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Bareggio (MI), Italia - Concorso - Marzo 2006
Antonio Dattilo, Emanuela Smiglak, Enrico Costa, Valter Fabio Filippetti, Martino Milardi, Valerio Morabito, Carmine Carfa, Elisa Crimi
Kindergarten, Giardini D'infanzia
7° Classificato del concorso: Nuova scuola per l'infanzia in località San Martino
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Pubblicato il 23 Marzo 2006

IL CONTESTO

Dovendo interagire con un contesto e dovendo intervenire modificando il contesto con un oggetto architettonico, si pone il problema se sia più giusto introdurre un elemento assolutamente nuovo che comporta una diversificazione dello spazio secondo regole e concezioni diverse, o se l’oggetto deve essere ben equilibrato consapevole dei limiti e delle necessità del sito. In entrambi i casi è giusto creare del nuovo e rompere degli schemi, ed è altrettanto giusto invece seguire ed assecondare il contesto. Il punto discriminante rimane sempre il metodo di approccio alla percezione di un luogo, che espandendosi come scala e come spazio, finisce sempre a coincidere con il paesaggio. Paesaggio urbano o paesaggio agrario, antropico o naturale. Il paesaggio agrario è un paesaggio caratteristico in ogni cultura stanziale e da tempo ormai è riconosciuto come un elemento culturale delle società. Per fare alcuni esempi banali e immediati, ricordiamo il paesaggio politico agrario americano, costituitosi quando furono suddivise secondo griglie preordinate le terre da assegnare. Oppure il paesaggio agrario europeo che si adatta a tutte le circostanze modificandosi secondo la morfologia del terreno. O ancora più particolare il paesaggio agrario delle zone desertiche costituito da una serie di elementi costruttivi che permettono di contenere l’acqua, captarla o risparmiarla. Il paesaggio agrario è un elemento particolarmente presente, anche se non direttamente, nel lotto di progetto. Il contesto urbano sia a sud che a nord comprime ed è compresso, sovrasta ed è sovrastato dal paesaggio agrario. È un tipico paesaggio agrario europeo, formato da moltissime particelle e diversificato nelle colture e nelle forme. Scriveva Ungaretti a proposito della tessitura dei tappeti persiani, che i colori sono così connessi tra loro che si espandono nei colori vicini, si confondono nei colori vicini, per essere più soli, autonomi e unici se li guardi con attenzione. Così è la forma di questo paesaggio agrario, infinito ed uniforme, ogni colore, forma o spazio è connesso al resto, si confonde e si fonde al colore, forma o spazio vicino, ma se lo analizzi singolarmente ogni elemento è autonomo, indipendente per forma per colore e per spazio. Perdersi alla ricerca di queste forme, di questi spazi, di questi flussi di energie, sembra una avventura paragonabile alle avventure del sig. Palomar di Calvino. Indagare scientificamente, sviluppare teorie sulla divisione degli spazi, entrare nei meandri della commistione e della divisione. Se scegliamo di dividere per potere capire perdiamo il senso dell’unità e della complessità, se scegliamo la via del generale perdiamo l’identità profonda di ogni cosa, che racconta valori sempre diversi e storie continuamente particolari. È il mondo di Palomar, contraddittorio e irreale, impossibilitato alla certezza e alla verità, rimandato alla

prossima esperienza, affinato per inerzia, complesso per necessità e semplice di conseguenza. Tuttavia preciso ed esaustivo, controllato e metodico, speciale, controcorrente e conformista. Muoversi dopo poco diventa familiare, ogni corridoio porta ad uno spazio che si moltiplica dentro un altro spazio, che continua in un altro corridoio in cerca di altri spazi e dove la geometria diventa complessa e lineare, ambigua e consistente.

IL PROGETTO

Il progetto dell’asilo che proponiamo si pone come obbiettivo quello di creare una spazialità complessa indotta dalla conoscenza come esperienza di aggregazioni di spazi e di comportamenti, controllo e dissipazione raggiunta da una condizione semplice della geometria applicata. Elementi rettangolari formano la struttura principale dello spazio del processo, la loro aggregazione è semplice e sfalsata, la percezione dello spazio modificata e astratta. Inclusiva. Includono ogni cosa, dal

prato agli alberi, dal cemento al vetro, dall’intonaco al cotto. Ogni elemento conserva la sua identità costruttiva, ogni elemento mostra le sue potenzialità e peculiarità, ma si fondono in un complesso gioco di composizioni, ogni volta diverse e ogni volta semplici se si analizzano singolarmente. Gli spazi si susseguono, un patio come un giardino, diventa il nucleo centrale, un vuoto che identifica il progetto, è uno spazio che si connette con l’esterno e con l’esterno ha gli scambi maggiori, ma è nello stesso tempo un dentro, un fuori ed un dentro che spiazzano la percezione dello spazio in modo da interagire continuamente con chi lo utilizza. Tipologia di aggregazione presente costantemente accanto alle funzioni del progetto: spazi vuoti, giardini, alberi, luoghi segreti. Il bambino non avrà mai la sensazione di stare all’interno di un edificio, ma sarà sempre stimolato da un fuori, da un rapporto in cui entrare in uno spazio costruito viene continuamente bilanciato da uno spazio esterno. Si entra e al contempo si esce, si sale si guarda un paesaggio intrappolato e al contempo libero, un sentimento di illusione e di astrazione.

Capogruppo
Valter Fabio Filippetti
Progettisti
Antonio Dattilo, Emanuela Smiglak, Enrico Costa, Martino Milardi, Valerio Morabito, Carmine Carfa, Elisa Crimi
Collaboratore
Gruppo di progettazione
Antonio Dattilo, Enrico Costa, Carmine Carfa, Elisa Crimi, Valerio Morabito, Emanuela Smiglak, Martino Milardi
Immagini (13)
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