente chiamare questo luogo ben organizzato per trascorrere qualche ora rilassata e stimolante, prende come suo mondo di riferimento quella parola che contiene in se storie e Storia, luoghi reali e simbolici (ma oggi anche virtuali con le nuove tecnologie), oggetti della cultura materiale insieme alla immaterialità dei simboli, miti e leggendario che ne hanno fatto un unicum che sta tra noi, dentro di noi, oltre noi così come la stessa parola esprime e travalica; stare in mezzo alle terre, le varie terre della plurisecolare storia delle genti e dei paesaggi, delle comunità e dei popoli, dei sogni, di cui è fatto l’uomo, e delle realizzazioni: MEDITERRANEO. Mediterraneo, dove : “…le imbarcazioni navigano; le onde ripetono la loro canzone; i vignaioli discendono dalle colline…e si bacchiano le olive; i pescatori tirano le reti; i carpentieri costruiscono barche uguali a quelle di ieri…E ancora una volta, guardandole, ci ritroviamo fuori dal tempo” (F.Braudel, Mediterraneo). Sul Mediterraneo, crocevia antichissimo di paesaggio fisico e umano, confluiscono da millenni, complicandone la storia, “…bestia da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere. E anche le piante” (idem). Già, si diceva dei bambini: cosa stanno combinando? Al braccio hanno fissato la loro mappa/bussola e si apprestano a seguire i vari percorsi. Ovviamente bisogna decidere, per inclinazione e curiosità, il colore; tanto c’è sempre tempo per rincontrare più avanti gli altri percorsi su cui si muovono gli amici e i genitori. Più avanti bisogna indossare degli stivali se si vorrà entrare nelle vasche che ospitano parti o interi modelli di imbarcazioni e di altri strumenti realizzati nel tempo grazie al progresso della scienza e della tecnologia, cui non è certo mancata la forza della creatività e dello stato di necessità legata alla esperienza umana in senso lato, così come ci ricorda l’ammonimento proverbiale riassunto dai latini nel navigare necesse est. In fondo anche questa, proposta con i criteri sottostanti dell’imparare giocando, è una piccola perigliosa navigazione in cui l’avventura è costituita non da marosi né da tentacolari animali dei profondi abissi ma, ascoltando qualche canto di sirene, dalla voglia di mettere mani, occhi, orecchie, naso, voce e cervello dentro elementi naturali e tecnologici per interagire con corpo e sensibilità con quanto nel tempo, anche quello dell’attimo presente, ha modificato. Ma continua la modifica e sta già creando quanto per il prossimo futuro l’uomo, e la donna, inventano per trasformare il mare da frattura e ostacolo a mezzo di conoscenza e sviluppo. Un conoscente, già visitatore del museo, aveva raccontato di quei passaggi dove, con simulazioni davvero realistiche, è possibile ritrovarsi nella pancia silenziosa di sommergibili che cercano di sfuggire ad ordigni di profondità come sul ponte dei grandi transatlantici mentre l’orchestrina accompagna il calare del sole e si può vivere l’ora che volge al desio, evocando i tre grandi poeti del mare: il sole, il vento, il cielo. Si potrà vedere tutto, toccare tutto e farne esperienza? Intanto dalla gradonata longitudinale, funzionale all’organizzazione degli allestimenti, si può guardare verso la città e scorgervi i segni dell’antico e del moderno, le lunghe banchine, le architetture ottocentesche, la scalinata delle “colonne” che rimanda alla storia millenaria di Brindisi. La gradonata apre alla città e diviene, con la chiusura a “L” verso est, un anfiteatro per ogni tipo di evento e di incontro, anche di riflessione e condivisione, sulla città in trasformazione nei suoi programmi di rigenerazione e creazione di nuovo valore. Certamente quanto si definisce come “Museo della Navigazione” attraverso alcune sezioni (come la propulsione, l’orientamento e la navigazione, l’organizzazione e la vita a bordo, i porti e le città-porto toccati e la natura dei vari luoghi, ed altro ancora) è una proposta dai contenuti infiniti che posti in uno spazio qualitativamente unico testimonia della grande Storia e dell’ingegno e della incessante opera dell’uomo. Sottostante a questo Museo scorre, come mito, il Mediterraneo. Come fa il fiume Alfeo scorrendo chissà dove nel suo mezzo ma mantenendo distinte, infine, le proprie acque da quelle del mare magnum. Ma poi, talora, arrivano i momenti di stasis e in quella sosta ci si sofferma ad osservare, e meglio comprendere, non solo l’opera umana ma anche a rimirar le stelle.
sezione trasversale
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 20 Febbraio 2012.
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