© José Fernando Gonçalves . Pubblicata il 24 Ottobre 2007.
SULLA TESSITURA
© José Fernando Gonçalves . Pubblicata il 24 Ottobre 2007.
L’oggetto architettonico si inserisce in uno spazio preesistente culturalmente “ecumenico” perché i suoi assi strutturali di Corso Ticinese e del Parco delle Basiliche riuniscono realtà abitative distinte e variegate.
© José Fernando Gonçalves . Pubblicata il 24 Ottobre 2007.
La sfida nel fare di questo luogo un’architettura, traduce prima di tutto la volontà di:
© José Fernando Gonçalves . Pubblicata il 24 Ottobre 2007.
rendere flessibile il tessuto urbano e lo spazio museale proprio attraverso i percorsi ergonomici proposti situati tra la strada e il parco, tra l’interno e l’esterno, tra il percorso espositivo esistente e le nuove valenze culturali;
© José Fernando Gonçalves . Pubblicata il 24 Ottobre 2007.
intensificare la relazione tra il museo e la città attraverso il progetto che si vuole coerente, nel senso che tende a sottolineare la semiologia propria della vocazione del museo.
© José Fernando Gonçalves . Pubblicata il 24 Ottobre 2007.
Il nuovo edificio vuole rammendare il tessuto urbano ma soprattutto si propone di ricucire anche il tessuto umano.
vista dell'atrio
© José Fernando Gonçalves . Pubblicata il 24 Ottobre 2007.
SUL SILENZIO
vista del loft
© José Fernando Gonçalves . Pubblicata il 24 Ottobre 2007.
Il disegno del’architettura si sviluppa nel silenzio.
vista dal chiostro
© José Fernando Gonçalves . Pubblicata il 25 Ottobre 2007.
‘architettura del progetto si afferma silenziosamente per lasciarsi abitare dalle molteplici forme espressive del’arte.
Il nuovo oggetto si relaziona con la preesistenza (anche quest’ultima spazio del silenzio che fu) e si rivela come un suo timore concettuale.
Un chiostro intorno al quale si sviluppa il museo. Un chiostro come opposizione di interpretazioni spaziali claustrofobiche, stimolo alla decompressione e alla contemplazione.
Il nuovo corpo risulta così ispirato dalla forma di questa icona del “vuoto architettonico”. La metrica generosa offerta dal chiostro, nel perimetro e nel ritmo del colonnato, ha permesso di creare una matrice dal rigore ostinato.
Come in un gioco degli specchi diventa ‘asse strutturale nel dialogo museale di tutto il congiunto. La mano in silenzio taccia dei tratti. Lo spazio come eco dello spazio.
SULLA FLUIDITÀ
Lo spazio sviluppato al di sotto della quota del pavimento rivela come sotto le cose abitino altre cose. Ciò che non è visibile esiste ed è abitabile. Esattamente come una “boîte à miracles” gli spazi si trasfigurano: ‘architettura serve il “programma”.
La fluidità del percorso, generata dalla connessione degli spazi tra loro, così come la destinazione d’uso di questo piano (con i servizi educativi, il loft, ‘auditorio, il bar e lo spazio per seminari), lo trasformano in un prolungamento dello spazio pubblico esteriore. Questa relazione con ‘esterno è sottolineata dallo squarcio verticale quasi stratigrafico del giardino del chiostro e dalla rampa aggiardinata che, come una metafora della scala, invita alla scoperta del museo.
SULLA LUCE
Lo spazio interiore è definito dalla luce: dalla sua presenza e dalla sua assenza.
Lo spazio interiore del’anima, lo spazio interiore del’architettura.
La chiarezza della sua percezione, generata dalla forma architettonica, permette un flusso continuo di movimento, di appropriazione dello spazio. La luce, la trasparenza, la differenza tra piani visibili, un interno che si apre al’esterno, un museo che si presenta come un habitat naturale.
Si crea uno spazio polissemico che mette in relazione molteplici valenze e garantisce una pluralità di interpretazioni e di modalità di avvicinamento al’oggetto artistico e per questo al pubblico. Forma e funzione sono congiunte come un reostato che concretizza un avvicinamento versatile e flessibile del divenire museo.
SULLE COSE
‘architettura è materia: la massa quasi eterea, marcata dalla maglia di rivestimento in acciaio, denuncia la struttura fisica e annuncia, tramite la sua trasparenza, un contenitore, un habitat culturale. La scelta del materiale è determinante per il senso del progetto.
‘architettura è struttura: la proposta di una “quasi” camera oscura apre il cammino al’interpretazione dello spazio museale interno.La forma è determinante per il senso del progetto.
‘architettura è ingegno: ‘utilizzo di mensole articolabili garantisce una ergonomia funzionale dello spazio del’auditorio. La relazione statica tra palco e platea è alterata. Rimane aperta la formattazione dello spazio. La flessibilità è determinante per il senso del progetto.
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