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Milano (MI), Italia

Abitare A Milano/2: Via Cogne

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L’area nord della periferia milanese, quella che si estende dal Monte Stella al quartiere Harrar Dessiè dal QT8 ai quartieri Vialba 1 e 2, è storicamente, a partire cioè dagli anni Trenta e poi per tutto il dopoguerra, luogo di interessanti sperimentazioni sul piano della qualità dell’abitare con esempi notevoli di interventi di edilizia sovvenzionata. Così poter operare su zone passate poi alla cronaca per le difficoltà sociali che sembrano essersi annidate tra queste architetture, edifici talvolta pieni di speranza, talvolta frutto di pura speculazione, mai colpevoli in assoluto, perchè inseriti in contesti in assoluta assenza di servizi, rappresenta un’occasione di sfida progettuale a più livelli. Innanzitutto, l’interesse a gestire un programma abitativo attraverso standard rispettosi delle norme in una concezione costruttiva – grande attenzione al risparmio energetico e ai materiali mai scontati- e in un linguaggio compositivo tutti contemporanei. A questo si aggiunge la volontà di una riqualificazione in termini di vivibilità , di ripresa dei flussi di relazioni e di dinamiche sociali dell’area di progetto e del suo contesto in un disegno urbano ad ampia scala che, soprattutto attraverso il verde progettato e la modificazione del sistema di penetrazione stradale, ripristini aperture e chiusure sull’intorno completamente nuove, come la relazione con le scuole e gli edifici abitativi adiacenti e il suggestivo parco di Villa Scheibler, nella prospettiva di ricercare una terza via tra pubblico e privato. Il nuovo complesso edilizio che si affaccia su Via Carboni e il nuovo disegno degli spazi aperti rappresentano l’opportunità di creare nuove sinergie e dinamiche all’interno del quartiere. Ed è così che a partire dal lotto A inizialmente pensato come sede di un’edificazione compatta, si è scelto di frammentarne l’edificato in due elementi distinti per impianto, sagoma, altezza, orientamento e composizione ma in costante relazione tra loro, accostati e separati dalla presenza di una rampa dolce che dalla via Carbonia si alza a raggiungere la quota di 2 metri di altezza, punto su cui si aprono gli accessi alle due costruzioni ma anche momento di stazionamento oltre il quale il percorso procede fino a riconnettere il lotto con la via Cogne il suo limite a nord e dunque con l’intero quartiere, nell’idea che il nuovo costruito nella sua apparente frammentarietà possa anche simbolicamente essere un centro di vorticosa attrazione per i passaggi e gli attraversamenti incrociati tra le varie zone dell’area.

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Il primo elemento è così una torre di 10 piani orientata a sud e rivestita in pannelli di cemento colorato sui toni del grigio alternati a lunghe aperture (portefinestre) dal modulo analogo, doppie e singole.

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Il fronte nord è schermato da una pelle in rete metallica che fa da quinta semitrasparente al sistema distributivo a scala e ballatoio su cui si aprono gli accessi dei tre alloggi per piano (due mono e uno bi-locale). La torre nella sua composta unicità, vuole essere anche un tributo a Luigi Moretti e alle sue case-albergo milanesi, progettate per la città ferita dai bombardamenti proprio per fornire abitazioni mono e bilocali ai ‘single’ rimasti senza alloggi.

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Il secondo corpo, dai 4 ai 6 piani, con differenti tagli di alloggio, è invece irregolare: dall’impianto quasi a C e la sagoma inclinata ha un fronte che ritmicamente riprende quello della torre – questa volta dalla colorazione rossastra in tre intensità differenti, con la costante ripetizione delle aperture pronte a stupire con movimenti imprevisti come avviene nel breve fronte sud-sudest dalla ampie finestre a canocchiale sul verde, con la traslazione di una porta-finestra sul prospetto adiacente. Qui un lungo ballatoio di distribuzione accompagna, all’interno, tutto il prospetto nord-est piegato e rivolto alla rampa e alla torre. Tutti gli alloggi si aprono, alternando balconi in forte aggetto a porte-finestre, verso il percorso a –1.50 metri di connessione tra la via Cogne e la via Carbonia e verso il giardino, dove sono previsti lenti e dolci gradoni di prato segnati da basse siepi che collegano le aree costruite.

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L’orientamento diversificato dei due edifici per abitazioni determina, tra l’altro, la definizione di spazi aperti dal carattere sia pubblico – come accade al piano terra del corpo più irregolare, destinato ad ospitare una grande sala polifunzionale per il quartiere raggiungibile attraversa la lingua di terra a –1.50 m.- sia semi-privato – come avviene, invece, al piano terreno della torre dove si sviluppa la zona destinata a sala per i residenti completamente trasparente e rivolta ad un prato riprogettato in leggera pendenza e delimitato dai muri preesistenti e così più introspettivo.

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Determinante al fine del programma la riqualificazione degli attraversamenti stradali che delimitano l’area: tutte le vie sono state di fatto pedonalizzate con la possibilità di accesso carraio per utilizzo di servizio e per permettere di raggiungere i parcheggi. La via Carbonia viene ridimensionata nella sua sede carraia, allontanando la strada vera e propria dai fronti dei nuovi edifici attraverso un sistema a verde attraversabile come propaggine del marciapiede: dove la siepe si infittisce si segna l’accesso alla rampa ‘interna’ ai due corpi abitativi. La via Otranto delimitata per tutta la sua lunghezza dalla cancellata del parco di villa Scheibler subisce un intervento ‘concettuale’: il verde in maniera irregolare, in contrasto con l’andamento regolare della strada e del muro, sembra fuoriuscire dal parco per invadere l’asfalto e trasformarsi in alberi, prato e siepi che schermano una serie di piccoli orti ‘privati’ (community gardens) quasi invisibili e recintati; luoghi sociali, pensati anche per coinvolgere e responsabilizzare i cittadini del quartiere.

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