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Impruneta (FI), Italia

Riqualificazione Della Piazza Di Tavarnuzze E Delle Aree Adiacenti

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vista della piazza

IL “CONCEPT”: PROGETTO DELLA PIAZZA COME PROGETTO URBANO.

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schemi urbanistici e prospetto ex stazione

Tavarnuzze è da sempre un luogo di transito.

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pianta della piazza

La sua architettura si è formata per sedimentazioni successive senza punti di riferimento che non fossero le limitazioni orografiche e le aree libere lungo le antiche strade verso Siena e il Chianti: le colline da una parte e il fiume dall’altra hanno limitato e caratterizzato l’espansione edilizia fino agli anni settanta imprimendo all’aggregato l’attuale conformazione lineare in gran parte casuale e disomogenea.

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sezione e schemi funzionali

Un’architettura per addizioni senza un ‘cuore’ cui fare riferimento: né la Chiesa né il Palazzo Civico.

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assonometria generale

Non una vera piazza, dunque, ma piuttosto uno slargo, un tempo utile per il mercato e per la fermata della tranvia con i servizi annessi.

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monumento, abaco giochi ed essenze

Per Tavarnuzze, gli episodi architettonici più significativi sono stati per decenni la stazione della ferrovia, l’albergo, la farmacia, la Casa del Fascio divenuta poi Casa del popolo.

La vecchia stazione è oggi un vuoto e anonimo contenitore che gli abitanti chiamano affettuosamente ‘birillo’, ma la sua storia è la storia di Tavarnuzze.

Per tutta la prima parte del Novecento, a partire dal 1893 e sino al 1935, a Firenze fu attiva la linea ferroviaria del Chianti e dei colli fiorentini, con partenza dalla Stazione di Porta S. Croce oggi P.zza Beccaria ed arrivo in Greve in Chianti. Lungo il percorso la tranvia disponeva di depositi e fabbricati. Da Firenze a Tavarnuzze la linea fu elettrificata negli anni Dieci e la partenza del tram elettrico avveniva in Firenze dalle Logge del Mercato Nuovo. A Tavarnuzze naturalmente bisognava cambiare e da qui partivano i lenti convogli che raggiungevano Greve in circa due ore attraverso le polverose strade percorse solo da barrocci, calessi e pedoni.

Atmosfere e paesaggi che oggi non esistono più, ma che sono ancora vivi nella memoria dei più anziani e rappresentano un patrimonio di cultura e tradizioni da conservare e trasmettere.

Oggi Tavarnuzze è enormemente cresciuta. Le più recenti espansioni residenziali hanno oltrepassato il fiume che per secoli ne aveva segnato il limite e i servizi pubblici e le attrezzature commerciali hanno un bacino di utenza che travalica i confini dell’agglomerato e si estende a gran parte del territorio circostante.

Il mercato settimanale che si svolge nel grande slargo dell’area, crocevia di tutte le direzioni e che impropriamente è chiamato piazza, ravviva tutta la zona richiamando gente dal circondario: è questa la conferma del valore urbano che ha ormai assunto la cittadina.

Eppure a Tavarnuzze ancora manca un luogo rappresentativo di una identità conquistata ma ancora inespressa.

Non esiste un edificio civile o religioso che, storicamente, possa assumersi questo ruolo; non esiste soprattutto una piazza che possa definirsi tale.

Il nostro progetto vuole prioritariamente offrire una risposta a questa inderogabile necessità, prima che rispondere alle molteplici e legittime esigenze di funzionalità richiamate dal bando.

LA TIPOLOGIA DELLA PIAZZA ITALIANA.

Abbiamo sempre pensato che il progetto di una piazza sia, innanzi tutto, un progetto urbano.

Il rapporto con il luogo è infatti alla base delle scelte fondamentali che determinano non solo il disegno e la configurazione planovolumetrica, ma perfino la scelta delle materie utilizzate.

Rapporto con il luogo significa, innanzi tutto, rapporto con la sua storia.

Ritrovare e comprendere le forme dell’evoluzione di un luogo, sia fisiche che culturali, vuol dire piuttosto ricostruirne ed indagarne la ‘memoria’, cioè la storia dei suoi fenomeni fisici e delle ragioni che li avevano motivati e determinati, in stretta e inequivocabile relazione alle scelte che saranno fatte per una proiezione futura.

In questo scenario, tuttavia, riteniamo che il progetto sia comunque la previsione di una evoluzione e di un cambiamento innovativi, una testimonianza del momento storico da cui deriva il linguaggio.

Ci piace pensare che sia il risultato di un’incessante metamorfosi a cui l’architetto imprime i segni contemporanei di una continua evoluzione.

E’ la storia della città che ci racconta quanto sia stato importante il ruolo della struttura viaria e della piazza in particolare nella configurazione morfologica del luogo e nella coscienza identitaria degli abitanti: non solo nelle persone più anziane, che ovviamente mantengono ancor vive nei ricordi le immagini di una tradizione secolare, ma anche nelle nuove e più giovani generazioni che, secondo una consuetudine non codificata, né tanto meno imposta, ancora vivono quei “vuoti” come insostituibile punto di riferimento delle più significative occasioni sociali cittadine.

Dall’Unità italiana la piazza ha, infatti, accolto innanzi tutto i grandi, tipici riti collettivi del paese: la consuetudinaria chiacchiera del vespro o della domenica, i principali festeggiamenti religiosi, i raduni politici, i tradizionali concerti musicali, le sagre e gli eventi di spettacolo, le manifestazioni più varie.

E’ la Piazza italiana, d’ascendenza rinascimentale, dall’inconfondibile forma geometrica regolare, per lo più rettangolare o circolare, incrementata, nell’Ottocento, dalla corona di alberi ad alto fusto che la delimitano e la incorniciano, con le panchine sotto gli alberi e il grande vuoto centrale, luogo che richiama alla mente una miriade di esperienze, ricordi, attimi ed eventi, che sono in fondo la sostanza e l’anima di una comunità e di un agglomerato urbano.

E’ la piazza italiana, quel particolare frammento urbano cui va riconosciuto il ruolo rappresentativo in cui la collettività ha formalizzato nel tempo la propria identità.

Il progetto di Tavarnuzze riprende questa memoria e ribadisce e potenzia questo ruolo con l’annessione del vecchio manufatto della stazione, recuperato a luogo di cultura e di scambio.

Un grande spazio regolare, ritagliato all’interno di aree a verde attrezzate per lo svago e la sosta, che assume a matrice del nuovo disegno proprio il concetto di piazza come “soggiorno collettivo” dalla funzione pubblica “aperta”, polarità spaziale baricentrica di regia per usi e valori urbani, sociali ed economici innovativi, protagonista del processo ineludibile di profonda revisione e trasformazione progressiva del proprio destino cui la realtà contemporanea richiama.

LE CONNESSIONI URBANISTICHE.

La realizzazione della rotonda sulla Cassia presso l’area Cecchi e dello svincolo presso il distributore della Esso miglioreranno l’accessibilità all’interno del nucleo abitato e alla nuova piazza, selezionando il traffico tra locale e di passaggio. L’intenzione inoltre, ipotizzata dal bando, di pedonalizzazione, in futuro, del tratto di via della Repubblica tangente alla nuova Piazza, ha reso necessario tuttavia la revisione dell’assetto attuale di regolazione del traffico attorno alla stessa.

Si prevede pertanto di invertire alcune direzioni di marcia: lasciando a doppio senso la Via Imprunetana, vengono istituiti i due sensi unici opposti di Via della Resistenza in direzione di Greve e del tratto restante di Via della Repubblica in direzione di Firenze, a partire dalla nuova rotonda delle stesse caratteristiche di quella presso la Esso creata all’incrocio con Via Imprunetata e con Via Montebuoni, resa anche quest’ultima a senso unico in continuità della via Gramsci, con ruolo di distribuzione locale e di ingresso deviato da Greve.

L’area dell’intervento assume quindi un doppio ruolo: le zone di margine sono trattate a verde attrezzato e fanno da cornice al “salotto buono” della piazza, interamente lastricato in pietra fino a raggiungere l’ex Casa del popolo e a proseguire nel collegamento previsto con il parco Pali.

In tal modo la piazza diviene la cerniera e il tramite delle due più significative espressioni di Tavarnuzze: la vecchia stazione, simbolo della memoria storica, ed il nuovo parco attrezzato, proiezione futura di una nuova Tavarnuzze.

Si prevede inoltre di ridisegnare in parte Via della Resistenza, riducendo il marciapiede e la carreggiata per ricavare un sistema lineare di parcheggi – per circa 35/40 posti auto – che, all’occorrenza, potranno essere utilizzati dai banchi del mercatino settimanale senza dover occupare l’intera sede stradale.

LE FIGURE DELLA COMPOSIZIONE: I MARGINI, IL RECINTO, LA LINEA.

Tutta l’area di intervento è attraversata da una miriade di segni che derivano dall’incontro, in quel punto, di tutte le proiezioni delle cortine edilizie attorno: metaforicamente, essi rappresentano la partecipazione di tutti gli abitanti alla nuova centralità della vita della comunità. In questo ‘tessuto’ omogeneo di contorno viene ritagliato un perimetro riparato e protetto, l’ampia piazza vera e propria. Ne deriva l’ideazione di un disegno a pattern in forma di diffuso ed omogeneo reticolo a geometria fratta, come trattamento univoco di tutte le parti coinvolte – piazza, aree a verde, copertura della pensilina- ricercato per doverosa attualizzazione linguistica in contrappunto all’evocata matrice classica della piazza italiana ed ai suoi tradizionali disegni decorativi.

Le aree di margine vengono destinate a verde dotato di attrezzature idonee per la sosta e per i giochi dei bambini; i percorsi sono trattati al naturale, realizzati in terra battuta o ghiaia, e attraversano settori di prato a forma variabile sistemati con piantumazioni diffuse di molteplici essenze fiorite di particolare intensità cromatica: i piccoli fiori bianchi della ‘sagina subulata’, le foglie grigio azzurre della ‘festuga glauca’, i fiori gialli dell’‘alyssum saxatile’.

Lungo il bordo di confine con le abitazioni, prospettanti peraltro con i loro fronti interni connotati da discontinuità edilizia ed usi tipicamente privati, è collocata una siepe di arbusti sempreverdi del tipo ‘laurus nobilis’, muro vegetale perfettamente sagomato, dell’altezza di una persona, che funge da diaframma visivo e delimita e ripara le aree destinate ai giochi.

Il recinto, ritagliato all’interno del pattern generale, assume la connotazione di un grande vuoto. E’ la piazza italiana incorniciata da filari di alberi, del tipo ‘liryodendron tulipifera’: imponente albero a foglie caduche che, verdi in primavera e in estate, assumono bellissime tonalità gialle, arancio e brune in autunno, mentre a giugno esplode in una ricca fioritura di fiori gialli e arancio simili a tulipani.

Al centro, la piazza si presenta come un ‘tappeto grigio” dotato di cornice, leggermente sopraelevato, con due tonalità di grigio, chiaro e scuro, realizzate rispettivamente in pietra forte del tipo alberese o colombino – l’interno- ed in pietra basaltina –la bordura sotto gli alberi-, a ripresa della facciata dell’ex Casa del popolo cui la Piazza fa riferimento: il tutto, disegnato comunque secondo il pattern generale.

La piazza si estende all’esterno attraverso due linee di proiezione.

La prima, in pietra, è rappresentata da un muro basso su cui sono riportati i nomi dei caduti e che assume un simbolico significato monumentale segnando la direzione verso via della Repubblica e da qui verso il parco: il percorso è sottolineato dalla stessa finitura in pietra utilizzata per la pavimentazione della piazza, che si estende in parte nel tratto stradale fino a saldarsi con il rivestimento in pietra della facciata dell’ex Casa del popolo.

La seconda, esterna all’area lungo Via della Resistenza, è formata da un nuovo marciapiede e da un lungo filare di alberi più piccoli del tipo prunus cerasifera nigra, le cui foglie, anch’esse caduche, sono rosso scuro ed i fiori rosa, i quali si dispongono in allineamento con la vecchia stazione. Questa ininterrotta sequenza estesa lungo tutta via della Repubblica serve funzionalmente all’inserimento di un parcheggio permanente per le auto che, nei giorni del mercato, si trasforma in ulteriori stalli di sosta per i banchi, oltre a quelli previsti nella piazza, senza interferire con la viabilità.

IL RECUPERO DELLA STAZIONE E LA SUA METAMORFOSI NELLA PIAZZA.

La vecchia stazione, peraltro vincolata in base alla legge 1089 in quanto immobile di proprietà pubblica costruita da oltre 50 anni, viene ristrutturata in funzione del nuovo disegno della piazza.

Non si tratta quindi di un progetto di restauro finalizzato alla conservazione ‘monumentale’ del manufatto, ma piuttosto di un progetto di metamorfosi controllata che è strettamente connesso al nuovo ruolo di polarità urbana che l’edificio è destinato ad assumere.

L’orientamento stesso della piazza è impostato sulla matrice rettangolare della vecchia stazione e la nuova copertura che, sostituendo il tetto, permette di poter utilizzare il terrazzo così ricavato come ulteriore spazio pubblico polivalente, si proietta a sbalzo sulla piazza creando una pensilina-loggia antistante di grande impatto scenografico, richiamo analogico alle logge che spesso contornano le piazze delle cittadine storiche toscane.

La memoria storica viene in tal modo assorbita in un disegno evolutivo che esprime una forte valenza contemporanea del progetto di recupero. Ma l’aspetto che appare ancor più originale e interessante è che questo progetto può essere preso a paradigma di una modalità di intervento per molti aspetti ‘innovativa’ per le tematiche del recupero e della riqualificazione urbana: una modalità di progettazione diversa che preveda un più stretto rapporto con le preesistenze, derivando dalle stesse le potenziali matrici per una trasformazione e una metamorfosi evolutiva.

Non progetto ex-novo, ma progetto di ‘metamorfosi’ che si pone come parte integrante di un processo di trasformazione urbana e assume le caratteristiche di un progetto di ‘riconversione permanente’.

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Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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