Fotoinserimento del progetto (testata di levante) in un controluce crepuscolare dalla punta di Santa Teresa. Sullo sfondo la Castellana
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
CRITERI E INDIRIZZI PROGETTUALI
Fotoinserimento del progetto ripreso dalla punta della Falconara
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
L’approccio al progetto riposa sull’analisi dei valori ambientali e paesaggistici in atto e su una conoscenza dei luoghi basata sulla storia. E’ questa, a nostro avviso, la condizione necessaria per operare scelte criticamente fondate. Abbiamo inoltre pensato ad un intervento cauto, non timido ma misurato e attento a non compromettere, anzi a valorizzare le prerogative di un paesaggio universalmente riconosciuto come un bene prezioso e irripetibile, per natura così come per storia e cultura. Un intervento lieve, che punta ad un obiettivo di riqualificazione della diga in termini, da un lato, funzionali, prefigurando un programma di attività e funzioni in coerenza con i presupposti su enunciati e dall’altro lato architettonici ed ambientali, con riferimento agli aspetti formali, materiali e tecnico-costruttivi.
Tavola 1
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
LA CONOSCENZA STORICA A FONDAMENTO DEL PROGETTO
Tavola 2
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
La diga foranea fu costruita dal 1873 al 1879 come diga “subacquea” volta al preciso scopo di difendere il Golfo da incursioni nemiche. Evidente, dunque, la natura strategica, d’altra parte confermata dalla presenza delle postazioni di tiro originariamente concepite nella stessa logica. Un’opera come questa non si giustificherebbe da un punto di vista marittimo, considerato che il Golfo è noto per aver sempre offerto sicuro riparo alle navi, come attestano tra l’altro i portolani e le carte nautiche a partire dal XII secolo. L’interesse strategico del Golfo è ben presente alla Repubblica di Genova, che ne fa l’antemurale di levante nel dominio sul mare già a partire dal XII secolo, quando acquista Portovenere erigendovi il castello e le mura (1113-1161). Sarà però nel corso del XVI e XVII secolo che meglio si preciserà il ruolo strategico del Golfo, visto finalmente, nella nuova ottica indotta dalle innovazioni nelle tecniche militari, nella sua globalità e non più come sommatoria di singoli “porti” naturali. Nel Seicento, pendente la minaccia portata da più parti ma soprattutto dalla Spagna (l’infida alleata alla cui “protezione” la debole Repubblica ha già pagato un pesante tributo con la cessione della Corsica e del Finale), Genova darà corso ad un programma di fortificazione complessiva del Golfo. Il forte di Santa Maria sulla punta tra la Castagna e il Varignano è completato già nel 1571, poi è la volta delle torri di Sant’Andrea al Pezzino, di San Gerolamo a Cadimare, di San Giovanni Battista alla Scola, tutte erette tra il 1606 e il 1607. Quanto alla torre dell’Ocapelata, da tempo programmata e poi sospesa, bisognerà attendere il 1746 per vedere costruito sulla punta di Santa Teresa, di fronte a Santa Maria, l’omonimo forte. Non si pensa ancora, a questa data, a misure drastiche di chiusura del Golfo (molo foraneo): il problema non è tanto precluderne l’accesso all’imbocco, quanto scongiurare l’eventualità che una flotta di una potenza ostile (la Spagna stessa?) potesse prendere stanza in uno dei “porti” interni (la Castagna, le Grazie ecc.) e da qui portare grave minaccia all’integrità del dominio della Repubblica sul mare. A indicare la necessità di una diga a chiusura del Golfo saranno invece i francesi, nell’ambito delle varie soluzioni proposte (nel giro di pochissimi anni) per la nuova città-arsenale voluta da Napoleone tra Portovenere e le Grazie. Per primo lo stesso prefetto della Spezia, Rolland de Villarceaux, cui fecero seguito, tra gli altri, l’ingegnere capo Dipartimento dei Ponts et Chausées, Gretien le Père, gli ingegneri militari Francesco Pezzi (Genio) e François-Charles-Louis Chasseloup-Laubat (École de Mézières) e, non ultimo, il prefetto Gilbert Chabrol de Volvic (Dipartimento di Montenotte) nel ruolo di regista dell’operazione. Rolland prefigurava la realizzazione di una diga estesa dallo scoglio della Scola alla punta di Maralunga in grado di coprire anche Portovenere, le cale dell’Olivo e della Castagna nonché, dalla parte opposta, la baia di Lerici – siti non più ritenuti strategici, questi, allorquando, nel 1873, a lavori del nuovo arsenale in fase ormai avanzata (ad opera del governo italiano, nella parte più interna del Golfo), si riprende l’idea dando finalmente corso alla realizzazione di una “diga subacquea” corredata di congruo numero di batterie, optando a tal fine, tra le due soluzioni messe a punto dal maggiore del Genio Guarasci, rispettivamente tra il Pezzino e San Bartolomeo, e tra Santa Maria e Santa Teresa, per la seconda, più lunga e in posizione più esterna, che verrà portata a compimento nel 1879. Venuto meno, con l’ulteriore evoluzione delle tecnologie militari nel corso del XX secolo, il ruolo strategico della diga, si è aperto da tempo alla Spezia, così come a Portovenere e Lerici, un confronto tra gli abitanti (velisti, pescatori ecc.), gli operatori economici (mitilicoltori, i cui impianti sorgono in prossimità) e le istituzioni (Autorità Portuale ed Enti territoriali) che ha infine portato all’iniziativa del concorso sul tema, per l’appunto, del recupero del manufatto per le attività del tempo libero sul mare (balneazione, attività sportive, ricettività turistica). E questo in una direzione che appare la più idonea, anche in vista di un disegno di più ampio respiro che, a partire dall’imminente ormai riconversione del fronte mare della Spezia, non potrà mancare di coglierne le evidenti, logiche connessioni con questa parte più esterna del Golfo.
Tavola 3
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
IL PROGRAMMA FUNZIONALE
Le piscine d'acqua di mare. Sullo sfondo gli edifici del ristorante-punto vendita e dello stabilimento bagni
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
Per la testata di levante si è formulato un programma orientato ad una fruizione preminentemente balneare di livello locale e turistico-ricettiva (turismo del mare a breve-medio raggio), puntando per la testata di ponente ad una specializzazione più marcatamente sportiva, come un centro di livello internazionale attrezzato per le discipline veliche (anche didattiche), in complesso prefigurando le attrezzature e gli impianti di seguito indicati: 1. Attrezzature per la balneazione (testata di levante) Si prevedono le seguenti attrezzature rivolte ad una domanda soprattutto locale (La Spezia, Portovenere, Lerici) ma anche di un turismo di fine-settimana ed ev. stagionale extra regionale: a. stabilimento balneare con cabine, docce e servizi igienici e con capanni (4/6 posti letto) da concedere in affitto per periodi brevi (settimanali o bisettimanali); b. spiaggia e/o solarium; c. specchio acqueo protetto (piscine di acqua di mare filtrata e. trattata); d. posto di ristoro (ristorante-bar) con terrazza/dehor; e. promozione, vendita e degustazione di prodotti locali del mare (mitilicoltura, itticoltura). 2. Attrezzature per la nautica da diporto (testata di levante) E’ prevista la realizzazione, a partire dalle opere marittime esistenti e con le necessarie integrazioni, di uno specchio acqueo protetto per accogliere in sicurezza (e con uno standard minimo necessario di attrezzature e servizi di banchina e di terra) un numero di ormeggi pari a circa 196 – il tutto ispirato ad un criterio preminente di coerenza e compatibilità sotto il profilo paesaggistico ed ambientale. Si prevedono pertanto: a. scalo su struttura fissa protetta per servizio di collegamento a terra (solo via mare con servizio dedicato) da e per Lerici, Le Grazie, Portovenere. Lo scalo servirà anche per l’accosto e/o sosta temporanea di imbarcazioni private; b. banchine fisse su pali in acciaio o cemento-acciaio, struttura metallica e deck in legno; c. pontili galleggianti ancorati alle banchine di cui sopra; d. servizi in banchina (elettricità, acqua potabile). 3. Centro velico e scuola di vela internazionale (testata di ponente) Il Centro organizza turni residenziali settimanali o quindicinali di formazione a vari livelli (di base, di perfezionamento, di specializzazione) e pratica di navigazione a vela (su derive, cabinati da crociera, cabinati d’altura ecc.). Oltre ai mezzi ed alle attrezzature marinare dispone delle seguenti strutture fisse: a. darsena con scalo di collegamento a terra (servizio di trasporto da Le Grazie e/o Portovenere), accosto di imbarcazioni per sbarco/imbarco degli equipaggi, ormeggio dei mezzi di soccorso; b. banchina fissa su pali in acciaio o cemento-acciaio con struttura metallica e deck in legno, dotata di attacchi elettrici e idrici; c. pontile galleggiante per ormeggio degli scafi cabinati da crociera e d’altura in dotazione al Centro; d. strutture edilizie per i servizi del Centro (dormitori comuni per giovani; capanni da 4/6 letti per coppie e/o gruppi adulti; sala ristorante, cucina ecc.; spaccio di generi alimentari e attrezzature nautiche; sala riunioni; aule didattiche; uffici; infermeria); e. strutture specifiche per attrezzature nautiche (ricovero a terra di derive e piccoli scafi; officina di manutenzione e magazzino ricambi; cala delle vele; stazione radio; postazioni di osservazione regate).
La darsena del Centro Velico: in primo piano la torre di osservazione e il deposito barche
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
ASPETTI MATERIALI, TECNICI, COSTRUTTIVI
Rapporto con il paesaggio: testata di levante e punta S. Teresa
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
1. Opere marittime In linea generale il moto ondoso all’esterno del Golfo non induce ripercussioni significative all’interno della diga, se non limitati fenomeni di rifrazione alle estremità della stessa, i cui effetti sono mitigati e sostanzialmente risolti dalla scogliera (pennello) posta in appendice alla testata di levante. Una soluzione analoga è prevista per la testata di ponente – che ne è attualmente sprovvista e resta esposta di conseguenza. D’altra parte, nelle attuali condizioni la diga non è in grado di assicurare un’adeguata protezione dalle onde che, in determinate condizioni, possono superare la sommità e tracimare, con eventuali conseguenze sulla sicurezza delle persone e dei mezzi all’interno. E’ dunque prevista una configurazione di progetto atta ad assicurare la fruibilità delle opere in regime di sicurezza, anche con avverse condizioni meteo-marine. Rispetto ad un convenzionale muro paraonde – adottato generalmente in contesti dove l’impatto percettivo dei manufatti in cls non costituisce un vincolo rilevante – il progetto proposto privilegia quelle soluzioni (berma sottomarina e canale di calma) in grado di controllare il moto ondoso senza ostacolare le visuali libere. Le banchine, su cui insistono, tra l’altro, edifici ed attrezzature, si prevedono realizzate con moduli in cls su massicciate opportunamente predisposte e sagomate. I pontili fissi, anche quando a complemento delle opere in cls (come nel caso dei capanni a filo banchina), sono previsti su pali in acciaio (o cemento-acciaio), con struttura in carpenteria metallica e impalcati in doghe di legno naturale (ovvero legno sintetico, qualora meglio rispondente a criteri di sostenibilità); analogamente i pontili galleggianti sono in carpenteria metallica con deck in legno naturale (o sintetico c.s.). La sezione trasversale tipo della diga è così formata (dall’esterno all’interno): - rifiorimento della scogliera lato esterno con formazione di berma soffolta in funzione frangiflutto per il controllo dell’effetto del moto ondoso sulla diga (limitatamente ai tratti sottesi alle previste strutture balneari e nautiche nelle relative testate); - banchina fissa in cls gettato in opera previo rifiorimento parziale e profilatura lato interno della scogliera, posta a quota m 1 s.l.m., in funzione di consolidamento e stabilizzazione della scogliera (tratti c.s.); - canale di calma di ampiezza 10÷20 m individuato a ridosso del lato interno della diga per salvaguardia da eventuali tracimazioni (tratti c.s.); banchina fissa su pali a quota di sicurezza (m 1 circa s.l.m., limitatamente ai tratti c.s.). 2. Opere edili Gli edifici, quando non insistono direttamente su piattaforme (come nel caso dei capanni a filo di banchina) queste a loro volta su pali e con impalcati in doghe di legno a giunto aperto, spiccano di regola dalle banchine o meglio dalle colmate, su fondazioni profonde a micropali. I pavimenti degli spazi aperti sono sia lignei naturali o sintetici (nei bordi-vasca e nei solarium delle piscine ecc.) sia, in altri casi, lapidei (nella rete dei percorsi e in genere nel tessuto connettivo) o ancora, in cls gettato lavato con inserzioni lignee (traversine ferroviarie bonificate) o lapidee a disegno (marmi e pietre locali: il portoro della Spezia, l’arenaria di Biassa, il Calacatta di Vagli, il rosso Levanto, l’ardesia della Fontanabuona ecc.). E’ quest’ultimo il caso della “piazza” antistante gli edifici che caratterizza lo schema in pianta di entrambe le testate. I sistemi costruttivi adottati, in particolare, per gli edifici, sono ispirati alle tecniche più avanzate di lavorazione industriale del legno, con impiego di legname da costruzione proveniente da foreste a gestione controllata e di prodotti complementari pure derivati dal legno (o sughero), comunque riciclabili e/o eco-compatibili – il tutto conforme agli standard dettati dai più aggiornati criteri di sostenibilità ed efficienza energetica. In generale si tratta di sistemi costruttivi volti a garantire, a parità di requisiti tecnico-prestazionali, una qualità estetico-percettiva (se vogliamo, architettonica) fondata sulla leggerezza, sulla trasparenza e sulla sostenibilità proprie di materiali, per quanto utilizzabili, a basso contenuto energetico (legno, anzitutto). Le vasche per la balneazione si differenziano per dimensioni, profondità media e soprattutto per caratterizzazione funzionale: dalla balneazione alla pratica sportiva (nuoto, pallanuoto ecc.); dalla didattica alla fisioterapia marina, alla talassoterapia. Se il sistema costruttivo è comune, ed è basato sulla prefabbricazione di vasche “galleggianti” in cls armato (o, in alternativa, di blocchi in cls non armato secondo le prassi correnti dei bacini galleggianti o delle banchine portuali), il grado e il tipo di finitura, così come le opere e le attrezzature complementari, potranno variare di volta in volta in base alle specifiche del caso.
Rapporto con il paesaggio: testata di ponente dalla Castellana
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
ASPETTI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI
Rapporto con il paesaggio: testata di ponente e punta S. Maria
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
La ricerca di una coerenza con il paesaggio di questa parte del Golfo, che si trova racchiusa tra le punte di Santa Maria a ponente e di Santa Teresa a levante (dal nome delle due fortezze genovesi del XVI e XVIII secolo di cui sopravvivono tuttora cospicue tracce) va perseguita con un’architettura in grado di rapportarsi al paesaggio con autentica, franca originalità, al tempo stesso cogliendone il senso per perpetuarne i valori e farsene testimone, senza stancarsi di interrogarne la storia, di indagarne la cultura. Un’architettura, in definitiva, scevra da tentazioni mimetiche e pittoresche, ma in sintonia con l’ambiente proprio perché capace di leggervi dentro, di interpretarne i caratteri sedimentati nel tempo. Gli spunti sono quelli che emergono dallo scenario del Golfo: le navi militari alla fonda nel Varignano, l’arcigno profilo di antiche o più recenti fortificazioni, la linea tortuosa della costa che si protende aspra e rocciosa per subito ritrarsi in cale nascoste; ma soprattutto la vasta e al tempo stesso racchiusa distesa del mare, che la diga divide con segno deciso, di incongrua rigidezza. Spezzare, articolare, risolvere insomma questa durezza, lavorando sull’immagine percepita per farne qualcosa di diverso, più consono e in sintonia con la dimensione e la qualità del paesaggio, di questo paesaggio – è certo questo il primo passo. Un’altra considerazione, sempre a questa scala, è relativa alla misura che intercorre tra un capo e l’altro della diga: ben oltre due chilometri che, visto anche il contesto, non sembra rispondere ad una soluzione di percorso pedonale, quale che sia (promenade ecc.). Ciò che invece va fatto è spezzare (figurativamente) il manufatto, in tre distinte parti: l’una più estesa, mediana, da confermare a scogliera naturale (abbassata di 0,60 m per un tratto centrale di 400 metri, come da PRP, per migliorare la circolazione a tergo della diga, attualmente insufficiente), le altre due alle opposte estremità di levante e di ponente, dove si polarizzano i rispettivi interventi progettuali. In sintesi, il progetto paesaggistico si ispira ai seguenti criteri: - stemperare la rigidità del manufatto introducendo, con le accennate misure di protezione, una giacitura spezzata (da rettilinea che era), sottolineata dall’andamento delle due banchine (l’una “dura” in cls, l’altra “morbida” in legno) e dal canale di calma che ne resta delimitato; - rafforzare il “peso” delle due testate e, contestualmente, concentrare le funzioni e le attrezzature alle periferie con l’obiettivo di creare due poli tra loro distinti, ciascuno riferito alle corrispondenti realtà a terra – Portovenere (con la Castagna e Le Grazie) da un lato e Lerici, con la sua baia, dall’altro lato del Golfo. Alla scala di dettaglio potranno ancora operare le suggestioni tratte dall’orizzonte storico e culturale del Golfo e, tra queste, quelle più in sintonia con i su richiamati indirizzi della leggerezza, della sostenibilità e, persino, di un certo grado di “precarietà” – precarietà, per intenderci, propria di un’architettura marina della tradizione locale (châlet e cabine balneari, capanni di “muscolari”, scali, magazzini e piccoli cantieri), legata a mestieri ed economie d’altri tempi. E’ da uno scenario come questo, oggi quasi scomparso ma che resta tuttavia sottotraccia, sedimentato nell’immaginario collettivo e nell’identità del Golfo, che possono trarre spunto le nuove forme espressive di un’architettura originale ed innovativa ma al tempo stesso non ignara ed anzi interprete e testimone delle particolari qualità dei luoghi, della loro storia e della loro cultura.
Il deposito derive con la copertura in pannelli FTV. In primo piano la torre di osservazione
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
ASPETTI IMPIANTISTICI ED ENERGETICI. LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
Vista dalla coffa della torre di osservazione
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
Il tema della sostenibilità dell’intervento è stato affrontato per le diverse fasi della vita dell’opera, dal cantiere alle scelte costruttive, alla gestione. Criteri ispirati alla sostenibilità e al contenimento dei consumi energetici hanno pertanto dettato l’impostazione del progetto con riguardo: 1. ad una organizzazione sostenibile in fase di cantiere; 2. a soluzioni materiali e tecniche sostenibili, con particolare riferimento a: - impiego di materiali a basso contenuto energetico, riciclabili, biodegradabili, ecocompatibili; - adozione di tecniche e sistemi costruttivi a limitato impatto ambientale e ridotto consumo energetico; 3. al tema della gestione sostenibile delle strutture e degli impianti nel corso della loro vita utile, con riferimento specifico a: - misure passive per il contenimento dei consumi energetici (costruzione in classe A): isolamento termico di involucri opachi o trasparenti (a perimetro, a tetto o a pavimento); raffrescamento tramite ventilazione naturale; ombreggiamento e protezione dalla luce solare diretta ecc.; - misure attive per il contenimento dei consumi energetici: produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (energia solare fotovoltaica e termica, energia eolica) e riutilizzo della risorsa idrica tramite il recupero delle acque meteoriche. Cantierizzazione La fase di cantiere verrà organizzata mediante l’implementazione di un protocollo di gestione ambientale per le emissioni di CO2, per il consumo energetico e delle acque; sarà prevista l’applicazione da parte dell’appaltatore di un protocollo di gestione ambientale per i materiali da utilizzare e per il relativo approvvigionamento; verrà predisposto un Environmental Management System (ISO 14001 o equivalente); verranno predisposte stazioni di monitoraggio (polveri, inquinamento acustico e delle acque). Per favorire un positivo rapporto con la popolazione sarà predisposto a terra un visitor center in grado di ricevere feedback pubblici, con esposti pannelli con informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori, e si provvederà ad informare mediante invio di documentazione illustrativa le persone interessate dagli effetti del cantiere. Per gli aspetti logistici si prevede il trasporto di materiali via mare con l’individuazione di un’area di stoccaggio e preparazione a terra. Scelte costruttive La scelta dei materiali da costruzione ha privilegiato l’impiego di materiali locali (es.: pietre locali) caratterizzati dalla sostenibilità e dalla tracciabilità nella catena di approvvigionamento nonché da un elevato grado di riciclo (es.: traversine ferroviarie bonificate). Si sono inoltre preferiti materiali naturali e non tossici, ad alta durabilità e a basso contenuto energetico (es.: legno da foreste a gestione sostenibile), con lavorazioni implicanti una minima produzione di scarti e rifiuti. Nella definizione delle scelte materiali e costruttive si è adottato un approccio in grado di garantire elevati livelli di efficienza energetica dell’involucro edilizio, e ciò per evitare o comunque limitare drasticamente la presenza e l’utilizzo di sistemi di condizionamento. Per quanto riguarda in particolare le piscine di acqua marina, si è tenuto per fermo l’obiettivo di limitare l’impiego di dispositivi per il trattamento ed il ricircolo dell’acqua. Quanto sopra sia in risposta a un obiettivo di contenimento dei consumi di energia, sia per assicurare quel tanto di “naturalità” che si poneva tra i propositi iniziali nell’impostazione generale, e che si ritrova tradotta, nella prassi progettuale, nell’impiego “sostenibile” della risorsa naturale – l’acqua di mare, qui ancora a buoni livelli di balneabilità – al cui ricambio si intende provvedere con dispositivi meccanici di ricircolo, in aggiunta ad un sistema di trattamento minimo necessario per la riduzione delle mucillaggini e per il controllo dei livelli di inquinamento biologico. Gestione Per gli aspetti di dettaglio in termini di costi e risparmi di emissione si rimanda alla Relazione Tecnico-Economica. Nei paragrafi che seguono si riassumono le principali scelte operate per limitare l’impatto dell’opera in fase di esercizio. Misure passive Costruire in classe A presenta costi sensibilmente superiori rispetto alla costruzione tradizionale; tali maggiori costi sono tuttavia recuperabili nel corso della vita dell’edificio grazie alla riduzione dei consumi, con l’ulteriore vantaggio della riduzione delle emissioni. Nel nostro caso il risparmio di emissioni di CO2 valutato sulla media di emissioni da metano (2000 g/mc) si calcola in 36,63 t/anno. Misure attive: il fotovoltaico L’utilizzo del fotovoltaico è compatibile con le caratteristiche dell’intervento sfruttando al meglio le potenzialità del territorio (elevato potenziale di insolazione) e la notevole superficie adeguatamente esposta disponibile (tetti copertura cabine e rimessa imbarcazioni, rispettivamente nella testata di levante e in quella di ponente). In accordo con i dati disponibili nel Photovoltaic Geographical Information System (PVGIS), la produzione media annua si è calcolata in circa 200.000 kWh, mentre la riduzione di emissioni di CO2, valutata sulla media di emissioni della rete nazionale italiana di produzione di energia elettrica (600 g/kWh), sarà di 121,6 t/anno. Misure attive: il minieolico Compatibilmente con i vincoli dell’area di progetto si è valutata un’opzione di intervento contenuta, prevedendo l’installazione di generatori ad asse verticale di numero limitato (5 per ciascuna testata) di potenza pari a 3 kWp ed altezza compresa fra 8 m e 10 m. Le caratteristiche del sito (buona esposizione e velocità media del vento compresa fra 5 e 6 m/sec) consentirebbero una produzione media annua di 42.000 kWh ed una riduzione di emissioni di CO2 di 25,2 t/anno Misure attive: il solare termico I vantaggi relativi all’installazione di un impianto di produzione di acqua calda sanitaria (ACS) consistono nell’assenza di qualsiasi tipo di emissione inquinante e nel risparmio di combustibili fossili, il tutto grazie ad una tecnologia consolidata ed affidabile con costi competitivi e oneri di manutenzione ridotti al minimo. Il sistema progettato per coprire il 60% del fabbisogno consentirebbe una riduzione di emissioni di CO2 di 29,3 t/anno. Misure attive: il riutilizzo delle acque piovane Il riutilizzo delle acque piovane è un elemento che, oltre al risparmio della risorsa idrica, riveste un aspetto strategico per la configurazione dell’intervento (attività ricettive e sportive in ambiente non collegato a terra). La valutazione dei consumi di acqua ad uso non potabile che si possono coprire mediante il riutilizzo di acque piovane per vari scopi (lavaggio barche e altre attrezzature, manutenzione ordinaria degli edifici e loro pertinenze ecc.) è stato stimato in 1.532.000 l/anno.
Arrivando via mare in vista del Centro Velico
© Paolo Cevini . Published on September 25, 2012.
La Piazza: a sinistra il porticato del ristorante-punto vendita, sul fondo la banchina dei capanni
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Lo stabilimento bagni (cabine in primo piano con copertura in pannelli FTV) e, sul fondo, il ristorante-punto vendita
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