Progetti
Copertine
Nuovi
Concorsi
Albums
Dettagli
Newsletters
Bareggio (MI), Italia

Esterninterno

1691197238_large

VISTA DEL PATIO INTERNO CHIUSO

filosofia della formazione

651092196_large

VISTA DEL PATIO INTERNO APERTO

L’atto originario del progettare (in cui un soggetto a partire dalle proprie esigenze, definisce i propri obiettivi e la strada che intende percorrere per raggiungerli) si è via via modificato nel tempo, fino a raggiungere la complessa articolazione attuale. Soggetti e interessi diversi hanno arricchito di contenuti e di senso il progetto, che non è più solo momento creativo di ideazione e proposta, ma è soprattutto capacità di garantire la gestione di un sistema di relazioni che si sviluppa in modo dinamico tra domanda e offerta.

548566952_large

TAVOLA 01

Anche se le operazioni attraverso cui si deve passare per pervenire ad un risultato sono molte e difficili, l’obiettivo raggiunto sarà tanto più valido quanto più avrà saputo fondere soggetti, istanze, finalità tra loro diverse in un’unica forma architettonica e quanto più intelligentemente avrà saputo mediare tra rispetto della tradizione e carica innovatrice del progetto. Si tratta di un problema assai vivo oggi, per l’incombere da un lato del rischio di perdersi nei meandri delle norme e della loro osservanza (perdendo il senso complessivo e unitario del progetto e quei margini di libertà interpretativa e creatività che da sempre caratterizzano il ruolo dell’architetto e del progettista), dall’altro del pericolo (simmetrico al precedente) di concedere troppo ad una propria “poetica” sottraendosi a quei confronti e a quelle verifiche continue che sono indispensabili per rispondere alle finalità dell’opera e all’attesa partecipativa delle diverse componenti sociali. Nell’ambito della progettazione scolastica (a ogni livello) il problema può essere grossolanamente sintetizzato nell’obiettivo della realizzazione di uno spazio adeguato alle attività formative, all’interno di scelte strategiche di una filosofia della formazione che detta dimensionamenti e distribuzioni degli spazi, e conseguenti scelte qualitative sui materiali e sulla forma.

288741604_large

TAVOLA 02

Progettazione non per uno dei tanti rapporti educativo-didattico-formali, ma per quel rapporto educativo-didattico-formale, lì, in quel determinato luogo, e in quel determinato momento.

843459415_large

VISTA DEL MODELLO

Questi dati fanno emergere l’importanza del luogo, del circondario, del tessuto, urbano e sociale, in cui l’edificio scolastico sta per sorgere; così come i comportamenti e la partecipazione sociale prima ancora che le norme e i regolamenti edilizi.

1982002641_large

VISTA DEL MODELLO

Le scelte progettuali devono attingere da questi dati e allo stesso tempo proiettarsi nel futuro, cogliendo ciò che nel presente si costituisce quale indicatore di tendenza di ciò che sarà. Aspetti da sempre presenti nella proposta progettuale e in essa implicati hanno assunto con il tempo importanza sempre maggiore giungendo ad esigere un’autonoma e particolare trattazione. Così come è successo per il superamento delle barriere architettoniche o alla più recente problematica del benessere e del comfort ambientale, legata alla atossicità dei materiali, alla sicurezza degli impianti, alla gestione intelligente dell’edificio, alla sua manutenzione, alla sua accessibilità e flessibilità per possibili forme di riuso.

1365030005_large

VISTA DEL MODELLO

Sono tutti temi legati a quella che possiamo definire una visione ecologico-ambientalistica applicata non alla salvaguardia e difesa della natura, ma alla difesa della cultura del costruito e della sua qualità.

756355555_large

VISTA DEL MODELLO

Si tratta cioè di capire quali aspetti del progetto devono costituire la parte forte e resistente e quali aspetti devono offrire gli stimoli e le aperture verso un cambiamento dei comportamenti e delle relazioni sociali; capire e scegliere quanto salvare dell’esperienza del passato e quanto introdurre di nuovo sapendo anche rischiare. Applicare cioè procedure progettuali e realizzative tecnologicamente avanzate, non sempre ben accette in ambiti tradizionali come quello dell’architettura scolastica. Ma in tutti gli aspetti, da quello progettuale, a quello materico, a quello impiantistico-energetico, va colto il punto di equilibrio tra innovazione e tradizione.

1749075620_large

VISTA DEL MODELLO

convivere con la trasformazione

506659274_large

VISTA DEL MODELLO

Ci si è orientati verso una visione dinamica dell’opera architettonica capace di convivere con la trasformazione, capace di adattarsi a prevedibili mutamenti degli obiettivi didattici e dei comportamenti sociali, sostenendo una pratica architettonica aperta e flessibile che non voglia scadere nella semplice banalità del contenitore multiuso. Questa difficile mediazione, tra una insostenibile visione eccessivamente statica delle funzioni e dei caratteri distributivi ad esse legati e una visione all’opposto troppo dinamica e tale da vanificare ogni caratteristica determinazione tipologica, ha senza dubbio assunto il ruolo di un operatore attivo nel progetto, sempre presente nell’orientare le scelte nelle progettazione ai vari livelli.

Un atteggiamento che rompe con una visione tutta deduttiva o burocraticamente tesa a verificare la semplice ottemperanza della norma. Un impegno militante nel progetto, che cerca di capirne i meccanismi costitutivi, riscoprendo il valore orientativo della norma, contemplando anche l’uso che ne verrà fatto dai futuri utenti e sviluppando le scelte distributive e organizzative, quelle di un appropriato uso dei materiali e del linguaggio architettonico nel rispetto di ciò che circonda l’edificio.

La complessità del progetto in una società avanzata obbliga a sentire in maniera più forte e decisa l’esigenza di un’ecologia del costruito da affiancarsi alle attività di conservazione, tutela e difesa dell’ambiente naturale.

Si è cercato quindi, oltre alla difesa dell’ambiente naturale circostante, di sviluppare la difesa di una cultura del progetto e di rilancio dell’architettura e delle sue capacità di inserirsi correttamente e sviluppare relazioni con l’intorno sia naturale che costruito.

nessun luogo è uguale ad un altro

Ogni luogo ha delle caratteristiche spaziali, di illuminazione e di percezione diverse. Così, come diverso sarà il substrato sociale e la richiesta fruitiva: non si può prescindere da queste riflessioni quando, nella quotidianità, si è circondati da edifici contenitore capaci delle più disparate acrobazie architettoniche per poter racchiudere la molteplicità delle funzioni imposte. Spesso gli edifici odierni sono del tutto introversi e “impermeabili” alle contaminazioni degli spazi esterni. Sono spesso solo le funzioni, infatti, a dettare i tempi e i modi; con la sicurezza empirica della speculazione sulla capacità attrattiva delle funzioni immesse, l’architettura passa in secondo piano, arrivando al ruolo di comparsa, nel tentativo di far (poi) quadrare i conti. Una sorta di monumento alla funzione, l’edificio contenitore, così concepito, si disinteressa di ciò che lo circonda, sorreggendosi sulle proprie capacità contenitive, si autogiustifica rispetto all’ambiente preesistente, alle tipologie edilizie e alla città.

Nel significato antico (dal greco asylon) si evince il carattere protettivo della parola asilo; un conto però è proteggere, e un altro è “contenere” dei bambini…

“esterninterno”

In questo isolato, apparentemente libero e asettico, ci siamo lasciati influenzare dalle preesistenze, ci siamo fatti raccontare le presenze spaziali, i flussi nelle varie ore del giorno, gli accessi privilegiati, le aspettative volumetriche.

Abbiamo cercato di portare il discorso su un’altra ottica, quella della architettura partecipata, sia al livello architettonico che sul piano sociale.

Con questi dati, si è iniziato a vedere il parco come una presenza fondamentale alla quale attingere, senza inaridirla, con la quale dialogare. Si è pensato ad un edificio con un lato a sud molto aperto alle panoramiche sul parco e allo stesso tempo molto luminoso, con la possibilità di molteplici accessi e di rientranze scadenzate, per poter permettere al bambino la riconoscibilità e la percezione dello spostamento, così da evitare il carattere ossessivo di certi prospetti che si sviluppano in lunghezza.

Un lato nord più chiuso, per evitare il disturbo stradale, ma importante nella sua funzione di ingresso, segnalata architettonicamente con una emergenza in corrispondenza dell’unico punto prospetticamente forte: la strada che lo coglie perpendicolarmente.

Le corti dei cascinali della vicina via Novara come spazio concluso ma protetto, ma anche le sequenze di chiostri nelle abbazie della periferia milanese, così come l’impianto della domus romana, sono i riferimenti tipologici per uno spazio che accoglie e distribuisce. Luoghi che storicamente hanno rappresentato la protezione ma anche edifici dove apprendere, mangiare, vivere. Le bucature e i cambi di livello delle coperture, le ampie aperture sul parco come i piccoli e i grandi patii, fanno sì che ci sia una continua percezione tra “esterninterno”. L’attività esperienziale percettiva di questo spazio sarà volutamente molteplice nell’arco della giornata come in quello delle stagioni, affinché i bambini apprendano in uno spazio che si relaziona con loro accogliendo in sé tutti i cambiamenti esterni possibili. Il patio come tipo distributivo riletto nella possibilità di uno spazio (spatium) che diventa unitario, quando nella bella stagione le finestrature possono venire completamente aperte creando un’ampia zona comune, totalmente libera, capace di originare molteplici suggestionioni.

L’edificio scolastico pubblico deve rinnovare la propria immagine puntando su un nuovo rapporto con la città: un luogo di facile riconoscibilità, attraente; un intervento di alta qualità architettonica e di presenza materica, con la capacità nel tempo di essere flessibile alle nuove esigenze della città. Per questo la distribuzione delle aule ruota attorno ai tre grandi patii, (con un sistema di tre aule ciascuno), creando una soluzione architettonica unitaria, ma anche suddivisibile in futuro pensando di poter destinare a funzioni diverse il patio più a ovest (con le tre aule), senza minimamente snaturare l’impianto.

Per un bambino la scuola materna non è solo il luogo di partenza di un percorso educativo, ma anche la base di un’esperienza conoscitiva dello spazio, delle forme, dei colori che sarà termine di paragone per esperienze successive. L’orientamento e la riconoscibilità degli spazi in base alla forma e al colore sono elementi importanti per la sicurezza e l’autonomia del bambino, la creazione di ambienti di carattere aperto e fluido contribuisce a dare al bambino la tranquillità necessaria per instaurare rapporti di relazione e per vivere la molteplicità di esperienze legate alla forma, allo spazio, al colore, ai materiali. Tra gli spazi di distribuzione e le sezioni sono posizionati ampi armadi multifunzione che possono contenere giochi e materiale educativo. Per aiutare il bambino nell’orientamento e permettergli di riconoscere facilmente gli spazi, tutte le sezioni sono contraddistinte da un colore e sono in parte vetrate per consentirgli di percepire meglio gli spazi. Allo stesso modo le aule per le attività libere-laboratori sono evidenziate da un maggior volume e da una forma differente rispetto alle sezioni. Una serie di schermi solari colorati in maniera differente per ogni sala permette al bambino di ritrovare facilmente il proprio spazio e ripara dal calore estivo dei mesi più caldi. Le finestre alte dei laboratori sono apribili, così da permettere una raffrescamento notturno durante la stagione calda, aumentando il comfort ambientale dei bambini. Due volumi separati sorgono a conclusione del sistema di patii. In uno, a doppio piano, vengono raccolti tutti i servizi relativi alla docenza. L’accesso di servizio che li separa permette l’approvvigionamento tramite servizi di catering. I pasti vengono poi distribuiti dalle cucine all’altro grande volume finestrato destinato a funzionare come mensa.

criteri di sostenibilità: un edificio “passivo”

Nell’ambito della fase preliminare di questa architettura partecipata ci è stato chiesto un edificio contemporaneo che sappia interagire con la natura: una macchina abitativa che si relazioni con l’ambiente. Oggi è possibile costruire edifici a bassissimo consumo, unica possibilità per raggiungere i cosiddetti criteri di sostenibilità. Il progetto si propone di rientrare nella definizione di “edificio passivo”, cioè un edificio dotato di uno standard costruttivo basato sull’integrazione di tecnologie e materiali appropriati che gli assicurino un’elevata qualità abitativa e una sensibile riduzione dei consumi energetici. Questa tipo di architettura è caratterizzata da un involucro altamente coibentato e privo di ponti termici, con ampie vetrate a sud e dotato di un sistema di ventilazione controllata con recupero di calore che è in grado di sfruttare passivamente gli apporti solari e le sorgenti di calore interne, senza necessitare di un impianto termico convenzionale per il riscaldamento invernale.

Nell’ambito di una contestualizzazione climatica si propongono finestrature con infissi con elevate proprietà termoisolanti e vetri camera con capacità fotovoltaiche e di antirisonanza. Per la salvaguardia e la protezione dei bambini anche durante il gioco e le attività libere, tutte le finestrature saranno dotate di una parte inferiore antisfondamento.

I pavimenti nei patii esterni sono in legno, mentre all’interno sono previsti in gomma naturale colorata. Si è posta molta attenzione a non proporre materiali che rilascino prodotti inquinanti nell’ambiente interno al fine di garantire il massimo della purezza dell’aria sotto il profilo chimico e fisico in senso esteso. Così, tutti i legni utilizzati sono previsti trattati con impregnanti naturali a base di olio di lino al fine di non creare un film non traspirante e non rilasciare nell’ambiente alcun agente inquinante; inoltre dove viene utilizzato in esterno la finitura a intonaco, se ne propone uno di tipo fotocatalitico, così da permettere l’abbattimento di sostanze inquinanti presenti nell’aria. Per le opere di lattoneria della copertura si è scelto il rivestimento in zinco-titanio per le sue qualità di bio-ecologicità, nonché per le sue caratteristiche cromatiche che bene si contestualizzano con il parco e con l’ambiente urbano.

Si propone un impianto di riscaldamento a gas con caldaia ad alto rendimento e a bassa emissione di inquinanti. Tale impianto funziona meglio a bassa temperatura e permette l’installazione di un impianto a pareti radianti con serpentini sotto intonaco che consente una facile distribuzione degli arredi e una flessibilità nell’utilizzo degli spazi (odierna e futura), oltre ad evitare la presenza di elementi sporgenti potenzialmente pericolosi per una scuola materna. Lo scambio di calore avviene principalmente per irraggiamento e grazie alla notevole estensione delle pareti radianti si ha la sensazione di essere avvolti dal calore; non si creano apprezzabili moti convettivi evitando la stratificazione dell’aria stessa e il trasporto di polveri o di altre particelle, ad esempio gli acari, che sono spesso la causa di numerose allergie. Sulle coperture opportunamente orientati, saranno posti dei pannelli fotovoltaici e dei collettori solari per garantire, rispettivamente, un buon apporto di energia elettrica e ottenere acqua calda.

Per la tutela degli ambienti da un inquinamento elettromagnetico gli accorgimenti sono innanzitutto una distribuzione a stella dell’impianto che, evitando la formazioni di anelli chiusi, limita la formazione di campi elettromagnetici; in secondo luogo, il posizionamento, per la totalità dell’impianto in adiacenza delle aule ad uso continuo, di cavi schermati la cui caratteristica è di ridurre fortemente la creazione di campi elettromagnetici dannosi per la salute.

Dal punto di vista economico, un edificio passivo può essere oggi realizzato a costi concorrenziali, poiché la sua realizzazione incide per meno del 10 per cento sul costo dell’opera, mentre i benefici a livello di risparmio energetico e sulla salute hanno ricadute per l’intera vita architettonica.