© Sandro Catta . Pubblicata il 04 Gennaio 2006.
Il progetto, rivisitando il rapporto tra la funzione commerciale e infrastrutturale, ridefinisce il ruolo del largo pensandolo come una lunga rambla pedonale capace di accogliere chi arriva dal mare.
© Sandro Catta . Pubblicata il 04 Gennaio 2006.
La viabilità è ridistribuita allinterno del sistema urbano che confina col viale; in tal modo risulta notevolmente ridotto il peso del traffico sul viale; il flusso automobilistico nel largo è convogliato sul lato ovest. I parcheggi, attualmente ospitati in entrambi i lati del largo, sono ipotizzati al di sotto del livello stradale, in un ampio parcheggio sotterraneo collegato alla superficie con rampe e ascensori posizionati in punti strategici della piazza. Allinterno dei blocchi di collegamento verticale sono altresì previsti dei servizi igienici, con due bagni per gli uomini, altrettanti per le donne ed uno dedicato ai disabili.
© Sandro Catta . Pubblicata il 04 Gennaio 2006.
Il progetto si rapporta agli interventi realizzati nella piazza Yenne, che hanno generato nel recente passato lattuale configurazione della stessa, nonché alla recente sistemazione della prima parte del corso Vittorio Emanuele. Lelemento di principale ricucitura con Castello è rappresentato dallinserimento di un ulteriore ascensore addossato alle mura, poco distante dal punto darrivo dellascensore esistente sul retro della chiesa di S. Chiara. Questo è ora scarsamente utilizzato; non arriva al livello più elevato del quartiere e viene dunque effettivamente adoperato soltanto per il collegamento del parcheggio al di sotto del bastione di S. Croce con le zone limitrofe alla piazza Yenne.
© Sandro Catta . Pubblicata il 04 Gennaio 2006.
Lautorimessa interrata è prevista secondo le specifiche normative vigenti relative agli adempimenti antincendio. Le superfici sono state compartimentate al di sotto dei 2500 mq, con aerazione diretta per almeno 1/25 della superficie in pianta. Gli accessi, nella via Mameli, sono garantiti da due rampe affiancate da 4,5 metri complessivi, così come le uscite, nella Cavour; le uscite pedonali, pari a due sui collegamenti verticali e una in corrispondenza di ciascuna rampa, consentono luscita in caso di emergenza con un percorso di fuga inferiore ai 40 metri.
Allesterno, ai lati della fascia carrabile, si mantengono gli spazi per la sosta di mezzi pubblici, per il parcheggio riservato ai portatori di handicap, per il carico-scarico delle merci destinate alle strutture commerciali.
Si predilige come passeggiata il lato est. Da un lato per la sua continuità spaziale con fasce e aree urbane che nel tempo si sono già assodate come pedonali: via Roma, via Manno-via Garibaldi, il quartiere di Marina e di Castello; dallaltro, per la sua valenza storica: un tempo occupato dalle mura, segnato dalla presenza della chiesa di S. Agostino e dei ruderi del Mercato Vecchio.
Per marcare operativamente questi aspetti e renderli effettivamente significativi, il disegno della rambla penetra nello spazio aperto di pertinenza dellantica chiesa, alla ricerca di un passaggio celato che conduce allinterno di Marina. Un passaggio condizionato, che implica il superamento della navata centrale delledificio religioso.
Il procedere spaziale si trasforma in un salto temporale: i ruderi del mercato vecchio appaiono inaspettati dietro un alto muro, e lantica chiesa, uno dei pochi esempi rimasti di architettura rinascimentale a Cagliari, segna il passo verso le strade strette e silenziose del centro storico. E tutto sa di un altro tempo.
Il progetto si concentra sulla ricerca di un sistema di percorsi pedonali, che non solo mostri al turista linsieme del sistema di quartieri che ruota attorno alla porta Stampace, ma che permetta al cittadino di vivere il proprio spazio urbano, restituito della propria memoria.
Ed è sul filo della memoria che prende le mosse lidea progettuale.
Analizzata la storia del largo, particolarmente curiosa ci è apparsa una figura protagonista della vita quotidiana tra fine Ottocento e metà Novecento, i Piccioccus de Crobi .
Per decenni il Mercato Vecchio fu uno dei ritrovi preferiti dei cagliaritani che tradizionalmente vi facevano la spesa quotidiana, per lappunto aiutati da ragazzi, i piccioccus, che portavano le tipiche ceste in vimini ricolme di cibo.
La geometria delle ceste ha suggerito il processo creativo delle forme. Un lungo nastro segna il largo definendo due fasce: una destinata alla sosta, ai momenti di pausa; laltra più dinamica, da percorrere più a contatto con il lato commerciale.
Tale soluzione permette unagevole accessibilità alle persone poco abili perpendicolarmente alla passeggiata commerciale che, priva di ostacoli, mantiene una pendenza minima.
Nella passeggiata destinata allo svago, laddove la pendenza della via supera l8% e la salita diventa faticosa, vengono tracciati alcuni elementi singolari a pianta elicoidale, capaci di aiutare la risalita attraverso gradinate agevoli con alzata minima. I tagli che disegnano la spirale sono piani orizzontali e paralleli tra loro, che posizionati a diverse quote creano un gioco di discese e risalite, gradinate che si trasformano in sedute.
La passeggiata diventa così tridimensionale.
Come una scultura a tutto tondo, per percepire la sua completezza, occorre viverla in movimento. Una volta risalito il cerchio, la vista gode del paesaggio offerto dallo skyline di Castello e, se ci si volta, ecco il porto, alleggerito delle attuali esuberanti alberature. Larchitettura si fa scultura: non vano decoro, ma leggera integrazione.
In tre punti la linearità del largo si arresta lasciando il posto a tre spazi che gravitano in maniera più autonoma. Le forme si coniugano alla funzione, divengono luoghi di relazione, piazze che possono potenziare le attività commerciali vicine.
Considerato che oggi più che mai larte si mostra fuori dalle gallerie e dai musei, va in contro alla collettività, si diffonde nella sua realtà quotidiana imponendosi ad un pubblico istantaneo e dinamico: gli ampi spazi liberi compresi tra le singolarità sono lasciati liberi per accogliere la folla nei giorni di festa e per ospitare eventuali mostre temporanee.
Per riparare le esposizioni e le eventuali rassegne, o semplicemente per ospitare piccoli mercati, è stato previsto uno stand modulare, uno stallo facile da smontare e rimontare, flessibile nella funzione da ospitare, ispirato formalmente alle strutture dei mercati di fine Ottocento.
Realizzato con struttura in tubolari di alluminio e nodi principali in acciao inox. Il sistema di aste tende una membrana in PVC Tedlar che funge da copertura delimitando una superficie espositiva riparandola dal sole e dalle intemperie. Tale struttura è controventata mediante dei cavetti in acciaio e vincolata a terra a seguito di spostamento di pavimentazione rimovibili. Si è ipotizzato lutilizzo di tre tipologie di materiale lapideo, per pavimentazioni, arredi e rivestimenti.
La pavimentazione stradale, per mantenere la continuità materica con lattuale via Roma è in basalto.
La pavimentazione pedonale è in marmo di Orosei, mentre elementi emergenti, come collegamenti verticali, arredi e relativi rivestimenti in sono stati pensati in pietra locale.
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