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Monza (MI), Italia

Unus Fiat Ex Pluribus

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01 – Vista notturna verso il Municipio

L’AREA INTERESSATA DAL CONCORSO presenta, come in parte evidenziato nel bando, una serie di problemi e potenzialità di rilievo. Il luogo appare immediatamente affascinante per la sua spazialità complessa, per la qualità architettonica e, contemporaneamente, la dissonanza stilistica delle cortine edilizie che lo contornano e per la presenza di un imponente monumento ai caduti, probabilmente troppo enfatizzato dalla collocazione centrale e dal suo essere l’unico elemento nella vasta piazza capace di attrarre l’attenzione. Per contro lo spazio, di dimensioni cospicue, appare frammentato in numerosi sottosistemi scarsissimamente caratterizzati (la piazza propriamente intesa, largo 4 Novembre, piazza Carducci) che poco e male si legano fra di loro.

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02 – Vista notturna verso il monumento ricollocato.

Fondamentale, nella genesi del progetto, è stata dunque l’esigenza di riconnettere le aree inserite nel perimetro del bando, obiettivo raggiunto attraverso l’inserimento di un asse obliquo: questa linea, che ha anche il compito di richiamare l’antica roggia, si concretizza in una sequenza di vasche che corre al margine di piazza Trento e Trieste e la unifica a largo 4 Novembre, legandole stabilmente e quindi cucendole in un unico spazio. La perpendicolare a tale segno, che si imposta in corrispondenza all’accesso dell’ex diurno, viene evidenziata unicamente con la pavimentazione e l’organizzazione del verde e ha lo scopo di legare anche piazza Carducci al sistema di spazi aperti.

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03 – Schema per la disposizione delle bancarelle.

Inoltre il disegno di pavimentazione proposto ubbidisce alle medesime logiche in tutta l’area di progetto, contribuendo, con questo, ad accrescere il carattere di unitarietà dell’intervento.

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04 – Vista aerea della piazze annesse.

PIAZZA TRENTO E TRIESTE è indubbiamente l’area più interessante: si tratta di cospicuo vuoto urbano conservatosi attraverso i secoli giusto nel cuore della città di Monza, a motivo di esigenze funzionali disparate che variarono dalle produttive alle commerciali, fino a giungere, in un più recente passato, a moventi celebrativi e rappresentativi.

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05 – Piazzale del Municipio.

Le stratificazioni storiche generate da questi usi dissomiglianti vengono unificandosi e quasi fissandosi nel progetto che si sottopone al vaglio della commissione giudicante. La proposta immagina che le diverse soglie epocali lascino una traccia nel disegno finale della piazza generando un luogo capace di raccontare il proprio passato. L’antico uso produttivo viene rappresentato mediante l’inserimento dell’asse lungo il quale si allineano cinque vasche rettangolari d’acqua, in ricordo della roggia presente nell’antico “pratum magnum” ed utilizzata come risorsa idrica per la tintura delle pezze; il potente gruppo bronzeo di Pancera, emblema dell’impiego di quest’area per scopi rappresentativi e celebrativi, viene riconfermato all’interno della piazza, anche se ne viene proposta la traslazione; l’utilizzo a scopo mercatale viene mantenuto con convinzione, ed infatti particolare cura è stata posta affinché il mercato settimanale, oltre ad avere una collocazione funzionalmente adeguata, sia anche esteticamente piacevole nel suo rapporto con il contesto.

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06 – Dettaglio collegamenti trasversali tra i livelli

L’area di piazza Trento e Trieste viene progettata in base a due necessità che abbiamo avvertite come fondamentali: la prima è il desiderio di riproporre un asse longitudinale di acqua che richiami (anche se non ne ricalca l’esatto sedime) la roggia Pelucca, la seconda è l’esigenza di trovare, per il monumento ai caduti, una localizzazione più adatta all’interno del perimetro della piazza.

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07 – Vista verso l’Arengario

Come già accennato, l’asse formato da fontane viene posto obliquamente secondo un’inclinazione confrontabile con quella dell’antico corso d’acqua e trova i suoi terminali in una vasca quadrata di prato, a nord, e nel monumento ai caduti, a sud.

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08 – Dettaglio collegamento livello superiore.

La vasca quadrata ha anche il compito di “riordinare” gli elementi attualmente presenti in largo 4 novembre: l’imponente cedro e l’ingresso al diurno, che in questo modo vengono ad integrarsi col disegno dell’intervento.

Il monumento ai caduti viene traslato a sud, verso il palazzo “Monza Centro”. Diverse sono le considerazioni che hanno consigliato tale spostamento: il monumento, certamente interessante, nello stato di fatto occupa una posizione baricentrica all’interno della piazza, divenendo l’unico polo d’attrazione dello sguardo, così da mettere in ombra l’interessante spazialità del luogo; in seconda istanza il volume del monumento, complice l’attuale localizzazione su terrapieno, pare eccessivo rispetto alla scala degli edifici all’intorno; in terzo luogo, l’attuale collocazione non permette una facile fruizione da parte dei visitatori ed è comunque proibitivo l’avvicinamento da parte di portatori di handicap.

è dunque deciso di eliminare il rialzo erboso e di muovere il gruppo ed il sacrario in una posizione non centrale, optando per una rototraslazione verso sud che lo pone di fronte al comune, sul versante opposto della piazza. Quest’ultima appare, così, conclusa su tutti i lati da elementi storici: a nord dal comune, ad ovest dal palazzo dell’ex seminario, ad est dalla biblioteca ed a sud dal grande monumento.

L’edificio degli anni ’50, realizzazione di pregevole fattura anche se, a nostro avviso, inadatto alla collocazione su una piazza come la Trento e Trieste – soprattutto a motivo delle dimensioni dell’intervento – con il proprio prospetto modulare composto di elementi quasi a basso rilievo, appare adattissimo allo scopo di “impaginare” il monumento poiché si trasforma in una appropriata quinta vibratile. Inoltre il rapporto di questo macroelemento con il volume, anch’esso cospicuo, del gruppo bronzeo e del sacrario produce una vicendevole regolazione dei fuoriscala e ricalibra la percezione delle altezze relative.

Attorno al monumento è prevista una teoria di setti di altezza crescente dall’esterno verso l’interno (ove è collocato il monumento stesso). Tali setti murari, alti rispettivamente 40, 70, 100 e 130 centimetri, sono disposti in fasce concentriche ma discretizzate, in modo da non celare l’architettura commemorativa, ma da stimolare la curiosità verso questo oggetto e, contemporaneamente, mediare l’approccio visivo col suo massiccio volume.

I muri alti 40 centimetri, interamente rivestiti in lastre di beola grigia hanno larghezza tale da permettere l’utilizzo come seduta; gli altri (di spessore inferiore ma finiti con rivestimento identico) possono venire integrati da un piano in legno che, fissato all’altezza di 40 centimetri, trasforma anch’essi in elementi atti all’uso di panchina.

Un’ultima corona concentrica, la più esterna, è invece formata da strisce luminose a raso.

Attorno al monumento si dispongono variamente alcune vasche d’acqua e di verde, quest’ultime piantumate con azalee e rododendri.

In questo modo l’intorno si costituisce innanzitutto come polo d’attrazione che induce ad avvicinarsi all’opera; si tratta però di uno spazio permeabile che permette tanto il contatto con il gruppo ed il sacrario che il facile attraversamento della piazza. Ne viene inoltre esaltato il carattere di spazio di aggregazione.

Si tiene a sottolineare, da ultimo, che essendo il sacrario ricollocato a quota 0.00 rispetto al piano della piazza, e misurando due metri la distanza fra i corsi paralleli dei muretti, l’intorno del monumento è perfettamente fruibile anche da portatori di handicap motori, diversamente da quanto accade nello stato di fatto.

Le scale dei parcheggi sono progettate con logica analoga a quella descritta: due muri non perpendicolari rivestiti in beola sorreggono una leggera copertura lignea.

La piazza si articola in tre differenti livelli composti da fasce longitudinali di ampiezza diseguale. La prima –ed altimetricamente più rilevata – è compresa fra il fronte della biblioteca ed una linea ricavata congiungendo gli spigoli del palazzo del comune e dell’edificio Monza Centro. Questo nastro ha un’altimetria variabile che va da 164.1 m/slm in corrispondenza dell’allacciamento con via Locatelli, a 164,9 m/slm in prossimità di via Giuliani, ed è quindi progettata come rampa.

La seconda area occupa la zona approssimativamente trapezoidale compresa fra il margine testè descritto e quello formato dalla successione delle vasche rettangolari; è perfettamente complanare (se si eccettua ovviamente la pendenza del 2% necessaria per lo scolo delle acque, che è studiata per avere il suo crinale lungo la longitudinale al centro dell’area).

La terza parte – altimetricamente la più depressa – è di nuovo inclinata e trova il suo massimo a nord ed il minimo a sud. È costituita dalla restante parte di piazza Trento e Trieste: una striscia che corre fra le vasche e la cortina di edilizia minore del lato est.

Questa scelta permette di non dover correggere l’altezza al piede degli edifici che contornano la piazza.

Inoltre tramite il ribassamento progressivo dei piani si ottiene un interessante gioco di dislivelli che rende più vario ed articolato l’assetto di quest’ampio spazio aperto ed in più consente di mitigare l’impatto visivo dell’affollamento generato dalle bancarelle nei giorni di mercato.

Le due linee di discontinuità altimetrica sono evidenziate da manufatti rivestiti in beola grigia e dal gioco della pavimentazione. Sul lato dell’ex seminario il dislivello è protetto da una doppia teoria di panche (rivestite in beola grigia), che si impostano ognuna alle propria quota di pavimento. Passaggi per la discesa sono previsti, oltre che all’inizio ed al termine dell’asse, anche in corrispondenza degli ingressi all’edificio dell’ex seminario.

Sul lato opposto la differenza di altezza si produce in corrispondenza del sistema longitudinale di vasche. Sul lato interno alla piazza queste presentano un bordo di 50 cm circa, utilizzabile per la seduta, mentre l’acqua, tracimando a filo dagli invasi, scende fino a terra lungo il lato esterno. Anche questo asse è caratterizzato dal rivestimento in beola e dalla presenza di attraversamenti ogni 20 metri circa.

L’area trapezoidale compresa fra il comune ed il monumento, che si è detto essere in piano, si presenta come uno spazio ben misurato, che può essere variamente sfruttato per manifestazioni ed eventi di diverso tipo.

La pavimentazione proposta, che sottolinea con forza l’andamento orizzontale, utilizza tre materiali: la beola in marmette per le campiture rettangolari; il porfido in cubetti posato a corsi per le linee orizzontali ed il calcestruzzo lavato (composto con inerte scelto) addittivato con un coadiuvante tipo Pieri Chromofibre, per colorare la matrice cementizia ed ottenere una tessitura di buona matericità. Quest’ultimo materiale risulta particolarmente interessante perché a fronte di un investimento contenuto permette un risultato estremamente pregevole (è stato utilizzato in alcuni contesti architettonici di gran valore, quale ad esempio piazza Pitti a Firenze) ed un’ottima resistenza ai cicli di gelo-disgelo, all’abrasione, alla fessurazione ed agli urti.

La scelta della beola è operata per uniformità con le aree attigue del centro storico, ove è diffusamente utilizzata nelle pavimentazioni. La beola grigia, pietra tipica, è stata selezionata perché le miche che la compongono hanno grana media e sono presenti in sottili livelli discontinui con spaziatura regolare, capaci di dare luminosità alle campiture. Si rivela, inoltre, particolarmente indicata, per la realizzazione delle vasche d’acqua.

Nel disegno della pavimentazione è inoltre contenuta l’indicazione per il posizionamento delle bancarelle del mercato. Anche i chiusini (che nascondono pilotis basculanti automatici con la dotazione di prese elettriche) sono perfettamente integrati nel disegno della pavimentazione e distribuiti su tutto il piano della piazza, rendendola davvero flessibile nell’utilizzo.

Nonostante il mercato abbia la sua maggior concentrazione in questo luogo, è progettato secondo una disposizione che permetta una fruizione fluida delle aree, queste vengono così ad essere connesse in modo intuitivo per l’utente. Lo sviluppo dei percorsi è pensato anche in relazione ad altri spazi che l’amministrazione potrebbe in futuro voler mettere a disposizione del mercato settimanale (come la piazza San Paolo) o che sono già parzialmente utilizzati a questo scopo (è il caso della piazzetta antistante S. Maria in Strada).

La proposta di illuminazione notturna prevede di porre l’accento sugli elementi salienti del progetto: lampioni a luce indiretta con doppio vano ottico posizionati lungo le panche in beola (si è previsto l’utilizzo dei Nuvola di Guzzini) rischiarano l’area in corrispondenza delle sue linee di dislivello, mentre un’illuminazione scenografica è pensata per l’area del monumento e per le vasche che si attestano in largo 4 Novembre.

Si segnala altresì che tutte le scale e le rampe sono punteggiate da luci segnapasso e l’acqua delle vasche viene colorata per mezzo di faretti a led blu.

Coerentemente alla filosofia del progetto proposto, che ha integrato inscindibilmente i due spazi, l’assetto di LARGO 4 NOVEMBRE è stato in gran parte già illustrato contestualmente a piazza Trento e Trieste. Ciò nonostante si ritengono fondamentali alcuni approfondimenti: all’estremo di largo 4 Novembre si imposta una vasca rettangolare –lunga e stretta- da cui si sviluppa la perpendicolare all’asse obliquo che attraversa piazza Trento e Trieste. Da tale vasca emergono zampilli d’acqua verticali: essi formano una quinta semitrasparente che indica la rotazione del percorso pedonale e segnala la presenza di piazza Carducci da un lato e dell’arengario dall’altra.

L’illuminazione notturna prevede fasci di luce che evidenzino gli zampilli, onde conservare anche al buio l’effetto descritto.

Inoltre la proposta preserva l’accesso carrabile presente sul fianco del comune, margine sul quale non è previsto nemmeno il posizionamento delle bancarelle del mercato.

Fra gli spazi che l’amministrazione inserisce nel perimetro del concorso, quello più armonico e misurato ci è parso essere proprio PIAZZA CARDUCCI: area di belle proporzioni, contornata da cortine edilizie per lo più di interesse storico (e comunque di scala adeguata) e popolato da magnifici pini argentati. Ciò che indubbiamente difetta, oltre ad una pavimentazione idonea, è la connessione con le restanti aree di progetto. Per questo motivo dalla fontana di largo 4 Novembre si estende un asse obliquo che attraversa la piazza Carducci producendo alcune significative (ma modeste) interferenze col disegno, convenientemente ortogonale, della pavimentazioni e delle panche.

Il margine verso largo XXV Aprile presenta il prosieguo del disegno di pavimentazione di piazza Trento e Trieste.

L’area è stata divisa in tre fasce parallele complanari, fra le quali quella centrale (sottolineata dalle campiture in beola) viene preservata dalle bancarelle e può quindi essere sfruttata in ogni giorno della settimana come terrazza esterna dai bar attigui.

Non si è mutata la posizione dell’edicola.

L’illuminazione notturna prevede gli stessi lampioni scelti per piazza Trento e Trieste, ma di altezza tale da mantenersi al di sotto della chioma degli alberi.

LE AREE ATTIGUE sono progettate coerentemente a quanto deciso per gli spazi già descritti: la pavimentazione richiama gli stessi codici e l’illuminazione è scelta in assonanza, così da rendere immediatamente comprensibile l’uso degli spazi e le loro gerarchie.

I mezzi pubblici e quelli dei residenti transitano lungo il perimetro esterno dell’area. La loro sede è indicata da una differente pavimentazione, composta da campiture alternate di porfido e beola. La fermata dei mezzi pesanti è prevista accanto al monumento ai caduti, zona baricentrica rispetto all’intervento e estremamente conveniente nei giovedì di mercato. La stazione dei Taxi è collocata accanto al palazzo del comune.

Steel

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