Projects
Frontcovers
Top Favorites
Latest
Competitions
Albums
Details
Newsletters
Rossano Veneto (VI), Italia

Riqualificazione di Piazza Duomo. Rossano Veneto

1_large

Riqualificare la piazza centrale di un paese comporta l’adozione di una pluralità di considerazioni e di valutazioni: si devono considerare le valenze del luogo, le sue peculiarità e potenzialità trasformative nonché un ripensamento del significato della piazza. E’ un fatto assodato che la piazza era un luogo che, fino a tempi recenti, si frequentava con una certa assiduità poiché favoriva l’incontro e la relazione: si parlava, si scambiavano idee e merci, si mettevano in scena spettacoli ed eventi, si manifestava. Era altresì il crocevia dove si metteva in scena la rappresentazione di un paese, si stratificava la cultura del territorio, si ricordava la storia del luogo, si costruiva la cittadinanza.Viene proposto il rinnovo e il riordino degli spazi pubblici che insistono sull’antico cardo romano, oggi via Bassano e via Salute, mediante una serie sistematica di interventi quali parcheggi, arredo urbano, riqualificazione della superficie pavimentale della sede stradale, piste ciclabili, percorsi pedonali, alberature e aree di sosta. La riqualificazione degli spazi centrali passa necessariamente attraverso un controllo e una limitazione del traffico automobilistico, con l’individuazione di una zona a 30km/h che si estende da villa Caffo a via Cartiera: è in effetti auspicabile che una miglior fruizione di tutti gli spazi pubblici avvenga anche attraverso un ritrovato ” silenzio”.

2_large

Il fenomeno di destrutturazione dello spazio costituisce il dato più evidente dell’attuale piazza Duomo, esso dovrà trovare soluzione progettuale all’interno della categoria più generale del concetto di “rianimazione” dello spazio. Tale possibilità si concretizzerà attraverso l’introduzione di elementi di stimolo visivi, materici e acustici, poiché lo spazio è materia, luce, fisicità. Si vuole ricreare all’interno della piazza un contesto urbano nel quale inserire elementi riconoscibili e in grado di comunicare quasi fisicamente la sensazione di trovarsi in un luogo ricco di manufatti, di citazioni e di rimandi alla memoria. Si è cercato di “solidificare” lo spazio disegnando oggetti capaci di creare collegamenti e di fornire allo stesso momento qualità pubbliche, come l’introduzione di fontane, muri, sopralzi, panchine, elementi luminosi. A questi corpi è assegnato il compito di agire come dei “virus”; che impiantati nel suolo urbano rimandano esperienze sensoriali tattili, visive e olfattive, ossia stimoli che producono qualità spaziali. La piazza, completamente pedonalizzata, si svilupperà uniformemente lungo tutto il piano inclinato, con pendenza costante, a memoria della salita verso il “castellaro”. A est la piazza si concluderà raccordandosi con la carreggiata di via Bassano, ove verrà raccolta l’acqua meteorica. Qui la piazza sarà protetta da una serie di dissuasori in pietra sistemati secondo moduli riferiti al disegno della piazza, e resi visibili di sera attraverso opportune luci ad incasso. Dai dissuasori partirà un tappeto di pavimentazione atto a collegare il percorso pedonale e il parcheggio retrostante palazzo Sebellin. La piazza è stata allargata verso nord grazie alla riduzione della profondità del corpo di fabbrica del nuovo edificio, sistemato in posizione più arretrata rispetto all’attuale. Nella zona antistante agli edifici presenti nel lato sud della piazza, sono state previste delle aree gradonate, sopraelevate l’una dall’altra di 15 cm, sia a memoria dell’esistenza del vecchio percorso in trachite che saliva al Duomo, sia come prolungamento delle scalinate di ingresso del Duomo stesso. Le aree così riorganizzate alla base degli edifici, che con il disegno della pavimentazione riprendono le partizioni dei prospetti, si prolungano sino ad incontrare la piazza. Viene stabilita in questo modo una gerarchia di spazi: accanto al grande spazio principale, si viene ad accostare uno spazio di più modeste dimensioni, interpretato come “liston”, e dedicato alle attività commerciali all’aperto o ad accogliere manufatti temporanei per le manifestazioni. La pavimentazione di quest’area in pietra d’Istria, creerà un legame più stretto con gli edifici ivi prospettanti; unitamente agli elementi di arredo quali panchine, fioriere e illuminazione dedicata, permetterà di definire un’”isola”, una zona di sosta, quasi un salotto leggermente rialzato rispetto alla piazza, ove sarà possibile garantire alle persone una certa “privacy” pur essendo all’interno di un grande spazio urbano. La creazione di quest’area fa spostare la percezione visiva della facciata del Duomo verso il centro della nuova piazza.

Occhi_di_gatto_large

La piazza, definita nel suo intorno da precisi volumi, viene conclusa verso est, aldilà di via Bassano, con la realizzazione di un muro, che collegherà palazzo Sebellin e l’Albergo al Campanile. Esso, oltre a riportare alla memoria il muro preesistente che chiudeva il giardino di palazzo Sebellin, chiude anche scenograficamente la prospettiva della piazza Il muro manifesterà la sua contemporaneità attraverso il particolare disegno della superficie che sarà arricchito dalla presenza geometrica di inserti in vetro. Al tramonto, l’illuminazione naturale unita alla luce artificiale diretta verso il muro, ne farà riverberare la presenza sulla piazza e, congiuntamente all’illuminazione alla base delle alberature previste nel giardino retrostante, creerà un luogo suggestivo e appartato, di notevole arricchimento della piazza. Il muro, oltre a schermare l’area parcheggio, offre inoltre la possibilità, se opportunamente arretrato rispetto alla strada, di posizionare uno spazio per la fermata autobus con pensilina e panchina in legno.

M__piazza-rossano-veneto_concorso-piazza-2011_cd-progetto-piazza_tavola-01_dwg_tavola-01-model-_1_large

La proposta progettuale prevede un nuovo dificio posto a nord della piazza ed arretrato rispetto all’attuale, con un volume complessivo di 5.000 mc. L’ asse dell’edificio presenta un leggero cambio di direzione nel punto dove l’edificio stesso incontra il tracciato dell’area del “castellaro”; tale presenza viene anche ricordata dal lieve cambio di altezza del prospetto. La pietra “piasentina”, che riveste la pavimentazione della piazza assieme agli inserti in pietra d’Istria trattata in superficie con sabbiatura di varia granulometria, sarà impiegata anche nel rivestimento del portico dell’edificio. Per rispetto della canonica settecentesca, l’edificio presenta un’altezza di gronda non superiore all’altezza del colmo della canonica stessa, quasi a stabilirne un profilo di continuità. Contribuisce alla rivitalizzazione della piazza la presenza della fontana e della pedana rialzata. La collocazione di tale manufatto ai piedi della vecchia canonica, lungo il prospetto est, permetterà di risolvere l’attacco a terra dell’edificio verso la piazza, dando un nuovo significato alla sua presenza. La fontana e la pedana costituiranno un punto focale della piazza. In particolare, la pedana rialzata permetterà lo svolgimento di attività e di manifestazioni che si alterneranno nell’arco dell’anno. Favorirà inoltre l’incontro e la sosta delle persone, grazie al gioco della circolarità, alla predisposizione di luci poste alla sua base e di abbassamenti lungo i bordi.

3_large

La fontana, visibile da diversi ambiti intorno alla piazza, segnalerà il suo ruolo di cerniera e di mediazione tra la piazza e il sagrato. Posta nella direzione del cono visivo del percorso di collegamento con piazza Marconi, sarà visibile da quest’ultima, stabilendo rimandi percettivi tra spazi contigui. Il manufatto, situato a conclusione del percorso pedonale e ciclabile di arrivo da villa Caffo, sarà il segnale d’ingresso degli spazi e delle attrezzature di uso pubblico quali il parco del “castellaro” a nord del Duomo ed il nuovo centro parrocchiale. La pedana si completa con la presenza della fontana, posta sul lato che guarda il sagrato del Duomo, quasi un accompagnamento all’andare verso il Duomo stesso, e rappresenta un elemento di vita e di arredo della piazza. Il disegno della fontana è la metafora di un cammino di vita: vi è raffigurata una sorgente, un elemento di generosità della natura, vi è il percorso d’acqua con andamenti e salti di quota ed una vasca di raccolta e di conclusione dove zampilla un getto d’acqua. Attorno alla giocosità della fontana si attivano i sensi: si coglie il suono dello scrosciare dell’acqua dato dai 12 getti, che cadendo sul rigagnolo sottostante al muro rimandano al tempo che scorre, sotto lo sguardo delle 12 ore dell’orologio del campanile La fontana permette di cogliere l’alternarsi delle stagioni e l’opera degli eventi atmosferici, come il fresco dell’acqua in estate ed il ghiaccio dell’inverno. Le sedute attorno alla fontana e alla pedana invitano a fermarsi e a riposare, in contrapposizione alla pedana sopraelevata che induce al movimento e all’azione. La pietra con la quale è costruita la fontana richiama al solido e al minerale, in antitesi all’acqua che rimanda al liquido. Durante il giorno, il gioco della luce e dell’ombra farà percepire la brillantezza del marmo e la lucentezza del bronzo della fontana, mentre di notte la luce artificiale ne cambierà la profondità e le cromie. Tecnicamente attrezzata per alloggiare al suo interno anche irrigatori per il lavaggio e la pulizia della piazza ,del sagrato e di tutti gli elementi di arredo, la fontana svolge all’interno della piazza un ruolo da protagonista. Posta sullo sfondo e in posizione sommitale della piazza, la fontana fa scaturire l’acqua. Da qui, attraverso la sua interpretazione e raffigurazione nel disegno della pavimentazione, l’acqua procede scendendo verso il basso con un movimento di scorrimento che evoca l’alternanza di rogge, canali e campi del paesaggio agrario rossanese. Il disegno del pavimento è quindi un rimando alla memoria e contemporaneamente un monumento alla “civiltà delle acque e delle rogge”, che ha innescato lo sviluppo produttivo del territorio. E’ infatti durante il cinquecento e con l’avvento del dominio veneziano che prende avvio la bonifica agricola del territorio rossanese, cambiando il paesaggio: da luogo informe e privo di struttura ad un paesaggio aperto e con una rete sempre più fitta di rogge e seriole, e da qui il successivo insediamento di persone in contrade. Ed è grazie all’arrivo dell’acqua e al suo ordinato scorrere ed impiego che prendono avvio i mulini, poi le filande e successivamente le industrie, per arrivare all’attuale sviluppo economico del paese. La raffigurazione del disegno della piazza è quindi una testimonianza ed un atto di gratitudine all’acqua e all’opera dell’uomo che l’ha governata e resa produttiva. Come la rete di canali e rogge che solcano il territorio comunale, così dalla fontana le pietre più chiare scendono disegnando una tessitura a zig-zag, per poi raccogliersi al fondo della piazza, lungo il limite stradale.

7_large

Alla base dell’acquedotto, la presenza di una vasca d’acqua profonda poche decine di centimetri; vuole qui rappresentare il riaffiorare dell’acqua in superficie proprio nel punto dove l’acquedotto pescava l’acqua. L’edificio che fungeva quindi da acquedotto comunale viene a ritrovarsi di nuovo investito, unitamente alla riscoperta del pozzo nelle sue vicinanze, dalla presenza dell’acqua e della sua simbologia. L’intervento di recupero della torre dell’acqua si arricchisce con la riscoperta dell’antico pozzo presente frontalmente alla torre. Poiché a seguito di interventi che si sono avvicendati non è pervenuto ai giorni nostri il manufatto del pozzo, ma solo le sue immagini fotografiche, apparirebbe del tutto fuorviante e falsa la sua ricostruzione.

111_large

Si è ipotizzato quindi una riproposta della sua presenza sotto forma di memoria del pozzo; attraverso un intervento quasi archeologico e minimale: una grande lastra di vetro complanare con la pavimentazione della piazza permetterà la vista in profondità dell’interno del pozzo, che sarà recuperato ed illuminato. Verrà creato in questo modo un gioco dinamico di percezioni, che dalla vista dell’acqua presente all’interno del pozzo, rimanderà alla torre dell’acquedotto e da qui alla fontana della piazza.

12a_large

Il progetto d’intervento della torre dell’acquedotto prevede il suo recupero a fini espositivi per mostre temporanee e permanenti, queste ultime relative la storia e lo sviluppo del paese. Verrà recuperata e messa in luce la struttura interna del telaio in cemento armato, ed inserito al suo interno un ascensore a collegamento dei vari livelli. L’intervento interno prevede la predisposizione di pedane in legno con un disegno ellissoidale ispirato alla forma di goccia, le quali avvitandosi attorno all’ascensore offriranno piani di calpestio a servizio di futuri allestimenti.Tali pedane si susseguono in verticale senza mai incontrare la superficie cilindrica interna: si coniuga così la possibilità di lettura del manufatto della torre esistente e del nuovo intervento.Come in un raumplan, sarà permesso di percepire tutto il volume interno dell’edificio: da ogni piano sarà possibile quindi guardare i livelli sottostanti e sovrastanti sino alla sommità, nella quale è stato previsto un grande lucernaio. Grazie alle aperture esterne, anch’esse ispirate alla forma di goccia e al loro posizionamento apparentemente casuale, dall’interno dell’edificio sarà possibile traguardare l’esterno. Come attraverso dei cannocchiali posizionati a 360°, salendo sulla torre, il paese si estenderà e si allargherà all’orizzonte, permettendo all’osservatore di confrontarlo con la sua storia.

10a_large

8a_large

9a_large

Muro-verde_large

Torre-top_large

Spaccato-torre-copia_large

13a_large

Botofff