© Andrea Colleoni . Published on October 05, 2012.
PREMESSE
Mappa strategica dell'intervento
© Andrea Colleoni . Published on October 08, 2012.
L’area di progetto si contraddistingue per la peculiarità dell’attività produttiva precedentemente insediata, che vedeva l’impiego di materie prime minerarie reperite nelle immediate adiacenze e trasformate in materiali per la costruzione.
Sezione generatrice
© Andrea Colleoni . Published on October 08, 2012.
Conosciamo tuttavia anche una logica insediativa più antica, storicamente precedente l’edificazione del “Cementificio Guffanti”. Le preesistenze abitative erano allora caratterizzate da un rapporto diretto con gli attori naturali: il pendio boscato, il fiume (che caratterizzava geologicamente l’origine del profilo complessivo di tutta la valle), il largo pianoro (ora compreso nel tratto tra il fiume e la proviciale 35) e l’altro versante della valle. A queste condizioni, si diceva, l’uomo aveva contrapposto un insediamento di utilità, composto da un disegno sottile che teneva a sistema: la chiesa di san Rocco, l’antica via che conduceva all’imbocco del ponte, il ponte stesso che attraversava il torrente, e al di la del ponte il villaggio che si sviluppava seguendo logiche tipiche degli impianti medievali, concentrando l’edificato lungo le vie di collegamento.
Planimetria generale
© Andrea Colleoni . Published on October 08, 2012.
L’edificazione del Cementificio Guffanti, si inserisce successivamente seguendo una strategia di sviluppo complessivo piuttosto incisiva nel disegno del territorio, e che nel caso specifico ha portato ad esiti fortemente trasformativi e ancora ben visibili nelle aree contigue all’area di progetto (basti osservare il profilo orografico della zona a monte, oggetto in passato di grandi sbancamenti per il reperimento di minerali). Infine è da annotare i sottoprodotti generati dai processi per la trasformazione delle materie estratte provocassero essi stessi effetti dannosi alla salute dei lavoratori e delle popolazioni insediate.
Planimetria piano +0.00
© Andrea Colleoni . Published on October 08, 2012.
Occorre incidentalmente ricordare che la logica produttiva che è stata alla base della formazione di questo insediamento e che ha interessato nel suo complesso quel periodo storico, abbia avuto esiti fortemente riscontrabili nell’intero tessuto produttivo della Valle Seriana. Tra la fine del XIX e l’inizio XX secolo infatti il tessuto sociale di questo territorio (costituito per lo più da famiglie patriarcali) ha indotto la formazione di piccole imprese che sviluppandosi nel tempo, si sono costituite come vere e proprie punte di eccellenza nei loro specifici settori, dapprima sul territorio nazionale e successivamente nei mercati globali. Tuttavia occorre annotare che lo sviluppo urbanistico complessivo sia stato largamente affidato a pratiche irrazionali o perlopiù utilitaristiche. Lo stesso strumento pianificatorio affidato alle singole amministrazioni, benchè approvato dall’organo regionale, non ha soltanto ridotto al minimo le sue funzioni prescrittive nei confronti di qualsiasi attività produttiva, ma non ha saputo nemmeno inscrivere le proprie logiche in un quadro territoriale di riferimento (forse anche per la totale assenza di tale quadro). L’esito di questo processo è leggibile da chiunque percorra in automobile la strada statale che attraversa la Valle, un paesaggio “generico” costituito da lacerti di vecchie industrie in dismissione, shopping mall, edilizia residenziale di scarsa qualità in espansione a nuclei storici consolidati. La necessità di una mobilità efficiente (per le merci prodotte, per materie prime e per la manodopera) ha fatto sì inoltre che si sviluppassero infrastrutture ad hoc che dal punto di vista fisico, ad oggi, si presentano come manufatti particolarmente invasivi. Esito ancor più evidente in una valle caratterizzata da una sezione trasversale di dimensioni relativamente modeste ma dallo sviluppo urbanistico longitudinale particolarmente profondo .
Planimetria piano +8.11
© Andrea Colleoni . Published on October 08, 2012.
RICONOSCIMENTO DEGLI AMBITI SCALARI
Planimetria piano +16.50
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La scala locale afferisce in piccolo, sia pur in maniera debole: - ai manufatti presenti nell’intorno e di remota formazione come la piccola chiesa di san Rocco, il ponte Romanico che con la strada ad esso connessa disegnavano un antico tracciato di collegamento, e più a Nord l’abitato di Albino. - ai manufatti presenti nell’area di progetto. - al reticolo viario minuto, di interesse discreto come le vie Pradalunga e Pradella, la strada Statale 35 e a Sud dell’area di progetto la via delle cave. - alle preesistenze “naturali” (pur essendo esse stesse l’esito di processi di antica antropizzazione), il pendio boscato, il fiume serio, ecc…
Planimetria piano +21.00
© Andrea Colleoni . Published on October 08, 2012.
La scala territoriale interpella i grandi manufatti di collegamento, l’area edificata diffusa che caratterizza tutto il tratto della Valle prossimo all’area di progetto ed in special modo gli insediamenti di Pradalunga e Cene per la sponda Sud e Nembro, Albino e Gazzaniga per la sponda Nord. Si anticipa che l’esito di questa trasformazione in scala territoriale è tuttavia particolarmente problematico, Albino si colloca infatti in un tratto della Valle Seriana che via via si identifica negli anni ormai come una vera e propria conurbazione della città di Bergamo.
Fotoinserimento
© Andrea Colleoni . Published on October 08, 2012.
Esiste poi la scala globale, che muovendo del riconoscimento di nodi-attori collocati in aree spazialmente molto distanti da loro, interpella la necessità di stabilire reti-relazioni complesse e di volta in volta specificate.
Fotoinserimento
© Andrea Colleoni . Published on October 08, 2012.
STRATEGIE
Il progetto cerca di ricostituirsi come fenomeno complessivo unitario nel confronti del tessuto urbano esistente, collocandosi come elemento di discontinuità rispetto ad un contesto fortemente caratterizzato dai fenomeni dispersivi già descritti. La strada che si tenta di percorrere è quella di una progressiva riconquista di una riconoscibilità simbolica della “fabbrica”. Non bisogna dimenticare infatti che la forma e l’immagine di questo tipo edilizio nel XIX e XX secolo fosse particolarmente identificabile nei contesti nei quali si insediava, per altro la tradizione della modernità aveva assegnato agli edifici produttivi grande attenzione, specie per la formulazione di elementi d’abaco specifici nonché di tipologie insediative dedicate. La sigla distintiva della fabbrica tradizionale era allora il suo recinto, che isolava le pratiche produttive da quelle del risiedere. I muri perimetrali costituivano delle barriere che potevano essere permeate solo in corrispondenza degli accessi principali con dispositivi specifici. Questi, interpretavano il rapporto interno-esterno con elementi edilizi oggi desueti se non addirittura consegnati alla memoria collettiva: cancelli, portinerie, pensiline e insegne. Il progetto cerca invece di interpretare un nuovo ruolo della produzione nella contemporaneità, non più “altra” rispetto al contesto ma anzi permeabile, e parte complementare del disegno complessivo del tessuto urbano. In particolare offre un ampio ambito pavimentato lungo la Via Pradalunga per il quale si prevede l’opportuno progetto di arredo urbano per un uso pubblico, ecco quindi che la “fabbrica” si offre come luogo civico per abitare. L’attribuzione di un nuovo scopo non può che conseguentemente fare i conti con nuove e diverse responsabilità degli “attori del produrre” in un rinnovato agire nella configurazione degli assetti morfologici urbani esistenti. Ecco quindi che nel progetto l’asse longitudinale si colloca perpendicolarmente alla linea di scavalcamento del ponte romanico. Parallelamente alla stessa si dispongono gli accessi principali di permeabilità trasversale che moltiplicandosi su tutto il fronte Est-Ovest si dispongono a costituirsi come un sistema complesso di ponti che altro non sono che la riverberazione del primo che ne diventa il paradigma. Il “ponte” del quadrante centrale, in particolare, (conduce alla passerella a +16.50m che distribuisce i flussi ai servizi superiori del nuovo insediamento). E’ quindi attraverso la totale permeabilità orizzontale dal piano urbano e nella sapiente verifica degli assetti precedenti che il progetto si incarica di costituirsi come un vero e proprio prototipo che interpreta un “altro” modo di intendere la relazione tra le forme della città e i luoghi della produzione.
La totale obsolescenza funzionale degli edifici già insediati, ma anche il loro precario stato di conservazione fanno sì che questi si presentino come vere e proprie rovine. Monumenti di un era produttiva precedente che si incaricano di raccogliere di quella epoca la responsabilità della testimonianza. Tuttavia anche una nuova volontà progettuale insiste, ed è quindi nelle teorie, nei metodi e nelle pratiche che promuovono una “conservazione attiva” che va ripensato il rapporto tra nuovo e antico. Nella formulazione del progetto particolare attenzione è stata dedicata all’osservazione e allo studio delle pratiche archeologiche. Lo scavo di studio infatti procede attraverso schemi dispositivi relativamente semplici: pratica comune è quella della sovrapposizione dell’area oggetto di indagine di una griglia geometrica di riferimento. La funzione di tale reticolo è quella di definire un campo di azione entro il quale concentrare le proprie osservazioni. Si procede poi con il disvelamento della complessità degli strati sottostanti, di ciascun elemento raccolto, alla chiusura della campagna di scavo, si conoscono non solo le coordinate geometriche del posizionamento ma anche la datazione. Interessante è osservare che durante queste operazioni, gli addetti si servano di percorsi ricavati sulle ascisse e sulle ordinate della griglia imposta; che da maglia isotropa e virtuale si trasforma nel cantiere in un sistema di passerelle, ponti e passaggi coperti, cioè in modo rudimentale e inconsapevole: spazio abitato. Analogamente il progetto identifica tre quadranti virtuali di misurazione che imbrigliano gli edifici esistenti in un campo di azione, contemporaneamente però la griglia di indagine è essa stessa un fatto tettonico, una vera e propria architettura. Non solo: il programma funzionale del bando concorsuale interviene come traccia che guida la selezione di elementi architettonici notevoli, tali edifici, scelti per pertinenza tipologica specificano ciascun quadrante a seconda della funzione insediata. Si comprende quindi come il sistema proposto si costituisca come vera e propria regola e si caratterizzi per l’estrema flessibilità della propria eventuale riconfigurazione. La modificazione del programma funzionale porterebbe infatti necessariamente a una revisione critica degli individui architettonici selezionati e ad una configurazione finale profondamente differente rispetto a quella qui proposta.
Il progetto ottimisticamente propone un nuovo rapporto con gli elementi naturali presenti attraverso due azioni: consolidando l’antico fronte dello sbancamento a monte, mediante la formazione di un grande muro di contenimento inclinato che si estende lungo l’asse longitudinale dell’insediamento; e delineando un pendio artificiale che virtualmente si offra come risarcimento dello scavo. Quest’ultimo costituendosi come copertura dell’edifico raccorda la quota del piano urbano con la collina boscata. Il progetto offre quindi alla cittadinanza una natura “riconquistata” che tenta di ristabilire la relazione con gli altri soggetti fisici antichi: il fiume e la cima del colle.
Il progetto non altera il sistema viabilistico esistente, è previsto tuttavia i ripensamento complessivo del sistema degli accessi, ne sono previsti 4 carrali al livello ±0.00. Resta invece completamente permeabile pedonalmente l’area da Nord. L’intero insediamento presenta infatti un’ampia superficie ad uso pubblico nella zona lungo le vie Pradella e Pradalunga, da qui l’accesso trasversale è reso possibile da passaggi puntuali che sul dorso del piano inclinato raggiungono quote alle quali si trovano i principali servizi. La passerella centrale del quadrante Ovest permette di raggiungere il livello +8.11m, ossia la quota dell’ingresso di Villa Guffanti; analogamente sul quadrante centrale si può raggiungere l’ampio ballatoio di distribuzione a quota +16.50m. Lo stesso livello e accessibile anche dal quadrante Est mediante una lunga rampa che lo mette in relazione con il parcheggio di nuova formazione in via delle Cave .
RIFLESSIONI SULLE FUNZIONI INSEDIABILI
SCENARIO SOCIO-ECONOMICO DI RIFERIMENTO La definizione della proposta progettuale deriva da una riflessione attorno al tema introdotto dal bando, in particolare in merito alla richiesta di garantire una quota significativa di funzione produttiva in opposizione alla tendenza ormai diffusa di affrontare il tema del recupero di insediamenti industriali dismessi attraverso la semplice sostituzione con funzioni residenziali e/o commerciali. Tendenza che si è rivelata spesso poco lungimirante nel perseguire logiche di sviluppo a lungo termine in quanto prevalentemente legata a interessi di tipo immobiliare non sempre coerenti a scenari territoriali specifici che, come nel caso in oggetto, sono caratterizzati da precise vocazioni produttive che seppur oggi indubbiamente in crisi, non possono essere considerate esperienze ormai concluse ma bensì rappresentare il punto di partenza per il rilancio di settori produttivi “storici” dove operare attraverso opportune innovazioni di processo e di prodotto. Questo è l’aspetto che emerge nella definizione del “Protocollo Val Seriana” sottoscritto nel 2009 da Confindustria Bergamo e Sindacati, dove l’obiettivo del mantenimento di una struttura industriale nella Valle e, in particolare, della sua specializzazione, viene ritenuto “unanimemente un valore”.
La Val Seriana ha conosciuto la propria “rivoluzione industriale” nel settore tessile attorno alla metà dell’Ottocento grazie all’arrivo di investitori stranieri in prevalenza svizzeri (Zopfi a Ranica, Widmer-Walty a Cene, Blumer a Nembro, Spoerry ed Honegger ad Albino), che portarono l’intera Valle a livelli d’eccellenza nel mondo del tessile. Il settore è stato per anni il perno attorno al quale si sono sviluppate produzioni principalmente di tipo meccanico (Promatech) e chimico (Radici) strettamente connesse alla filiera. La crisi del settore, risalente al 2006, ha messo in luce la debolezza di un sistema che per far fronte alle sfide della globalizzazione aveva puntato tutto sulla massimizzazione dei volumi di produzione senza stimolare l’innovazione del prodotto che è rimasto invece di qualità bassa e medio bassa. La concorrenza estera sulla stessa fascia di prodotto (dove il costo del lavoro è molto più basso), ha messo fuori mercato le imprese italiane con conseguenti effetti di delocalizzazione e perdita di posti di lavoro. Altro aspetto di debolezza del settore è l’estrema polverizzazione aziendale costituita da numerose microimprese diffuse sul territorio. Il tema era già stato affrontato nel 2007 dalla Provincia di Bergamo che ipotizzava la costituzione di un consorzio tra le imprese tessili della Valle e che in merito scriveva: “gli assetti organizzativi del campione di imprese analizzate richiedono un ripensamento per affrontare adeguatamente i cambiamenti del mercato imposti dalla globalizzazione. In particolare, la dimensione ridotta appare un fattore di debolezza che occorre aggredire favorendo processi di alleanza e integrazione fra imprese della filiera. Poiché i processi di integrazione e riassetto organizzativo presentano elementi di complessità dal punto di vista tecnico, dal punto di vista relazionale e culturale nonché finanziario, è necessario avere una struttura (es. consorzio) per assistere le imprese operanti nella Valle Seriana che intendano seguire questo percorso”.
Appare dunque evidente che le prospettive di rilancio del settore debbano essere legate da un lato a processi di differenziazione e qualificazione del prodotto e dall’altro a processi di aggregazione d’impresa nella filiera tessile. Azioni, peraltro, già intraprese con successo da due aziende del settore quali il Cotonificio Albini di Albino che attraverso la differenziazione e l’innovazione qualitativa del prodotto è diventato fornitore di importanti marchi quali Armani, Zegna e Brooks Brothers e Sitech frutto dell’unione di dieci aziende operanti nel settore che, nel 2007, hanno deciso di condividere risorse ed esperienze al fine di progettare, realizzare e commercializzare prodotti tessili innovativi.
PREFIGURAZIONE DELL’ASSETTO FUNZIONALE Partendo da queste riflessioni, il progetto propone un approccio ricompositivo dal carattere unitario identificato da un grande piano inclinato che intende risarcire la cavità scavata dal vecchio insediamento industriale e restituire, al contempo, un’idea “monolitica” proponendosi come nuovo polo di produzione e innovazione. Il nuovo piano di riferimento incorpora e qualifica le preesistenze più significative dell’insediamento industriale originario e allo stesso tempo consente di ottenere al suo interno ampie superfici (16.000 mq circa) destinate alla produzione e ai relativi ambienti direzionali. Questi spazi, concentrati prevalentemente nel quadrante centrale e ovest, sono destinati all’unione di aziende fra loro complementari specializzate in ciascun campo della filiera produttiva, (la fornitura di materie prime, la filatura, la tessitura, la tintoria, il confezionamento, la logistica e la distribuzione), e ad aziende specializzate nella produzione di macchine tessili e del settore chimico. A supporto della parte produttiva sono previsti mq 3.500 per la ricerca e l’innovazione di prodotti destinati a settori specifici (tessile tecnico, bio-medicale, carbonio, ecc.). Il centro ricerche, collocato nel quadrante ovest, offrirà ai vari settori della filiera laboratori specifici di sviluppo di nuovi brevetti e nuove modalità di produzione promuovendo rapporti con le università e stimolando la formazione di nuove figure professionali e manodopera specializzata. In prossimità del centro ricerche è ipotizzata una porzione a funzione museale dove ricostruire la storia del tessile in Val Seriana attraverso spazi espositivi, attività laboratoriali aperte alle scuole e, più in generale, iniziative aperte al pubblico. Un museo della scienza e della tecnologia tessile a fondamento del nuovo polo produttivo e luogo identitario di un’intera \. Nel quadrante est è previsto il recupero della villa liberty e della palazzina su via Pradella con funzioni di tipo ricettivo sia a supporto di politiche di valorizzazione turistica della Valle sia a supporto delle attività produttive e di ricerca prevedendo spazi dedicati a meeting, conferenze e workshop.
Il progetto proposto per la riqualificazione del sito Italcementi di Albino individua nella formazione di un polo di produzione e innovazione del settore tessile la possibiltà di convogliare e sviluppare il bagaglio di competenze tecniche e scientifiche già presenti sul territorio verso obiettivi di diversificazione e innovazione dei prodotti perseguibili attraverso adeguati investimenti in ricerca e applicazione di nuove tecnologie. Un vero e proprio incubatore d’impresa capace di proporsi, anche da un punto figurativo, come nuova polarità di eccellenza in grado di sviluppare e realizzare prodotti innovativi tutelabili anche attraverso l’ideazione di un marchio di qualità. L’aggregazione di aziende fra loro complementari potrebbe inoltre innescare fenomeni di dismissione di aree manifatturiere di piccola e media entità oggi sparse a macchia d’olio a ridosso del fiume o dei centri abitati offrendo occasioni di riqualificazione ambientale e di investimento da parte del mercato immobiliare che potrebbe così calibrare i propri interventi in relazione al reale vantaggio residenziale indotto dal nuovo polo produttivo senza ulteriore consumo di suolo.