© Studio Aldegheri Xquadra . Published on July 19, 2012.
Questo progetto parte dal presupposto di essere realizzato per stralci. E tale assunto va ben oltre alle richieste del bando, estendendosi a tutta la parte di città, perchè attraverso le azioni di programmazione delle sepolture previste per legge e in base alle scelte che verranno fatte con il Piano regolatore cimiteriale in favore della cremazione, si potranno liberare molte aree delle inumazioni, che potranno essere trasformate, nei prossimi anni, in aree verdi di un Parco per la città di Prato.
© Studio Aldegheri Xquadra . Published on July 19, 2012.
Fruibilità e disegno degli spazi aperti. Nel momento in cui si è iniziato a pensare a questo progetto, viste le particolari condizioni dell’intorno, si sono fatte alcune prime scelte che vengono così schematizzate: - mantenere l’assetto generale di progetto dato dal bando; - delimitare e affiancare il costruito in modo da concentrare tutta la parte edificata fuori terra a nord; - liberare visivamente la parte a est, sfruttando il fatto che la delimitazione del perimetro cimiteriale non è stata ancora completata; - differenziare le quote altimetriche degli spazi aperti; - portare tutta la parte di ampliamento di loculi e cinerari, da realizzarsi per stralci, con sviluppo ipogeo. In generale il disegno degli spazi aperti ha assunto il ruolo di sistema paesaggistico, ordinando percorsi e funzioni secondo una logica propria ma in rapporto con l’esistente. Infatti sia l’accessibilità al nuovo ingresso, che la strategia di tutto l’intervento, mantengono il presupposto di una forte fruibilità. La scelta quindi di scendere di quota per poi salire con dolcezza – senza barriere architettoniche di sorta – rende particolarmente qualificato questo intervento. In questo modo e anche grazie a terrapieni che si ricaveranno dal terreno prodotto dagli scavi, si otterranno spazi acusticamente isolati dai rumori – soprattutto del traffico stradale – riportando il cimitero alla sua più autentica essenza di “città del silenzio” (G.D’Annunzio). Si potrà percepire, con delicata evidenza e principalmente, il rumore dell’acqua.
© Studio Aldegheri Xquadra . Published on July 19, 2012.
Relazione con il complesso cimiteriale esistente. Area parcheggio e accesso carrabile. L’accessibilità carrabile principale sarà quella prevista dal Regolamento Urbanistico. Si propone di far accedere quindi i principali mezzi verso e da il Tempio crematorio, dalla rotatoria a nord. Rimarrà comunque utilizzabile l’accesso carrabile di servizio previsto dal bando nella rotatoria a est. I principali accessi ciclabili e pedonali saranno previsti a sud/ovest, prevalentemente dal vecchio cimitero e dall’accesso di via Montalese a ovest.
© Studio Aldegheri Xquadra . Published on July 19, 2012.
Parco del tempio crematorio – Parco cimiteriale. Cercando di voler progettare un Parco cimiteriale che sia (anche in prospettiva) un Parco verde per la città di Prato, ma nell’immediato la giusta sintesi tra il cimitero di origine ottocentesca (il recinto con le tombe) con l’attuale “sommatoria” di recinti e l’ampliamento qui proposto tendenzialmente pensato come “parco cimiteriale”, non si poteva non considerare quella che oggi è l’idea di “terzo paesaggio”. Nel nostro caso quest’idea si articola ulteriormente, avvicinando improvvisamente più concetti e più presupposti. Si parte perciò dal riferimento dell’identità “greco-romana” al fatto che dentro questa identità ci stanno le sepolture a “tumulo” di origine etrusca, all’ulteriore fatto che nella vicenda dell’architettura italiana vi fu negli anni ’80 la proposta artistica-ipogea per il nuovo cimitero di Urbino (di A. Pomodoro) e che proprio in quell’occasione venne “richiamato” il detto popolare che “i morti vedrebbero crescere l’erba dalle radici”. E in questo senso appare più evidente l’accostamento al concetto già introdotto di “terzo paesaggio”. L’idea finale è perciò quella di sviluppare un parco che tenga conto di questa collocazione “residuale” dell’area di ampliamento e anziché “prendere forma” da un contesto profondamente segnato dai tracciati stradali, fissi al suo interno dei propri “tracciati” di sviluppo e tenti la propria valorizzazione utilizzando tra i primi elementi naturali l’erba di un grande prato.
© Studio Aldegheri Xquadra . Published on July 19, 2012.
Nuovo ingresso e campo santo. Il nuovo ingresso previsto dal progetto segnala immediatamente il principio del limite e di separazione tra la città dei vivi e quella dei morti. Ma questo concetto, inizialmente forte e determinato attraverso l’uso di murature di contenimento, poco alla volta, si alleggerisce: così che, da nord verso est si scende leggermente e le costruzioni si dissolvono via-via nel terreno. La successiva risalita – che può essere fatta anche a livello baricentrico e intermedio, come ingresso ai campi santi – avviene nella zona a est. Entrambi questi percorsi sono accompagnati dallo scorrere dell’acqua (che fa parte dell’intervento artistico di cui parleremo dopo) e si concludono nell’area orientale destinata a verde e prevista dal bando.
© Studio Aldegheri Xquadra . Published on July 19, 2012.
Area verde. Proprio per il carattere “residuale” di quest’area si è pensato di verificare la possibilità di collocare un ingresso a sud, eventualmente indipendente, per i cittadini. Questo parco si caratterizzerà per essere un percorso lungo il quale si alterneranno specie arboree e fioriture particolari (mirto, corbezzolo, rosmarino, lavanda, erica, lentisco, ecc.). Il percorso sarà arricchito da punti di sosta all’aria aperta, con panchine e fontanelle il tutto “protetto” visivamente e acusticamente dal terrapieno con recinzione.
© Studio Aldegheri Xquadra . Published on July 19, 2012.
Progetto di paesaggio. Il Documento preliminare alla progettazione fa esplicito riferimento alla “botanica funeraria” secondo il citato studio di Emanuela De Leo. Molti autori entrano del merito dell’uso simbolico del verde nei cimiteri. Crediamo che lo scenario vegetale della morte descritto da Michel Ragon, possa essere anch’esso un buon punto di riferimento. E in questo senso l’idea “mediterranea” di vegetazione è abbastanza diversa dalla visione romantico-paesaggistica anglosassone. Infatti per quanto riguarda proprio i cimiteri secondo Ragon “le nostre usanze sono solo reminescenze dell’antichità greco-romana.” La scelta che questo progetto andrà a operare su quella che l’Ente banditore chiama per l’appunto “botanica funeraria” sarà molto semplice, utilizzando per lo più conifere in quanto specie “elette a simbolo dell’immortalità a causa della loro caratteristica di sempreverdi”. Con questo progetto verranno perciò sistemati nelle aree verdi prevalentemente Cedri e Cipressi. Ci sarà comunque la presenza di altre specie adatte al pedoclima del luogo, come ad esempio Tigli e Lecci. Le delimitazioni a siepe saranno invece fatte con Tassi e Bossi.
© Studio Aldegheri Xquadra . Published on July 19, 2012.
Edificio del tempio crematorio. Il Tempio crematorio è stato dislocato a nord dell’ampliamento cimiteriale, dove più forte è la presenza di costruzioni. Questo ha permesso di “liberare” l’area a est, realizzando la parte ipogea dell’ampliamento di cui parleremo più avanti. Il cimitero esistente viene perimetrato da una grande parete in calcestruzzo (di chiara connotazione meta-architettonica) in modo da stabilire un preciso confine tra ciò che sta al di la e al di qua di tale muro. Alla base di questa muratura si svilupperanno delle siepi. Nell’area a nord, che fronteggia tale parete, sorge il complesso del tempio crematorio. Verso il parcheggio, sempre attraverso una divisione muraria e in parte sopra di essa, sono disposti gli edifici della Caffetteria e degli Uffici.
Edificio per loculi e ossarini. L’ingresso al Cimitero di Chiesa Nuova sarà contraddistinto dal fatto di percorrere una lieve discesa. Il muro che perimetra il blocco loculi esistente – fino alla nuova scala-rampa di accesso ai campi santi – fungerà anche da muro di contenimento per lo scavo a ridosso dell’edificio. Questa operazione di leggera discesa, superato il Tempio, porterà a uno spazio parzialmente pavimentato e molto verde. La condizione di essere entro uno scavo, insieme al fatto di avere ulteriori ripari dai terrapieni lungo le strade di traffico intenso, proteggerà detti spazi dai rumori del traffico. Questa particolarità è stata voluta anche per permettere la possibilità di realizzare l’allestimento artistico, pensato in due momenti: perchè in entrambe queste situazioni, il delicato “rumore” dell’acqua accompagnerà i visitatori permettendo loro la più completa concentrazione e il ritiro meditativo, lontani dalla frenesia e dai rumori della città. Dal primo “vallo” verde si scende ulteriormente. Qui nel silenzio allietato dal delicato rumore dell’acqua prima detto, si apre un portico dove si accede alle “gallerie illuminate naturalmente” dove si trovano loculi e ossarietti. Anche in questo caso la scelta ipogea, non ha escluso la possibilità di realizzare questa parte dell’opera in prefabbricati di cemento e per stralci successivi. Nei punti intermedi delle gallerie, sono collocati dei cortiletti aperti con panchine, fontanelle e scale di risalita. Lungo il perimetro dell’area cimiteriale corre una recinzione – aperta e leggera ma protetta, realizzata con gabbioni di acciaio su cui crescerà la vegetazione. Questa scelta deriva dal fatto di voler contrapporre alle murature che delimitano i confini edificati, una nuova recinzione vista come cortina verde. Nella sommità del terrapieno a nord, è stato collocato il Giardino delle rimembranze per la dispersione delle ceneri e le fosse per le urne dei cinerari.
Livello di integrazione con il progetto paesaggistico e architettonico. Partiamo dall’integrazione tra architettura e paesaggio, con la ”lista” degli “elementi primari” che compongono questo progetto. E si tratta – come si potrà ben intuire – sia di elementi “naturali” che “artificiali”. Proviamo a elencarli: - terra, che rappresenta la sostanza universale; - acqua, una sorgente di vita, mezzo di purificazione e di rigenerazione; - pietra, essa occupa lo spazio di una scelta: ha un rapporto stretto con l’anima; - erba, che simbolicamente rappresenta ciò che è curativo e vivificante; - albero, che è simbolo di vita in continua evoluzione: morte e rigenerazione; - legno, che rappresenta per eccellenza la materia più naturalmente concepibile, da lavorare e modificare artigianalmente; - metallo, soggetto a trasformazione, rappresenta un simbolo di energia. Nella nostra proposta vi è la fusione di tutti questi principali materiali o componenti “elementari” che attraverso le forme date al progetto stabiliscono il livello di integrazione tra loro e nel paesaggio arrivando a – parafrasando Gregotti – rivelare attraverso la trasformazione di dette forme, l’essenza stessa del contesto circostante.
Progetto artistico. L’intervento artistico si compone di due distinti momenti: - il primo, dove l’artista disegna/progetta un elemento meta architettonico, sorta di microarchitettura” o “fontana” che si dispiega in orizzontale, si dispone all’interno della più vasta planimetria e in qualche modo ne condensa i moti: volumi e percorsi si predispongono ad accogliere il fluire dell’acqua nelle fonti e degli uomini nell’architettura; - il secondo più propriamente plastico dove il semplice atto dell’afferrare la cruda materia “terra” diviene nel ripetersi del singolo atto, elemento compositivo e decorativo che segue “tattilmente” lo scorrere dell’acqua. La traccia e l’impronta nella terra è infine la sola concreta evidenza di un accadimento e al contempo la memoria di un altrove. “Nella città, la memoria inizia dove la storia finisce”, sostiene Peter Eisenman introducendo il progetto del cimitero di Modena di Aldo Rossi. E un progetto di cimitero non può non tenere in considerazione il concetto di “memoria”. Infatti le impronte e le tracce che verranno impresse nei “pani di porcellana” di quest’opera, saranno la rappresentazione proprio della memoria, alla stregua di un messaggio scritto; un passaggio fissato nell’argilla. “Perché – come scrive Gabriele Ferraris – è necessario lasciare tracce: altrimenti non ci sarà niente nessuno in nessun luogo mai”. Nel dettaglio si tratterà di inserire nell’opera, interventi assimilabili a una sorta di “decoro architettonico” commisurato alle proporzioni del corpo umano. L’impronta della mano che affonda le sue dita nella terra, accompagna i visitatori lungo le principali direzioni del cimitero. In una sorta di “neo-umanesimo” l’allestimento artistico segue le proporzioni del corpo umano: sono state fissate quindi delle proporzioni ideali: sino al ginocchio; sino all’ombelico; sino alla spalla; sino agli occhi. A questi va ricordato l’elemento tattile, prima introodotto, afferibile al fatto di toccare questi “pani” con la mano. Sui muretti, verranno collocati quindi, dei “pani” di porcellana con colorazioni monocromatiche (bronzo, argento, platino, colori metallici più belli dei metalli veri e che inoltre non si ossidano). L’opera artistica è “premessa” necessaria del sistema ipogeo delle tombe. Questo sistema scultoreo, assolutamente forte ed esplicito, si dispone sul prato con una grande naturalezza, si esplicherà in una discesa e nell’orizzontalità con una o più fonti, fino alla foce, con canali che percorrono il declivio a una altezza relativamente bassa. I “pani” di porcellana saranno nei tre colori anzidetti per i tre bacini e un unico colore per le condutture.
Questa canalizzazione condurrà all’Ade per poi risorgere. Si stabilisce così un percorso oltre i volumi architettonici del Tempio, che determina soste e interruzioni visibili e riconoscibili perché differenti dalle parti architettoniche ma a esse correlate. La resa plastica e morbida della porcellana risalterà e attraverso il proprio colore mostrerà nel chiaroscuro il contrasto con la superficie muraria in cemento. L’intervento si svilupperà nel verde prato, esaltando i contrasti materici a contatto con la natura verde dell’erba. L’acqua che scaturisce dalla fonte, scende e scorre lungo i canali. Questi saranno larghi circa 30 cm e nel loro complesso stretti, lunghi e decentrati, con vasche che fungono sia da sorgente che da foce.
I “pani” si mostreranno sempre uguali, con esternamente l’impronta dei due pollici, mentre nella parte interna, dove scorre l’acqua che lambirà, l’impronta delle dita. Questa parte del Cimitero ipogeo (secondo il concetto di una mano che affonda le dita nella terra) si contrappone alla parte costruita dove sorge il Tempio crematorio, con i muri che delimitano e stabiliscono i confini e i limiti tra costruito e spazi aperti.