Il lotto su cui insiste la casa si trova in una di quelle tipiche lottizzazioni periferiche a “bassa densità” i cosiddetti quartieri residenziali che devastando la struttura rurale extra-moenia non sono capaci di riproporre alcuna nuova idea insediativa. Le condizioni, in questo caso, si dimostravano ancor più proibitive, per aver scelto un sito distante un chilometro dall’abitato storico situato nella valle, su una porzione di altopiano fortemente esposta ai venti, dove nessuno precedentemente si era sognato di insediare niente che non fosse ad uso e consumo degli armenti.
La casa accetta questi forti vincoli decidendo di chiudersi su se stessa e trovando al suo interno – in una piccola corte di pietra protetta dalle introspezioni la ragione del suo radicarsi al sito.
Sui lati nord-est e nord-ovest la casa è pressoché interamente chiusa da una muratura in blocchi di arenaria locale, mentre si apre generosamente con una articolazione di infissi e tende lignee sulla corte in pietra lavica. La disposizione di alcuni corpi accessori, come il garage e la casa del custode, permettono di selezionare gli unici scorci di paesaggio ancora liberi da ostacoli.
“I ‘bagli” rappresentano, se non altro, la più parlante metafora dei
caratteri della loro poetica: che si può riassumere in un modo di fare
dove il minimalismo non prende, come altrove, di maniera; dove
l’arcaismo non è una strategia intellettualistica, o una posa, o una
moda esterofila; dove la ricerca tipologica non è una ricetta
accademica, ma un’indagine sul senso.
Come ancora avviene nei “bagli” della Sicilia orientale, anche nei
dettagli nelle loro case c’è una straordinaria e tutta artigianale
attenzione al far bene, accuratamente e meditatamente ogni cosa . (Francesco Cellini)