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Milano (MI), Italia

Afonos

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prospettiva della hall di ingresso

AFONS: ciò che non emette suoni.

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tavola 1

E’ questo il concetto ispiratore della nostra proposta progettuale, ed abbiamo voluto dare alla lingua greca il privilegio di rappresentare il nostro motto, in quanto progenitrice di quella italiana e dimostrazione del nostro retaggio storico e delle nostre origini.

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tavola 2

Proprio così, perché nonostante la modernità delle soluzioni progettuali, dei motivi e delle necessità ispiratrici, degli strumenti per rendere afono un tracciato ferroviario, ci troviamo in un contesto fortemente storicizzato e dalle valenze che vanno dal poetico allo scenografico all’eclettico, cibandosi di pillole di vita vissuta su cui il tempo ha lasciato la sua inesorabile impronta.

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schema funzionale e sue possibili variazioni

STATO DEI LUOGHI

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progetto delle barriere sul nuovo viadotto

Milano città storica; Milano metropoli moderna; Milano capitale dell’economia nazionale. Milano sede di una miscela al vetriolo fatta di tangibili contraddizioni, figlie della volontà quotidiana di conciliare ruoli diversi e spesso distanti anni luce tra loro.

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schizzo per la sezione della hall di ingresso

Il nostro “campo di battaglia”, o luogo di progetto che dir si voglia, è proprio una delle tante zone di Milano dove le premesse fatte, trovano la loro più ampia espressione; luogo fortemente storicizzato inglobato all’interno del tessuto cittadino, con la necessità di conciliare altresì la presenza di un nuovo passante ferroviario con le residenze esistenti, troppo vicine per far finta che i rumori dei treni non nuocciano. A ciò si aggiunga la necessità di riqualificare la zona sottostante le arcate ferroviarie esistenti, dal punto di vista funzionale e di decoro, rendendole un elemento trade-union tra le parti limitrofe e non cesura netta come attualmente accade. Gli ingredienti ci sono tutti.

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prova di inserimento delle barriere sulle arcate storiche

INDIVIDUAZIONE DELLE PROBLEMATICHE

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schizzo per il progetto sulle arcate storiche

Le aree d’intervento hanno destinazioni urbanistiche diverse tra loro, ed attualmente le arcate del viadotto ferroviario esistente, si pongono come elemento di netta cesura tra esse. L’impossibilità di dialogo tra le suddette zone ha gettato le basi perché si creassero delle aree chiuse, con un elevato livello di degrado, lasciate alla mercé di iniziative private di svariato genere.

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seconda prospettiva della hall di ingresso

Altra problematica di aspetto rilevante è quella attinente l’eterogeneità dei viadotti e delle arcate, di dimensioni, forme, altezze diverse, nonché della mancanza di un’unitarietà stilistica perché realizzate in epoche diverse tra loro.

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vista notturna della copertura della hall di ingresso

In ultima analisi troviamo l’aspetto prioritario che ha caratterizzato il tema del concorso e della progettazione, quello cioè, del rumore prodotto dei treni in transito, problematica non indifferente sia per motivi strettamente tecnici che di immagine.

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prospettiva diurna dell'intervento sulle arcate storiche 1

RISPOSTE PROGETTUALI

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prospettiva diurna dell'intervento sulle arcate storiche 2

Barriere fonoassorbenti

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prospettiva notturna dell'ntervento sul nuovo viadotto

Come già anticipato il problema della progettazione delle barriere fonoassorbenti è stato un tema abbastanza ostico che ha caratterizzato l’immagine del nostro progetto. Al di là delle soluzioni tecnologiche, per impedire ai rumori prodotti dalla ferrovia di nuocere ai cittadini (per rendere il treno afono, come ci piace pensare), che traducono la problematica in decibel da abbattere, in carichi da bilanciare, in giunti da sigillare, ci si è subito lasciati trascinare dalla forma che questi elementi, assolutamente posticci, dovevano avere ed al messaggio che dovevano trasmettere. Ebbene la risposta è stata duplice.

Nel caso del nuovo viadotto, in cui ad arcate binate alle esistenti si affiancheranno piloni e travi appartenenti alla più rigida tradizione statica, si è pensato a grandi elementi in calcestruzzo armato di forma irregolare di 26,50 mq cadauno, incastrati tra lori e dai colori vivacissimi, voluti fortemente come elemento di rottura, provocatorio, con incise, per ogni pannello, le lettere dell’alfabeto greco, che compongono la scritta AFONOS, disposte anch’esse senza regola e nel rifiuto di qualsivoglia legame geometrico. Anche la scritta AFONOS è una provocazione; è provocatorio pensare che un treno in corsa possa diventare “afono”, possa cioè non produrre più alcun rumore e risolvere in modo radicale il problema principale. In effetti le barriere fonoassorbenti, così concepite, saranno in grado di abbattere di circa 15 Db il rumore prodotto da un treno che viaggia alla velocità di 80 km/h, considerando una frequenza acustica di 500 Hz; non saranno mai in grado di annullarlo definitivamente.

Nel caso invece delle arcate storiche, in presenza di un’omogeneità di linguaggio, ricco peraltro di elementi forbiti e motivi architettonici di matrice classicistica, la progettazione delle barriere ha seguito un iter opposto alle precedenti, ed ha sposato la teoria di una rivisitazione storica, in chiave moderna, di stilemi classici, vicini alla tradizione greco-romana.

Il risultato è stato la realizzazione di un pannello fonoassorbente che riportasse alla memoria un “attico” di matrice romana, re-interpretato nelle dimensioni, nei materiali, nei colori e nella funzione comunicativa. Il pannello è infatti in pezzi modulari di 11,00 mq cadauno, con una sagoma che richiama motivi della tradizione classica come cornici, modanature, paraste e fregio, elementi questi realizzati in calcestruzzo armato con inserti in zinco-titanio nel cornicione e dove la funzione comunicativa, che in epoca classica era svolta dalle metope del fregio, è svolta da grandi pannelli luminosi a led, che “vomitano” ininterrottamente immagini ed informazioni. Questi, che si propongono come gli eredi della metopa classica, in un contesto odierno in cui l’effetto mediatico svolge un ruolo predominante, continuano, a distanza di alcune migliaia di anni, a “raccontare” qualcosa e a marcare il passaggio tra l’antico ed il moderno. Al di là dell’aspetto formale già sufficientemente espresso, è bene, a questo punto, dare delle barriere fonoassorbenti alcune informazioni di carattere tecnico. Queste sono realizzate in entrambe le versioni con pannelli prefabbricati in cemento rinforzato con fibra di vetro, preparato con principio attivo fotocatalitico (TX Active) utilizzato per la produzione di leganti cementizi in grado di abbattere gli inquinanti organici ed inorganici presenti nell’aria (visto il contesto ad elevato tasso di inquinamento atmosferico). Questi materiali conferiscono all’elemento caratteristiche di alta resistenza e leggerezza oltre che naturalmente elevato potere fonoassorbente. I pannelli, che hanno un peso di circa 100 kg/mq, sono fissati a strutture in acciaio retrostanti e quindi poggiati e zancati ai viadotti. I colori dei pannelli saranno dati da pigmenti cromatici già inseriti nell’impasto.

Riqualificazione delle arcate

Come già detto le arcate sono state e sono tuttora una cesura tra l’area destinata a funzioni residenziali, commerciali etc. e quella destinata a funzioni ricreative, sportive ed aggregative. Obiettivo principale del riutilizzo delle arcate è quello di far si che queste diventino un elemento trade-union tra le due zone e che queste assurgessero ad una funzione civica. Spesso, durante la fase di studio preliminare, ci si è interrogati su come potesse essere trasformato e riutilizzato lo spazio ricavato sotto le arcate di una ferrovia e quello limitrofo, con tutte le problematiche ambientali esistenti (rumore, vibrazioni, polvere etc.); su che forma dovesse avere ciò che sta sotto un’arcata e su che funzione. I nostri interrogativi hanno trovato risposta nella realizzazione di elementi di forma pressoché cilindrica “parcheggiati” sotto le arcate. Dovevano essere certamente anonimi, per amalgamarsi maggiormente all’eterogeneità del contesto, quindi trasparenti per permettervi la visibilità attraverso e non trasformarli in tappi dentro il collo di una bottiglia; dovevano essere distaccati dalle strutture esistenti, per non entrare in conflitto linguistico con queste (e per non vibrare al passaggio dei treni); dovevano, a nostro modo di vedere, dare l’idea che fossero come dei treni a deposito sotto le arcate, o che le stanno attraversando, passando da un’area all’altra, in uno strano tentativo di cucitura, in cui il filo è rappresentato dalla luce che la sera si diffonde da questi, e dalla pavimentazione che di giorno disegna la trama di questo immaginario tessuto. Per quanto concerne la funzione che questi elementi trasparenti avrebbero dovuto avere, è bene dire che da subito ci si è resi conto che sarebbero stati dei luoghi polifunzionali, forse autogestiti, ma certamente a servizio del pubblico. L’idea iniziale, e che poi è rimasta come punto di partenza del progetto, è stata quella di trasformare lo spazio di forma pressoché triangolare, compreso tra i due tracciati ferroviari nel punto in cui questi si biforcano, in uno spazio urbano parzialmente coperto, in relazione a Piazza Greco, che potesse essere una sorta di foyer per tutto ciò che sarebbe avvenuto sotto le arcate; un po’ come le zone di transito delle stazioni ferroviarie, rialzato alla stessa quota degli elementi cilindrici (+70 cm), che fungono da vagoni ferroviari, e raccordati all’esterno con scale e rampe inclinate. Ed in effetti la nuova piazza assurge alla sua funzione, in quanto su questa si attestano i primi elementi cilindrici con varie funzioni, tra cui uffici amministrativi, servizi igienici, depositi e locali tecnici, bar e ristorazione, negozi, ludoteca. Il tutto sotto una copertura in ferro, legno e vetro a sezione sinusoidale che segue le arcate. L’elemento ispiratore di questo lucernario è stato ancora una volta il contesto ferroviario in cui ci troviamo; ci ha affascinato l’idea di realizzare una copertura che avesse la forma di uno scambio ferroviario, visto questa volta dal basso verso l’alto, con gli elementi che reggono le lastre di vetro che non fossero altro che binari con tanto di rotaie in acciaio e traversine in legno; sorretti da pilastri, anch’essi in acciaio molto vicini tra loro, che dessero l’idea della sala ipostila. Questo fino al punto in cui i due tracciati tornano ad essere uno; da lì in poi, dopo uno spazio libero coperto dalle arcate che si propone come testata della neonata piazza, si aprono una serie di dodici elementi cilindrici in sequenza trasversale, messi in comunicazione tra loro longitudinalmente da altrettanti elementi a sezione ellittica, che formano un unico grande spazio polifunzionale, all’occorrenza frazionabile in tanti singoli spazi, per accogliere eventi separati (mostre, esposizioni temporanee, piccole conferenze, piccoli concerti, etc.). Per permettere il collegamento tra i vari elementi cilindrici tra di loro, sono stati forati in mezzeria i piloni ferroviari.

Dal punto di vista tecnico questi elementi cilindrici rispondono a rigide esigenze di coibenza termoacustica, protezione dalle vibrazioni del suolo, protezione dall’intrusione. Ebbene questi sono realizzati da una struttura in acciaio a campate di 3.00 mt ciascuna che regge un doppio strato di vetri spessorati e temperati, curvi quelli esterni, retti quelli interni, fissati alla struttura da pinze in acciaio studiate all’uopo. La camera d’aria tra le due lastre di vetro oltre ad assolvere funzione termoacustica, ospita tubi di neon colorati che producono un caratteristico effetto notturno, ed il passaggio degli impianti, tra cui quello di climatizzazione. Il pavimento in legno interno, è sollevato da terra di 70 cm. All’interno di questo zoccolo trova spazio la struttura intelaiata che regge il pavimento ed un sistema di martinetti idraulici collegati ai piedi della struttura che, oltre a livellare il cilindro, lo isola dalle vibrazioni del terreno al passaggio dei treni.

In ultima analisi l’area compresa tra le arcate esistenti e la nuova bretella in corso di realizzazione, rimane a cielo aperto pavimentato fino a ridosso dei piloni. Sotto i piloni è invece prevista una zona a parcheggio riservata ai fruitori delle strutture.

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Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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