Vista aerea verso il Vesuvio dell'area di progetto
© ACZ AgnolettoCavaniZamboni . Pubblicata il 24 Luglio 2007.
Larea vesuviana presenta un disegno complessivo di particolare bellezza, che compone in una trama unitaria i diversi elementi e le varie scale della costruzione: dallimpianto topografico del territorio a quello architettonico dei singoli edifici.
Diagrammi generali del progetto
© ACZ AgnolettoCavaniZamboni . Pubblicata il 24 Luglio 2007.
Questo disegno è chiaramente riconoscibile nelle carte storiche, costituito da un insieme fitto di linee tra Vesuvio e mare, quasi ortogonali tra loro, che organizzano in modo unitario la divisione del suolo e la disposizione dei corpi di fabbrica.
Diagrammi dell'area del Granatello
© ACZ AgnolettoCavaniZamboni . Pubblicata il 24 Luglio 2007.
Allinterno di questo sistema si sviluppa lesperienza insediativa delle Ville Vesuviane, una grandiosa scenografia, un monumentale sistema di vuoti che include limponente fondale del Vesuvio e definisce il fronte della costruzione verso il mare a misura della dimensione geografica.
Planimetria dell'area del Granatello
© ACZ AgnolettoCavaniZamboni . Pubblicata il 24 Luglio 2007.
Malgrado il chiaro carattere di fronte stradale continuo lungo il Miglio DOro, di percorso nobile tra la città e la Reggia dei suoi sovrani a Portici il carattere architettonico e spaziale del sistema delle Ville Vesuviane non si esaurisce nel rapporto con la strada o nel carattere della cortina, verso mare o verso monte.
Planimetria generale dell'area di intervento
© ACZ AgnolettoCavaniZamboni . Pubblicata il 24 Luglio 2007.
Dal 1839, anno dellinaugurazione della linea ferroviaria Napoli-Portici la prima strada ferrata italiana tale elemento infrastrutturale che corre lungo la linea costiera a ridosso della litoranea ingabbierà i territori in una rete di barriere che, separando gli impianti insediativi, finirà col mutilare forme di relazione consolidate da secoli. Gli effetti della maggior parte dei casi furono lo sfrenato consumo di suolo e lo sconvolgimento degli impianti insediativi consolidati.
Vista del nuovo bacino portuale
© ACZ AgnolettoCavaniZamboni . Pubblicata il 24 Luglio 2007.
Nelle porzioni dei lotti tra la barriera ferroviaria e i fronte delle ville sul corso sono ancora rintracciabili i segni delle antiche divisioni del suolo, ma il terreno è stato occupato in modo indifferenziato da capannoni e depositi. Interi quartieri residenziali hanno sostituito quella varietà di elementi che in modo semplice e grandioso presiedeva lintero ordine: padiglioni, belvedere, rampe, viali, giardini.
Larea scoperta delle Ville, quel sistema monumentale dei vuoti che costituiva lelemento strutturante dellinsediamento, è stata trattata come area interstiziale, spazio residuale tra un retro ed il muro della barriera ferroviaria. Il processo di degrado è avvenuto in modo irreversibile fino a giungere ad una densità di abitanti per kmq tra le maggiori dEuropa.
A monte di questa fascia costiera si colloca larea protetta del Parco del Vesuvio che comprende interamente il grande volume del vulcano e, in particolare rispetto a Portici, le pendici fino ai centri abitati. Su questo territorio dalla sagoma stretta e allungata, allantica Via della Calabrie, elemento originario di infrastrutturazione del territorio, e alla linea ferroviaria costiera costruita sul primo tracciato della Napoli-Portici, sono andati aggiungendosi altri due assi: una linea su ferro, la Circumvesuviana, che viaggia in sede protetta ad una distanza dalla linea FS costiera che varia da 600 a 1800 metri, e lautostrada Salerno-Reggio Calabria. Nello spessore dei 2 km circa fissato dalle condizioni orografiche si sono abbattute, in questarea di grande pregio e di grande rischio, tre linee che hanno ignorato ed eluso qualunque compito di riordino delle superfici che attraversavano, recidendone lunitarietà. In particolare le linee su ferro si sono disposte sullo stesso piano della costruzione, interrompendone lordine di relazioni con le loro invalicabili barriere.
Questo territorio organizzato su una trama di segni che dal vulcano al mare indicavano la regolarità e la direzione delle vie delle vie dellacqua e anche di quelle del fuoco, -come si riconosce nelle belle immagini delle eruzioni, in cui, perfino la lava sembra confermare il disegno ordinato del suolo, incanalandosi nei suoi solchi si è così trasformato in fasce parallele al mare, ravvicinate e intercluse tra i muri delle barriere infrastrutturali.
Alla luce di quanto detto si riconosce il valore eccezionale a scala territoriale e ambientale del territorio appartenente al Comune di Portici, in cui il sistema insediativo fondato sulle direttrici dal Cono del Vesuvio si combina in modo indissolubile con il sistema del Miglio dOro e delle Ville Vesuviane, orientando un rapporto trasversale e longitudinale che si intreccia prendendo forza uno dallaltro. Dipinti del tempo ritraggono le viste di Portici dalla Reggia Borbonica verso mare con lo sfondo di Napoli. Il senso di tali vedute riporta alla luce una situazione ambientale ed una visione del territorio straordinaria ed unica, che la rappresentazione in chiave vedutista amplifica.
Perso loriginario equilibrio a scala territoriale del sistema del Miglio dOro e delle Ville Vesuviane, rimane un edificato congestionato a densità media altissima, frutto di uno scempio territoriale ed ambientale, che trova nel passaggio della linea ferroviaria un punto di cesura tra il litorale e il centro abitato. In particolare Portici, sede di eccezionali complessi storici come la Reggia Borbonica, numerose Ville Vesuviane e il Museo Ferroviario di Pietrarsa, è stata oggetto, negli anni60, di interventi edilizi che hanno snaturato il patrimonio architettonico, culturale, ambientale e paesistico.
Quello che originariamente era il maggiore dei sistemi di relazione diretta con il mare, il Parco della Reggia simile al sistema territoriale che conforma le Ville Vesuviane ma molto più esteso in profondità fino a toccare le pendici del Vesuvio ora costituisce uneccezione verde in un mare di abitazione prevalentemente abusive. Si è invertito il rapporto tra pieni e vuoti, e la topografia dei vuoti è stata irrimediabilmente sostituita negli anni da una densificazione pressoché totale fino alla congestione.
Tutto questo merita un risarcimento, che trae giustificazione e nuovo senso da una visione ampia fino a comprendere il Vesuvio, volto ad individuare ritrovate relazioni e nuovi rapporti tra elementi a scala territoriale, e la riscoperta di una serie di di connessioni tra le preeesistenze ormai scollegate e perdute nella densità dellabitato.
Due problemi meritano una riflessione: la perdita del collegamento tra il centro abitato di Portici e la costa e la perdita delle originarie relazioni spaziali a scala ampia dovuta al congestionamento.
Loccasione del concorso per la risistemazione del lungomare di Portici deve ambire ad individuare una soluzione che tenga conto di questi due fattori. Rispetto al primo il progetto propone di recuperare il rapporto perso tra la città ed il mare, mentre rispetto al secondo il concetto alla scala territoriale è la riproposizione della discesa verde a mare che originariamente correva senza soluzione di continuità dalla pendici del Vesuvio fino al porto del Granatello e le Mortelle.
Masterplan Lo stato attuale delle cose richiede un intervento mirato alla chiarezza, e lunico modo per intervenire è invertire il processo di degrado attivando nuove relazioni e usi contemporanei e restaurando antichi rapporti e trame territoriali con attenzione alle necessità contemporanee e ai nuovi usi del territorio. In particolare grande attenzione viene posta rispetto agli spazi verdi storici per accentuarne la riconoscibilità rispetto allo stato attuale e per favorire usi compatibili e sostenibili, a partire dalla riscoperta e valorizzazione del sistema del Miglio dOro, delle Ville Vesuviane, del Parco della Reggia e del porto del Granatello come eccezioni in un sistema edificato che negli anni si è sovrapposto in maniera brutale. Il progetto vuole connettere gli elementi di tale sistema in modo da ricreare un sistema di relazioni spaziali.
Il masterplan definisce due sistemi tra di loro interconnesssi, il sistema trasversale che discende dal parco della Reggia, la Colata Verde, e il sistema longitudinale, la litoranea, il Nastro Rosso. Inoltre propone un nuovo elemento a mare che dialoga a scala territoriale con le preesistenze e definisce con una diga foranea di grande estensione la Piazza a mare il nuovo bacino portuale, vero e proprio fulcro che accoglie e conclude il sistema dei percorsi trasversali che scendono dal centro di Portici e il percorso longitudinale della Litoranea da Pietrarsa alle Mortelle.
La Colata Verde Il grande sistema territoriale che, attraversando il Parco della Reggia, originariamente scendeva senza soluzione di continuità dal Vesuvio fino al mare viene recuperato creando un piano inclinato a verde che attraversa larea ferroviaria, copre i binari ed entra nelle Mortelle creando la possibilità di raggiungere a piedi, direttamente e senza interferenze da parte del traffico veicolare e ferrovario, larea portuale dal Bosco Inferiore.
Si definisce come Colata Verde che continua visivamente e funzionalmente fino alla quota mare e prosegue il collegamento con il Parco della Reggia oltre la strada litoranea permettendo di giungere direttamente alla Reggia dalla stazione del Metrò del Mare, situata in testa al molo principale del porto borbonico del Granatello.
Al di sopra un grande piano a verde pubblico, prosecuzione del Parco inferiore, e percorsi pedonali in continuità con il parterre verde che scende dalla Reggia proseguono la direttrice che scende dal Vesuvio accompagnandola al nuovo e vecchio bacino del porto del Granatello. Sotto si liberano spazi a sufficienza per parcheggi facilmente accessibili dal Miglio dOro e dal sistema viabilistico che su questo insiste.
Il concetto di Colata verde amplia le ragioni sostenute nel Documento che propone lampliamento dei confini del Parco del Vesuvio e il Bosco della Reggia come corridoio ecologico. Tale proposito generale viene recepito dal progetto ed ampliato concettualmente e formalmente utilizzando il comparto alle spalle dellarea ferroviaria per ricucire la sezione del suolo che scende dalle pendici del Vesuvio fino a mare.
Si pone a giustificazione di tale intervento non solo un atteggiamento di salvaguardia, quanto piuttosto una visione territoriale che partendo da ragioni storiche e paesistiche vuole riportare alla luce antichi rapporti orientandoli ad un uso contemporaneo, sostenibile e portatore, tramite il turismo, di uneconomia che lo possa supportare.
La direttrice che dal Porto attraversa il Bosco, la Reggia, e si congiunge alle pendici del parco del Vesuvio, oltre a essere legata visivamente e percettivamente al Cono del Vesuvio, costituisce un potenziale corridoio ecologico che partendo dal mare si spinge fin quasi alle sue pendici.
In tale area si succedono le associazioni vegetali tipiche della fascia climatica mediterranea, caratterizzata a queste latitudini dalle essenze tipiche della macchia mediterranea e del bosco a leccio.
Tale direttrice che dal Granatello conduce alle pendici del complesso vulcanico rappresenta una delle poche vie di penetrazione che permette la continuità fisica ed ecologica con il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Nato come Riserva reale di caccia intorno al Palazzo Borbonico di Portici, il Bosco è stato impiantato nella seconda metà del 700, ed ha costituito il luogo di caccia prediletto dei sovrani che succedettero a Carlo III. Nel 1873 la Reggia ed il Bosco annesso furono comprate dalla Provincia di Napoli che vi istituì la Scuola Superiore di Agricoltura. Il Bosco attualmente risulta diviso in due parti dalla via Università, lantica “Via Nazionale delle Calabrie”. La parte superiore ospita alcuni istituti della facoltà di Agraria e l’Orto botanico di Portici, mentre la parte inferiore appartiene all’amministrazione provinciale.
Il bacino rappresenta un punto notevole del percorso intermodale che attraverso la via mare, gomma, ferro, conduce al Vesuvio.
Larea che dal Porto conduce alle pendici del Vesuvio, oltre a costituire una Porta e un percorso fisico, individua un corridoio ecologico con forti presenze storiche, vegetazionali e faunistiche e costituisce anche sotto il profilo paesaggistico elemento significativo fortemente riconoscibile. In definitiva il progetto, confermando le indicazioni del sopracitato documento, individua nellarea del Granatello una delle quattro Porte del Parco.
Il nuovo parcheggio si trova in posizione baricentrica tra la Reggia, il Parco, il vecchio porto borbonico, il nuovo bacino portuale e la zona delle Mortelle, e costituisce il nodo infrastrutturale che permette di rendere prevalentemente pedonale la zona del Granatello e delle Mortelle, al contempo dotando il costituendo polo dellalta formazione, della ricerca e dellinnovazione tecnologica e il complesso portuale di una dotazione di parcheggi comodamente accessibili dal Miglio dOro.
Coperto da un sistema di piani inclinati a verde che ricuce e salda il Parco della Reggia al mare, coperto da un manto erboso e da alberi che proseguono la discesa a mare del verde, ospita 500 autovetture su tre livelli ricavati nella sezione attualmente occupata dallarea ferroviaria dismessa, che già ora si configura come uno sbancamento di grandi dimensioni, evitando nuovi interventi e utilizzando al meglio la sezione sul fianco della collina.
Sopra, attraversamenti pedonali accompagnano dal punto di arrivo della discesa dal Parco della Reggia fino alla piazzetta del Granatello, origine e fulcro dei percorsi che connettono le Mortelle e il nuovo bacino portuale, e origine dei due bracci del nuovo sistema portuale. Qui termina anche il percorso della litoranea che in questo modo mette a sistema circolazione longitudinale e trasversale confermando una continuità trasversale e longitudinale già espressa come principio generatore del masterplan. Tale copertura permette anche di oltrepassare la linea ferroviaria con una strada carrabile per garantire comunque il carico-scarico necessario alla vita e alle attività del porto, e laccesso alle autovetture dirette alle Mortelle e al Centro Enea, evitando di sovraccaricare lattuale accesso al Porto che dalla piazza della stazione conduce al Granatello, rendendo questultima pedonale in collegamento diretto con il centro di Portici.
Ideale punto di connessione tra la nuova sistemazione della Litoranea e lo storico porto del Granatello, la Villa dElbouf, originariamente il Casino di pesca della Reggia Borbonica, si pone come punto cardine del nuovo sistema di relazioni longitudinali.
Si suggerisce di intervenire sullattuale area con unidea complessiva legata alluso turistico-alberghiero di alto profilo, pensando al restauro della Villa inteso alla creazione di un hotel de charme dotato di accesso diretto ai sottostanti Bagni della Regina, restaurati e riproposti in chiave contemporanea con servizi innovativi connessi ed in continuità con il percorso della Litoranea. Rispetto al complesso della Villa dElbouf e dei Bagni della Regina si prevede in prima istanza di rimuovere superfetazioni e addizioni non congruenti e successive, ripristinare il rapporto a mare tramite un nuovo molo privato, a sua volta collegato con il percorso della Litoranea e con lintero sistema dei collegamenti del progetto, come punto di passaggio e collegamento privilegiato.
Alle spalle della Villa dElbouf, in corrispondenza dellattuale area di stazionamento degli autobus, si prevede la creazione di un parcheggio a tre livelli interrati e un collegamento diretto alla Villa tramite una passerella in quota. Da qui un percorso pedonale accompagna una delle cinque discese previste nel progetto lungo tutta la litoranea per collegare Portici al mare.
la Litoranea da Pietrarsa al Granatello, il Nastro Rosso Si propone di recuperare il rapporto perso tra il Miglio dOro, le Ville Vesuviane ed il mare, strutturando un disegno unitario in senso longitudinale che orienta un percorso unico dal nuovo molo di Pietrarsa al porto borbonico e oltre, superando la frammentazione attuale, tramite un disegno capace di valorizzare le preesistenze storico-paesaggistiche delle Ville e delle rispettive aree verdi di pertinenza, ove conservate.
Il progetto recepisce le indicazioni, attualmente in fase esecutiva, del progetto di sistemazione della passeggiata a mare, del ripascimento e della sistemazione del lungomare in chiave turistico-balneare.
Il percorso della litoranea viene prolungato verso il porto borbonico e messo a sistema con il nuovo bacino portuale turistico, di fatto ponendosi come elemento di spina e di connessione longitudinale di tutto il sistema a mare.
Si introduce, rafforzando lattuale progetto che struttura la costa, un segno unico il nastro rosso linea di pavimentazione continua che dal Granatello conduce senza soluzione di continuità fino al nuovo molo di Pietrarsa, scalo a servizio della Litoranea e fermata della Metro del Mare in prossimità del Museo Ferroviario.
A questo si aggiunge un layer leggero, removibile, tramite un sistema di coperture vegetali su strutture leggere, che alloggiano i servizi a supporto della Litoranea garantendo un sistema di protezione dal forte soleggiamento e dando luogo ad aree di sosta-ritrovo ombreggiate e gradevoli.
Gli elementi con struttura a fungo, idealmente e formalmente gemmati dalla Colata Verde che dalla Reggia di Portici scende a mare, riprendono lidea di una continuità di forme nel paesaggio che visivamente prolungano il verde in corrispondenza delle Ville Vesuviane innestandosi in un sistema che, in questi luoghi più che altrove è scaturito dallimpressionante fusione di elementi-eventi naturali ed artificiali. Nel rileggere la morfologia e la sedimentazione dei luoghi si sono ritrovati i collegamenti monte-mare delle Ville Vesuviane, in gran parte perduti o persi nella densità del costruito ma presenti talvolta come macchie di vegetazione, giardini, e affacci ancora leggibili.
La collocazione delle nuove strutture vegetali leggere nel sistema della litoranea permette di recuperare questo rapporto altrimenti perduto con il sistema verde delle Ville che insiste sul Miglio dOro e prosegue verso mare, interrotto dal passaggio della linea ferroviaria. Attraverso la variazione-ripetizione in forme libere di un unico sistema di coperture a fungo si sviluppano elementi che articolano, strutturano e attrezzano il percorso della litoranea attraverso elementi di servizio che, in alcuni punti, permettono il passaggio oltre la ferrovia tramite risalite a rampa elicoidale. Si realizza così una spina di spazi pubblici attrezzati e una serie di collegamenti a distanze regolari lungo il lungo tratto della Litoranea, destinati al superamento della cesura della linea ferroviaria, in continuità funzionale e visiva con la residua parte di giardini e con il sistema delle Ville Vesuviane.
Il Granatello, il nuovo bacino e la Piazza a Mare Si vuole mantenere il più possibile inalterata limmagine e la configurazione originale dello storico porto borbonico del Granatello. Il nuovo intervento, orientato alla creazione di un nuovo bacino che può ospitare fino a 340 imbarcazioni dalla III alla VII categoria di dimensioni dai 9 ai 22 metri di lunghezza, è chiaramente un intervento delicato per lequilibrio dellattuale situazione.
Si vuole rispettare limmagine dal mare della configurazione originaria del porto del Granatello senza inficiare la lettura dello storico porto e la vista dallalto scendendo dal Parco della Reggia.
Allo stesso tempo non si vuole intervenire sulla costa con unulteriore colmata e la distorsione della percezione dellattuale linea di costa tramite un saldamento arbitrario. Non si vuole in sostanza modificare la linea di costa con un ulteriore propaggine a mare.
Contestualmente si vuole introdurre un segno a scala territoriale, capace di dialogare a scala ampia con le preesistenze paesaggistiche, storiche e le emergenze architettoniche, con la discesa a mare del Parco della Reggia, con i nuovi collegamenti trasversali e longitudinali che tornano ad innervare e connettere gli elementi del sistema ambientale e paesaggistico.
Il progetto introduce la nuova diga foranea, un elemento che richiama lidea di protezione dal mare senza toccare o alterare il bacino borbonico esistente, evitando sovrapposizioni o modificazioni della linea di costa o alterazioni delle percezione del porto storico del Granatello. Si configura come un elemento fisicamente staccato, sorta di isola leggibile come elemento artificiale e forma compiuta, che formalmente richiama i due bracci a valle della Reggia e dialoga con gli elementi preesistenti.
Si separa in questo modo il fatto tecnico della protezione dal moto ondoso dal fatto distributivo interno del nuovo bacino, con il grande molo centrale che si configura e nasce come ideale prosecuzione della linea della Litoranea il Nastro Rosso che da Pietrarsa conduce alle Mortelle senza soluzione di continuità.
Allo stesso tempo si pensa al nuovo bacino portuale come un luogo appartenente alla Città di Portici, possibile estensione dei collegamenti che dalla Piazza della stazione portano al Granatello e alle Mortelle, rafforzando anche funzionalmente il rapporto tra la città ed il porto, inteso come un luogo dotato di servizi ai diportisti, ma allo stesso tempo destinato alla fruizione dei cittadini di Portici.
Sorta di Piazza a Mare, la nuova diga foranea di ampie dimensioni si configura come un piano inclinato rivolto verso il Vesuvio e il Parco della Reggia, che si allontana dallabitato e si proietta a mare per offrire un luogo privilegiato per ammirare lo spettacolo magnifico e unico del Vesuvio. Al contempo si configura come un grande sfogo a mare, sorta di risarcimento rispetto alla densità del centro abitato di Portici.
La riapertura del bacino interno, che attualmente si identifica con i muraglioni alle spalle del Granatello, permette di ottenere unarea portuale protetta, destinata ad ospitare imbarcazioni di media dimensione per la pesca sportiva, e ad accogliere al suo intorno i servizi, le attrezzature e le dotazioni necessarie alla vita della struttura portuale. La riapertura dei collegamenti con il bacino storico tramite la demolizione delle superfetazioni che chiudono le arcate permette di mettere in connessione diretta vecchio e nuovo bacino portuale, rendendo organico il porto nel suo complesso e identificando il bacino interno come fulcro dellintero sistema portuale. In tale modo si realizza la possibilità che funzioni come unentità unica, permettendo comunque di distinguere formalmente, funzionalmente e in termini di gestione i singoli bacini che lo compongono senza stravolgere la lettura del porto storico.
Nel punto di connessione tra nuovo bacino, porto storico e bacino interno un elemento alto, una torre per servizi portuali, dialoga con tutti gli elementi messi in campo e si pone come fulcro visivo del nuovo intervento, visibile dal mare e dal Parco della Reggia.
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