© Andrea Tonin . Pubblicata il 04 Maggio 2006.
Progettare una scuola, o un organismoscolastico implica, oltre alla ricerca della migliore funzionalità anche quello della miglior forma spaziale possibile.
© Andrea Tonin . Pubblicata il 04 Maggio 2006.
Forma che, nata dal luogo e radicata in esso, sappia suscitare in colui che la abita e la guarda molteplici significati, ed è sotto la spinta della assidua ricerca di un nuovo modo di concepire gli spazi scolastici, diverso dallattuale che si è pensato di studiare due differenti punti di vista, colui che effettivamente fruisce lo spazio (lo studente alle diverse età) e larchitetto che pensa uno spazio che non vivrà.
© Andrea Tonin . Pubblicata il 04 Maggio 2006.
Sotto questa lettura si aprono due diverse strade di percezione della realtà prodotta dallarchitettura che servono al progettista per tracciare un nuovo percorso verso una migliorata spazialità.
© Andrea Tonin . Pubblicata il 04 Maggio 2006.
Larchitettura è per luomo, e come tale segue le mode delluomo, come un vestito cambia, solo che
© Andrea Tonin . Pubblicata il 04 Maggio 2006.
nellarchitettura il cambiamento è meno repentino, ledificio muta silenziosamente dal suo interno e quasi impercettibilmente allesterno. Le regole che governano le spazialità interne sono legate al modo di vivere ed è in questo caso alle riforme scolastiche che si deve guardare per definire le nuove spazialità.
© Andrea Tonin . Pubblicata il 04 Maggio 2006.
Ogni forma nuova anche se strana ci ricorda sempre qualcosa, è attraverso il processo del ricordo che luomo assimila e comprende le novità.
© Andrea Tonin . Pubblicata il 04 Maggio 2006.
La nostra realtà di architetti ci ha spinti verso una struttura compositiva capace di liberare spazi facilmente costruibili e trasformabili, essi variano con il variare degli eventi muovendosi su una maglia regolare che fa della semplicità la sua forza. Racchiusa sotto ad un unico cappello, una copertura verde che integra funzioni diverse e che al tempo stesso permette di raccogliere lo spazio verso l interno e di aprirsi verso lesterno solo dove serve. Realizzando così un cappello sulle funzioni ed un giardino sul territorio.
© Andrea Tonin . Pubblicata il 04 Maggio 2006.
Questo è il punto di vista di un bambino; la mia scuola è un grande prato la mia classe sta sotto il prato, la mia maestra dice che bisogna proteggere la natura . Laltro giorno ho disegnato la mia scuola e mi sono ricordato del racconto del piccolo principe mi ricordo la storia del serpente e del cappello; Papà dice che ognuno vede le cose in modo diverso chissà se anche a lui, quando mi porta a scuola gli sembra di entrare nella tana della volpe.
Protetto da un unico cappello il nostro edificio contiene al suo interno molteplici funzioni che, a seconda della loro maggiore vocazione pubblica o privata, trovano diversa collocazione nellarea. Si è inteso riunire le funzioni in modo da creare due grossi ambiti, schematizzabili come due cerchi di influenza, uno contenente
le funzioni più pubbliche quali biblioteca, auditorium e palestra, un secondo capace di contenere gli edifici scolastici e le funzioni private strettamente connesse quali sala mensa, uffici amministrativi etc
Una volta individuati gli insiemi non resta che distribuirli sullarea, ed è a questo punto che le focali visive, gli accessi allarea, le condizioni fisiche del sito definiscono un’unica posizione per larea pubblica, lungo lasse nord che penetra nel sito tra due nuove abitazioni e che se prolungato porta verso Superga. Un asse che attualmente inutile trova ragion dessere arrivando nella piazza sulla quale si affacciano i servizi comuni permettendo così di distribuire i flussi di visitatori senza interferire con il resto della struttura scolastica.
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