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Venezia (VE), Italia

Bosco Italia

Padiglione Italia
OSA architettura e paesaggio, DEMOarchitects, Luca Zevi, Francesco Orofino, Monica Maggioni, Daniela Manasse, Aldo Bonomi, Massimo Locci, Federico Bilò, Rosario Pavia, Matteo Gatto, Davide Rampello, Mauro Agnoletti, Maria Luisa Palumbo

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La sezione Bosco Italia del Padiglione Italia della 13. Biennale di Architettura di Venezia trasforma uno dei due edifici nella messa in scena di un sottobosco italiano. La luce è filtrata, l’aria è umida. I suoni sono quelli del lieve fruscio delle foglie. Gli odori sono della terra umida e dei muschi. I colori sono i verdi brillanti o cupi delle felci, delle anthirium, delle edere, delle liriopi. L’immagine è quella di un paesaggio elementare, una sorta di grado zero, base di partenza su cui da sempre sono continuamente e ricorsivamente elaborate e prodotte le tante forme e identità dei paesaggi italiani. L’intento è evocare i luoghi in cui il negoziato tra pratiche umane e vegetazione spontanea sembra sbilanciarsi a favore di quest’ultima. Sono i paesaggi selvicolturali e pastorali dei boschi, foreste, pascoli arboreti, brughiere, macchie, lande, arbusteti, sempre più ai margini o inclusi all’interno della città diffusa. Sono i luoghi dei paesaggi relitti o ritrovati, dei paesaggi pre-agricoli o post- agricoli, rinaturalizzati per il cessare delle coltivazioni. Le foreste italiane si trovano oggi in uno dei momenti di massima espansione. La superficie forestale italiana è stimata in 10.673.589 ettari, pari al 34,7% del territorio nazionale (rapporto WWF Italia 2011). Dal 1920 ad oggi, l’estensione dei boschi italiani è quasi raddoppiata, con un trend crescente dal dopoguerra in poi, di pari passo alla scomparsa di circa la metà dei terreni coltivati e alla riconquista di pascoli e campi da parte della vegetazione potenziale. In rapporto all’estensione del territorio, in Italia oggi ci sono più boschi e foreste che in Germania (31%) e in Francia (28,6%). Da sempre costituiscono un elemento irrinunciabile per la definizione del carattere del paesaggio italiano, al pari delle sistemazioni agrarie del Giardino d’Europa. Ad eccezione del periodo della prima industrializzazione e dello sviluppo delle città tra XVII e XVII secolo, i boschi sono stati l’elemento quantitativamente predominante nel paesaggio italiano (Alessandrini, 1971). Le vicende delle trasformazioni dei territori italiani dimostrano che le dinamiche evolutive o involutive degli habitat boschivi sono strettamente legate all’azione dell’uomo più che alle determinanti vegetali, climatiche o pedologiche. In tal senso i boschi e le sue diverse sottoformazioni sono prodotti, trasformati, rigenerati, conservati o talvolta abbandonati per effetto delle scelte e delle azioni umane. In tal senso vanno considerati paesaggi, intrecciando gli aspetti fisiologici e biologici con le ragioni e i modi con cui gli uomini li abitano. Ed è estremamente significativo che, dopo aver celebrato nel 2011 l’Anno Internazionale delle Foreste proclamato dalle Nazioni Unite per sostenere l’impegno a favorire gestione, conservazione e sviluppo sostenibile delle foreste di tutto il mondo, quest’anno il Premio Carlo Scarpa per il Giardino sia stato assegnato dalla Fondazione Benetton Studi e Ricerche ad un bosco, il Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo. Il bosco è dunque inteso alla stregua di un giardino, luogo per antonomasia della natura artefatta. Ma il bosco di Sant’Antonio è anche uno spazio pubblico, pur avendo sembianze inconsuete per come si è abituati a pensare questa categoria di luoghi, abitato dalle comunità locali come luogo di incontro e socialità, ma anche per attività produttive, per la raccolta della legna, dei frutti, per il pascolo degli armenti. La nuova geografia italiana è connotata dalla dispersione insediativa e questa nuova tipologia di spazio pubblico, che ha in realtà radici antiche legate agli usi civici per i quali i boschi sono storicamente utilizzati, costituisce un elemento del quale tenere conto nella pianificazione e nella costruzione del nuovo paesaggio italiano, in termini neutri, senza esaltazioni o demonizzazioni, ma attribuendogli la giusta rilevanza storica e progressiva, comprendendo che si tratta della matrice ecologica del nostro territorio.

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