Projects
Frontcovers
Top Favorites
Latest
Competitions
Albums
Details
Newsletters
Ferrara (FE), Italia

Cittadella del commiato. Ferrara (1a fase)

Esternochiara_large

Il giardino esterno è un vasto campo trapezoidale, coltivato di volta in volta a prato, grano, colza, erba medica per riportare entro le mura caratteri della immensa pianura che circonda la città; una sola grande farnia ad est dominerà la composizione

La riorganizzazione dell’area dell’ex macello costituisce un elemento importante del progetto di recupero del comparto urbano dell’arcispedale Sant’Anna. Il nuovo obitorio con le sale del cordoglio e la sala destinata a culti e forme diverse di commiato ne diventerà uno degli edifici pubblici prominenti e, pur nella particolarità della sua funzione, diverrà luogo di incontro e libera manifestazione delle molteplici culture che compongono la città di Ferrara. Proprio per questo si è cercato di articolarlo in una costellazione di spazi costruiti e aperti che, partendo dalle chiare disposizioni urbanistiche elaborate per quest’area, ne assicuri la compenetrazione con il nuovo quartiere ed al contempo ne garantisca la necessaria introversione e riservatezza. Nel tratto compreso tra Via Rampari di San Rocco ed il muro di cinta del macello sarà organizzato un parcheggio a raso riservato ai visitatori, il muro perimetrale a tratti conservato ne celerà la vista dall’interno. In tal modo il progetto per l’ex macello fa proprio il concetto di mobilità elaborato per il quartiere di Sant’Anna, di cui si prevede la pedonalizzazione. L’accesso all’obitorio avverrà da due lati. A sud, rivolto al nuovo parco al centro del quartiere che connetterà Via Mortara alle mura, è posto l’ingresso principale. Si rafforzerà così l’importanza del nuovo spazio verde e si garantirà a pedoni e ciclisti un accesso agevole alla cittadella del commiato. Sul lato opposto un secondo ingresso conduce ad una passerella che, fiancheggiando una peschiera, attraversa il giardino esterno per proseguire poi, oltre il fronte compatto di un filare di cipressi, con un percorso che porta al muro di cinta e da qui al parcheggio per i visitatori. Le ampie superfici dell’ex macello oggi destinate a parcheggio verranno drasticamente ridotte grazie alla costruzione di un’autorimessa sotterranea per il lavoratori delle società ed enti insediati nei diversi edifici del complesso.

Inquadramento2_large

Inquadramento

Tre giardini di dimensione e carattere diversi articolano gli spazi esterni della cittadella. A conclusione del portico delle camere ardenti si apre un giardino murato, una stanza all’aperto tagliata da un canale che, partendo dal vecchio muro di cinta rivolto ad est, scorre lungo le fabbriche preesistenti. Lo specchio d’acqua é alimentato da una fonte a ciclo continuo ad intensità contenuta che scendendo dal colmo del muro bagna la parete favorendo la crescita di muschi. Il canale parrà specchiarsi così in verticale. Oltre la vasca d’acqua verrà creato un piccolo giardino con piante che ricordano l’uso storico ad orti di questo ambito urbano, con alberi da frutto, melograni, meli cotogni e piante officinali. Dal giardino murato si accede direttamente ad un più ampio spazio esterno collegato attraverso un varco nel vecchio muro di confine dell’ex macello ai parcheggi e al piazzale di manovra su via Rampari di San Rocco. In tal modo i feretri, dopo le ore della veglia nelle camere ardenti, potranno essere direttamente trasportati all’esterno dove si formerà il corteo per il trasferimento in cimitero. Il giardino esterno è un vasto campo trapezoidale, chiuso a sud dal basso ombroso fronte del nuovo corpo edilizio, ad est dal muro di cinta esistente, ad ovest dal volume più alto della sala polifunzionale e a nord in piena luce da un filare di cipressi, le cui scure fronde mitigheranno l’abbacinante luminosità estiva. Un percorso d’accesso alla cittadella del commiato posto a distanza tale da consentire di traguardare oltre il vecchio muro di cinta il perimetro bastionato delle mura urbiche, taglia lo spazio del giardino in due porzioni: una vasca d’acqua in cui si specchia la facciata forata della sala del ricordo e dell’addio ed un vasto campo, coltivato di volta in volta a prato, a grano, a lavanda per riportare entro le mura caratteri della pianura che circonda la città. Una sola grande farnia ad est dominerà col tempo la composizione. Sul lato opposto del corpo di servizio ai visitatori è posto un ulteriore spazio verde, un compatto boschetto di allori che conclude il viale storico di distribuzione dell’ex macello e protegge la sala dedicata al ristoro in cui, dopo la celebrazione del funerale, potranno ritrovarsi parenti ed amici.

Dep_osservazione_large

L’accesso alla cittadella del commiato avviene attraverso un varco scavato nel muro esterno cieco degli edifici storici disposti lungo il perimetro dell’ex macello. Insieme alla loggia aperta al secondo piano della parte più alta dell’edificio “C” per illuminare gli uffici della Morgue costituisce l’unico intervento che segnala all’esterno la riconversione funzionale del complesso. Il portale d’accesso replica sul fronte meridionale l’ingresso storico al macello comunale che avveniva attraverso un sottoportico aperto nella palazzina lungo Via Fossato di Mortara. È un ombroso androne trapezoidale profondo come l’intero corpo di fabbrica storico. Un rivestimento in scure lamiere di ferro lasciato al naturale e rifinite ad olio ed il soffitto inclinato che si abbassa verso il portale creano uno spazio di transizione che media tra l’assolato parco antistante e la luce soffusa dell’interno. Varcata la soglia percepiamo dapprima uno spazio esterno illuminato dai raggi del sole alle nostre spalle che piovono dall’alto e si rifrangono sulle pareti vetrate che racchiudono uno specchio d’acqua. Ci troviamo su di un ponte, sospeso sopra un lungo, stretto canale che separa il fronte nord degli edifici storici da un corpo di distribuzione. Attraversatolo entriamo in uno spazio voltato in laterizio, quasi ipogeo. A destra si allunga di un portico in penombra che verso il fondo si apre verso lo spazio luminoso di un giardino. Il portico conduce alle camere ardenti ospitate nel braccio orientale dell’edificio storico. Funge da anticamera e filtro allo spazio austero e spoglio dedicato al cordoglio a cui si accede attraverso due distinti ingressi-ponte. Il vicino giardino murato, direttamente connesso a quello esterno, offre la possibilità di concedersi una pausa, di isolarsi in uno spazio protetto durante le ore emotivamente intense della veglia funebre. A sinistra dell’ingresso principale lo spazio voltato piega leggermente ed assume invece l’aspetto di un’ampia aula, più chiara della galleria sulla destra perché qui la fuga tra edificio antico ed ampliamento si allarga lasciando i raggi solari penetrare in profondità nello spazio interno. Il canale che segna a terra lo stacco tra preesistenze ed ampliamento si interrompe contro la parete vetrata dell’area dedicata all’obitorio. La fuga si trasforma in un lucernario che illumina il corridoio di distribuzione interna della Morgue. Nel corpo maggiore delle fabbriche storiche è ricavato un piano aggiuntivo in cui si trovano gli uffici amministrativi della cittadella del commiato ed i servizi per il personale, il locale riposo e gli spogliatoi. L’obitorio ha un proprio accesso indipendente dall’esterno direttamente dal parco di quartiere ed un collegamento con il cortile interno per l’ingresso delle salme. Dall’atrio centrale due portali conducono al parallelepipedo con cui la cittadella del commiato si raccorda, riprendendone l’altezza, alla testata storica dell’edificio B del vecchio macello. Qui sono ospitati i servizi all’utenza, uno spazio dedicato al ristoro, aperto verso un fitto boschetto di lauri, e la sala polifunzionale.

Pianta2_large

Attacco a terra

Il progetto sfrutta le proprietà che una costruzione massiva ha di mitigare le asprezze del clima ferrarese: l’afa estiva ed i suoi rigidi, umidi inverni. Si è cercato di limitare l’irraggiamento diretto delle pareti vetrate lavorando con schermature e luce riflessa così come di migliorare il confort interno ricorrendo a semplici espedienti architettonici piuttosto che unicamente ad un oneroso controllo climatico, riservando questo agli ambienti di lavoro e conservazione delle salme. Sotto il lungo sedile che accompagna per la sua intera lunghezza la galleria di distribuzione e attesa, sono collocate delle feritoie; d’estate verranno lasciate aperte per far entrare l’aria fresca che, all’esterno, si accumula ai piedi della parete nord del nuovo corpo di fabbrica. Le pareti vetrate che chiudono il portico verso il canale interno, d’estate potranno essere completamente aperte così da provocare una leggera corrente d’aria che dal sedile si solleva verso la feritoia in alto tra la cornice dell’edificio storico e il limite della volta. Il condizionamento termico verrà realizzato ricorrendo a solette termo-attive che utilizzano per il raffreddamento estivo l’acqua di falda, che, con l’uso di una pompa di calore, sarà impiegata anche per il riscaldamento invernale. L’ampliamento delle semplici fabbriche perimetrali, necessario per ospitare le funzioni della nuova cittadella del commiato, è risolto con l’addizione sul lato interno di un corpo allungato ad esse parallelo che ad ovest rinserra le preesistenze con un volume che estende il fronte gli edifici storici rivolto al nuovo parco del quartiere. L’ampliamento segue la geometria dei manufatti esistenti, riprendendone misure, allineamenti ed altezze di gronda, così come la loro materialità e semplicità compositiva, tuttavia, avvicinandosi fino quasi a sfiorare, senza in ogni caso “intaccare” le murature storiche, ne preserva l’autonomia formale. L’addizione è un corpo cavo, una galleria voltata che risolve la distribuzione delle funzioni ospitate negli edifici storici. La superficie arcuata della volta, partendo da un lungo sedile che accompagna per l’intera lunghezza la galleria, si apre verso l’alto al di sopra della cornice dell’edificio esistente raggiungendo la quota del colmo del suo tetto. Tra cornice e volta rimane così aperta una fessura che lascia entrare i bassi raggi solari invernali schermando quelli verticali dell’estate. La fuga che separa il nuovo intervento dalle preesistenze ha larghezza variabile e permette di calibrare il flusso della luce naturale adattandolo ai diversi ambiti della cittadella. Tra galleria ed edifici esistenti è frapposto uno spazio aperto allungato percorso da un canale in lieve movimento che accompagna i passi dei visitatori, memoria dei canali di irrigazione che probabilmente innervavano quest’area incompiuta dell’addizione Erculea, per secoli destinata ad orti urbani.

Voltachiara_large

La galleria di accesso alle camere ardenti dal giardino murato, l'addizione si avvicina fino a sfiorare le murature storiche senza però intaccarle, preservandone l'autonomia formale

Si entra nella sala da un varco inciso nella volta della galleria di ingresso, attraversando la fuga che separa la manica lunga, “appoggiata” agli edifici perimetrali esistenti, dal volume maggiore, costruito in continuità con l’edificio centrale dell’ex macello. Una stretta finestra permette allo sguardo di percepire lo stacco tra i due corpi di fabbrica e, seguendo la piega della bassa facciata delle sale del commiato, di spingersi fino al giardino esterno, che qui ci appare per la prima volta, e oltre ancora, al di la del muro di cinta, fino al passeggio sui bastioni. Superata la soglia una parete curva sembra ostruirci il passaggio. Per avanzare siamo costretti ad aggirarla voltandoci a destra o a sinistra verso una delle due direzioni lasciate libere. Così facendo, senza accorgercene, entriamo. La sala polifunzionale è un semplice vano rettangolare che ingloba in posizione asimmetrica un cilindro murario che qui dall’interno riusciamo finalmente a percepire nella sua interezza e a riconoscervi la vera da pozzo dell’antico macello. L’eccentricità del pozzo articola la sala in quattro spazi distinti, ma tra loro connessi in sequenza circolare: la soglia di ingresso, un vestibolo, l’aula per la celebrazione dei riti del ricordo e dell’addio e una galleria di uscita. Il pozzo è anche il fulcro che genera, attraverso la rotazione di una curva ellittica attorno al suo perimetro, la volta di copertura che sembra appoggiarsi alle sue murature quasi fossero quelle di una ciclopica colonna. Uno stretto taglio di luce impedisce però che le due figure si tocchino e stacca la volta da terra facendola librare apparentemente senza peso, come un imbuto ondeggiante che raccoglie l’acqua piovana per la cisterna sotterranea. Le scabre pareti in mattoni a vista del perimetro sono scandite da una trama di piccoli profondi fori che reagendo alle mutevoli situazioni atmosferiche ed ai diversi orientamenti dei quattro lati faranno “sentire” l’esterno senza mostrarlo direttamente. Una bassa fessura lungo il lato ad est illumina di taglio il pavimento rivelandone il profilo corrugato ed animandolo con i riflessi della vasca d’acqua del giardino esterno. La volta, rivestita da un mosaico cangiante, riflettendo la luce di innumerevoli lampade appese a fili di diverse lunghezze, illuminerà la sala. La variabilità dell’intensità luminosa delle lampade permetterà di creare atmosfere di volta in volta consone al tono scelto per il rito. La sala è priva di connotazioni religiose specifiche, ma non per questo è uno spazio generico. Involucro murario e volta hanno differenti matrici geometriche i cui centri e assi non si sovrappongono. Lo spazio interno nasce da questa mancata coincidenza, è una porzione di un volume voltato più ampio che si scontra con le pareti perimetrali generando curve ed archi su ogni lato differenti. La sala è una figura imperfetta e parziale, e quindi lo specchio della limitatezza della nostra esistenza, ma conserva anche tracce di un ordine e grandezza maggiori in cui qualcuno potrà leggervi la speranza, che culti e credi diversi promettono, di un destino ulteriore, mentre altri vi scorgeranno solo l’intenso consolatorio bagliore della nostra caducità.

Cultochiara_large

Nella sala dedicata ai riti del ricordo un taglio di luce impedisce alla volta di copertura di appoggiarsi all'antico pozzo e staccandola da terra la fa librare apparentemente senza peso

33