Progetti
Copertine
Top Favorites
Nuovi
Concorsi
Albums
Dettagli
Newsletters
Cagliari (CA), Italia

Marceddì, Villaggio Ecologico

1457775628_large

INTRODUZIONE

1844904970_large

Abbiamo creduto che il modo migliore per avvicinarci a un progetto estremamente complesso come quello della riqualificazione del piccolo borgo di Marceddì fosse visitare il posto evitando l’atteggiamento di chi vuole modificare tutto, ridisegnare una porzione di territorio secondo criteri geometrici dettati più dalla ricerca di uno “stile” che di una reale comprensione delle problematiche da risolvere e delle potenzialità da sfruttare.

1534439770_large

A Marceddì ci siamo arrivati in punta di piedi, con rispetto, cercando di carpire ogni particolare del luogo e della gente che lo abita.

1075074006_large

Quello che lascia subito stupiti è il rapporto molto forte dei suoi abitanti con l’acqua: l’impressione è che tutti gli eventi sociali avvengano davanti all’acqua, sopra l’acqua.

1918004869_large

Quella che qui è un’acqua di confine, tra stagno e mare, tra dolce e salato.

1048630945_large

Ed è proprio questa particolarità a fare di Marceddì un luogo unico dal punto di vista paesaggistico ma soprattutto ecologico.

966335354_large

Avevamo a questo punto fissato sulla carta i due punti che sarebbero stati linee guida del nostro progetto:

702851378_large

1- Le architetture e gli assetti territoriali progettati avrebbero contenuto sempre e in ogni caso l’elemento liquido, in varie forme e con varie funzioni, da quella ecologica della grande area verde a quella evocativa e simbolica della piazza urbana, a quella funzionale del canale.

1486438278_large

2- Tutti gli interventi proposti avrebbero avuto come obiettivo non il mantenimento degli equilibri ecologici in atto, ma il loro miglioramento attraverso la soluzione delle criticità in atto.

492282212_large

Tutto questo, ovviamente, senza perdere di vista gli obiettivi elencati dal bando, che vogliono la “riqualificazione e la trasformazione degli edifici esistenti, per realizzare un sistema di ricettività diffusa per dotare la borgata di servizi commerciali e turistici”.

Il nostro progetto prevede questo e molto altro: Marceddì diventerà un villaggio ecologico, energeticamente sostenibile, dove la biodiversità tipica di questa area umida diventerà, assieme alla pesca e alle bellezze paesaggistiche, elemento di attrazione per un turismo alternativo.

ANALISI CRITICA DEL LUOGO

Il borgo presenta una situazione di degrado diffuso sia dal punto di vista prettamente estetico, che da quello funzionale.

L’attività della pesca, che rappresenta di gran lunga la maggiore fonte di sostentamento, non è supportata da attrezzature adeguate.

Le cose non vanno certamente meglio se si analizza il tessuto residenziale o gli spazi pubblici.

Elenchiamo qui di seguito le criticità rilevate del sito, che il progetto si propone di risolvere:

- Degrado strutturale ed estetico delle abitazioni

- Presenza all’interno del tessuto urbano di aree inedificate in stato di degrado

- Degrado della piazza principale, dato da una mancata manutenzione e da un progetto che non si integra con le caratteristiche del posto

- Mancanza all’interno del borgo di gerarchie e zone “nodali” (la piazza antistante la chiesa è luogo di passaggio e nulla più). Mancanza, in sostanza, di un “centro urbano”

- Mancanza di un sistema viario organizzato nonostante le potenzialità dimensionali a disposizione

- Inadeguatezza di un sistema di collegamento efficiente e sicuro con Santadi

- Inadeguatezza del sistema dei moli

- Inadeguatezza del sistema di vendita dei prodotti della pesca

- Degrado delle aree esterne al paese

ASPETTI TERRITORIALI E PAESAGGISTICI DEL PROGETTO

Il progetto ha preso in esame per prima cosa l’area vasta, trovando soluzioni per la connettività e per l’assetto territoriale generale.

Dopo avere analizzato potenzialità e criticità, si è ritenuto di dovere intervenire su quattro temi progettuali distinti, ognuno corrispondente a una macro-area: il seafront e il raccordo con la spiaggia e la zona umida, il centro orbano, il tessuto urbano, l’area marginale tra la pineta e il paese. A questi si è affiancato un tema prettamente architettonico, quello dell’ampliamento e il riammodernamento del ponte.

L’area più rilevante in termini di superficie è sicuramente quella alle spalle del paese, che appare come una landa desolata, una terra di nessuno tra due zone di elevato pregio quali la pineta e l’area umida. Qui si è voluto intervenire in maniera radicale, sicuramente poco comune: si è deciso cioè di ripristinare la zona umida un tempo esistente con il duplice scopo di rendere più efficace la connessione ecologica pineta-area umida e quella di portare il paesaggio lacustre sin dentro il paese, facendolo diventare parte integrante di esso.

IL SISTEMA PORTUALE

Se si vuole rendere più efficiente il sistema economico di Marceddì bisogna per prima cosa intervenire sulla fascia litoranea.

Paradossalmente, pur essendo la pesca fonte dei maggiori introiti degli abitanti del borgo, qui non esiste un porto. I pontili galleggianti esistenti sono posticci e non offrono di garanzie di efficienza e sicurezza né per i piccoli pescherecci della zona, né per i piccoli natanti.

Si è optato a questo proposito per un intervento deciso: la creazione di un vero e proprio porticciolo attrezzato riparato dai venti dominanti e dotato di tutti i moderni servizi che un porto turistico può avere a disposizione.

Innanzitutto si propone di creare una diga frangionde che ripari le barche dal vento proveniente dai quadranti occidentali (il maestrale, proveniente da nord-ovest è il vento che crea più problemi in questa zona). Chiuderà completamente l’area portuale garantendo tra l’altro condizioni ideali per la manovra dei natanti. Avrà una larghezza tale da permetterne l’accesso alle vetture in caso di emergenza o di carico-scarico eccezionali.

Lungo tutta la lunghezza della diga è prevista la costruzione di edifici di servizio al porto o in qualche modo connessi al turismo: servizi igienici, docce, uffici, bar, agenzie turistiche, biglietterie.

Dalla parte interna di essa sono accostati dei pontili galleggianti disposti a pettine con superficie calpestabile in legno. Si stimano un totale di 160 posti barca, ognuno dei quali dotato di acqua dolce corrente ed energia elettrica.

A rendere la diga centro di interesse non solo per i dipartisti ma per tutta la comunità sarà il tetto-terrazza posto sopra la fascia dei servizi, raggiungibile da una rampa che si riconnette al sistema dei percorsi del seafront.

Il porto è chiuso a sud da un altro molo, questa volta “fisso”, destinato all’ormeggio di un numero ridotto di imbarcazioni di medie dimensioni (8-15 metri).

Ovviamente per rendere il porto correttamente fruibile si dovrà procedere al dragaggio del fondale, la cui conformazione crea non pochi problemi allo stato attuale.

Un intervento fondamentale è quello dell’apertura di un canale che unisce lo stagno al mare.

Si è deciso questo intervento per due motivi:

1- creare un collegamento, una “via d’acqua” che permetta l’accesso sicuro allo stagno in ogni condizione di mare

2- realizzare un segno urbanistico forte che caratterizzi la piazza della Chiesa e il nuovo mercato

La connessione pedonale sarà comunque garantita tramite un ponticello in legno che riprende le linee di quello già esistente che porta alla torre aragonese.

IL SEAFRONT

Un altro punto essenziale del progetto è rappresentato dall’organizzazione del seafront: se è vero che un porto è di vitale importanza per Marceddì, è altrettanto vero che senza uno studio accurato di spazi e percorsi esso resterebbe sempre e comunque un luogo di passaggio.

Vogliamo invece che la fascia portuale diventi non solo approdo, non solo passeggiata, ma una vera e propria teoria di micro-piazze sul mare, luoghi dove sarà possibile conversare, rilassarsi, o semplicemente guardare il mare da una posizione privilegiata. Le micro-piazze sono caratterizzate dalla presenza di un riparo dal sole fornito da piccoli alberi da frutto (limoni, ciliegi, fichi) e da una o più sedute disposte diagonalmente, seguendo l’andamento della pavimentazione.

A proposito di pavimentazione, quella del molo, così come dell’area prospiciente le abitazioni che sul lungomare si affacciano, è prevista in Chromofibre di colore ocra, una sorta di sabbia a grana grossa unita da malta cementizia, in cui domina però l’elemento materico del composto. Il colore e la grana ci sono sembrati perfetti per questo tipo di ambientazione.

Ad unire tutto il fronte mare, che va dallo sbarco del ponte sino alla spiaggia a nord, c’è una sorta di ”onda” di dimensioni mutevoli realizzata con ciottolato messo in opera di taglio su fondo di calcestruzzo. Un’onda chiara si contrappone a un’onda scura.

Questa, che caratterizza l’”isola della chiesa” e la prima parte del porto con un andamento tortuoso, definisce spazi urbani nuovi, sempre mutevoli, che si contrappongono alla rigidità dello schema dell’edificato.

L’onda si regolarizza a nord, là dove il seafront è concepito come una scansione di curve aventi come sfondo piante acquatiche che filtrano la visione verso il mare.

E’ questo il primo gradito verso una rinaturalizzazione del percorso, che si concluderà a nord con la connessione al percorso ecologico esistente attraverso una passerella in legno che attraverserà la spiaggia.

A segnalare l’andamento curvilineo c’è un sistema di illuminazione a steli inclinati che riprendono la struttura del nuovo ponte.

Là dove il percorso incontra l’innesto della diga, si è voluto studiare uno spazio urbano che avvicinasse il più possibile i fruitori al mare, eliminando anche quell’ultima barriera percettiva rappresentata dal salto di quota tra molo e linea d’acqua.

E’ questa una piazza inclinata dolcemente verso il mare. Una piazza dai confini che mutano a seconda delle maree, che danno la possibilità di raggiungere fisicamente il mare attraverso un piano inclinato. La piazza ha anche funzioni più pratiche, visto che servirà tra l’altro per “tirare a secco” le piccole barche, che potranno quindi diventare una originale scenografia della piazza stessa.

La notte una serie di luci a bassa potenza si illumineranno in mezzo al mare, creando una scenografia suggestiva che ricorda le “lampare” usate per la pesca notturna.

IL TESSUTO URBANO

Come già si è accennato, gli edifici facenti parte del tessuto urbano attuale si presentano in evidente stato di degrado non solo per la mancata manutenzione, ma anche e soprattutto per tecniche posticce che fanno assomigliare molti edifici a vere e proprie baracche. Non è raro scorgere tetti in lamiera, plastica o peggio in eternit.

E’ necessario specificare una cosa: il nostro progetto non si è spinto sino alla scala architettonica, prevedendo la “ricostruzione” dell’intero borgo, ma piuttosto ha tracciato percorso che ha avuto come punto di arrivo l’elaborazione di una serie di indicazioni che potranno essere utilizzate per un eventuale piano di attuazione. Quelle indicate sono quindi indicazioni di sviluppo che dovranno essere poste in essere grazie a indicazioni di piano ed eventuali incentivi all’iniziativa privata.

Abbiamo cominciato con l’analizzare la tipologia e i metodi costruttivi tipici del luogo, e abbiamo tracciato, prendendo come modello linee e proporzioni tradizionali, due diverse tipologie costruttive: una a uno, una a due piani. Le tipologie a due piani sono previste in tutta l’area che fronteggia il mare, dove a piano terra saranno situati servizi, bar, ristoranti, pescherie ecc.

Gli edifici a due piani saranno alternati con edifici a un piano dotati di terrazza-giardino che si affaccerà direttamente sul mare.

Per quanto riguarda invece le tecnologie costruttive, si sono voluti prendere in considerazione principi tipici della bio-edilizia al fine di realizzare abitazioni confortevoli in ogni periodo dell’anno che –in linea con le intenzioni progettuali basate sulla sostenibilità ambientale- permettessero una riduzione dei costi di riscaldamento e raffrescamento.

Le tecniche strutturali, o meglio la parte esterna delle facciate si presentano costituite da tre materiali:

1- In terra cruda

2- In mattoni bianchi

3- In pietrame tenuto reso solidale da rete metallica

Abbiamo voluto così rielaborare concetti tradizionali abbinando materiali diversi tra loro ma che comunque, per tessitura e colori, sono pienamente compatibili con l’ambiente circostante.

Dal punto di vista urbanistico, si è previsto il completamento degli isolati come previsto dal PUC.

La viabilità sarà riorganizzata e si sfrutterà al meglio l’insolita larghezza delle strade, dotandole di comodi marciapiedi e parcheggi ombreggiati da oleandri.

All’interno degli isolati si è voluto riproporre l’elemento progettuale dell’acqua in un modo molto semplice: creare delle aiuole continue lungo gli isolati che “trovassero” l’acqua (basta uno scavo poco profondo per fare affiorare acqua salmastra) così da potere mettere a dimora particolari specie tipiche degli ambienti salmastri appunto, che si ritrovano tra l’altro anche nel “percorso ecologico” che arriva all’antica torre. In questo modo si costituiranno dei giardini privati tanto originali quanto in sintonia con l’ambiente, a manutenzione praticamente nulla.

Non essendoci gerarchie nel sistema viario, si è preferito lasciare aperti gli isolati, chiudendoli solo in corrispondenza della viabilità principale. Questi edifici di chiusura, affacciandosi direttamente su un’area nodale del borgo, potranno essere adibiti a bar, ristorante o esercizi commerciali.

GLI SPAZI PUBBLICI

Si è intervenuto sugli spazi pubblici con il desiderio di donare alla comunità di Marceddì zone visivamente e funzionalmente identificabili, luoghi di incontro e di scambio che avessero la connotazione, appunto, di centro.

Attualmente l’unico vero fulcro è rappresentato dalla piazza posta tra la pineta e il blocco delle pescherie, che però non viene percepito come tale probabilmente a causa di una connotazione non ben definita: uno spazio che è un po’ parco urbano, un po’ piazza, finisce che non è nessuno dei due.

La pizza da noi progettata invece è stata concepita per avere un rapporto privilegiato con l’acqua: sarà quindi un affaccio, un approdo, ma anche il punto di partenza (grazie alla presenza di assi fortemente connotati) per una passeggiata che arriverà sino al parco ecologico, lo attraverserà, per poi raggiungere la spiaggia. Il rapporto con l’edificato è garantito grazie a un allineamento che traccia geometrie fatte di un susseguirsi di angoli chiusi e aperti.

Un asse centrale è costituito, ancora una volta, da una via d’acqua, qui solo accennata, citata.

Al di sopra del canale d’acqua sono concentrate le sedute, caratterizzate che dividono nettamente la piazza in due spazi distinti. Sono concepite come “terminali” delle fasce di granito della pavimentazione.

Lo spazio orbano più forte delll’intero intervento è l’”isola” che si è andata a creare con l’apertura del canale che unisce il mare con lo stagno. Raggiungibile con due piccoli ponti in legno, la la funzione di enfatizzare e connotare uno luogo dove si concentrano le funzioni più importanti del borgo: quella spirituale, con la chiesa della Vergine di Bonaria, quella culturale, con il museo, e quella commerciale, con il nuovo mercato.

Si è data grande importanza alla circolazione, soprattutto a quella pedonale e ciclabile. Si è infatti voluta distinguere da quella automobilistica per ritagliare degli spazi a misura d’uomo.

I pedoni, che avranno un percorso privilegiato sul ponte, potranno usufruire di una rete di percorsi che unirà stagno-pineta-parco ecologico-borgo-seafront (tutto pedonalizzato)-piazza centrale-mercato – torre aragonese.

IL NUOVO MERCATO

Il mercato merita probabilmente un discorso a parte, visto che è stato concepito prima di tutto come episodio urbanistico.

E’ organizzato da due edifici contrapposti. In mezzo il nuovo canale a simboleggiare, ancora una volta, l’indissolubità del rapporto della comunità locale con la sua fonte di sostentamento principale.

Accentrare l’attività di vendita dei prodotti del mare contribuirà da una parte all’economia locale, dall’altra a dare a Marceddì una forte caratterizzazione in questo senso, completata con attività di pescaturismo.

L’edificio, come si diceva, è diviso in due parti: quella più a nord è riservata al commercio all’ingrosso, essendo dotata di facile accessibilità da parte di veicoli di grande dimensioni.

L’altra, quella “insulare”, è dedicata al commercio al dettaglio del pesce. Tutte e due sono dotate di un grande tetto-terrazza, anche questo luogo di sosta dove potere ammirare le bellezze circostanti.

MARCEDDI’ “VILLAGGIO ECOLOGICO”

Abbiamo ritenuto opportuno, vista l’eccezionalità del sito, vista la priorità ecologista che ci siamo voluti dare, connotare fortemente il nostro progetto. Abbiamo cioè voluto fare di Marceddì un villaggio progettato seguendo i criteri della sostenibilità.

Oggi in Sardegna (e non solo) è in corso un forte dibattito riguardante il modello turistico da applicare in zone di pregio dal punto di vista paesaggistico. Il motivo è comprensibile, visto che qui, più che in altri posti, tutela del paesaggio ed industria turistica devono coesistere.

Riteniamo che questo sia possibile, a patto che si applichi una progettazione attenta e calibrata, che non perda mai di vista le caratteristiche del territorio e la ricerca di azioni tese a valorizzarlo.

Nel nostro villaggio ecologico innanzitutto verrà recuperata la grande zona in via di degrado alla quale si è già accennato. In un certo senso è questo il fulcro del nostro modo di intendere il progetto, è questo il “laboratorio” dove sperimentare forme progettuali tese al ripristino dell’integrità ecologica del sito prima di tutto. Essendo la zona habitat di un’incredibile varietà di specie di uccelli “acquatici”, si è voluto creare un ponte tra zone d’acqua, un ulteriore luogo di sosta per l’avifauna, nel rispetto dei principi delle reti ecologiche.

Abbiamo creato un grande stagno nella parte verso la pineta, semplicemente effettuando dei movimenti di terra tali da far riaffiorare l’acqua salmastra superficiale (verosimilmente sarà sufficiente scavare 1,5 metri per ottenere un buon risultato). Nel giro di qualche settimana la vegetazione comincerà a nascere spontaneamente. Nel giro di due anni circa (viste le esperienze di oasi WWF implementate con lo stesso sistema) l’area sarà completamente naturalizzata e caratterizzata dalla presenza di una fitta vegetazione ripariale e una grande varietà faunistica.

Il laghetto avrà la duplice funzione di riequilibratore ecologico e di elemento di attrazione. Si prevede infatti l’installazione di casottini costruiti in canne per la pratica del birdwatching, un modo semplice e divertente per approcciarsi alla natura, caratterizzando fortemente l’offerta turistica del luogo.

Una importante operazione di ripristino è stata fatta anche mettendo a dimora un gran numero di pini (pinus pinea), che sono serviti anche a caratterizzare le funzioni di questo grande spazio.

I pini disposti in filari caratterizzano i parcheggi disposti lungo la strada principale, i pini definiscono un grande spazio semicircolare con superficie calpestabile in terra battuta, in cui verranno proposte manifestazioni (sagre, eventi legati a feste religiose) e piccoli concerti di musica non invasiva dal punto di vista sonoro. Gli stessi pini definiscono delle stanze verdi, dei vuoti nella pineta a cui verranno attribuite varie funzioni: saranno spazi per il gioco dei bambini, per gli sportivi, per chi vuole semplicemente trovare un po’ di relax. Ogni spazio sarà caratterizzato da arredo urbano specifico.

Il nostro “parco d’acqua” si completa con l’installazione di quello che probabilmente sarà il simbolo del villaggio sostenibile: un efficiente sistema di fitodepurazione, che permetterà la pulizia delle acque nere di scarico attraverso processi completamente naturali, basati sulla capacità che hanno le piante di assorbire elementi inquinanti e di trattenerli al loro interno.

La fitodepurazione avviene all’interno di vasche messe in comunicazione da condotti messi in leggerissima pendenza. Quello che si percepisce dall’esterno è però una diffusa, colorata (sono state scelte specie acquatiche esteticamente interessanti) piantagione, separate da filari di alberi di alto fusto, riprendendo quindi i segni del paesaggio agricolo circostante.

L’acqua arriverà alle vasche di fitodepurazione dopo avere subito un processo di degrassazione nelle vasche imhoff poste sotto il livello stradale del borgo. Successivamente l’acqua verrà condotta all’interno delle vasche dove entrerà in contatto con le radici delle acquatiche che la depureranno di tutti gli elementi nutritivi. L’isolamento nei confronti del terreno circostante avverrà grazie all’installazione di teloni impermeabili e di tnt. L’acqua, una volta depurata, verrà messa in ricircolo e usata per lo scarico dei wc.

Così facendo si sarà ottenuto un sistema che al tempo stesso depurerà in maniera naturale le acque nere (tra l’altro è importante sottolineare l’assenza i questi sistemi di odori sgradevoli), avrà un effetto paesaggistico compatibile con il contesto e permetterà un abbattimento del consumo di acqua. Per garantire la perfetta efficienza dell’impianto, in periodi in cui l’afflusso di acqua alla fitodepurazione scenderà al di sotto di una certa soglia, verrà reintegrata con acqua proveniente dal recupero delle acqua piovane e/o con acqua dello stagno adiacente.

All’interno del parco sono previsti due tipi di percorso: uno didattico, che con l’ausilio di cartelli informativi sensibilizzerà i visitatori sulle problematiche inerenti l’ecologia, gli ecosistemi locali, il risparmio energetico e quant’altro, e uno sportivo, con percorsi-vita di diverse difficoltà e un circuito dedicato alle mountain bikes.

Il secondo grande tema del villaggio ecologico è quello legato all’energia. Si è visto come l’uso di criteri della bioarchitettura renderà meno dispendioso riscaldamento e raffrescamento degli edifici.

Abbiamo però voluto che tutto il porto fosse indipendente dal punto di vista energetico, così che il riammodernamento dello stesso fosse effettivamente a impatto zero. Un’opzione del nostro progetto prevede infatti l’installazione di 22 mini pale eoliche lungo la diga frangionde.

Si tratta di pale eoliche classiche montate su steli alti 9 metri, una via di mezzo tra il micro eolico usato per fini domestici e l’eolico “industriale”, che però ha un impatto tale da renderlo sconsigliabile nel nostro caso.

Le pale permetteranno l’alimentazione delle colonnine del porto e di tutti i servizi portuali posti sulla diga.

IL PONTE

Quello della mobilità è un tema centrale per lo sviluppo economico di una comunità.

Il desiderio di progettare un sistema di collegamento che fosse al tempo stesso un collegamento veloce e sicuro per il traffico veicolare e un modo da parte dei pedoni e dei ciclisti di “vivere” questa terra di confine tra stagno e mare, ha portato alla definizione di una infrastruttura che prende dal paesaggio segni tipici e restituisce un’architettura dinamica, mutevole, sicuramente non banale.

Si è voluto recuperare la struttura esistente e per motivi di costi e per motivi ecologici, limitando gli interventi allo stretto necessario.

Quel percorso che ora è dedicato al traffico automobilistico in futuro sarà di uso esclusivo dei pedoni.

Ai veicoli sarà riservato invece un asse stradale posto al di sopra della passerella.

La stessa passerella sarà “segnalata” con una serie di elementi inclinati dalla duplice valenza statica ed evocativa, una teoria di elementi che formeranno una curva armonica che andrà a caratterizzare il confine, che almeno in questo caso non è simbolo di chiusura, ma di apertura verso l’esterno.

I due percorsi, pedonale e carrabile, avranno ovviamente punti di sbarco differenziati: quello dedicato alle auto si congiungerà alla principali arterie stradali, mentre quello pedonale si connetterà direttamente al sistema di percorsi previsti dal progetto.

Tw

Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

Ordine Architetti: Agrigento, Alessandria, Ancona, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Avellino, Bari, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Brindisi, Caserta, Catania, Catanzaro, Como, Cremona, Cuneo, Fermo, Ferrara, Foggia, Forlì - Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Imperia, La Spezia, Lecce, Lecco, Livorno, Lodi, Macerata, Mantova, Massa Carrara, Matera, Messina, Milano, Monza, Napoli, Novara, Nuoro, Oristano, Palermo, Pavia, Perugia, Pescara, Piacenza, Pisa, Pistoia, Pordenone, Potenza, Ragusa, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Sassari, Siena, Siracusa, Sondrio, Taranto, Teramo, Terni, Torino, Trapani, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vibo Valentia, Vicenza

Ordine Ingegneri: Ascoli Piceno, Bari, Cagliari, Foggia, L'Aquila, Lecce, Lecco, Messina, Monza, Padova, Palermo, Pavia, Perugia, Potenza, Prato, Reggio Calabria, Rimini, Salerno, Sassari, Teramo, Torino, Trento, Treviso, Varese, Vercelli, Roma

Collegio Ingegneri della Toscana, Collegio dei Periti Industriali di Grosseto, Federazione agronomi e forestali della Lombardia, Dipartimento S.S.A.R. Università "G. D'Annunzio", Collegio Geometri Reggio Calabria, Consiglio Nazionale dei Geologi, InArSind Sindacato Nazionale Ingegneri e Architetti, Ordine Ingegneri e Architetti di San Marino, Collegio dei Periti Industriali di Siena, Associazione Laureati Iuav