veduta della piazza delle Erbe
© Antonello Boschi . Pubblicata il 22 Luglio 2006.
Tavarnuzze è da sempre luogo di mercato e di passaggio, significativa testimonianza del ruolo di comunicazione tra Firenze, Siena e il Chianti. Ancora oggi il traffico caratterizza fortemente l’uso che si fa della città, connotandone usi ed abusi. Primo compito sarà quindi quello di rivitalizzare il centro, invogliarne la fruizione, rendendone piacevole il passeggio e la sosta. Il decongestionamento dell’attuale viabilità avverrà con la creazione di un raccordo provinciale dallo svincolo della Certosa alla strada imprunetana, e con il nuovo ponte sulla Cassia che sposterà sull’altra sponda del fiume Greve una parte del traffico. Non meno impegnative le problematiche connesse con il parcheggio nell’area. L’eliminazione degli attuali posti macchina dalla piazza murata non può essere perpetrata ai danni dell’area a verde adiacente. I 55 stalli ricavati sul viale possono essere integrati da quelli ricavati in aree poco distanti. Possibilità legate in parte al trasferimento delle scuole attualmente ospitate in via 1° Maggio che verranno spostate nel nascente villaggio scolastico. Il giardino sarà pronto ad ospitare il nuovo parcheggio incassato nella collina: 33 posti occultati alla vista da scarpate erbose e piantumazioni. Da queste premesse nasce il desiderio di dotare il paese di nuovi spazi portatori di “urbanità”, inserendosi nel solco di una tradizione consolidata quale quella fiorentina. Un unico testo narrativo sul quale si aprono gli episodi delle piazze, degli slarghi, delle strade che vi si affacciano, ciascuno trattato in modo da permetterne la riconoscibilità. Episodi architettonici come la fonte, il vicolo, la piazza verde, luoghi deputati dell’intervento collegati visivamente da un fil rouge — un cipresso — che segna ad ogni svolta, ad ogni incrocio, ad ogni cambio di ritmo la presenza di un elemento guida facilmente individuabile a distanza. Sottile filo visivo che si intreccia con i tratti più significativi della storia locale: edifici storici, come il popolo di San Pietro e Montebuoni, ed emergenze architettoniche, — la casa del fascio, la stazione ferroviaria, la sede della Cassa di Risparmio — danno vita ad giacitura triangolare le cui linee mediane raccolgono le acque ed individuano percorsi. La stessa scuola demolita negli anni ‘70 viene richiamata nelle texture della pietra. Chiunque passeggiasse per questi luoghi si accorgerebbe che l’edificio dell’ex stazione segna un confine fra diversi tipi di edificato. Da una parte un impianto geometrico, dall’altra uno spazio indistinto. E proprio per sottolineare questa divisione ma anche per attenuare l’isolamento volumetrico dello scalo passeggeri, una pensilina metallica mette in relazione l’edificio con l’ex Casa del Popolo. Nell’edificio restaurato un’addizione in cemento e vetro sollevata da terra diviene palco sulla piazza, sguardo privilegiato sull’opera dello scultore boemo Yvan Theimer. Rivolta verso la via Imprunetana, questo omaggio “al raccolto”, sembra alludere alla meta anelata dagli inglesi, il Chiantishire … Una tabernula che non poteva che ospitare una enoteca ed un punto informazioni al piano terreno, mentre al piano superiore un’unica sala con un’enorme finestra guarda alla piazza delle Erbe. Su una distesa di terra battuta, partiture di pietra segnano gli stalli per il mercato del mercoledì. Concentrando qui e sull’adiacente via i banchi di vendita, si ottiene un luogo di commercio e ritrovo: area picnic, giardino, area gioco — campana, girotondo, bandierina, ma anche corsa, basket, pallavolo — un ibrido tipologico parco/strada/infrastruttura che riutilizza le caratteristiche specifiche del sito e stimola la vibrante vita della strada. E proprio qui la metafora ferroviaria si fa più forte: per rigettare l’assalto delle macchine, un respingente di pietra ed erba né occulta la visione assieme al nuovo filare di lecci che in tutte le stagioni ombreggia la sosta. Anche il tracciato della tranvia ottocentesca, viene recuperato inserendo nel manto stradale una lama di corten, perennemente arrugginita come si conviene ai tronchi di binario abbandonati, così il deposito vetture viene evidenziato da una siepe di alloro che ne materializza la volumetria. All’interno materiali diversi, cambiamenti di stato, che alludono ad un ideale ciclo della vita. La zona immediatamente adiacente costituita dai retri delle case, trovandosi a circa due metri al di sotto della piazza, verrà schermata con una ringhiera a bacchette verticali. Questo espediente unito alla presenza del “deposito verde”, ed all’inclinazione del prato permetterà al contempo una relativa privacy senza toglier luce alle abitazioni sottostanti. Altro segno forte del luogo la presenza del torrente Pescina, che appare e riappare tra le case. A fianco dell’ex casa del fascio, la riapertura del canale tombato dà inizio al percorso d’ingresso del parco Pali. Sullo sfondo la scarpata erbosa con il terreno argilloso che avvolge letteralmente le pareti in cotto del tunnel. Il torrente Pescina prima di gettarsi nella Greve si mostra poi in quel varco fra le case che affaccia sulla Cassia: una piazza tangente alla strada, un nuovo sistema di alberature e sedute. Il tratto del fiume si mantiene in quota e dalla sponda murata sgorga una fonte. Nel complesso quindi uno spazio di forte identità sociale costituito da un luoghi alberati, percorsi pedonali, public art.
veduta zenitale dell'intervento
© Antonello Boschi . Pubblicata il 22 Luglio 2006.
veduta della fonte
© Antonello Boschi . Pubblicata il 22 Luglio 2006.
veduta della nuova Tabernula
© Antonello Boschi . Pubblicata il 22 Luglio 2006.
veduta dell’ingresso al parco
© Antonello Boschi . Pubblicata il 22 Luglio 2006.
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