© giovanni morra . Published on July 14, 2012.
Introduzione generale al progetto Il progetto propone un intervento in continuità con le giaciture, gli allineamenti, le dimensioni volumetriche, il naturale sviluppo planimetrico, del cimitero esistente, arricchendolo di una dimensione sensoriale, simbolica ed ecologica. Le strutture edilizie previste sono collocate proprio dove i visitatori si aspettano di trovarle; e’ rispettato l’allineamento con l’ingresso esistente e con la chiesetta interna; si completa la coorte degli ossarini; si traccia l’andamento del parco urbano a partire dai “segni” del vicino cimitero. I temi che hanno generato le forme del progetto sono presenti in ogni parte creando un proficuo rimando tra di loro: il parco, “bosco sacro” spiega il tempio crematorio e viceversa, i sudari appesi alle croci dell’ingresso ci spiegano e sono spiegate dai sudari appesi sulle bare nei riti svolti nella sala del commiato; i “solchi” del parco rimandano a quelli che producono gli spazi del crematorio. Ogni elemento, apparentemente scollegato contribuisce all’ esperienza di limite che chi varca la soglia del cimitero dovrà inevitabilmente vivere. Il limite tra la vita e la morte, tra la natura e lo spazio costruito, tra il dolore personale e quello collettivo.
© giovanni morra . Published on July 14, 2012.
Sei la terra e la morte. La tua stagione è il buio e il silenzio. Non vive cosa che piú di te sia remota dall’alba. Quando sembri destarti sei soltanto dolore, l’hai negli occhi e nel sangue ma tu non senti. Vivi come vive una pietra, come la terra dura. E ti vestono sogni movimenti singulti che tu ignori. Il dolore come l’acqua di un lago trepida e ti circonda. Sono cerchi sull’acqua. Tu li lasci svanire. Sei la terra e la morte (Cesare Pavesi) questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Cosí li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti (Cesare Pavesi)
© giovanni morra . Published on July 14, 2012.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Edificio del Tempio Crematorio Questa parte del progetto prende a pretesto della propria ispirazione queste due poesie della raccolta “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” di Cesare Pavesi, le trasforma in materia di costruzione fisica e percettiva a cui attingere, instaurando un rapporto di empatia con l’esperienza di dolore dell’autore specchio poetico del dolore di ogni uomo. La terra cruda è la materia visibile dell’edificio; il buio contrapposto alla penombra ed alla luce sono i colori degli ambienti; il silenzio e le voci, la traccia che indica le diverse funzioni. Il tempo trascorso negli spazi dedicati al rito ed alla veglia, dovrà essere un’esperienza di limite, in cui chi accompagna la salma del proprio caro guarderà negli occhi la morte, riconoscendo l’ombra che “accompagna dal mattino alla sera”. La morte come momento “naturale” legato inesorabilmente alla vita, agli occhi dei propri cari. Un’architettura a tratti ipogea costruita con la “terra cruda” circondata da “acqua cheta”, attorno a cui camminare, nel “gorgo muti” tra i muri di terra e le vetrate che lasciano intravedere, inesorabile, le fasi della cremazione. La forma ad uovo dell’impianto planimetrico è metafora della rinascita della vita, all’interno del limite “guscio” sono collocate le funzioni direttamente collegate ai forni crematori. Il perimetro esterno è caratterizzato da ampie vetrate con pannelli del tipo u-glass. Gli spazi sono tracciati da spessi muri di terra, filtri di silenzio e passaggi nel buio tra la luce. I luoghi destinati alla preghiera ed ai riti collettivi, accolgono la “luce”, trasformata in alone, che arriva dall’alto attraverso fori circolari, oppure filtrata da una spessa struttura lignea intrecciata e da lastre di vetro opache, come in una foresta che nasconde lo “sguardo” del proprio Dio. In particolare la sala per il rito è metafora della radura che si apre nel bosco, luogo di incontro spirituale in cui esercitare i gesti di commiato e preghiera tramandati nelle culture, lo stesso tema è sviluppato nel parco urbano collocato sul lato a sud-est dell’intervento. Un filtro “scuro” a cui si accede da un porticato in penombra, consente di abituare l’occhio all’oscurità per poi vivere più intensamente la luce della sala. La sala è divisibile in due attraverso dei teli pesanti di colore scuro che nella posizione “chiusa” nascondono gli ingressi ed in quella “aperta” creano un corridoio di separazione tra gli ambienti. Lo spazio destinato ai forni riceve luce dall’alto e dalle pareti laterali. Ogni spazio è caratterizzato da un altezza funzionale alle attività che in esso si svolgono
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Sentinella a che punto è giunta la notte? Sentinella a che punto è giunta la notte? La sentinella risponde:”vien la mattina, poi anche la notte. Se volete interrogare interrogate pure, ritornate, venite”. Isaia (21,11,12)
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Parco Cimiteriale: il recinto La recinzione diventa il limite, il luogo in cui “interroghiamo la sentinella”. Quando potremo liberarci della morte?, della sofferenza?: chi ha avuto la grazia della fede comprende la prima parte della risposta; chi, come gli Ebrei nel brano di Isaia, che ancora non hanno conosciuto Cristo, viene invitato a ritornare e ad interrogare ancora. Quest’azione di continuo avanzare per poi arretrare, che vede protagonisti tutti gli uomini “da sempre”, si materializza nel muro attraverso l’arretramento delle lastre di acciaio ossidato, l’apertura di piccoli fori (trasposizione di un opera di Ross Bleckner) da cui poter vedere parte della verità. L’azione dell’uomo è come una spinta disperata per chi non crede e un spinta di fede per chi crede. Ma siamo tutti impegnati ad andare in un’unica direzione. La particolare forma, la sovrapposizione degli elementi pieni, i piccoli fori che imprigionano il rumore tra le due lamiere di cui è composto il pannello, rendono questa struttura capace di bloccare il propagarsi nel cimitero e nel parco, del frastuono esterno. Le parti piene della recinzione saranno realizzate con muri in cls su cui verrà riportato il testo di ISAIA scanalato direttamente nel getto. Le aperture saranno realizzate con gli stessi pannelli di acciaio ruotanti su perni collocati ad 1/3 della lunghezza. Per rendere leggibile la recinzione e consentire il “camminare” intorno al perimetro, il progetto prevede l’arretramento del limite e la realizzazione di un ampio marciapiede in cui ricavare anche le fermate del trasporto pubblico.
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Parco Cimiteriale: Nuovo ingresso al Campo Santo In prossimità dell’ingresso nord, dodici croci (numero che richiama la moltitudine dei popoli) ricoperte da una patina metallica dorata da cui pende un “sudario” in telo tecnico bianco, segnano il luogo e raccontano la speranza per ogni uomo di liberarsi dalla morte. Il colore oro “trasfigura la croce” rendendola luminosa testimonianza di un Dio consolatore. Ogni croce è orientata in modo da indicare una macro area geografica e su ognuna viene inciso il nome di Dio nelle diverse lingue dei popoli dell’area segnata. Quest’istallazione artistica segna l’ingresso a nord del Cimitero e sarà visibile da molto lontano.
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Ha messo chiome il bosco d’autunno. Vi dominano buio, sogno e quiete. né scoiattoli, né civette o picchi lo destano dal sogno. E il sole pei sentieri dell’autunno entrando dentro quando cala il giorno si guarda intorno bieco con timore cercando in esso trappole nascoste (Boris Pasternak)
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Area a verde pubblico Il progetto propone la creazione di un luogo di limite per la riflessione spirituale. Non più la morte ma la “vita”che si trasforma in eterno, che si rigenera. L’esperienza che si propone è quella di perdersi, perdere l’orientamento nella moltitudine dei percorsi, in uno spazio fitto di alberi e dall’andamento “collinoso”; perdersi come quando la morte entra nella tua casa, tra i tuoi amici, per poi ritrovarsi nella radura collocata nel cuore dell’impianto arboreo. La presenza dell’acqua che scorre nella radura, i ponticelli che legano gli spazi, sono elementi che ci raccontano della vita che si rigenera attraverso i legami, le relazioni che costruiamo e riconosciamo ogni giorno. I percorsi in battuto di terra rossa listati con pali di legno, tracciati in modo casuale, definiscono ampie “zolle di terra” racchiuse in una paratia di pali di legno. Le essenze arboree scelte per il progetto del parco rispettano la flora locale. Nel bosco sono stati scelti diversi tipi di piante sia a foglia caduca sia sempreverdi: aceri (acer campestre e acer palmatum) dal fogliame verde brillante e carpini (carpinus betulus) ed alcune varietà di querce sempreverdi. Sono stati recuperati inoltre gli ulivi preesistenti (olea europacea) nella parte orientale del lotto e riposizionati per creare sfumature di verde. Macchie di colore dal rosso tenue al rosso purpureo sono create dalla varietà acer palmatum antropurpureum (in corrispondenza di possibili aperture nel muro preesistente). Nella radura, nelle vicinanze dell’acqua, sono previste alcuni esemplari di salice (salix babilonia). In corrispondenza degli ingressi (anche quelli del parco cimiteriale) sono previste querce della varietà quercus robur per rendere visibile il passaggio in ogni punto del cimitero; analogamente i viali sono sottolineati da filari di cipressi (cupressus sempervirens) in analogia con la parte esistente. In prossimità del crematorio è prevista, infine, una fitta piantumazione di mandorli (Prunus amygdalus) e peschi (Prunus persica) creando una sfumatura di colore dal bianco al rosa. Unica struttura edilizia, un “capanno in vetro e legno” luogo di ristoro e sosta, immerso nel bosco ci ricorda l’inscindibile legame tra l’uomo e la natura. Edifici per loculi ed ossarini Il progetto propone un luogo complesso racchiuso in un’apparente linearità, metafora di molte vite. Un alternarsi di aperture verso il paesaggio e chiusure, di spazi stretti ed ampi, che ci riportano agli impianti urbani delle antiche città medioevali. Anche in questo caso il “disorientarsi” accompagna lo stato d’animo del dolore, ma, a differenza del parco urbano, chi “entra” nella struttura edilizia, sa con certezza di non potersi mai “perdere”. In questo caso non bisogna “ritrovarsi” ma ritrovare i propri cari. Il primo nucleo di ossarini verrà realizzato in continuità con la coorte cimiteriale esistente, successivamente si potranno aggiungere uno o più moduli a seconda delle esigenze, fino a completare il programma complessivo. La struttura portante è in acciaio. I loculi saranno in calcestruzzo per evidenti motivi di sigillatura. All’esterno si prevede un rivestimento in legno di rovere.
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1.Inserimento paesaggistico, fruibilità e disegno degli spazi aperti e relazione con il complesso cimiteriale esistente Come già precisato, il progetto si pone in continuità con l’impianto dell’antico cimitero. Il crematorio e l’accesso a nord sono collocati in asse visivo e funzionale con il preesistente accesso a sud e la chiesa centrale. La parte degli ossarini, che si dovrà realizzare in questa prima fase, è posta in continuità con la coorte esistente, mentre la restante parte ripropone, anche se con dimensioni diverse, lo schema a coorte. In continuità con il cimitero esistente, le strutture edilizie si sviluppano il più possibile in senso orizzontale con ampie parti della copertura trattate a verde. I cumuli di terra che circondano il crematorio contribuiscono a smaterializzare la struttura confondendola nelle forme del terreno. Le parti che emergono sono caratterizzate da strutture lignee e vetro e da pannelli in acciaio corten di colore “terra rossa” Due ampi viali di penetrazione sono collocati tra i nuovi ingressi posti nelle quattro direzioni cardinali. Quello principale a nord consente direttamente l’accesso alla parte “pubblica”, ovvero al sagrato della sala del commiato e all’accesso alle due sale per la veglia del defunto. In questa parte arriveranno solo le persone interessate alle cerimonie e non alla visita del defunto: è possibile, inoltre, l’accesso agli uffici ed al bar interno. L’accesso in direzione ovest conduce al parcheggio ed all’ingresso del crematorio. Qui arriveranno le salme con gli accompagnatori. Ad est invece è collocato un accesso di servizio destinato agli operatori. Nell’intersezione tra i due viali è collocato l’ingresso a nord del parco. In questo punto si prevede la realizzazione di un parcheggio (di servizio o pubblico) e di una struttura di servizio. Da qui, gli utenti, potranno entrare nel “bosco fitto” del parco attraverso molteplici percorsi di penetrazione.
© giovanni morra . Published on July 14, 2012.
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