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Roma (RM), Italia

Roma, riqualificazione del Mausoleo di Augusto e di Piazza Augusto Imperatore (2006)

Concorso internazionale

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RELAZIONE ILLUSTRATIVA (Indice)

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PRIMA PARTE:CRITERI GUIDA DELLE SCELTE PROGETTUALI

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1. Resti, frantumi, cose…

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2. Ruderi: frammenti parlanti

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3. Cosa fare del continuo sedimentarsi delle diversità

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4. Ripartire dal presente per ricreare coscienza e appartenenza

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5. Archeologia e città

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6. Rovine e giardini contemporanei

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7. Le due sfide: cultura della conservazione e cultura del progetto

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8. Contro alcune ricorrenti ideologie contrapposte

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SECONDA PARTE: IL PROGETTO

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1. I resti materiali raccontano la storia

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2. La struttura e le indagini geologiche

3. Metodologia dell’intervento urbanistico

4. linee guida per un nuovo assetto urbano

5. L’intervento archeologico sull’area della piazza

6. Il Mausoleo: lo stato attuale e il suo progetto di conservazione

7. L’interno del Mausoleo: il progetto di ordinamento e di allestimento museali

8. Il paesaggio e il verde pubblico

9. Il contributo della tecnologia

10. Progetto di un monumento sonoro

11. La piazza delle culture come: luogo di incontri, spettacoli ed eventi

12. Caratteristiche tecniche, computo delle opere, criteri di gestione e manuale di uso e di manutenzione

1.3 COSA FARE DEL CONTINUO SEDIMENTARSI DELLE DIVERSITA’

Riteniamo che l’unica opera di restauro consentitaci sia oggi semplicemente quella di garantire, senza ulteriori pretese di semplificazioni, selezioni o ricomposizioni analogiche di parti, la maggior permanenza possibile della complessità e della ricchezza dialogica degli strati che si sono venuti via via accumulando sul testo architettonico, ossia della corale compresenza e coesistenza di ogni sua parte e componente materica. Ma il nostro compito di fedeli custodi ed interpreti della sua autenticità materiale non può esaurirsi in questa pur virtuosa pratica di ascolto e di prevenzione dei rischi di alterazione e di cancellazione che corre il nostro patrimonio diffuso. L’opera scrupolosa paziente di cura archeologica che costituisce il progetto di conservazione (vedi le relative tavole) sicuramente è doverosa e prioritaria, ma non può non accompagnarsi all’ efficiente mantenimento in uso del monumento-documento con il conseguente minimo consumo possibile di risorse materiali non riproducibili o, come in questo caso, alla sua compatibile restituzione all’utilizzo ed alla piena fruizione urbana da parte della intera comunità dei cittadini. In altre parole: l’opera pur scrupolosa di conservazione non risulta vincente se non si accompagna al recupero della risorsa costruita all’uso urbano e, in questo caso, all’atteso rilancio della Grande Fabbrica come nuova protagonista, genetica e vocazionale, dell’uso dinamico dello spazio urbano che gli fa da cornice. Ribadiamo qui, a confronto con le altre, la nostra posizione culturale e professionale che ci ha guidato nelle scelte di progetto. La quale intende interpretare il restauro come interfaccia diacronica e (dunque critica) tra due distinte azioni, autonome eppur strettamente correlate: la prima che si attua attraverso un rigoroso progetto di conservazione dell’esistente capace di garantire la trasmissione a chi viene dopo di noi dell’intera eredità materiale ricevuta in eredità dalla storia; la seconda che si traduce nell’intercalare, nel contesto del monumento-documento, nuovi calcolati apporti riconoscibili, capaci di rilanciare la cultura di un progetto contemporaneo (architettonico e urbano) di qualità. Una filosofia del fare che si traduce nello slogan: conservare e trasmettere la cultura materiale arrivata fino a noi senza imporre al documento soggettive (e dunque sempre discutibili) sottrazioni ed arricchire il testo con l’aggiunta delle componenti compatibili e di necessità (funzionali e tecnologico-prestazionali) necessarie al soddisfacimento dei nuovi essenziali standard di vivibilità richiesti.

La proposta ottimale è, a nostro avviso, quella di consentire la massima permeabilità di fruizione al Mausoleo a tutti i suoi livelli e cunicoli, evitando però di sovvraccaricarlo di nuove funzioni oltre quelle ospitate all’interno e sulla coperture della Cella (come memoria augusteo e della sua gente) e del sistema delle sale a vario livello percorribili nell’intercapedine dell’anello perimetrale più grande. Obbiettivo del nostro contributo è in defi nitiva quello del serio confronto dialettico, a pieno campo, tra ARCHEOLOGIA e CITTÀ CONTEMPORANEA per portare i livelli della vita quotidiana di oggi a contatto con i presìdi testimoniali del passato. È questa una sfida che comporta una nuova alleanza tra archeologia e progetto urbano.

2.4 LINEE GUIDA PER UN NUOVO ASSETTO URBANO

Figurazione del vuoto

L’intervento progettuale di riqualificazione della Piazza si inserisce entro una delle aree monumentali più importanti di Roma e del mondo, in un luogo davvero unico per patrimonio archeologico e storico-architettonico, ricco di stratificazioni e dall’elevato pregio ambientale per la presenza del vicino Tevere. L’intersezione di differenti fattori critici impedisce però a questo ambito urbano di essere attualmente riconosciuto come piazza. L’eccessiva ingerenza del traffico e dei parcheggi che si attestano sull’area di intervento genera una frammentazione dei flussi pedonali e una scarsa fruibilità di un continuum urbano; la presenza imponente e fortemente condizionante del Mausoleo e dell’Ara Pacis, accanto a emergenze storico-architettoniche quali le chiese di San Carlo al Corso e di San Rocco, ritaglia ambiti urbani frammentati e discontinui, nel tempo sottomessi a politiche urbane tese più alla monumentalizzazione delle singole emergenze architettoniche, che alla ricontestualizzazione dell’insieme. Solo un intervento forte e unitario è in grado di restituire identità e continuità allo spazio pubblico su cui questa complessità si attesta.

Attraverso una maglia modulare estremamente rigorosa e autonoma rispetto alle tante assialità stratificate sulla superficie, il progetto dà figura e unità al grande vuoto urbano della piazza. Asse generatore di questa maglia geometrica è la direttrice di via Ripetta di cui il progetto sente tutta la incisività alla scala urbana. La struttura compositiva primaria generata dalla nuova texture geometrica si concretizza in una superficie pavimentale che costituisce quel continuum planimetrico in grado di rilegare insieme le diverse emergenze monumentali entro un unico racconto architettonico. Nel disegno complessivo della piazza alla regolarità geometrica della maglia rettangolare si sovrappongono alcune preziose tracce della memoria storica del luogo: l’asse del Mausoleo di Augusto, la congiungente il Mausoleo con l’antico obelisco di Augusto così come l’asse della chiesa di San Rocco e dell’antico canale che in epoca romana si ricongiungeva al Tevere, si innestano diagonalmente sulla maglia geometrica di base inducendo lievi incisioni e deformazioni della superficie generando di volta in volta suggestive visuali prospettiche.

La nuova articolazione del piano pavimentale, subendo piegature, deformazioni e tagli, mette in comunicazione i due livelli più importanti del sito: la quota urbana della piazza e il piano augusteo. La nuova superficie pavimentale descrive di per sé l’ultima primigenia stratificazione possibile nella piazza: quella della contemporaneità, che, nel proprio silenzioso svolgersi rimarca ed amplifica le caratteristiche proprie delle stratificazioni precedenti, tutte accomunate da una forte descrittività monumentale, ma sempre distaccate tra loro e, in qualche modo, in contrasto con più ampie dinamiche urbane. Il progetto determina e racconta in maniera decisa, ma anche sobria e silenziosa, l’idea di contemporaneità che sulla rinuncia all’unità volumetrica e alla descrittività morfologica ha fondato la propria struttura narrativa, tutta imperniata sull’astrazione.

La nuova piazza si pone come il luogo dell’orizzontalità a-monumentale, luogo della democrazia, della socialità e delle molteplici espressioni intersecate della vita pubblica.

Rapporto archeologia-nuova urbanità: il tema della rimodulabilità. Il piano augusteo non è interpretato come semplice scavo-cornice al Mausoleo, momento altro rispetto ai percorsi urbani del tridente, ma diviene esso stesso un momento di riferimento e di forte urbanità in stretta connessione con i percorsi della città attuale. Il livello ipogeo del piano Augusteo in alcuni casi emerge e si rivela alla quota soprastante, in altri diviene parte di un percorso che dalla piazza si ricollega alla quota ipogea dell’Ara Pacis e al livello inferiore dei nuovi terrazzamenti posti in corrispondenza del Lungotevere, in un continuo disvelarsi di ambienti che articolano un vero e proprio paesaggio urbano, dal Tevere a via del Corso.

La maglia modulare di base su cui si articola l’intero progetto ha il compito di garantire una rimodulabilità dello stesso in base alle future scoperte e problematiche collegate allo scavo stratigrafico e alle future dinamiche urbanistiche interessanti quest’area; il progetto quindi non solo prevede ma sollecita una rimodulabilità nella configurazione dei vuoti e dei pieni compresi tra la quota urbana e augustea, in relazione alle future dinamiche di programmazione urbana e allo stato di avanzamento degli scavi stratigrafici.

Il Lungotevere, l’Ara Pacis e la piazza

Il progetto della nuova piazza delinea un perimetro più ampio dell’invaso compreso tra l’Ara Pacis e i portici di Morpurgo, giungendo a lambire gli argini del Tevere e cercando così di ricucire la distanza tra il fiume e la piazza. Tale distanza _ causata in primis dalla presenza del traffico veicolare sul Lungotevere_ è stata di fatto ribadita dal progetto di Richard Meier per l’Ara Pacis che conferma questa forte cesura tra piazza e fiume, cesura che non viene messa in discussione nemmeno dal successivo progetto per il sottopasso antistante l’Ara Pacis.

La riqualificazione della piazza non può prescindere dalla riconnessione dei percorsi e delle visuali che caratterizzano queste due parti di città, restituendo unità, identità e valore ad uno degli ambiti urbani più strategici della città. Il progetto conferma pertanto la necessità di liberare il Lungotevere dal traffico in superficie, ripensando il progetto del sottopasso in funzione di una più coerente riorganizzazione del complesso sistema di spazi che gravita attorno alla piazza. Ribadire la separazione dal Tevere significherebbe accettare la definitiva esclusione della piazza.

2.5 L’INTERVENTO ARCHEOLOGICO SULL’AREA DELLA PIAZZA

Nell’area della piazza saranno effettuate campagne di scavo stratigrafico dove si intende intervenire con il progetto architettonico che dovrà tenere conto di quanto emergerà nel corso dei lavori. In particolare si evidenzieranno e renderanno fruibili le testimonianze stratigrafiche dell’area urbana di nostro interesse, dal XX secolo ai livelli archeologici più antichi. Dalle rilevazioni geognostiche eseguite negli ultimi anni nell’area sono emersi i dati riportati nel profilo geologico rappresentato. Gli strati antropizzati interessano i primi cinque-sei metri dalla quota attuale di calpestio e ribattono la quota delle pavimentazioni datate dalla fi ne I secolo a.C. alla seconda metà del I secolo d.C. Sono state inoltre eseguite nell’area sud della piazza indagini con il georadar che hanno confermato la presenza di strutture al di sotto della quota attuale di calpestio a conferma di emergenze strutturali di età imperiale. La prima fase di progetto prevede l’allestimento museale di un “cantiere in evoluzione” sul quale si potrà plasmare il progetto architettonico teso a valorizzare e promuovere le testimonianze emerse

Spazi museali e reperti

All’interno del Mausoleo sono conservati materiali provenienti sia dallo scavo del monumento, sia da quelli compiuti nella zona limitrofa di Campo Marzio. Molti di questi non sono catalogati e pertanto nel progetto dovrà essere prevista una schedatura che consenta di valutarne l’importanza per una futura musealizzazione degli stessi. Si può prevedere la suddivisione dei materiali in due differenti spazi museali che accolgano, il primo, i reperti inerenti il mausoleo (p.e. l’apparato epigrafi co, le decorazioni architettoniche e le eventuali urne) e il secondo tutti i reperti provenienti dal Campo Marzio e dal Giardino Soderini, anche se questi ultimi risultano attualmente di diffi cile, se non impossibile, ricollocazione. A tal proposito si può programmare una “mostra” temporanea che riproponga – attraverso il prestito – l’esposizione della Collezione Soderini.

2.6 IL MAUSOLEO E IL PROGETTO DI CONSERVAZIONE

Confermato l’attuale statuto archeologico dei resti materiali del Mausoleo, il progetto di intervento mira a consolidare l’attuale assetto dei paramenti esterni ed interni, previa attenta campagna di rilievi materici e l’ispezione visiva e tattile di dettaglio volta a individuare lo stato attuale di conservazione dei materiali , le rispettive patologie di degrado e a preporre gli ottimali metodi e materiali di intervento conservativo.

2.7 L’INTERNO DEL MAUSOLEO: IL PROGETTO DI ORDINAMENTO E DI ALLESTIMENTO MUSEALE

Gli spazi di esposizione permanente all’interno del Mausoleo

All’interno del Mausoleo, che mantiene il suo attuale stato di rovina all’aperto, esistono già attualmente due distinti spazi coperti, nei quali viene organizzata un esposizione permanente dei reperti ritrovati in sito. Si tratta dello spazio criptico della Cella cilindrica centrale, del quale viene organizzato una mostra dedicata alla memoria di Augusto, e una sequenza in serie di Sale che formano l’intercapedine del grande anello esterno, poste a livelli diversi, nelle quali viene organizzata un’esposizione tematica che ripercorre la fortuna dei protagonisti della cultura augustea.

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