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Bareggio (MI), Italia

Accogliere,emozionare,interagire,osservare,unire

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tavola uno a

concorso di idee per la realizzazione di una

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tavola uno b

nuova scuola per l’infanzia in località s. martino

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tavola uno c

motto

“Accogliere Emozionare Interagire

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tavola due a

Osservare Unire”

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tavola due b

RELAZIONE TECNICO-DESCRITTIVA

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tavola due c

e

STIMA SOMMARIA DELL’INTERVENTO

Premessa

La città nasce e si struttura intorno ai suoi luoghi pubblici ed è ormai opinione comune che la crisi degli spazi pubblici nella città contemporanea sia al contempo la causa e l’effetto della crisi dell’uomo metropolitano. Secondo i teorici di sociologia urbana “la città nasce come spazio pubblico che da senso e scansione al privato” ma gli agglomerati urbani nati intorno alle grandi città, a partire dagli anni ’50, sono per lo più ammassi di spazi privati costruiti nella convinzione di poter costruire la città come semplice somma di case private. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è la perdita del cosiddetto “effetto città” e la crisi di identità degli abitanti, tanto che la maggior parte degli interventi di rivitalizzazione delle città o di parti di esse si basa sul ricreare, fisicamente o culturalmente, gli spazi pubblici in quanto luoghi fondanti e strutturanti dell’esperienza urbana.

Per questo, ogni intervento di edificazione all’interno di un contesto urbano con simili caratteristiche è occasione imperdibile di qualificazione, riqualificazione o comunque di miglioramento della qualità spaziale preesistente. Quando poi si tratta di edificare un edificio scolastico l’occasione di riqualificazione o miglioramento invade anche la sfera sociale e culturale di una comunità più ampia che, come bacino di utenza, travalica le immediate vicinanze del sito oggetto dell’intervento.

Queste brevi note vorrebbero accompagnare i disegni nell’esplicitare il rapporto che la nostra scuola dell’infanzia instaura tanto con il luogo fisico in cui è inserita, quanto con la psiche del bambino che ne è fruitore, attraverso le cinque categorie che sono i principi generatori del progetto, le cinque vocali con cui abbiamo costruito il nostro messaggio.

Il rapporto con la città (tavola 1)

Pur limitando il nostro approfondimento al solo edificio scolastico, abbiamo affrontato il tema alla scala urbana, estendendo la proposta progettuale all’intera area da destinare a parco urbano. Questa per noi assume la valenza di luogo pubblico in grado di polarizzare le diversità presenti in città, di facilitare il contatto fisico e comunicativo tra loro, in modo da innescare processi di relazione fondamentali per la riacquisizione di identità. Le diversità le intendiamo sia in termini culturali, sociali, etnici, religiosi che in termini generazionali e riteniamo che siano l’essenza dello spazio pubblico, destinato per definizione a più utenti e funzioni. È per questo che pur progettando una scuola, edificio con una funzione e un’utenza ben definite, abbiamo evitato che tutta l’area diventasse monofunzionale e monoutente, immaginando per essa una fruizione caratterizzata da grande dinamismo, da parte di varie categorie di utenti e nelle varie scansioni temporali, dall’arco della giornata al succedersi delle stagioni, nella piena consapevolezza che non basta creare luoghi fisici (piazza, giardino…) o culturali (eventi…) che siano vissuti da tante persone in maniera simultanea, ma la vera sfida è creare la vera integrazione tra soggetti diversi, evitando la creazione di spazi arcipelago in cui ogni categoria vive e difende la propria isola.

Non un luogo quindi destinato alla fruizione multilivello, divisa per fasce orarie o per settori, ma il luogo delle relazioni, in cui il bambino possa incontrare il vecchio e ascoltarne i racconti, ricreando quel mix socio-culturale intergenerazionale che era alla base dell’identità urbana della città storica.

Così l’area verde urbana è concepita come luogo in cui proseguire la giornata dopo la scuola e favorire l’instaurarsi di relazioni non solo tra i bambini ma anche tra le loro famiglie e gli abitanti del quartiere.

Poichè uno dei padri dell’ecologia definì quest’ultima come “la scienza delle relazioni” riteniamo che il nostro progetto possa ritenersi senz’altro ecologico, oltre al fatto che per la realizzazione dell’edificio si propone di adottare materiali e tecnologie impiantistiche a basso impatto sia sull’ecosistema che sulla salute dei fruitori garantendo livelli di comfort nell’ottica dell’uso razionale delle risorse.

Dovendo intervenire in un tessuto urbano costituito prevalentemente da edilizia estensiva caratterizzata da edifici bassi, la prima scelta progettuale è stata quella di realizzare un edificio “estensivo” articolato su un unico livello, a sviluppo lineare e ubicato nell’estremità Nord del lotto. In tal modo è stato possibile adottare uno schema distributivo per fasce funzionali che vede l’edificio chiuso verso il tessuto urbano a Nord con, disposti in sequenza, i servizi, gli spazi connettivi, gli spazi per la didattica, una zona di filtro verso l’esterno e il giardino, realizzando una completa apertura a Sud, verso l’area da adibire a parco urbano.

I vantaggi che ne conseguono sono molteplici.

Innanzitutto gli spazi per la didattica ricevono notevoli apporti solari gratuiti in inverno e, grazie alla articolazione dei volumi, sono completamente al riparo dal surriscaldamento estivo (vedi, nella tavola 1, gli schemi delle ombreggiature nei momenti significativi dell’anno), senza la necessità di dover azionare sistemi di controllo solare come tende, frangisole, schermature in genere con notevole riduzione degli oneri di gestione, sia in termini di manutenzione che di energia destinata alla climatizzazione, estiva e invernale.

Si ottengono vantaggi anche in merito al comfort acustico, grazie all’apertura dell’edificio verso l’area verde e la corrispondente chiusura verso l’edificato urbano, con le aule protette dalle fasce dei servizi e dei connettivi che assumono il carattere di spazi tampone.

Un simile impianto distributivo consente anche una notevole flessibilità nell’utilizzo, fino al caso limite di un cambio di destinazione d’uso, dato che la fascia dei servizi può essere considerata l’unica invariante mentre le altre possono essere variate con operazioni dall’impatto contenuto e adattate a diverse situazioni funzionali.

Tra i vantaggi sono poi da annoverare anche quelli derivanti dall’essere l’edificio monopiano, sia in termini di economie di realizzazione e gestione che in termini di accessibilità (si pensi all’assenza di collegamenti verticali).

A questo proposito vale la pena annotare come non si sia rinunciato a perseguire il carattere di emergenza architettonica per un manufatto la cui destinazione lo impone, ma lo si è fatto mediante il trattamento dei fronti, sia nella morfologia che nella scelta di materiali e colori. Così, il rapporto con la città, muraria, è mediato da un muro che, ponendosi come una sorta di scultura, parla il linguaggio del dinamismo, della casualità, della molteplicità di stimoli che caratterizzano una città. Per contro, il rapporto con l’area verde è mediato da elementi che creano angoli e visioni diverse, con un uso maggiore dei colori e in armonia con le condizioni climatiche locali, con particolare riferimento alla radiazione solare.

Dal rapporto con il clima è nata l’idea delle tre piccole corti dell’asilo nido, concepite sia per fornire illuminazione naturale agli spazi connettivi che per “portare in classe” il variare della natura in funzione delle variazioni climatiche, nell’arco della giornata come in quello delle stagioni, implementando la dimensione spaziale con quella temporale che trova la sua massima espressione nella crescita del bambino-scolaro.

Considerando il rapporto con l’ambiente in senso lato, sono stati adottati alcuni principi alla base della sostenibilità ambientale, sociale ed economica dello sviluppo, come l’impiego di tecnologie semplici e facilmente reperibili nonchè di materiali locali e durevoli. Questo al fine di garantire economie in fase di realizzazione e intervalli manutentivi lunghi, oltre a stabilire un rapporto con i fruitori nell’ottica della familiarità, della riconoscibilità, dell’appartenenza, della consapevolezza e, di conseguenza, dell’accettazione del nuovo edificio da parte della comunità.

La sostenibilità del progetto è ulteriormente rafforzata dall’impiego di tecnologie che rendono il sistema edificio-impianto efficiente dal punto di vista dell’uso razionale dell’energia. In particolare sono state previste strutture di frontiera esterne realizzate con materiali le cui caratteristiche di isolamento garantiscono trasmittanze termiche tali da portare la performance energetica dell’edificio entro i 70 kWh/mq anno. Per quanto riguarda la climatizzazione è previsto un impianto termico a pavimento radiante a bassa temperatura, alimentato da generatori a gas a condensazione, ad alto rendimento e modulazione di potenza montati “a cascata” in modo da rispondere alle richieste nel modo più efficiente. Inoltre è previsto un impianto solare termico a collettori piani, per la produzione di acqua calda sanitaria e di vettore termico ad integrazione dell’impianto di riscaldamento, con coperture che, data la bassa temperatura di mandata, raggiungono il 30% del fabbisogno stagionale globale. Data l’estrema cura riservata al controllo della radiazione solare diretta e i valori di isolamento dell’involucro si ritiene superflua l’adozione di un impianto di raffrescamento estivo, anche in virtù del fatto che la scuola, nei giorni più caldi resta chiusa.

Un impiego misurato di sistemi riconducibili alla domotica soft riteniamo che possa garantire consistenti livelli di risparmio energetico senza notevoli aggravi dei costi di realizzazione e gestione. Pensiamo a rilevatori di presenza che spengano automaticamente le luci in zone non frequentate, oltre all’impiego di lampade ad alto rendimento, fermo restando il fatto che i livelli di illuminamento medio garantiti dall’illuminazione naturale sono ben oltre i minimi prescritti dalla normativa vigente. In particolare sono state evitate zone, anche di servizio, prive di illuminazione naturale. Anche nel caso del corridoio della scuola materna, privo di aperture sui muri esterni, è stato realizzato un lucernario continuo, che capta la luce diffusa proveniente da nord, serve da supporto per i collettori solari piani e, attraverso l’apertura dell’infisso, consente di espellere l’aria calda nelle stagioni estive, attivando la circolazione naturale con effetto di raffrescamento.

Il rapporto con il bambino (tavola 2)

Se la morfologia dell’involucro usa un linguaggio che entra in rapporto dialettico con il contesto urbano esterno, all’interno il soggetto privilegiato verso cui si rivolge ogni segno è il bambino.

Le scelte progettuali possono essere raggruppate entro le cinque categorie che, a nostro avviso, devono appartenere ad una scuola per l’infanzia: Accogliere, Emozionare, Interagire, Osservare, Unire.

Accogliere.

La differenza tra un’architettura di successo e un’ architettura bella è che la prima è senz’altro vissuta e frequentata, per la seconda non è detto. Affinchè un edificio sia frequentato e vissuto è necessario che sia accogliente, nel senso che attiri le persone e faccia sì che queste vi si sentano a loro agio. Sempre, nell’uso comune e quotidiano, non solo in occasione di un evento.

Una scuola dell’infanzia è accogliente quando si tiene conto del rapporto di scala tra lo spazio ed il bambino, quando gli ambienti assumono una dimensione domestica, i materiali e i colori sono familiari, l’illuminazione naturale è tale da garantire il suo benefico apporto fisiologico sull’organismo in crescita. Tutto questo è stato ampiamente tenuto presente nella concezione delle unità didattiche individuali e degli spazi comuni con un’attenzione particolare ad agevolare il movimento e l’orientamento da parte del bambino. Per questo la logica distributiva è semplice e di immediata comprensione, le porte delle singole classi hanno un colore specifico in modo da essere facilmente individuate, così come le situazioni spaziali sono varie e vi sono frequenti scorci sull’esterno che consentono di identificare sempre la propria posizione all’interno della struttura che non è mai monotona ma sempre varia e stimolante della creatività e dell’immaginazione del bambino.

Emozionare.

Proprio la creazione di uno spazio emotivo è stato uno degli obiettivi perseguiti. È così che sul muro a nord troviamo finestre variamente disposte secondo una logica apparentemente casuale, alcune ad altezza di bambino, altre ad altezza di adulto, altre solo lucifere e altre ancora a raso pavimento, che consentono di vedere le scarpe in movimento nei corridoi.

Percorrendo i corridoi di distribuzione si trovano tanto degli slarghi, destinati alle attività interclasse, che hanno la stessa funzione delle piazze e dei luoghi di sosta lungo una strada nel tessuto urbano, quanto un muro curvilineo che evita la monotonia e personalizza un luogo.

Le tre corti, oltre a consentire l’illuminazione naturale degli spazi interni, consentono di avere un rapporto continuo con l’esterno che muta al mutare delle stagioni e, trattate in maniera diversa nelle essenze impiantate, creano ancora una volta emozioni nel percepire e vivere lo spazio.

La categoria dell’emozionare trova la sua massima espressione nel giardino, concepito come collage di diverse zone molte delle quali atte ad immaginare il proprio mondo fantastico e vivere le emozioni date dalla fantasia e dagli stimoli della natura (colori, odori, suoni, sapori, tatto….).

Anche la semplice installazione di canne sonore sospese nell’atrio esterno di ingresso, che crea variazioni sonore al minimo variare delle correnti d’aria, ha lo stesso fine.

Interagire

L’interazione è intesa sia bambino-bambino (tra bambini coetanei e “uguali” dal punto di vista socio-culturale e tra bambini di età diverse e diverse origini sociali, culturali, religiose, etniche…) che bambino-mondo esterno (la città e la natura) e bambino-adulto (genitori, educatori…).

A favorire le interazioni intervengono tutti quei dispositivi che mettono in comunicazione, fisica o visiva, i vari ambienti e coloro che li fruiscono.

Così, ad esempio, sulle corti si affacciano aperture di classi diverse e le vetrate del corridoio, consentendo la visione reciproca tra luoghi diversi, normalmente mai in comunicazione tra loro.

Anche gli slarghi che movimentano il corridoio sono pensati per lo svolgimento delle attività interclasse, come la mensa e i lavori di gruppo, e vorrebbero essere vere e proprie piazze interne, così come i corridoi vorrebbero essere delle strade, da animare con lo scambio e l’interazione.

Anche le aperture verso il giardino consentono l’ampia visione dell’esterno, con la sua mutevolezza, e di partecipare alla vita della città con la perenne sensazione di far parte di una comunità e non di esserne isolati all’interno di un contenitore monofunzionale. Lo stesso vale per le aperture, seppure più rare e selettive, sul muro a nord, verso l’edificato.

L’elemento ricorrente della panca fissa in muratura ha la valenza della panchina o del “muretto”, luogo di socializzazione e creazione di relazioni per eccellenza, e se ne trovano sia negli ambienti interni che nel giardino oltre che sul marciapiede esterno a nord.

Luogo deputato di interazione, all’interno dell’edificio, è la sala pluriuso. Ubicata in posizione di cerniera tra le due ali, dell’asilo nido e della scuola materna, è concepita come un cannocchiale verso il parco che diventa fondale attraverso le vetrate la cui morfologia ricorda vagamente l’otturatore di un obiettivo fotografico ed è studiata per sfruttare al meglio gli apporti solari invernali e garantire la protezione estiva. Il cannocchiale prosegue poi nello spazio pluriuso esterno, simmetrico e bifronte rispetto a quello interno.

Osservare.

L’osservazione è al contempo strumento ed effetto delle due categorie precedenti dell’emozionare e dell’interagire. Trattandosi sicuramente di una delle doti più spiccate del bambino è stata stimolata e incentivata sia attraverso l’apertura di varie visuali verso l’esterno che adottando materiali di finitura per l’interno che, per le loro proprietà tattili, visive e olfattive, possano suscitare la curiosità e l’osservazione.

Si è cercato infatti di adottare, anche per le parti strutturali, materiali naturali come il legno trattato al minimo necessario per garantire il rispetto dei requisiti di legge, in modo che potesse esprimere tutta la sua espressività, anche in virtù del fatto che è stato lasciato a vista, ove possibile, adottando la logica dell’onestà costruttiva contro la mistificazione che vede un abuso di controsoffitti e contropareti come risolutori di problemi dovuti ai passaggi impiantistici non risolti in una corretta progettazione.

Anche le pareti, trattate ad intonaco, sono state colorate in pasta, adottando pigmenti naturali come terre o ossidi minerali, in modo che il loro invecchiamento nobile potesse aumentare il carattere espressivo dei luoghi piuttosto che costituirne degrado, come si vede troppo spesso nell’edilizia scolastica grazie al massiccio impiego degli smalti sintetici. Lo stesso principio è stato adottato per l’esterno in cui, l’eventuale formazione di licheni o muschi nelle zone meno esposte al sole, potrà caratterizzare le murature, con trame variabili col tempo, proprio come accade nella città storica.

Unire.

L’obiettivo primario di tutte la categorie precedenti è l’integrazione tra soggetti “diversi” per origine sociale, culturale, etnica e religiosa, dato che il riconoscimento e il rispetto dell’altro e delle diversità sono obiettivi dell’istituzione scolastica, che non derivano solo da un’opzione etica ma costituiscono per la nostra società un imperativo categorico, sin dai primi anni di vita dell’individuo. La città contemporanea infatti, fondata com’è sulla diversità etnica, razziale, culturale, religiosa può fare, e spesso fa, di questa varietà la propria maggiore risorsa di sviluppo e di crescita.

L’interazione tuttavia necessita di un attento e competente lavoro da parte degli educatori poichè la sola prossimità spaziale non è sufficiente così come ormai, alla prova dei fatti, si è rivelata infondata l’idea che la sola diversità, col tempo, crei la tolleranza. Esistono infatti innumerevoli esempi di gruppi e comunità che, pur convivendo tra loro, non si comprendono e non si integrano, dando luogo a situazioni spaziali che si configurano come arcipelaghi, in cui ognuno protegge e difende la propria isola. Per evitare questo, l’immaginazione appare la categoria fondante della tolleranza e della conseguente integrazione. Immaginazione intesa come capacità-volontà di immaginare il mondo e se stessi con gli occhi dell’altro e, di quale altra dote sono maggiormente forniti i bambini che frequentano la scuola dell’infanzia?

E di quale altro strumento, altrettanto potente come la scuola, disponiamo per creare persone migliori, migliorare le nostre città e creare un mondo migliore?

Stima sommaria dei costi di realizzazione

Trattandosi di un progetto di massima, la valutazione dei costi di realizzazione è stata effettuata in base a valori di costo al mq di superficie utile lorda edificata, tenendo conto dell’incidenza di ciascuna delle categorie di lavori sul costo di costruzione globale.

Nel dettaglio i costi sono così determinati:

Scavi e movimenti di terra = € 60.000,00

Strutture = € 400.000,00

Tamponamenti/tramezzi = € 280.000,00

Impianto termico = € 150.000,00

Impianto solare termico = € 85.000,00

Impianto elettrico = € 340.000,00

Bagni = € 100.000,00

Pavimentazioni = € 120.000,00

Infissi e strutture vetrate = € 400.000,00

Sistemazioni esterne e giardino = € 420.000,00

TOTALE….................................................................................= € 2.335.000,00

Volendo parametrizzare il costo globale sul metro quadro di superficie utile lorda, ne consegue un valore di circa 1.100,00 €/mq.

Dal punto di vista dei costi di gestione e manutenzione, possiamo senz’altro affermare che i primi, in virtù di un corretto uso dei materiali e dell’adozione di sistemi impiantistici ad alta efficienza, risulterebbero di gran lunga minori della media dei costi sostenuti per edifici analoghi, realizzati senza tener conto di tali criteri.

A puro titolo esemplificativo può essere considerato che l’investimento per l’impianto solare termico viene completamente recuperato, grazie al minor consumo di combustibile, in circa 5 anni.

Ulteriori valutazioni in merito ai risparmi conseguibili potrebbero essere fatte in sede di progettazione esecutiva, soprattutto in merito alle performance energetiche, sia per uso termico che elettrico.

Per quanto riguarda i costi di manutenzione, l’impiego di tecnologie costruttive semplici e di uso comune gioca a vantaggio di una riduzione degli interventi manutentivi oltre che di un contenimento dei loro costi.