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Belluno (BL), Italia

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“Il mondo è come l’occhio: il mare è bianco, la terra è l’iride, Gerusalemme è la pupilla e l’immagine in essa riflessa è il tempio.

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Questo antico aforisma rabbinico illustra in modo nitido e simbolico la funzione nel tempio secondo un’intuizione che è primordiale e universale.

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Nel tempio si “con-centra” la molteplicità del reale che trova in esso pace e armonia …

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Dal tempio, poi, si “de-centra” un respiro di vita, di santità, di illuminazione che trasfigura il quotidiano e la trama ordinaria dello spazio.

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Il tempio è l’immagine che la pupilla riflette e rivela. Esso è, quindi, segno di luce e di bellezza. In questo un’architettura sacra che non sappia parlare correttamente – anzi, “splendidamente” – il linguaggio della luce e non sia portatrice di bellezza e di armonia decade automaticamente dalla sua funzione, diventa ”profana” e “profanata”.

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E’ dall’incrocio dei due elementi, la centralità e la bellezza, che sboccia quello che Le Corbusier definiva in modo folgorante “lo spazio indicibile”, lo spazio autenticamente santo e spirituale, sacro e mistico.

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... la semplicità di un’opera è paradossalmente ardua da raggiungere, richiede una purità e una purificazione, una liberazione e una trasparenza. Richiede appunto che dica subito il centro e la bellezza, cioè il senso ultimo e l’armonia dell’essere come luoghi dell’incontro con l’infinito e l’eterno”.

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Tratto da un articolo di Mons. Gianfranco Ravasi

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L’ambito del concorso per la realizzazione di una Cappella all’interno del complesso ospedaliero di San Martino a Belluno e’ un piccolo cortile strategicamente rilevante per posizione, ma con dimensioni molto contenute e orientamento verso nord.

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Con tali condizioni si ritiene che i criteri architettonici da perseguire attraverso il progetto dovranno essere i seguenti:

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-realizzazione di un’architettura autonoma e riconoscibile rispetto al contesto dell’ospedale;

-riduzione degli interventi sull’edificato esistente finalizzandoli alla miglior percezione di quanto si sta progettando;

-creazione di una spazialità interna “speciale” in modo da racchiudere in se stessa qualità non riconducibili all’immediato contesto;

-utilizzo di materiali e soluzioni economicamente compatibili con l’importo dei lavori indicato dal bando di concorso.

Luce a bellezza, dunque, dovranno “plasmare” lo spazio architettonico.

Luce come simbolo di vita che modella le forme del mondo materiale e accoglie lo spirito tra le sue braccia avvolgenti.

Bellezza intesa come armonia di proporzioni, semplicità dei materiali in un rapporto tra realtà e percezione di continuo interscambio.

INSERIMENTO ARCHITETTONICO

L’edificio e’ pensato come un piccolo “opale” incastonato all’interno di un contesto che per materiali e dimensioni appare indifferente ai piccoli cambiamenti.

Nel progetto, la ricerca della contrapposizione tra il nuovo e l’esistente si evidenzia sia in termini volumetrici che di scelta dei materiali costruttivi.

L’inserimento di questa piccola cappella nel sito di progetto non comporta cambiamenti sostanziali alla scala dell’intero ospedale. Risulta però profondamente significativo se considerato negli aspetti propriamente simbolici e volumetrico-architettonici.

L’orientamento a nord, poi, penalizza ulteriormente la situazione, per mancanza di luce diretta, estremizzando la ricerca di una spazialità interna che necessariamente deve porsi come obiettivi fondamentali il senso di coesione, di raccoglimento, di accoglienza e benessere.

Progettare un luogo con tali caratteristiche, ambientato in una situazione di dolore e sofferenza, ha indirizzato le scelte verso due presupposti fondamentali:

-l’unicità’ dell’architettura e

-la ricerca sulla luce naturale/artificiale.

Su tali basi il progetto ha impostato le scelte architettoniche, funzionali e costruttive.

L’ARCHITETTURA

Viste le esigue dimensioni dell’area a disposizione e la volonta’ di ottenere la massima diffusione della luce naturale – riflessa dalle alte facciate dell’ospedale – si e’ scelto di progettare un edificio con le pareti di materiale traslucido e opalescente utili a creare condizioni di massima diffusione.

In tal modo si può affermare che lo spazio interno e’ avvolto in un involucro luminoso proiettato verso il cielo che lo smaterializza.

Per questo motivo le pareti di vetro sono indipendenti dalla posizione del tetto – inteso come puro elemento funzionale – non visibile dall’esterno.

Le uniche discontinuità presenti sull’involucro continuo e indistinto sono gli elementi utili all’accessibilità’ interna. Gerarchicamente distinti sono:

l’ingresso principale che modifica sia le pareti esistenti che le nuove con un volume che funziona da filtro e indirizza verso l’interno;

l’ingresso alla sacrestia, secondario e di utilizzo privato per il parroco.

La cappella si presenta come un volume dalla pianta ellittica, semplice, nettamente distinto dagli edifici esistenti che ne sottolineano il senso di “schiacciamento” longitudinale.

L’interno conferma l’unitarietà’ e la dilatazione percettiva dello spazio gia’ descritto nei presupposti ideativi. Pur non avendo un rapporto visivamente diretto con il contesto, filtrato dalla superficie opalescente, ne percepisce la presenza.

La luce e’ uniforme e morbida a sottolineare la sensazione di quiete e accoglienza. Lo spazio, misurato dall’unitarietà’ del soffitto, concluso in se stesso.

Tutti gli elementi che compongono “la scena” sono secondari e quindi potenzialmente “mobili”.

La geometria degli stessi riporta a dimensioni misurabili, come pure la loro collocazione rispetto agli assi costruttivi della figura geometrica generatrice.

All’imbrunire la luce naturale lascia il posto a quella artificiale. L’edificio letteralmente si “accende” ribaltando le proporzioni di scala con l’intero complesso ospedaliero.

La cappella diventa un punto di riferimento, l’ “opale” incastonato nella massa edificata genera vita e speranza attraverso la propria luce.

Il progetto prevede inoltre piccoli interventi nel corridoio distributivo esistente e nello spazio aperto antistante l’edificio.

Nel primo caso si prevede la sostituzione dei tamponamenti verso il cortile oggetto del concorso con vetrate trasparenti utili a far “entrare” il nuovo edificio a contatto con chi percorre il corridoio distributivo.

Nel secondo caso e’ prevista una pavimentazione in pietra locale in sostituzione del manto erboso e la copertura dell’intercapedine dei locali tecnici con un idoneo grigliato utile per ampliare lo spazio aperto intorno alla cappella eliminando quindi il parapetto esistente.

ASPETTI DISTRIBUTIVI E FUNZIONALI

Come accennato in precedenza il progetto disegna un ambiente interno da vivere nella sua completezza. Architettonicamente il soffitto, visibile nella sua interezza da ogni punto dell’aula, garantisce il risultato atteso.

Sull’asse principale del volume si realizza una grande pedana che culmina nella parete di fondo del presbiterio: unico elemento architettonico che organizza tutte le parti utili al funzionamento della cappella.

Panche, altare e parete principale del presbiterio si fondono in un unico gesto: una comunione gerarchicamente distinta.

Ambone e tabernacolo sono elementi autonomi esterni alla pedana: l’uno in posizione prossima all’altare, l’altro utilizzabile sia dall’aula che dalla sacrestia per le finalità richieste dal bando di concorso.

Sul retro la sacrestia si distribuisce in due zone distinte: la prima, aperta, ospita il confessionale e un piccolo lavandino direttamente accessibili dall’aula; la seconda, chiudibile con pannelli scorrevoli, e’ attrezzata con armadi e un tavolo per piccole riunioni.

L’ingresso, gli spazi di percorrenza e i luoghi di sosta sono stati dimensionati per un facile accesso alle carrozzine e alle persone con difficoltà deambulatorie.

MATERIALI E ASPETTI COSTRUTTIVI

L’edificio si compone dei seguenti elementi e sistemi costruttivi:

piano di pavimentazione composto da:

vespaio areato, massetto rustico, pacchetto di riscaldamento e raffrescamento a pannelli radianti, betoncino di finitura in calcestruzzo con finitura al quarzo, intercapedine perimetrale con griglia contenente il sistema anticondensa per le pareti verticali e l’illuminazione perimetrale;

struttura in carpenteria metallica composta da: colonne/pilastro su fondazione continua o a plinti (in funzione delle condizioni del terreno esistente), travi principali, secondarie e controventi in profilati standard;

pacchetto di copertura composto da:

soletta in lamiera grecata con getto di massetto in calcestruzzo debolmente armato, strati di coibentazione e impermeabilizzazione, manto di copertura con intercapedine d’aria e lattoneria in alluminio naturale, controsoffitto interno in cartongesso preformato con caratteristiche fonoisolanti;

pareti perimetrali in doppio strato isolante termicamente e acusticamente, composte da:

lastre di vetro profilato, stampato traslucido giuntate con silicone strutturale trasparente;

aerazione naturale ottenuta alla base e alla sommità delle pareti perimetrali, mediante utilizzo di griglie isolanti apribili e chiudibili elettricamente;

bussola d’ingresso con pareti e soffitto rivestiti di pannelli di legno tipo bachelizzato da esterni alternati a superfici in vetro isolante;

sistema presbiterio/panche in struttura e rivestimento di legno;

altare, ambone e tabernacolo in pietra naturale.

Pavilion

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