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Reggio Calabria (RC), Italia

REGIUM WATERFRONT

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Con la recente costruzione del Lungomare Reggio Calabria ha risolto, se non completamente almeno in buona percentuale, il suo rapporto con il grande paesaggio dello Stretto. Non che la soluzione progettuale scelta sia stata la più felice (tra le varie proposte per il Lungomare ve ne erano alcune di ben altra qualità) tuttavia, essa ha rappresentato la realizzazione di un manufatto urbano dignitoso. A partire da queste considerazioni, la nostra ricerca progettuale nel presente Concorso si pone l’obbiettivo di integrare, completare ed aggiungere qualità alla situazione esistente. A ben vedere i due luoghi destinati dal Bando alla progettazione non rappresentano solo le testate di un sistema urbano lineare da completare, ma determinano anche i margini della Reggio storica, quella, per intenderci, eroicamente ricostruita dopo il terremoto, le cui qualità del disegno urbano, anche se fortemente compromesse dagli inserimenti edilizi recenti, sono ancora oggi percepibili. Per queste ragioni, le intenzioni progettuali dei due interventi tendono ad instaurare una continuità fisica con il tessuto cittadino retrostante. In altri termini, si ritiene di dover disegnare in forma definitiva aree al momento soltanto accennate dal punto di vista della configurazione urbana al fine di valorizzarne le qualità spaziali e architettoniche dei manufatti edilizi esistenti. Prendendo in esame ad esempio la parte terminale a sud del Corso, la città si presenta infatti con l’architettura di pregio della Stazione (connessa alla configurazione ben proporzionata della sua piazza), con la vasta area del Duomo e con il bel Giardino Comunale, tutti spazi correlati tra loro proprio dal disegno lineare del Corso che da questa complessa configurazione trae la sua forza di collettore urbano. Nel nostro progetto la testata sud nasce dunque con la duplice intenzione di riconnettere i nuovi interventi alla città e contemporaneamente di concludere la grande prospettiva del Lungomare verso l’Etna. Ad una grande piazza ed alla forza della sua orizzontalità è affidato questo compito: essa è relazionata alla quota del Corso e si rapporta con la giacitura inclinata dei giardini per mezzo di passaggi in dolce pendio. Si crea così una continuità tra città e mare, articolata da spazi di varia natura, che dalla ricca vegetazione del parco apre ad un grandioso belvedere sullo Stretto. Un gioco di orizzontalità e lievi diagonalità determinano le caratteristiche morfologiche di questa proposta progettuale. In corrispondenza dell’altra terminazione del Lungomare, a nord, la città appare meno compatta e più compromessa da sciatti interventi edilizi anche se nella zona si trovano alcune importanti architetture come il Museo piacentiniano della Magna Grecia e la rotonda del vicino stabilimento balneare progettata da Pier Luigi Nervi. Anche se fortemente compromessa, questa resta una zona di potenziali qualità ambientali e paesaggistiche che il progetto si ripromette di valorizzare: se nella soluzione della testata sud si è scelta la dimensione orizzontale per bene integrarsi con il tessuto urbano retrostante al fronte marino, qui all’opposto si è scelta la dimensione verticale come “segnale” nel paesaggio dello Stretto. Infatti il torrente dell’Annunziata – alla foce del quale sorge la nostra proposta progettuale – ha assunto nel corso degli anni alcune funzioni specifiche nel disegno urbano di questa zona della città. Da una parte questo, pur se ormai intubato, si configura come una forte traccia urbana, segnando in modo perentorio il termine del tessuto edilizio sorto dopo il terremoto; dall’altra, conservando ancora un suo evidente aspetto naturalistico, dovuto al consistente dislivello della sua giacitura altimetrica, determina un rapporto fisico e visivo tra la montagna ed il mare, suggerendo nel paesaggio dello stretto anche la percezione della direzione est-ovest. La verticalità, caratteristica della nostra architettura, vuole raccogliere questo suggerimento e renderlo visibile alla grande scala del territorio. Inoltre, l’alto manufatto edilizio da noi proposto assume la doppia funzione simbolica di presentarsi sia come punto di inizio della prospettiva paesaggistica verso lo stretto sia come traguardo ottico nella direzione dell’imponente e mitica immagine dell’Etna. Coerentemente la verticalità e l’orizzontalità, i caratteri specifici dei due interventi, integrandosi visivamente alla scala territoriale si definiscono all’interno delle geometrie di un unico progetto.

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il masterplan

1.1 Luogo

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vista aerea del waterfront

La proposta di riqualificazione e riconversione del waterfront di Reggio Calabria si sviluppa quindi a partire dalla volontà di trasformare le attuali potenzialità estetiche e paesaggistiche del fronte litoraneo in polarità di attrazione turistica, attraverso l’inserimento di spazi e funzioni urbane appositamente predisposte e la realizzazione di edifici-simbolo dal forte impatto iconico, che nel rispetto delle qualità visive del luogo possano introdurre nuovi elementi di riconoscibilità in grado di caratterizzare fortemente l’immagine del fronte acqueo reggino, facendo sì che la linea di confine fra terra e acqua si configuri come un luogo di interferenza tra chi vive quotidianamente la realtà di Reggio e quanti possano, a seguito di questo intervento, esserne attratti. A partire dalla lettura del paesaggio naturale e urbano la proposta progettuale intende recuperare e integrare i principi strategici messi a punto nell’ambito del progetto del lungomare Falcomatà, quali il superamento e l’occultamento della barriera ferroviaria e la valorizzazione degli spazi prospicienti la spiaggia, con l’obbiettivo di ottenere una logica continuità visiva e urbanistica del fronte acqueo della città.

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1.2 Principi strategici

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Come già detto in precedenza le due aree di intervento risultano essere le terminazioni urbane del lungomare Falcomatà, e attualmente sono occupate da impianti ferroviari parzialmente inutilizzati, da superfetazioni edilizie abusive e da un’area costiera degradata di notevole estensione. La necessità di riformulare il senso di questi due luoghi potenzialmente strategici per posizione e vocazione infrastrutturale è stata interpretata non soltanto attraverso una proposta architettonica di rinnovamento dell’immagine del waterfront reggino ma anche e soprattutto con un programma integrato di sviluppo urbano, al fine di dotare la città di un sistema di servizi e attrezzature e riorganizzare unitariamente il fronte acqueo per restituirle un rapporto con il mare più diretto e fruibile. La presenza della ferrovia che dà luogo alla frattura urbana tra il waterfront e la città è stata una delle problematiche fondamentali intorno a cui si è scelto di strutturare la proposta progettuale.

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2.1 Area 1

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centro polifunzionale, prospetto longitudinale

L’intervento proposto per l’area 1 si configura a partire dalla rilettura del paesaggio urbano e naturale della città, come una proposta architettonica che risolve il tema della frattura urbana provocata dalla ferrovia attraverso l’utilizzo di una soluzione morfologica di tipo planare, che alle variazioni altimetriche caratterizzanti l’orografia urbana di Reggio Calabria fa corrispondere altrettante piegature di solai, di grandi piazze inclinate e di percorsi che dal centro storico conducono al mare. Una grande promenade dal corso Garibaldi si protende verso il cielo e il mare intercettando in quota le masse verdi della villa e le suggestive prospettive del lungomare. Una volta raggiunto l’edificio che ospita il centro polifunzionale la grande superficie ne diventa parte della copertura consentendo la discesa ai piani inferiori attraverso un sistema di grandi rampe e scalinate, che si dilatano fino a diventare vere e proprie piazze sospese predisposte ad ospitare eventi di attrazione culturale e turistica. Sul fronte a mare l’impianto architettonico risolve il contatto con il suolo attraverso un sistema complesso di elementi di tipo ricettivo e infrastrutturale, ubicati nel blocco lineare perpendicolare alla direzione longitudinale del centro polifunzionale. Particolare attenzione è stata riservata allo studio della sezione della parte basamentale dell’edificio, che ne rappresenta il principio organizzativo e si articola su più quote. In particolare questa prevede una strada di servizio parzialmente interrata che costeggia la ferrovia proseguendo fino alla foce della fiumara Calopinace – e che potrà eventualmente collegarsi al nodo stradale ivi previsto – un adeguato sistema di parcheggi interrati adiacente la strada stessa a servizio del centro polifunzionale, della spiaggia e delle strutture ricettive, un volume a due piani a destinazione alberghiera costeggiato da un percorso pedonale, una barriera verde che esclude dalla percezione la ferrovia, una piazza coperta sul mare (vd. Schema). Quest’ultima, configurata come un vero e proprio cono visivo aperto da un lato verso l’Etna, dall’altro verso la successione prospettica del lungomare e dell’altro intervento, è pensata come una propaggine attrezzata della spiaggia, un ambito di mediazione urbana tra l’elemento naturale (la spiaggia) e quello artificiale (il manufatto architettonico). La serialità funzionale che viene così a determinarsi, sormontata dalla massa del grande edificio simbolico, risolve l’avvicinamento dalla città alla spiaggia, dotandola altresì di un adeguato sistema di servizi e attrezzature: sezionando il progetto verso sud-ovest a queste funzioni si aggiunge infatti un asse attrezzato di strutture di servizio alla balneazione. Il centro polifunzionale è costituito da un edificio ponte articolato su più livelli, che da un punto di vista morfologico si configura come un sistema complesso di piani inclinati relazionati tra loro mediante percorsi in piano che ne raccordano le differenti pendenze. Queste danno luogo ad una complessa geometria interna studiata per ottenere la massima coerenza morfo-tipologica tra forma e funzione dell’edificio. Dal punto di vista distributivo questo è accessibile dal Corso attraverso una grande passerella di collegamento, dalla villa comunale con un sistema di scalinate, dalla spiaggia e dalla sezione attrezzata che costeggia la ferrovia (strada-parcheggio-percorso-albergo) tramite un massiccio blocco di elementi di collegamento verticale, e ospita al piano di copertura i percorsi, una grande cavea per eventi all’aperto predisposta ad accogliere un levato numero di persone e gli elementi di discesa al livello sottostante. Quest’ultimo, servito dagli stessi accessi e da un articolato sistema di rampe, ospita un atrio con reception e punto informazioni turistiche (200 mq), tre sale conferenze unificabili all’occorrenza (rispettivamente 1200, 400 e 150 mq) con i relativi servizi, una sala con funzione di cinema-auditorium (2000 mq) e relativi servizi, una successione di esercizi commerciali (600 mq), una piazza interna (700 mq), un bar (200 mq), due sale multimediali (rispettivamente 200 e 150 mq) un’emeroteca (600 mq), una palestra (200 mq), e gli elementi di collegamento orizzontale e verticale necessari. Ad una quota intermedia sono ubicati gli uffici (400 mq) e una serie di laboratori artigianali (600 mq). Il piano basamentale e un piano interrato ospitano i parcheggi direttamente collegati con l’asse carrabile parallelo alla ferrovia. Un secondo blocco di parcheggi a servizio dell’edificio polifunzionale è ubicato più a sud lungo lo stesso percorso, al di sopra del volume che contiene i servizi alla nautica a ridosso dei moli. La continuità plastica dell’organismo architettonico è garantita dalla soluzione tecnologica prevista per i rivestimenti in mosaico bianco, utilizzato sia per le superfici orizzontali che per quelle verticali e inclinate. Particolare attenzione è stata riservata anche alle problematiche dell’accessibilità e del superamento delle barriere architettoniche: per garantire la fruizione in sicurezza degli spazi urbani e degli edifici da parte dei portatori di handicap tutte le superfici inclinate hanno una pendenza compresa tra il 5 e l’8%. Per ciò che concerne la struttura l’edificio è stato concepito come una grande piastra metallica reticolare giustapposta ad una successione di setti in cemento armato disposti parallelamente alla direzione dei binari ferroviari. La zona meridionale dell’intervento è caratterizzata dal progetto di una serie di moli turistici serviti da opportune attrezzature alla nautica e da parcheggi, oltre che dalla connessione infrastrutturale con il parco lineare sud a ridosso della fiumara Calopinace, ottenuta attraverso la predisposizione di uno svincolo stradale accessibile sia a piedi che in auto e di un’area verde attrezzata di collegamento.

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centro polifunzionale, pianta del primo livello

2.2 Area 2

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il centro polifunzionale visto dal mare

La proposta progettuale per l’area 2 è pensata in funzione di un riassetto radicale del sito, attualmente occupato da una serie di manufatti edilizi abusivi, da un’area ferroviaria parzialmente inutilizzata e dalla nuova stazione marittima in fase di completamento. L’orografia ne condiziona fortemente l’assetto urbano, che risulta disorganico e degradato. Dal punto di vista dell’accessibilità all’area, è stato previsto un collegamento carrabile che aggira il tratto ferroviario nel punto in cui questo fuoriesce dall’intubata, supera con un ponte la fiumara dell’Annunziata, serve il museo e i suoi parcheggi e, proseguendo verso nord, rende accessibile da un lato il blocco lineare che ospita i laboratori artigiani, la struttura alberghiera prevista e il parco attrezzato per attività sportive e ricreative, dall’altro conduce ai moli turistici in prossimità della nuova stazione marittima. Il progetto si propone quindi di riformulare integralmente l’identità del luogo, attraverso l’inserimento di un grande oggetto simbolico la cui logica architettonica di superficie piegata rimanda alle scelte morfologiche del primo intervento conferendo all’operazione una certa continuità visiva. Anche in questo caso grandi piani inclinati risolvono passaggi e salti di quota, ma assumono una configurazione complessiva che privilegia la verticalità della forma e dello spazio contrapponendosi alla vocazione orizzontale del centro polifunzionale a sud. Di nuovo il problema del superamento della ferrovia presiede alle scelte architettoniche, e se nel caso dell’area sud trova risposta nel tema tipologico del ponte qui viene accentuato dalla presenza di altre barriere urbane caratterizzanti il luogo, quali le fiumare – in particolare l’Annunziata – che rappresentano uno dei caratteri ambientali preponderanti del paesaggio reggino. L’intervento assorbe quote e direzioni del sito e del tessuto urbano adiacente per restituirle in termini di forma: anche qui le piegature della superficie selezionano scorci sul paesaggio avvolgendo gli spazi espositivi del museo del mediterraneo. Questo si sviluppa secondo una doppia direzionalità dello spazio: il contatto con il suolo è risolto da una grande superficie inclinata pensata per accogliere un certo numero di pannelli fotovoltaici, al fine di garantire il maggior grado di autonomia energetica al complesso; questa risolve anche l’illuminazione naturale degli spazi del museo, attraverso un sistema di elementi metallici lamellari la cui sezione è stata appositamente studiata per direzionare o diffondere uniformemente la luce solare. All’orizzontalità del corpo che ospita il museo si contrappone la verticalità di un secondo elemento planare che accoglie alcune funzioni a servizio del museo, la mediateca, gli uffici e un ristorante. Coerentemente con la configurazione formale dell’edificio, la struttura è costituita da una successione di elementi portanti in cemento armato che misurano lo spazio interno in senso orizzontale e verticale e danno luogo ad un suggestivo canyon di luce e ombra che introduce alle sale espositive. Da un punto di vista distributivo l’edificio è accessibile dalla strada di collegamento tra il lungomare e l’area portuale prevista dal masterplan, dal percorso pedonale adiacente la strada stessa che conduce, in direzione sud, al centro polifunzionale e dall’asse stradale individuato dalla direzione della fiumara dell’Annunziata. E’ articolato su undici piani f.t. più un interrato. Questo ospita i parcheggi e gli elementi di risalita al livello superiore, avente la stessa funzione. Al primo piano si trovano un magazzino e un deposito (1650 mq), i servizi igienici e i vani tecnici, gli spazi preposti alla spedizione e al ricevimento delle merci (120 mq) – raggiungibili dall’accesso carrabile appositamente predisposto – i laboratori (850 mq), tre sale destinate ad attività seminariali (rispettivamente 350, 200 e 100 mq), il ristorante con annessa terrazza sul mare (300 mq), il padiglione a doppia altezza per le esposizioni speciali (700 mq) e parte dell’acquario, oltre agli elementi di risalita verticale. Il secondo piano ospita l’ingresso e l’atrio (300 mq) con la biglietteria, il museum shop (150 mq), gli spazi educativi (550 mq, su due piani), la galleria espositiva (1800 mq), l’acquario (2000 mq) – organizzato con una rampa di collegamento che rende visibili e accessibili le grandi vasche disposte in direzione longitudinale – gli elementi di risalita verticale, i servizi igienici e i vani tecnici. Ai livelli superiori si alternano mediateche (1200 mq), archivi (800 mq), uffici (400 mq) con relativa direzione e sala riunioni (complessivamente 400 mq), e un ristorante panoramico all’ultimo piano (400 mq).

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il centro polifunzionale visto dal lungomare

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museo del mediterraneo, prospetto

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il museo del mediterraneo visto dal mare

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museo del mediterraneo, vista dello spazio espositivo al secondo livello

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museo del mediterraneo, vista dello spazio espositivo al secondo livello

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museo del mediterraneo, pianta del secondo livello

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