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Belluno (BL), Italia

Cappella San Martino

Stefano Tavella, Samantha Zambon — Cappella San Martino

Vista dall'alto

Il programma ed il contesto in cui inserire il progetto di questa nuova Cappella impongono dei vincoli molto forti che hanno gioco forza guidato, lungo uno stretto sentiero, tutta la progettazione.

Stefano Tavella, Samantha Zambon — Cappella San Martino

Vista dal giardino

Se da un lato i canoni liturgici da rispettare sono consolidati ed acquisiti, il contesto è quello che pone i problemi maggiori. Innanzi tutto la localizzazione impone un difficile confronto volumetrico con gli edifici circostanti. Il cavedio è circondato sul lato maggiore e sui due lati minori da edifici di 8/9 piani, e in aggravante il lato lungo in questione si trova a sud, comportando seri problemi di illuminamento. Si è quindi deciso che il nuovo volume, per quanto riguarda il suo aspetto esteriore, non dovesse confrontarsi con gli edifici esistenti ma che si ponesse in duplice articolazione.

Stefano Tavella, Samantha Zambon — Cappella San Martino

Pianta - Sezione longitudinale

Sul lato sud, dal cui volume corrispondente rimane staccato, non vi è confronto ma cesura seppur frammentata. Su questo lato si trovano due piani verticali sfalsati e a distanze direttamente proporzionali alle loro altezze.

Stefano Tavella, Samantha Zambon — Cappella San Martino

Il patio

Il primo, un muro basso, coincidente approssimativamente con il piano terra dell’esistente, racchiude l’edificio per tutta la sua lunghezza e anche se apparentemente ma volutamente sordo all’esterno si modifica in tre parti funzionali all’interno, nella prima parte è limite, di quello che si identifica, nello schema storico lineare, nella navata laterale. Questo percorso, a lato dell’aula liturgica, prosegue e passando a fianco dell’area presbiteriale, accede ad un piccolo spazio che ha doppia funzione di disimpegno verso la sacrestia e di fonte di luce. Il muro a questo punto si fa semplice diaframma che si piega ed annulla la sua forza riducendosi con docile curva fino a nulla.

Stefano Tavella, Samantha Zambon — Cappella San Martino

Interno dall'ingresso principale

Il secondo piano più alto ma a maggior distanza dalle finestre del primo piano dell’esistente, ha una linea di sommità curvilinea che in simbiosi con quello sul lato opposto, regge la semplice copertura e che si conclude con una sorta di camino di luce, avente la funzione di convogliare la luce direttamente sopra l’altare.

Stefano Tavella, Samantha Zambon — Cappella San Martino

Schizzi di studio

Con questi due semplici piani si sono ottenute quindi molteplici utilità che si possono così riassumere:

Stefano Tavella, Samantha Zambon — Cappella San Martino

Interno dall'altare

- realizzazione, pur nella ristrettezza dell’ambiente, di un percorso interno (la navata laterale), differenziato per altezza e inoltre per tessitura dei materiali;

- differenziazione e messa in risalto delle funzioni dell’aula liturgica grazie al gioco delle altezze e creazione di una fonte di luce zenitale, ma indiretta, sopra l’altare

- rispetto della funzionalità delle finestre dei locali esistenti che si affacciano sul cavedio grazie all’andamento scalinato della facciata.

Il lato nord si confronta con un basso volume che funge da disimpegno e corridoio di smistamento ai reparti e che, per il piano terra assume nuova funzione nell’accesso alla Cappella.

Sfruttando l’andamento non parallelo del nuovo edificio, ruotato ed in tensione verso est, si è voluto dare nuovo volto e dignità anche a quello che attualmente non può essere solo un corridoio. Si sono sostituiti una parte dei tamponamenti in muratura esistenti con degli infissi a tutta dimensione che si incorniciano sulla struttura in cls a vista, mentre i tamponamenti in prossimità della Cappella sono stati semplicemente demoliti, senza essere sostituiti da nulla, al fine d rendere conto a chi passa, dell’esistenza di questo luogo prezioso. Per meglio mettere in risalto la presenza di questa struttura e far si che l’ingresso stesso, pur nella ristrettezza dell’ambiente, soprattutto in altezza, non avesse altro bisogno di evidenza, ci si è lievemente incuneati all’interno di questo corridoio per realizzare una portale che con la sua sola eminenza volumetrica e con materiali o cromatismi annunciasse la presenza della Cappella. L’ingresso alla sacrestia è stato, all’opposto, pensato come qualcosa di anonimo ed integrato con la tipologia esistente, al fine di non attrarre il passante. Tutto ciò è in un’ottica di variabilità degli utilizzatori, data la collocazione all’interno della casa di cura che ad esclusione di chi ci lavora, non dovrebbe avere una frequentazione consuetudinaria protratta nel tempo e che quindi necessita di meccanismi di individuazione facilmente coglibili e certi.

Riassumendo la pianta della struttura è alquanto semplice articolandosi in quattro ambienti, tre interni ed uno esterno.

- L’androne, che funge da disimpegno tra corridoio e chiesa, dotato di un doppio accesso alla sala, uno assiale di rappresentanza, ed uno laterale.

- La sala dotata di una sua ulteriore sotto articolazione individuabile dalla differente altezza e dalla tessitura della pavimentazione;

- La sacrestia dotata di un accesso separato dal corridoio e nel contempo nettamente separata spazialmente dalla sala ed isolata opportunamente dalla sala e dal corridoio per poter essere utilizzata, all’occorrenza, come confessionale;

- Il patio d’acqua, al quale si può accedere sia dall’esterno che dalla chiesa che con il sua superficie d’acqua altera la definizione della luce arricchendola di luminosità e nello stesso tempo rendendola meno rigida.

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