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Rimini (RN), Italia

Rockisland

Arcipelago
ghigos ideas, Davide Crippa, Barbara Di Prete, Francesco Tosi, Gianandrea Barreca, Roberto Paci Dalò, Andrea Caputo, Stefano Boeri

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Image courtesy of studio Ghigos © Studio Ghigos. Tutti i diritti riservati © Studio Ghigos. Tutti i diritti riservati

Rockisland chiude la passeggiata del molo di Levante aperta circa 400 metri prima da un piccolo bar e da una libreria. Questo lembo di terra che si inoltra nel mare è lo spazio urbano meno predeterminato di Rimini e, per molti versi, quello più affascinante. I motivi di questa fascinazione sono legati al carattere “aperto” di questa passeggiata. Si tratta di uno spazio vago nel senso etimologico del termine, un vuoto che accoglie i riminesi prima ancora che i turisti, a tutte le ore del giorno e della notte, un luogo sicuro e intimo, che porta verso il mare e restituisce alla fine una visione allargata e panoramica del fronte della città. E di questo seleziona alcune immagini specifiche: la spiaggia libera sullo sfondo della Rimini dei “bagni”, l’entrare e uscire delle barche dalla darsena, il mare aperto che si frange contro le difese del porto. E’ uno spazio urbano senza quelle caratteristiche di servizio e rappresentatività che siamo soliti riconoscere a uno spazio urbano tradizionale. Il carattere urbano è dato infatti dall’attivarsi, lungo la passeggiata, di un andare e venire che sembra essere una pausa rispetto alla città, una presa di distanza, una sosta prima di ritornare nella iperdeteminazione della città storica, della città degli alberghi o delle spiagge. Rockisland sembra avere assunto questo carattere, è un edificio unico nella storia di Rimini, un po’ discoteca, un po’ bar, un po’ ristorante, ma soprattutto un osservatorio che conclude la passeggiata, un cortocircuito di panorama tra la città e il mare.

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Sembra impossibile oggi immaginare il molo di levante senza Rockisland, non né è solo – insieme al faro di segnalazione della bocca di porto – la conclusione, ma è soprattutto la sua sintesi.

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Abbiamo pensato a Rockisland 2.0 come a uno spazio che assomigliasse alla vita che il molo ospita, al sistema di relazioni pubbliche – aperto, imprevedibile, lento – che introduce alla scoperta di questa testa di molo che è uno dei luoghi simbolici di Rimini e della riviera.

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Rockisland 2.0 è la composizione di tre linee di forza. Rockisland 2.0 è uno spazio collettivo + una macchina sensoriale + un dispositivo adattabile a diverse configurazioni.

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Uno spazio collettivo Alla fine del molo si potrà salire su Rockisland 2.0, e da lì tornare a guardare lo skyline della città che è alle spalle, la darsena affollata di barche, l’orizzonte del mare e il cielo. Rocksland 2.0 è uno spazio collettivo sempre aperto alla città: anche quando il locale dovesse essere chiuso, l’accesso alla nuova copertura sarà sempre permesso e contribuirà a fornire un luogo di attestamento alla passeggiata, un luogo conforme alla natura gratuita, vaga, indeterminata e libera che caratterizza i 400 metri del molo di levante che si inoltrano nel mare. Rockisland 2.0 ospita la natura del molo sopra di esso, la coinvolge e la proroga. La copertura è un pezzo nuovo del molo di levante, un nuovo spazio pubblico della città di Rimini.

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Una macchina sensoriale Dai camini e dai lucernari posti sulla copertura esce la luce e la musica, escono le voci e il rumore dei bicchieri del barista, la colonna sonora della vita interiore è filtrata e dirottata all’esterno. I camini, i lucernari, le griglie, i “periscopi sonori” che attivano questo dialogo tra interno e esterno sono distribuiti in modo da creare zone caratterizzate da diverse colonne sonore provenienti dall’interno. Si potrà “ascoltare” la vita del locale dall’esterno ma questa non sarà invasiva, ci sarà sempre la possibilità di allontanarsi dai camini e dai lucernari e andare a sentire il rumore del mare. Ma soprattutto all’interno, Rockisland 2.0 è una macchina sensoriale. Il sistema dei camini e dei lucernari caratterizza il disegno del suolo oltre che della copertura. Dall’interno di Rockisland 2.0 si potrà vedere l’orizzonte, il cielo e anche il mare che si muove nel piano sottostante tra i pilastri. I lucernari saranno aperti verso il basso oltre che verso l’alto, il rumore del mare salirà nel locale, la sua presenza sottostante non è nascosta ma piuttosto “messa in scena”. Rockisland 2.0 è sospeso su un mare in movimento, esattamente come ora, ma in futuro questo carattere sarà evidente e manifesto. Suoni, odori, voci, musica, rumori, Rockisland lascia muovere queste “colonne” sonore in verticale, dal mare alla copertura. La sua struttura è una macchina per stimolare i sensi. Alcuni ambienti interni sono impostati sotto l’attuale livello di calpestio. Ci si avvicina al mare senza uscire da Rockisland 2.0. L’intento del progetto è quello di coinvolgere lo spazio sottostante senza snaturarlo. Di questo spazio Rockisland 2.0 si appropria rendendolo visibile, accogliendo l’aria carica di salsedine che arriva dal mare, ascoltando il rumore delle onde contro il molo, ma senza invaderlo con presenze e attività. In questo modo lo spazio sottostante potrebbe essere riaperto e fruito liberamente, tornerebbe a essere uno spazio “rubato” e misterioso, illuminato dai controlucernari del solaio abitabile di Rockisland 2.0.

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Un dispositivo adattabile a diverse configurazioni Rockisland 2.0 è un dispositivo che si presta a forme diverse di funzionamento. Rockisland 2.0 è flessibile perché è fortemente caratterizzato dal punto di vista spaziale. Il disegno delle aperture sulla copertura e sul suolo, la facciata vetrata continua, la posizione fissa di alcune “isole” all’interno del locale (il bancone del bar, la cucina e i servizi igienici), costituiscono una matrice spaziale all’interno della quale allestire temporaneamente forme d’uso differenti. Una mostra d’arte, una video-installazione, uno spettacolo teatrale, un reading di letteratura, un concerto, sono eventi potenziali che dovranno assumere la natura e la ricchezza spaziale di Rockisland 2.0. La sfida che proponiamo è quella di considerare il tema della flessibilità non tanto come un’opportunità di riconfigurazione totale di uno spazio ma piuttosto come l’occasione di dialogare con gli elementi fissi sui quali Rockisland 2.0 si struttura. Le diverse attività che vi sia alterneranno rimetteranno in gioco ogni volta questa struttura ma non potranno negarla. Qualunque cosa vi si svolga, Rockisland 2.0 sarà un modo per immergersi nello spettacolo del panorama del cielo, del mare e della città sullo sfondo.

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Ma Rockisland 2.0 potrà essere anche un insieme molteplice di altre cose. Il programma funzionale sarà necessariamente definito insieme al progetto dello spazio fisico, alcuni dei temi da coordinare con il disegno sono descritti di seguito.

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Un luogo per l’arte contemporanea e la ricerca sulla sostenibilità. Rockisland 2.0 è un dispositivo cangiante che muta la sua destinazione d’uso in maniera dinamica nel corso del giorno e della notte, delle stagioni. Al di là della possibilità di esporre opere il luogo può diventare una struttura per residenze d’artista che – in particolare fuori stagione – possono vivere e lavorare al suo interno producendo opere che utilizzano il luogo stesso come materiale creativo. Allora lo si può vedere nelle sue multifunzioni. Un osservatorio, una stazione ricetrasmittente, un luogo per residenze. Una piccola camera da letto attrezzata potrebbe essere prevista a questo scopo. In quanto (anche) luogo per l’arte contemporanea l’infrastruttura può essere disegnata in modo tale da avere un dispositivo video e audio estremanente sofisticato e allo stesso tempo flessibile. Questo risultato realizzato anche attraverso una riflessione sui materiali che storicamente fanno parte della struttura. Ad esempio le reti da pesca a bilancia che possono diventare dei particolari schermi per proiezione video dando quindi una funzione multipla a degli oggetti che fanno parte della memoria di coloro che visitano regolarmente questo luogo.

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Arte, scienza, natura Rockisland 2.0 diventa così anche un luogo dedicato alla cultura del progetto, alla ricerca, al rapporto con l’ambiente, alla teoria e alla pratica della sostenibilità. Un luogo che può ospitare quindi non solo artisti ma anche scienziati, ricercatori, progettisti che possono lavorare proprio nell’intreccio tra ricerca scientifica, artistica e sostenibilità sentita non come emergenza bensì come possibilità di unire territori e discipline che ancora tendono a essere separate. Un inusuale media lab che – grazie alla sua infrastruttura tecnologica – può essere affittato per incontri, convegni, presentazioni.

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In rete Rockisland 2.0 è pensato come nodo di una rete locale e globale. Localmente può lavorare con i luoghi già esistenti a creare una sistema particolarmente interessante e dinamico. I progetti del comune di Rimini prevedono la creazione di uno spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea usando un capannone dei cantieri navali dall’altra parte del porto canale. Questo collegamento potrebbe essere reso tangibile dall’utilizzo di luce e proiezione disegnando così un’area dedicata al contemporaneo, un inusuale distretto culturale che nasce in uno dei luoghi dove più forte è la memoria di Rimini. Altri luoghi in città sono potenziali nodi di questo newtwork e con questi Rockisland 2.0 potrebbe interagire in maniera profonda. Tra gli altri No Panic e Velvet Factory.

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La città adriatica Allo stesso tempo il progetto potrebbe evidenziare la presenza di Rimini all’interno della più vasta Città adriatica. Una metropoli sulla costa cha va da S. Benedetto del Tronto a Ravenna. Rockisland si collocherebbe in una posizione centrale in questa grande città fatta di flussi. Un luogo che lavora in stretta collaborazione con tutti gli spazi, i progetti, gli eventi, le persone del territorio per creare un network permanente di lavoro comune. Una presenza che quindi non si sovrappone a ciò che già esiste, ma che lavora su quello che ancora manca creando ulteriori possibilità attraverso la creazione di un archivio dinamico e pubblico.

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Approfondendo esperienze già avviate, un progetto che investiga sulla città e i suoi spazi inscritta anche nel percorso che a Rimini si sta facendo con il Piano strategico promosso dall’amministrazione. Un percorso articolato che sta ridisegnando spazi, funzioni, flussi, luoghi su tutto il territorio provinciale (cfr. anche Velvet Factory – space for the arts che sta portando avanti una mappatura dinamica della creatività lavorando fortemente proprio sulla città creativa). Tra gli altri si stanno disegnando le vie fluviali (Ausa e Marecchia) che possono diventare assi di una nuova visione e utilizzo della città. Rockisland si collocherebbe proprio al termine del percorso di questi fiumi. Un punto di incontro tra Europa e Mediterraneo coinvolgendo artisti che vivono in luoghi che si affacciano su questo mare e guardando con particolare attenzione all’altra sponda dell’Adriatico.

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Ma la rete è anche Internet. Rockisland 2.0 potrebbe svolgere parte delle sue attività on-line e si svolge parallelamente nello spazio fisico ed elettronico: attraverso elettronica e digitale si creano opere innovative e in rete. Una stazione ricetrasmittente che produce radio, streaming e progetti collaborativi che intrecciano più media e più luoghi del mondo. Il sito non è quindi solo la pagina informativa delle attività, ma diventa un vero e proprio laboratorio permanente on-line con collaborazioni internazionali.

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Via rete sarebbe anche possibile commissionare a artisti e progettisti interventi di luce e video che – trasmessi in diretta da un qualsiasi luogo del mondo – possono essere utilizzati per rendere dinamica l’immagine del Rockisland 2.0.

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