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Catanzaro (CZ), Italia

Una Porta Per L'architettura

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Nuovi spazi, tra sosta e movimento.

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Il progetto ha come obiettivo la valorizzazione dello spazio antistante la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria e si interroga su come quello che attualmente è una strada-parcheggio possa diventare uno “spazio d’interlocuzione” capace di esternare il ruolo di ingresso alla facoltà. L’intervento risponde in maniera univoca alla duplice domanda di parcheggio e di porta d’ingresso alla facoltà, offrendo nuovi spazi destinati di giorno a parcheggi per studenti e professori e di sera ad attività di relazione e di confronto, anticipandoli come offerta ai bisogni che questi nuovi spazi manifesteranno in seguito all’intervento di riqualificazione. L’ingresso all’area si caratterizza dalla presenza di una torre che, collocata in corrispondenza del punto in cui convergono, visivamente, gli assi delle strade antistanti, diventa un’icona visibile sia per chi si appresta a raggiungere la facoltà sia per chi percorre la vicina superstrada in entrambi i sensi di marcia. La torre, una struttura amorfa, una zolla quasi naturale, che si sviluppa all’interno di una rigida struttura intelaiata, sintetizza il concetto di contrasto tra struttura e ”pelle” che denota l’intero intervento e accoglie al suo interno, sviluppandosi su due livelli, la postazione di vigilanza. A pochi metri dalla torre, ad una distanza che misura l’altezza della torre stessa, un elemento cubico e semichiuso, che ribadisce il rapporto “pelle” struttura, determina il confine tra l’ingresso pedonale e quello carrabile; un elemento che funge anche da denominatore dimensionale dell’impianto. Al cubo seguono una coppia di alberi (ficus) e un muro-pensilina che, nel seguire la giacitura del muro attuale, mantiene una separazione tra lo spazio carrabile e quello pedonale. Il “nastro-pensile” si ripiega su se stesso e da luogo ad una continuità prospettica che accompagna e dilata lo sguardo di chi lo percorre fino alla facoltà, mentre lo spazio antistante, pavimentato a modi piazza, pone situazioni diverse e a volte contrastanti che si alternano tra i parcheggi di giorno e le attività collettive di sera. Lungo il tragitto, il percorso coperto si caratterizza per la sezione sempre cangiante; un cambiamento che aumenta la sua frequenza man mano che si avvicina alla facoltà e imprime allo spazio un’accelerazione prospettica tale da farlo apparire, come uno spazio dinamico e cangiante. La compattezza del “nastro pensile”, è incisa da una serie di tagli sia verticali che orizzontali; i primi permettono di attraversarlo con lo sguardo solo in parte e a tratti come una serie di fotogrammi che velocemente si succedono facendo percepire un paesaggio in movimento; i secondi si aprono come delle finestre sullo scenario dello stretto e lo inquadrano come un fermo immagine di pochi istanti, per poi riprendere la successione delle diverse alternanze prospettiche. L’intero percorso che conduce fino all’ingresso vero e proprio della facoltà si sviluppa su due percorsi e nel punto in cui questi si avvicinano la “piega” si dirama, denunciando l’interruzione del segno. Il “continuum” appare soltanto nel ritmo dei pilastri, per ritornare sulla continuità indotta, di un contatto che avviene solo tramite le scale che risolvono il salto di quota tra un piano di calpestio, della Facoltà, e quello sottostante dei parcheggi del Dipartimento. In corrispondenza dell’ingresso principale della Facoltà, il percorso si interrompe per acquistare un aspetto quasi trilitico; un “terminal” che definisce la sua spazialità di relazione con l’ingresso attuale. Il percorso si conclude, o per meglio dire trova la sua seconda origine qualche metro oltre lo spigolo est della facoltà, dove ripiegandosi su se stesso il nastro-sezione sottolinea il nuovo ingresso dai dipartimenti. Un itinerario fatto di geometrie d’astrazione, nel passaggio di “Porta” a “Porta”.

Ere

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