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Prato (PO), Italia

Parco cimiteriale e tempio crematorio a Chiesanuova

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Introduzione Il concetto del Tempio Crematorio, come luogo in cui avviene la restituzione del corpo all’universo, matura, nella consapevolezza pubblica, di pari passo col profondo mutamento culturale e sociale in atto nella civiltà contemporanea. Nelle esperienze spirituali occidentali, la cremazione risente fortemente del retaggio culturale e delle ritualità stratificatesi intorno all’inumazione. Gli atti, le liturgie e le celebrazioni che si sono inseguite dalla remota antichità non possono che essere considerate fondamento intrinseco al concetto di memoria, che risulta fondamentale nel processo di identificazione collettiva per corrispondere alla necessità di riconoscersi anche nei luoghi, sia fisici che mentali. Ed è al recinto dell’_Hortus cimiteriale_ che, da secoli, le comunità hanno riservato un rilevante ruolo di custodia non solo delle salme ma anche dei sentimenti, delle espressioni di vita e delle inquietudini legate sia mistero della “fine” sia alla ricerca dell’eternità.

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Il progetto per il Parco Cimiteriale e il Tempio Crematorio Nel cimitero di Chiesanuova viene esplicitata la volontà di completare il recinto cimiteriale mancante nella sua coerenza morfologica, insediativa e culturale. Al contempo, viene proposto dall’Amministrazione, un riassetto urbanistico dell’insediamento ridisegnandone la viabilità. Conseguentemente il baricentro del complesso viene traslato, contrapposto all’accesso storico monumentale, andando a delineare un insieme di fattori che, con la dotazione del Tempio Crematorio, potrebbero mettersi in contrasto con la stessa coerenza tipologica, incidendo sull’equilibrio d’insieme con il territorio limitrofo e il paesaggio. Le nuove architetture si attestano e determinano, come nelle città storiche, un nuovo asse monumentale: questo tracciato viene suggerito dall’impianto esistente con il quale si rapporta facendo percepire l’insieme come unicum.

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Parco del Tempio Crematorio Il tema del limite (la recinzione esterna) nel progetto è sviluppato distinguendo l’accessibilità fisica e la permeabilità visiva, che nelle parti nuove e addizionali non coincidono. Il muro di cinta è definito da una linea spezzata, assoggetta al disegno del Parco Cimiteriale/Giardino dell’Inumazione [B1]. Nei ritagli residuali esterni, è piantato un boschetto lineare d’ispirazione naturalistica formato da alberi di alto fusto di specie caducifoglie. Una corona di verde che fortemente risente delle dinamiche delle stagioni: un ciclo di vita della natura come metafora del ciclo di vita dell’uomo. Il cipresso in corrispondenza degli accessi, enfatizzandoli, è una presenza comune nel paesaggio toscano. Presenza ricorrente, che va ben oltre la mitologia che lega le specie arboree ai sepolcri, è quella degli alberi da alto fusto, a foglie caduche – come la quercia o il castagno – che caratterizzavano il paesaggio per il loro ruolo nell’economia rurale dei casolari di campagna. La fascia, il cuscinetto di verde che proponiamo richiama la vocazione passata di questo territorio, imbastendo così un dialogo con le pezzature di verde esistenti.

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Il ‘Giardino dell’Inumazione’ [B1] costituisce un paesaggio che incarna la rivisitazione di un parterre di giardino all’italiana, che si delinea attraverso l’impianto composto da un mosaico di piccoli giardini a rilievo con altezze differenziate, tutti a verde, comprese le scarpate dei solchi. In alcuni filari (sempre in direzione nord-sud e lasciando una profondità visiva verso l’orizzonte) sono piantumati una variante a fiore di alberi da frutto (Melo_ Malus bacata, Prunio_ Pyrus calleryana, Mandorlo_ Prunus dulcis, Ciliegio_ Prunus serrulta, Pesco_ Chaenomele Niponica Niponica e Prunus Pissardi, Cercis siliquastrum _Albero di Giuda), contenuti per dimensione e di minuta architettura ma generosissimi nella fioritura e poco esigenti di cure. Questo insieme delinea un impianto arboreo a una scala intima favorendo inoltre una disposizione intuitiva per l’orientamento. I riquadri del Giardino dell’inumazione si estendono integrando la copertura del Tempio, e solo in proiezione alla sala dei forni il giardino diventa inerte. I muri dei canti si alzano per divenire delle sedute; uno, all’angolo sud-ovest, che svetta raggiungendo l’altezza del portale dell’ingresso, funge da camino dei forni. L’impronta allegorica del luogo spazia tra una reminiscenza archeologica e la memoria di una casa che non c’è: un emblematico luogo per il raccoglimento e la memoria.

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Il Tempio Crematorio [B2] si svela come un incatenamento di riferimenti allegorici sul tema del percorso della vita e il limite della stessa, e fa riflettere sulla separazione alla quale ogni fine tutti costringe. Inseguendo questo concetto, abbiamo scomposto l’architettura separando l’espressione Rituale [Il Parco] da quella prevalentemente Funzionale [Il Crematorio]. La prima si annoda alla capacità retorica del linguaggio dell’architettura colta, piena di riferimenti e rimandi di associazioni perciò, un luogo capace di convogliare le emozioni. Il secondo, ipogeo, è un luogo riflessivo, protettivo, che tende all’intimità e al raccoglimento, accompagnando nel modo più sussurrante possibile il percorso della separazione. Il Tempio Crematorio è capace d’imporre una relazione proporzionale/spaziale con il dorsale nord-ovest del cimitero monumentale tramite la definizione del nuovo percorso d’accesso all’intero complesso. Il viale, racchiuso tra due filari di cipressi, luogo comune per molti cimiteri, s’interrompe sul lato nord, dopo soli pochi passi, lasciando spazio a una lunghissima facciata – la faccia sud del volume del Tempio. Si tratta di una facciata priva di aperture, un’enigmatica relazione con il percorso, se non altro per la funzione, percepita prevalentemente per l’imponente sbalzo della testata del volume: l’ombra di tale sbalzo determina un luogo, un duplice accesso sia al Giardino dell’inumazione che al Tempio Crematorio.

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Al Tempio ci avviciniamo attraversando una lunga e lenta discesa misurata coi passi, il tempo necessario per distaccarsi dalla quotidianità prima di entrare in rapporto con l’eterno. Il volume (realizzato in cemento armato colorato in massa, colore antracite nel quale è racchiuso il percorso è già “Tempio”, anche se di fatto ancora non lo è: un camminamento in un ambiente oscuro contro la luce di sfondo, e solo nel mezzo del tragitto pochi raggi interrompono la penombra attraverso delle feritoie tracciate in alto. La discesa verso la corte impressa nel terreno riprende poco avanti, sulla stessa asse, con una scala monumentale, per risalire e tornare in quota al viale d’accesso, in un punto dove il Giardino dell’inumazione e il Parco/verde pubblico si congiungono. L’incavato è delimitato da una facciata ampiamente vetrata che apre gli spazi ipogei alla corte. Un olivo secolare convoglia l’attenzione sul versante nord dello spazio: l’albero assegna una centralità all’accesso all’ala cerimoniale del Tempio, mentre, dal lato contrapposto, si accede all’ala amministrativa e operativa.

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Nel Tempio i nuclei funzionali omogenei si rapportano attraverso un impianto distributivo teso tra due tracciati, idealmente accessibili, in modo separato, già dalla città. Sono il percorso del “pubblico” e quello “operativo”. Il primo è percorso dai dolenti e dagli accompagnatori mentre, attraverso il secondo, vengono accompagnati i defunti. Questi due circuiti, anche se distinti, sono opportunamente permeabili tra loro. La scelta concettualmente rilevante è di avere il Tempio, ipogeo, che consenta di trasformare i momenti di vicinanza o di incontro tra i due percorsi in punti notevoli, con l’introduzione della “natura” mediante delle corti ricche di vegetazione, o attraverso una sofisticata immissione di “luce naturale” dall’alto. Lo stesso impianto consente ai dolenti di scegliersi il grado d’intimità e riservatezza, se accompagnare in modo più o meno serrato la salma per l’intero percorso, fino ad assistere visivamente, se desiderato, all’ultimo atto. Nell’ala operativa del Tempio sono distinte le unità dell’amministrazione e di rapporto con il pubblico che gravitano sulla corte, con un ingresso dedicato, mentre il comparto tecnico/operativo si relaziona con la corte di servizio dotata di acceso carrabile proprio. Il dimensionamento e l’ottimizzazione funzionale/operativa dell’intero comparto sono indispensabilmente indotti dalla previsione di un futuro raddoppio dei forni.

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L’edificio per i loculi e ossari [B3] completa l’impianto consolidato del cimitero monumentale fungendo da recinto al sistema. Una scelta progettuale prevede di diversificare la facciata esterna da quella interna, slittando in pianta, tra i due livelli, il raggruppamento dei loculi e degli ossari, così da risultare come tema modellante della volumetria del corpo di fabbrica. Lo stesso sistema compositivo negli spazi interni consente di articolare e distinguere i luoghi, rompendo la banalità della ripetizione, un concetto rimarcato con la penetrazione della luce e con gli affacci verso il Campo Santo. Nel progetto l’involucro coincide con la struttura, la cui realizzazione è prevista in cemento armato a faccia-vista, additivato con pigmenti e gettato in casseri in metallo. In corrispondenza del tracciato nord-sud, mediano del complesso storico, la testata del nuovo edificio disattende le geometrie compositive del ‘recinto’ interrompendole rispetto al piano superiore, generando un ‘varco’ sul progettato asse d’accesso che dal parcheggio conduce al nuovo ingresso a nord.

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La Porta al Campo Santo [B4] assume un valore spaziale simbolico di nodo, una sorta di cerniera, di collegamento tra l’impianto storico e il nuovo assolvendo al quesito di un nuovo accesso nord al sistema monumentale.

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Dispersione delle ceneri Alla dispersione delle ceneri il progetto predispone due epicentri contrapposti, con una valenza di landmark, integrati nel paesaggio del Giardino dell’Inumazione del Tempio: uno sul versante est del giardino, in rapporto con l’ingresso monumentale al Tempio, l’altro in fondo, in asse, sull’orizzonte del viale d’ingresso dal parcheggio, punto dove le due aree verdi si congiungono. I due luoghi sono immaginati con una forte espressione evocativa, considerando il carico emotivo che investono, aldilà di quello simbolico che si estende oltre l’atto stesso della dispersione. Il punto della dispersione rappresenta il luogo di riferimento, sostitutivo della tomba. Inseguendo questo scenario, il progetto prevede di innalzare due monolitici ‘obelischi’. Gli obelischi interpretano l’astrazione di una colonna votiva, associabile all’ago di una meridiana (un gnomone che disegna con l’ombra la circolarità del tempo), circondata da una area delimitata, incavata nel terreno, per accogliere le ceneri: un insieme architettonico/scultoreo e poetico, che consentirà di vivere e inventarsi una propria ritualità, non solo per il momento della ‘dispersione’ ma anche in seguito per rievocare la memoria del defunto.

Area a Verde Un percorso concettuale simile a quello del parco cimiteriale è esteso all’interno dell’area a verde [zona C], disegnata dalla sovrapposizione di un sinuoso “percorso naturalistico” longitudinale (con due ascisse, contrapposte), su un’orditura geometrica di filari di alberi che evocano un’evanescente impianto agricolo. Il parco, che si estende per oltre 11.500 mq, acquisisce in più un ruolo funzionale, in quanto è intenzione progettuale studiare un impianto intensivo di arboricoltura, nello specifico una coltivazione di pioppi. La coltura di pioppi da taglio è programmata in moda da essere sfruttata con ciclicità (in media di 15-20 anni, sia per l’età delle piante che per lotti) e l’adeguata progettazione garantirà comunque, una continuità dell’immaginario e la capacità di godimento del parco come luogo di svago e piacere.

Progetto di Paesaggio Nel progetto il verde è trattato sia per l’espressività vegetativa delle piante che per l’“architettura” delle alberature: il primo è connesso al paesaggio dell’area circostante, alle sedimentazioni culturali e alle vocazioni storiche della vegetazione; il secondo è legato alla mitologia, alle leggende sulle piante. Intervenendo in un luogo della memoria e dell’emotività, il verde non poteva che acquisire un insieme di valenze particolarmente rilevanti nel progetto, confrontandosi tutto con il regolamento del verde vigente. L’espressività vegetativa delle piante, considerando il ciclo delle stagioni, la fioritura, il fogliame, oltre che incarnare ed esprimere la metafora alle stagioni nella vita dell’uomo, muta l’atmosfera e l’aspetto dei luoghi. Maturando, la presenza degli alberi altera il rapporto del/con il costruito e con il paesaggio. La natura del verde in oggetto è “funzionale” a tutto il cimitero, e in particolare nella parte annessa [zona C] che stiamo considerando per l’azione sociale ricettiva. Per questo motivo nel progetto la severa monumentalità è circoscritta al minimo, mentre è esaltata la parte che si propone come addizione al verde pubblico già presente nella zona, curato per i suoi rilievi estetico/paesaggistici, e mirati per meglio integrare il cimitero nel paesaggio urbano. Perciò la recinzione del Giardino dell’Inumazione del Tempio [zona B] è studiata con delle anse che, sul versante della città, consentiranno la formazione di un boschetto lineare, una “separazione” che ricuce paesaggisticamente le due zone oltre che migliorare l’efficacia della barriera acustica.

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