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Torino (TO), Italia

Le Vele Di Confine

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Una terra di confine è carica di significati. Territorio dell’identità, assume il valore di rivelazione di un Paese, di presentazione, di primo incontro. Luogo di connessione fra due Nazioni è l’area di contatto primario che assume valore di immagine e accoglienza. La porta rappresenta il luogo di passaggio fra due Stati, fra due mondi, fra il conosciuto e l’incognito: la porta si apre su un mistero. Ma essa ha valore dinamico, psicologico, poiché non solo indica un passaggio, ma invita a superarlo; è invito al viaggio.

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La vegetazione, elemento portante del nostro intervento, è il simbolo dell’unità fondamentale della vita. Il bosco pensile, la pergola e il giardino verticale, principali elementi impiegati per il progetto, ci introducono al paesaggio italiano, al giardino che accoglie, che si occupa del viaggiatore oltre che della via.

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Il progetto concilia un segno carico di valenze simboliche che possa, al contempo, dare risposte ai problemi funzionali relativi alla mitigazione degli aspetti visivi ed ambientali. Un segno che viaggia al limite tra due Nazioni e al limite tra artificio e natura. Un segno unitario realizzato a scala territoriale in quanto applicato al piazzale, allo svincolo e al viadotto, che vuole celare mostrandosi come fosse un’operazione di Land Art permanente e funzionale, più che un intervento di mimesi ambientale, costituito da un doppio sistema di elementi artificiali (le vele) e di elementi naturali (i pini silvestri).

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IL BOSCO

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LE TRAME DI PINUS SYLVESTRIS

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Attraverso la colonizzazione di aree geometricamente definite si vuole ristabilire un collegamento unitario tra la pineta di Pinus sylvestris, ora frammentata, ed il limite del tessuto urbano. Agendo a favore e a compensazione dei diversi sistemi ambientali, il nuovo insediamento arboreo rafforza la continuità ecologica interrotta dal tracciato dell’opera infrastrutturale e garantisce il flusso vitale di scambio tra i versanti collinari e il Dora di Bardonecchia in corrispondenza del viadotto.

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I pini vengono piantati a distanze diverse all’interno di trame definite nella planimetria del progetto che insieme alle “vele” s’accordano ad una frequenza determinata dai caratteri del luogo: la frequenza si altera in corrispondenza di punti di permeabilità rappresentati dal viadotto e nei cambi di percezione visiva.

Trame di pineta capaci di costruire delle quinte scenografiche sullo sfondo di via Medail o nella zona tra la ferrovia e l’autostrada, e determinare un intervento graficamente unitario visibile sia dagli impianti di risalita che dal villaggio olimpico.

IL GIARDINO VERTICALE

LE VELE DI SAMBUCO ROSSO

La strada viene ri-velata attraverso l’impiego di un elemento propriamente nautico che, applicato ad una via di comunicazione terrestre, suggerisce l’idea straniante del viaggio liquido sospinto dall’elemento naturale del vento. La velatura è il complesso delle vele che costituiscono l’attrezzatura di un veliero, ma anche la delicata nozione, in pittura, di attenuare o ammorbidire i toni.

Un sistema di reti d’acciaio, le cui maglie rievocano l’immagine ingrandita della sezione della corteccia del pino silvestre, costituiscono l’intelaiatura per issare le vele di sambuco rosso. La vegetazione è l’anima della vela, è il tessuto vibrante del fogliame che filtra senza gonfiarsi, il viadotto a vela respira senza isolare.

Le vele assieme agli alberi, attraverso il disegno, ricostituiscono il paesaggio grazie e non a discapito della strada maggiore, alibi per una significativa opportunità di comunicazione estetica ed ecologica.

Le “vele“ realizzano una nuova pelle connettiva e vegetale che si rapporta con l’infrastruttura e l’ambiente naturale esistente secondo differenti vibrazioni. Trame d’acciaio che ospitano tasche a supporto di piante di sambuco rosso, capaci di adattarsi al clima endalpico della valle di Bardonecchia. Le vele hanno trame e densità diverse, mutano nel corso della loro crescita e all’alternarsi delle stagioni.

Trame d’acciaio che ospitano tasche a supporto di piccole piante arbustive e rampicanti, capaci di adattarsi al clima endalpico della valle di Bardonecchia. Le vele hanno trame e densità diverse, mutano nel corso della loro crescita e all’alternarsi delle stagioni. Dato il clima endalpico alpino che caratterizza la Valle di Bardonecchia, la fioriera è stata pensata secondo le tecnologie e i sistemi utilizzati per il verde pensile capaci di offrire alle piante condizioni stabili di vita evitando il ristagno idrico e l’aerazione delle radici.

Sul fondo della fioriera viene collocato un pacchetto alto circa 4 cm caratterizzato da varie stratigrafie costituite da una maglia alveolare di plastica riciclabile capace di garantire l’accumulo idrico e l’aerazione degli apparati radicali; un feltro in grado di accumulare acqua e sostanze nutritive in essa contenute restituendole per diffusione alla vegetazione quando necessario e un telo antiradice.

Le tasche (di circa 45×45 cm ), ricavate all’interno della vela, non ne coprono uniformemente la superficie, ma presentano una densità e una concentrazione maggiore in corrispondenza del flusso veicolare, favorendo sia il filtro acustico che lo schermo alle luci notturne dei veicoli in transito. Nella parte inferiore avviene una rarefazione delle tasche per permettere una maggior permeabilità e continuità ecologica.

L’idea portante del progetto è dare nuovo volto identitario e riconoscibile alla Valle di Bardonecchia, seguendo la stagionalità, la ritmicità e i processi di crescita di un paesaggio dai caratteri strettamente alpini.

LA COPERTURA DEGLI EDIFICI

LA PERGOLA E IL BOSCO PENSILE

Le dita della montagna ora posate delicatamente sul piazzale rimarginano la ferita inferta alla vallata. La natura esiliata si riappropria delicatamente del paesaggio viario entrando in relazione con l’operato dell’uomo, tornando a dialogare e a coabitare con le necessarie infrastrutture.

La montagna stessa, in prossimità dei caselli autostradali e del futuro ingresso ai parcheggi interrati, si trasforma nella loro nuova copertura: un tetto piano in forma di giardino pensile abitato da una colonia di pini silvestri. Le vele si trasformano in pergole trasversali di sambuco rosso che coprono gli edifici doganali, i locali di servizio ad essi connessi e parte del piazzale. La montagna e le vele si uniscono idealmente in un abbraccio che definisce la testata del sistema.

Leco

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