© Corrado Di Domenico . Pubblicata il 10 Aprile 2006.
Concezione architettonica generale: idee di base
Tavola 1
© Corrado Di Domenico . Pubblicata il 10 Aprile 2006.
Il progetto si basa essenzialmente su due idee.
Tavola 2
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La prima idea riguarda il suo impianto (i significati che trasmette attraverso limpianto) ed è fondata sullidea di scavo: tende cioè a dar forma al progetto portando alla luce i significati impliciti allatto dello scavo, come atto costitutivo e preminente del progetto. Tende cioè a esaltare il valore primario delle masse di terra spostate (o erose) o degli strati di tempo e di materia sezionati, facendone il valore primario di una parte del progetto (normalmente latto dello scavo è considerato preliminare e del tutto strumentale rispetto ai significati delledificio). Tende inoltre ad esprimere lidea del diseppellimento di ciò che è nascosto, celato, seppellito appunto o semplicemente implicito (come un prigione di Michelangelo).
Tavola 3
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La seconda idea riguarda invece il sistema decorativo della piazza (ma non è secondaria né decorativa rispetto a questa) e attiene al significato dellopera che essa, in primo luogo, celebra e da cui il progetto stesso è originato: lAnfiteatro campano. Questo straordinario monumento (che dà forma allidea stessa di monumento come edificio che ha avuto la capacità di agire nel tempo e nello spazio facendosi tempo e spazio e segnando di sé la Storia e il territorio) ha proiettato, comè noto, intorno a sé, in epoca medioevale, una miriade di frammenti scultorei per lo più incorporati tra le mura di Capua tra i suoi mattoni e le sue malte, usati non come semplice materiale da costruzione ma come frammenti muti dello spirito . LAnfiteatro vero quindi (quello materiale e quello poetico, dello spirito) non sta solo nei resti costruttivi o fantasmatici di S. Maria (come ci appaiono tra i filari dei suoi campi), ma in un più vasto territorio, in cui ha disseminato i suoi resti: è murato nella Capua medioevale. Lidea è quella di segnare, nella pavimentazione della nuova piazza, una mappa di Capua (è incredibile come la sola collocazione di questi frammenti riesce a disegnare la stessa mappa di Capua) riportando su di essa i punti in cui è celata la miriade di frammenti presenti nella città di Capua (ci si è basati sul libro di Filangieri e Pane La città di Capua). Ciò da un lato porta alla luce il significato e la natura vera del monumento, collegandolo al suo territorio, dallaltro porta alla luce il nesso che lo lega a Capua, muovendo il turista (ognuno di noi) alla lettura di un più vasto ambito. Una iscrizione espliciterà il significato della miriade di dischi di pietra disseminati nella pavimentazione.
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Obbiettivo generale: La piazza come collegamento tra la città e lAnfiteatro
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La nuova piazza, della nuova Santa Maria (una Santa Maria della cultura in cui non abbiano più cittadinanza abusi e violenze di ogni tipo: una Santa Maria che volti pagina), assume lAnfiteatro (e il suo parco) come suo preminente bene e significato, facendone il nucleo non soltanto dei flussi di visita turistici ma della vita sociale della città. La piazza da marginale e periferica (ritrovo di quartiere) diventa centro in cui convergano passato (reperti urbani di cultura contadina, museo archeologico allaperto) e modernità (flussi turistici globalizzati), vita privata quotidiana (piazza civica) e vita pubblica (si prevede la trasformazione duso a funzione pubblica, amministrativa o culturale, del maggior numero possibile di edifici privati v. punto 3.8). La qualità architettonica dellintervento, la sua cura, diviene elemento determinante di questo programma di rinnovamento e di integrazione (in primo luogo: integrazione dellanfiteatro e dei suoi valori nella cultura della città e nella mente dei suoi abitanti).
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3.1 Conservazione a vista delle strutture dellanfiteatro delletà repubblicana.
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3.2 Conservazione a vista delle strutture seicentesche
Particolare della piazza con l'ingresso all'area archeologica
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Si sono seguiti i dettami del bando, prevedendo il completamento dello scavo della metà orientale dellanfiteatro repubblicano, eliminando il tratto nord della strada che circonda la piazza , in modo da ristabilire il collegamento tra i vari settori.
Larea di scavo delle strutture seicentesche viene ampliata, sia per ricollegarle allaccesso che alle altre strutture detà repubblicana. Il livello seicentesco viene individuato come primo livello archeologico di lettura, a partire dallepoca odierna. I resti della grande fornace vengono protetti attraverso una superficie vetrata a struttura in acciaio reticolare (parzialmente protetta per ridurre i rischi relativi allirraggiamento solare). Sembra opportuno portare alla luce i settori di strada seicentesca superstiti ed altri eventuali reperti. Il materiale eventualmente reperito potrà essere collocato allinterno delledificio dellingresso, rispettando il piano dello strato relativo.
3.3 Spostamento dellingresso allarea archeologica
3.4 Progettazione dellingresso e dei locali per i servizi di accoglienza
Lingresso allarea viene posto al limite sud dellarea archeologica, in posizione adiacente alla strada. Ciò permette: 1. di presentare in successione temporale i due anfiteatri (repubblicano e imperiale) senza allungare eccessivamente il percorso di visita, permettendo nel contempo con facilità laccesso alla fornace seicentesca (e al suo livello); 2. di direzionare il percorso di accesso (e il relativo edificio) in asse con lAnfiteatro imperiale, puntando visivamente alluscita su di esso.
Ledificio dellingresso viene sostanzialmente allocato, interrato, alla quota del livello archeologico di uscita (- 3,50), facendo fuoriuscire una parte fuori terra (lateralmente vetrata) quel tanto che basta per non ostacolare la libertà della vista dellAnfiteatro dalla piazza (unaltezza di m. 1,80-2,00, pari alla recinzione attualmente esistente, si ritiene perfettamente compatibile).
Ledificio dellingresso si costituisce architettonicamente attraverso la sezione operata nel terreno. La discesa al sistema degli Anfiteatri, avviene, scendendo nel terreno, come in un pozzo del tempo, fiancheggiando i suoi vari strati: dal livello del piano di calpestio, di oggi, al livello cinque-seicentesco con la sua fornace e la sua strada (livello che si intende ampliare e intravedibile, scendendo, attraverso un taglio nella parete); fino al livello degli anfiteatri detà repubblicana e imperiale, e quindi al terreno vergine (che può intravedersi dallalto, dallatrio di uscita: il punto di azzeramento).
Funzionamento delledificio:
Il sistema è organizzato attraverso un doppio intervallo spaziale, di cui quello minore (circa 2,30 di larghezza) destinato ai servizi e alle funzioni di supporto, quello maggiore (circa 2,80 di larghezza) al pubblico e ai relativi spazi di raccolta e di transito.
Biglietteria/informazioni e funzioni connesse (bookshop, vendita gadgets, ecc.) sono organizzate in un unico grande bancone, alla quota dellaccesso inferiore. Lateralmente i servizi connessi (wc e guardaroba per il personale, un ufficio di appoggio, un piccolo deposito. Si reputa non utile distinguere lo spazio delle informazioni turistiche, da assolvere nel medesimo bancone.
La scalinata di discesa è molto ampia e ha passo tale da non necessitare di riposi intermedi; essa è distinta in due parti, una destinata alla discesa vera e propria, laltra organizzata come gradinata per la sosta e lattesa di gruppi eventualmente con proiezioni di immagini su uno schermo posto in alto con sedute su cuscini posti sulle gradinate (la cavea su cui si scende appartiene alla cultura classica e si è proiettata in età moderna in molteplici esempi: si veda la splendida scalinata-Sala consiliare del Municipio di Peutz a Heerlen, 1938). Una serie di tornelli permettono il passaggio alla (dalla) sala di uscita totalmente aperta sulla vista dellAnfiteatro. Parte della pavimentazione di questa è sfondata verso il basso fino alla quota del terreno vergine (circa m. 4,50). Il piccolissimo edificio è concepito come un piccolo museo (espone esso stesso): la parete di destra, di scavo, vuol mostrare i suoi strati archeologici, svelando il sistema come strumento di discesa nel tempo. Mensole vetrate con frammenti tratte dagli scavi sono organizzate su tale parete (a partire da questa), con informazioni scientifiche sui diversi strati incontrati. E possibile organizzare una vetrina sospesa, a mensole vetrate, che mostri reperti tratti dallanfiteatro, visibile anche in trasparenza dalla strada attraverso la scatola vetrata del lucernaio dingresso. Una pianta della città di Capua, con informazioni specifiche sui frammenti esistenti, riportati allesterno, nella pavimentazione della piazza, andrebbe inserita nello spazio di atrio.
Trattandosi di uno spazio di transito non se ne prevede la climatizzazione estiva (è invece previsto il riscaldamento invernale). Si intende mettere in opera quegli accorgimenti architettonici necessari (schermatura della fonti solari, soprattutto ad ovest; ventilazione adeguata, ecc.) tali da rendere accettabili le condizioni ambientali estive per chi lavora (è possibile in alternativa schermare con vetrate, almeno in parte, il bancone di lavoro, individuando una zona di lavoro ad aria condizionata).
3.5 Progettazione del verde
3.6 Progettazione degli elementi di arredo urbano
La grande piazza si pone nel contempo come piazza archeologica (quindi destinata a un turismo globalizzato e che si spera di massa ) e piazza civica (ossia destinata alluso quotidiano della cittadinanza). Le due sfere non sono separate ma interrelate tra loro: nel suo intero la piazza è archeologica (e come tale entra nel vivo dellesperienza della città) e nel suo intero è civica (settori di spazi pubblici che si affacciano sugli scavi). La stessa articolazione a pettine data al sistema degli spazi esterni serve a segnare tale concetto.
La piazza è organizzata in tre fasce spaziali, integrate e interrelate tra loro: la prima fascia, di testa, caratterizzata da un giardino in parte recluso, è quella di più stretto legame con la città, cui in pieno appartiene; una seconda, di tramite, pavimentata a battuto di tufo e caratterizzata dal racconto dei frammenti, è essenzialmente vuota, come loriginaria piazza sterrata: disponibile ad essere occupata dalle più varie attività (mercato, ecc.) si fa metafisica in assenza di queste; la terza, di accesso allarea archeologica, costituisce lo spazio di accesso e preparazione ad essa e si focalizza intorno alledificio di ingresso e agli spazi di sosta pensati per il riposo, la meditazione e lattesa.
La piazza è intreccio di più settori (eventualmente in parte delimitati da recinti aperti di giorno) integrati tra di loro.
Il primo settore è caratterizzato da grandi aiuole a prato, con una parte a giardino, in parte concluso da muri, con grandi panchine organizzate intorno alla nuova vegetazione (una Magnolia purpurea, grande albero di forma arbustiva, una piccola Washingtoniana filifera, una Mimosa) e a vasche dacqua (a sfioro, con fondo a ciottoli e canali laterali a vista di convogliamento delle acque verso una vasca centrale più bassa). La vasca dacqua, a T, ha il pelo dacqua a livello della pavimentazione (cosa permessa dai canali esterni) e gioca un rapporto spaziale e luministico complesso con i muri (di altezza 2,20) e i varchi aperti in essi. Il giardino parzialmente murato, così definito e destinato alla prima e alla terza fascia di età, funge da punto di legame con la scala minuta della città, cui si apre.
Il secondo settore è invece caratterizzato da un grande spazio aperto, pavimentato a battuto di tufo, disponibile alle più molteplici attività (mercato, attività culturali spontanee, manifestazioni pubbliche, attrezzature provvisorie per anziani o bambini se ritenute più utili dalla comunità, ecc.) secondo la logica della piazza come spazio disponibile. Questo settore (come il successivo) è caratterizzato dal reticolo dei dischi di pietra annegati nel battuto di tufo, di cui al punto iniziale.
Il terzo settore (fascia a ridosso dellarea archeologica vera a e propria) è invece spazio di preparazione e di attesa rispetto allarea archeologica ed è focalizzata sullingresso agli scavi, su panchine e spazi esterni di sosta (attese per lingresso, gruppi, tempi di riposo e meditazione) per lo più incassati nella pavimentazione (la prospettiva che si individua tende a stagliare lAnfiteatro su un piano in pietra sostanzialmente unitario e libero da ostacoli, come un unico, forte orizzonte. Una grande scritta in greco sarà incisa sulla pavimentazione in pietra, a grandi dimensioni: EN DIAFERON EAUTÒ. Questa frase, di Eraclito, assunta da Holderlin cone definizione stessa della attività di enucleazione poetica (e tradotta come lUno che si distingue in se stesso) vuol definire alcune cose: 1. Lassunzione della cultura antica, espressa nellAnfiteatro, come base; 2. La natura dellAnfiteatro come opera e paradigma (lUno, appunto, che si enuclea in se stesso); 3. Lassunzione di questo principio come base del progetto attuato (o a compiersi). La sua assunzione indica da parte della cittadinanza un patto con il monumento (con la cultura e con la storia che esso esprime), quindi col suo passato: di assumerlo come base del presente e quindi di costruzione del proprio futuro.
Lultimo settore (parte di terreno non scavato interno allarea archeologica ma accessibile dalla strada) presenta una piantagione di rose centofoglie (pianta di cui era ricca lAntica Capua e da cui si produceva, in loco, un rinomato profumo dellAntichità).
Il progetto e il contesto archeologico
Sulla base delle vicende storiche di Capua antica, il progetto è stato concepito in modo da rispettare eventuali preesistenze nellarea conservata come piazza in età contemporanea, ai limiti meridionali della quale corre il tracciato della via Appia. Il collegamento ideale tra la città e le sue memorie si è quindi attuato nella suddivisione in settori, con orientamento astronomico, della parte meridionale dello spazio della piazza: in particolare si è voluto riportare, in un tracciato in scala, la diffusione dei frammenti di spoglio riutilizzati nella Capua moderna, e il ricordo di una delle principali produzioni capuane, ovvero quella dei profumi, in un lembo di coltivazione di rosa centifolia. Le scelte di sistemazioni a verde sono state riportate ovunque alla necessità di non inserire piante, ad alto fusto e ampio apparato radicale, in modo traumatico per eventuali strutture nascoste, in una zona che, come è noto, presenta una stratigrafia estremamente compressa e già definita, dal continuo utilizzo degli spazi e del minimo spessore di terreno, anche solo in brevi lembi di battuti. Ugualmente la dislocazione degli ambienti di ingresso del pubblico, parzialmente interrati e posti nella fascia più prossima agli attuali filari di tigli, è stata effettuata in quanto, pur mantenendo lefficacia di apertura principale dellarea archeologica verso la città, probabilmente interesserà una zona la cui stratigrafia almeno in ultimo è stata già intaccata dagli impianti dei tigli stessi. La nuova definizione dello spazio dellarea archeologica è naturalmente incentrata sullo scavo, ad area, delle strutture dellanfiteatro più antico, che fu raso al suolo poco prima del completamento delledificio successivo, e che probabilmente costituisce uno dei primi esempi di struttura costituita da una cavea ellittica (Johannowsky); è sembrata particolarmente interessante sia la verifica della pianta dei setti radiali ed ellissoidali da cui il terrapieno è sostenuto o sui quali si impianta, sia una esplorazione dellarea obliterata da questi, anche se probabilmente integralmente utilizzata dalla necropoli. Si è pensato inoltre alla possibilità della conservazione, e quindi al ritrovamento, nei lembi di stratigrafia ancora utile, del collegamento tra queste e le strutture del grande edificio circolare ritrovato nella zona O che, a giudicare dai rifacimenti eseguiti, sono vissute per lungo tempo. La sistemazione dellarea in età moderna con limpianto della fornace, che continua una tradizione di tipo artigianale esistente in questa parte della città almeno da età ellenistica, sarà comunque nettamente suddivisa dalle evidenze di epoca precedente.
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