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Venezia (VE), Italia

Mestre Verticale

Dario Vatta, Giovanni Caprioglio, Filippo Caprioglio — Mestre Verticale

Walter Benjamin intende la categoria delle “MIMESIS” come una costruttiva reinterpretazione dell’originale, che produce un processo (un percorso progettuale) che diventa un atto creativo di per sé.

Dario Vatta, Giovanni Caprioglio, Filippo Caprioglio — Mestre Verticale

Nel sito l’archeologia del Castelvecchio non è attualmente percepibile, ma è ricostruibile, poiché esiste di contro un suo possibile “riuso” come scoperta e riemersione della “forma della Città”, nel suo processo di stratificazione da assumersi come prima componente del “simbolo ” richiesto dal bando di concorso.

Dario Vatta, Giovanni Caprioglio, Filippo Caprioglio — Mestre Verticale

L’architettura, come rappresentazione della forma urbana, è proposta nello specifico dell’area del Castelvecchio di Mestre, nell’accezione benjaminiana di “mimesis”, luogo e categoria dell’equilibrio, della compatibilità e sostenibilità delle relazioni tra gli ecosistemi, tra antropizzazione e natura del luogo, ove questo ultimo è finalizzato alla memoria di un sito antico che il percorso progettuale concretizza in un nuovo luogo dell’abitare contemporaneo.

Dario Vatta, Giovanni Caprioglio, Filippo Caprioglio — Mestre Verticale

Il progetto proposto prende anche in considerazione i “materiali” dei castellieri di pianura che furono: l’acqua, la terra, il legno, il mattone ed il loro uso né costituì il perimetro di difesa. Le sequenze spaziali del tessuto urbano determinano i rapporti tra città qualificata e città senza qualità ed il progetto si esplica nella coscienza della fondamentale importanza della determinazione delle sequenze spaziali nel tessuto urbano mestrino, legata alla mobilità in un’area pedonale vasta. La struttura est-ovest dell’area centrale di Mestre, che origina dal Parco di San Giuliano ed il rapporto di questo con lo spazio acqueo lagunare, va configurandosi come una sequenza di percorsi e di piazze che incardinano tessuti edilizi di varia natura e qualità. Sono infatti le piazze, più antiche e più recenti, ma tutte rinnovate o in fase rinnovamento ed i tessuti edilizi ad esse rapportati, che offrono una concreta prospettiva di riscattare e trasformare la città senza qualità in città qualificata. Attraverso i tessuti si articolano i percorsi pubblici pedonali e ciclabili, si inseriscono le aree verdi, che connettono e corredano gli spazi ed i fronti edificati, gli spazi d’acqua naturali ed artificiali, che dovranno essere rimessi in luce ed implementati nello spazio “infra flumines”, rispetto al quale l’area del Castelvecchiio costituisce la cerniera occidentale.

Dario Vatta, Giovanni Caprioglio, Filippo Caprioglio — Mestre Verticale

La scelta che caratterizza la proposta progettuale, orientata decisamente alla “città in altezza” è finalizzata alla liberazione di spazi a terra, generando un sistema di piazze e percorsi nei quali si concludono le percorrenze pedonali da est (S. Giuliano, Via Forte Marghera, Piazza Barche, Piazza Ferretto, Piazzale Candiani) e da ovest (Via Olimpia – Stazione SFMR Gazzera, Villa Querini – Via Antonio da Mestre, Piscina Comunale, lungo il fiume Marzenego in riva destra), da sud (Via Ospedale), da nord (Via Castelvecchio).

Si determina in sostanza un “luogo”, contestuale ed organico rispetto alla preesistenza storica ed archeologica del Castelvecchio, in un rapporto antitetico rispetto alla sua funzione antica (difesa – chiusura), ovvero luogo concluso, ma aperto e percorribile da e per tutte le direzioni della Città.

Questa è la prima e fondamentale proposizione del progetto: identità e simbolo della Città di Mestre, progettando nella storia e nella contemporaneità. Il simbolo si completa con la “città in altezza” proponendo due torri il cui numero è la seconda componente del “simbolo”, in quanto Mestre è il luogo contemporaneo della “città duale” (bipolare: Venezia – Mestre, Mestre – Venezia) .

Lungo le torri e nel loro interno, abitato ed utilizzato dai residenti, si estende il verde recuperato a terra nel giardino dell’Ex ospedale e lungo il Marzenego, non dimenticando l’alto valore spaziale della nuova ampia Piazza del Castelvecchio, attraverso la tecnologia proposta dal consulente Kenneth Yeang, secondo il brevetto di Patrik Blanc; esse si gonfiano e si tendono sulle pareti esterne come vele in navigazione verso il futuro ed offrono l’opportunità con la loro decisa altezza (187 ml. – 170 ml.) di conquistare la coscienza totale del “luogo”.

Mdu-architetti